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lunedì 7 gennaio 2013

Monti: “Adesso l’Italia può guardare con fiducia al futuro”

Il professor Monti, con una modalità comunicativa nuova e diretta scrive su Twitter e ha scritto sul sito del governo i suoi “appunti di viaggio” parlando di “un anno dopo, del governo, dell'Italia, dei cittadini”.

“Questo Governo - si legge nell’introduzione degli appunti di viaggio - è nato sull’onda dell’emergenza, trovandosi di fronte ad un bivio drammatico: lasciare affondare il Paese o sforzarsi di uscire dalla palude. Tra questi due estremi il primo passo è stato compiuto ed è quello del risanamento che era condizione preliminare per ogni altro obiettivo e anche necessario a evitare che l’Italia, per la sua dimensione, non determinasse un cambiamento dello scenario europeo, e forse mondiale, degli avvenimenti economici e finanziari”.

Poi continua “Un anno in cui l’Italia con l’Europa ha ritrovato un legame che sembrava perso. L’Italia, Paese fondatore dell’Unione e tradizionalmente sostenitore del metodo comunitario, è tornata ad essere infatti partner attivo e propositivo, protagonista delle scelte strategiche e nelle concrete decisioni operative. Basta ricordare il Trattato di Lisbona in cui c’è l’ispirazione per una classe politica e per chi governa, sia a livello europeo che per i singoli paesi che ne fanno parte. Dove ciascuno deve cercare di promuovere il posizionamento del proprio Paese nell’ambito di una economia sociale di mercato altamente competitiva, cogliendone le opportunità e migliorando la propria situazione comparata. Ma questa promozione del singolo Paese, che corrisponde al perseguimento dell’interesse nazionale, non sarebbe durevole se fosse in contrasto con l’evolversi dell’integrazione comunitaria, al di fuori cioè del tessuto che è l’humus naturale che amalgama l’intera Unione Europea.”

Il professore sottolinea i punti di successo della sua azione tecnica e politica allo stesso momento, a partire dalla messa in sicurezza dei conti pubblici fino all'approvazione di alcune riforme prioritarie, da quella del mercato del lavoro a quelle di liberalizzazione e semplificazione, fino alle recenti in materia di pubblica amministrazione.
Com'è noto, rispetto alle azioni pubbliche ci sono due livelli di sensibilità, quello di chi ne è autore e l'altro di chi è destinatario. E la gamma di sfumature di giudizio è, si può dire, infinita.
Da una parte c'è chi trae la netta sensazione che le realizzazioni dell'ex governo tecnico del professor Monti, fuori dalle interpretazioni di parte delle forze politiche, non ha ricevuto il necessario livello di consenso da parte dell'opinione pubblica. A causa di alcune definizione e manovre di governo impopolari come è effettivamente apparsa L'IMU e alcune imposte dirette e indirette con aliquote quasi usurarie.
Dall'altra è necessario ammettere insomma che in sede di autovalutazione il governo Monti, pur sincero nell'ammettere che molto altro si sarebbe potuto e dovuto fare, parrebbe avere occasione di considerare la “salita” in politica dello stesso professore verso quella marcia in più per portare a termine un anno di “sacrifici” e austerità degli italiani.
Un plauso va sul doveroso tributo all'immagine personale del Presidente del Consiglio che molto ha contribuito a far riconsiderare il ruolo dell'Italia negli ambienti a noi più vicini, quelli dell'Unione Europea, e negli ambienti internazionali, proprio per il perdurare della crisi generale mondiale. 
In questo clima si cala l'azione del governo Monti e con questo clima il governo deve fare i conti, e un equilibrato giudizio da questo clima non può prescindere. 
In fin dei conti più semplicemente parlando, all'interno dei limiti della legalità costituzionale, il Parlamento avrebbe dovuto fornire al governo tecnico leggi e politiche necessarie alla ripresa e questo non c'è stato ostacolando l'operato degli stessi tecnici. Così che il governo nei limiti di tali leggi e politiche avrebbe definito i mezzi migliori, depurandoli dei condizionamenti esercitati dai partiti, orientandoli al risultato e portandone la responsabilità nei confronti del Parlamento, sotto controllo del corpo elettorale quindi del popolo.
Il professor Monti potrebbe tenere sotto controllo le debolezze strutturali della contabilità pubblica nazionale, tenendo fede alla sua fase, seppur di breve durata, “d'iniziativa civica” poichè alla fine avesse il consenso dell'opinione pubblica, guardando alla crescita del paese.
Per portare a termine una politica che ha fatto zoppicare l'Italia nel 2012, ma non facendola declassare del tutto come è avvenuto per gli altri paesi del Mediteranneo. Il governo tecnico in questo ultimo anno è stato soffocato, è stato sommerso da decreti legge e dallo stesso dibattito parlamentare che non ha avuto un vero interesse al compimento del “bene comune”. Non intendo quello espresso dal PD, attraverso la sua fase selettiva delle primarie e/o parlamentarie, nelle sue tante sedute partitiche grigie di significato politico, invece parlo del bene comune che è espressione di quella giustizia sociale che non riesce a fiorire ancora. Dunque la centralità parlamentare non è stata democraticamente ravvivata, almeno per quella parte di esso risultata estranea alla selezione familistica della vigente legge elettorale. Non è stata offerta nessuna occasione al Parlamento di far emergere una libera componente costituzionale che imprimesse una svolta alle procedure e ai contenuti delle decisioni di governo. Non lasciamoci ricostituire da un'Italia politica “gossippara”, le istituzioni restano e sono percepite come lontane ed ostili, lo stesso Monti ce lo ricorda. Vogliamo ancora il gioco partitico di ex pidielleini e del suo cavaliere pronto a presentarsi in qualsiasi programma televisivo pur di apparire ancora credibile? Vogliamo che l'Italia faccia la fine della Grecia?
Quello che succederà alle prossime politiche sarà una dura scelta del popolo sovrano.
Quindi ci sarà, una classe politica rinnovata, alla quale il popolo non può più far mancare sostegno attivo?

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