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mercoledì 14 agosto 2013

Vuoi emigrare per lavoro? Ripulisci la tua mente!

Di seguito "ri-posto" un'articolo interessante di una blogger coraggiosa.

Non limitatevi a leggere solo questo articolo se siete interessati a emigrare per lavoro. L'autrice è emigrata verso l'Australia, ma le cose da lei scritte non servono solo per chi vuole emigrare verso l'altro emisfero. Ecco di seguito l'articolo in questione.


Quanti ne leggo o ne sento, che mi dicono: "Oh, ma che coraggio hai avuto ad andartene dall'Italia!", "Sei bravissima, io non ce la farei mai..."!
E quando rispondo: "Non credo mica che ci voglia più coraggio ad andarsene piuttosto che a restare! Anzi...nel mio caso è il contrario!", li vedi che si perdono: è un ragionamento che non capiscono.
Allora, vediamo di fare un passo indietro e ragionarci insieme.

Veramente TROPPE persone cadono nei due estremi opposti: quelli che si fanno troppe poche domande e quelli che se ne fanno troppe. Un po' come le due figure descritte dal Calvino ne "Il cavaliere inesistente".

Vedi i primi, i "Gurdulù", che si buttano a capofitto in qualsiasi cosa, senza dubbi o ragionamenti, a seconda della loro priorità del momento:
Devo avere una ragazza? Ok, mi metto con la prima che trovo.
Voglio andarmene di casa? Me ne vado, anche se non so assolutamente se le mutande vadano stirate o no! (esagerazione, per dire che spesso cerchiamo questa beneamata "indipendenza" anche quando non abbiamo reali intenzioni di prenderci le responsabilità che l'indipendenza comporta)
Australia? Fa figo andarsene dall'Italia e l'Australia è veramente magnifica, ci voglio andare assolutamente e imparare a fare surf, anche se non so manco una parola di inglese.
In conclusione: ma chi volete prendere in giro?? State solo mentendo a voi stessi, secondo me!

Poi ci sono gli altri, i "Cavalieri inesistenti", che passano anni e anni, e ancora anni, a ragionare sul significato della vita, a cercare di esaminare tutti i rischi e gli imprevisti (hello???? Si chiamano "imprevisti" proprio perché non li potete prevedere!!! Buongiornoooo!!!), a tentare di immaginarsi la vita secondo degli schemi, che appartengono a tutto fuorché alla vita stessa!
Così capita che la domanda "vado o resto?", cominci a diventare uno spettro di indecisione e paure, sfaccettato, complicato, misterioso. Enorme.
Più grande di quanto in realtà non sia.
In conclusione: ragazzi, la vita non è un immenso gioco del Trivial, che vince chi sa tutto e chi ha capito tutto della vita! Spesso la felicità sta in cose che ti arrivano e non ti aspettavi, spesso ottieni risultati laddove non ti sei mai impegnato e invece rimani deluso in progetti su cui hai investito una vita intera.

Ai primi dico: la vita è molto più profonda di così.
Ai secondi dico: la vita è molto più semplice di così! (occhio: ho detto "semplice", non "facile")

Ci sono fattori da considerare: quanto vi "costa" restare o partire in termini di


  • lavoro e crescita professionale (a tal riguardo va prima di tutto considerato il proprio curriculum professionale e quanto potrebbe venir danneggiato o valorizzato da un cambio di vita come la migrazione)
  • cambio radicale di casa, ambiente, abitudini
  • perdita degli affetti (innegabile che tante amicizie andranno perdute...)
  • lingua straniera
  • budget a disposizione per la transizione tra un posto e l'altro
  • adattamento ad una nuova realtà, in termini di società (cultura, consuetudini, problematiche economiche e politiche, sanità...)

Analizzate questi fattori, sia quando siete depressi, sia quando siete felici; metteteli sul piatto della bilancia e cercate di capire cosa vi "costa" di più.
Poi prendete una chiara decisione e accettatene le conseguenze. Stop.

Chi questi fattori non li considera, o li considera solo in parte, sarà disinformato e resterà in balìa delle fortune o sfortune del momento.
Chi questi fattori li considera pure troppo e non sa darsi pace nel soppesarli tutti, sarà un perenne insoddisfatto, che la vita gli regali imprevisti belli o brutti.

Niente voli mentali, niente luoghi comuni, niente influenze esterne, niente "paura dell'ignoto".
(Anche perché, ad essere sinceri, con la vastità di informazioni che si possono raccogliere da internet, spesso l' "ignoto" è solo una condizione mentale)

Quindi, a mio avviso, il "coraggio" risiede nel conoscere veramente noi stessi!
E nell'accettarsi così come si è.

Minie Minarelli

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