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martedì 29 ottobre 2013

La strategia di Renzi salva Alfano

Matteo Renzi protagonista per un giorno, alla Leopolda, è stato accusato di non aver portato le bandiere del PD. La Leopolda è la prima stazione ferroviaria costruita a Firenze ed oggi è adibita a sede per meeting, congressi e varie manifestazioni.
In quella sede si vede un Matteo Renzi all’attacco, verso una certa parte del Partito Dem invece che del governo, quello che parla, per quasi un’ora, al termine della tre giorni della Leopolda. In primis ribatte a chi, specie nel suo partito, in questi giorni ha accusato la convention di essere fatta troppo di effetti speciali e poco di contenuti.

Entusiasmato dal suo popolo, "il rottamatore", ha avuto un'affluenza di migliaia di persone arrivata a Firenze per ascoltarlo. “Noi incolti, barbari, semplici? Qui serve una rivoluzione della semplicità”, scandisce tra gli applausi. “La vera strada - attacca - è la semplicità: parlare chiaro a tutti, non avere la puzza sotto il naso, parlare di politica in maniera semplice”.

Quattro minuti sono toccati anche al segretario del Pd, Epifani.
Intanto, il segretario fa il suo intervento e, quando scende dal palco, precisa: “Come segretario dovevo stare qui, ma sarò anche dagli altri candidati. Renzi è forte e ha consenso e può far uscire il Pd da questa situazione, ma non c’è solo lui. Ne abbiamo altri: questa è la nostra forza”.

E ancora, Renzi attaccato in predecenza di avere un guru alle spalle: Gori, nei suoi confronti spiega che non ci sono guru alle sue spalle. “Non credono che io sia in grado di avere un pensiero solo, allora c’ho il guru”. Questo invece “è un gruppo di persone, capisco ci rimaniate male, che non ha un guru, ma è un gruppo di persone e idee che si confrontano”.

Renzi è un fiume in piena, chiede riforme e una legge elettorale che non lascino più spazio alle larghe intese e agli inciuci. Ma non si tratta di un attacco al governo Letta che, in effetti, non viene quasi mai citato nel suo intervento. E, anzi, al quale viene lanciato qualche messaggio rassicurante.

Quattro riforme considerate essenziali: quella del bicameralismo, quella della giustizia, quella del Titolo V e quella del sistema di voto.

Con il sindaco che punta a ribaltare un certo concetto di sinistra. “La sinistra che non cambia - va
all’attacco - si chiama destra”. E ancora, “Essere di sinistra non è parlare di lavoro ma è creare un posto di lavoro in più. Credo che sia qualcosa di sinistra se c’è un posto di lavoro in più e non uno in meno”.

Un soccorso indiretto alle colombe del Pdl, impigliate nella rete della caduta da senatore di Silvio Berlusconi, è giunto dalla Leopolda. L’appuntamento dato da Renzi ai suoi di rivedersi tra un anno per fare il punto sulle riforme, a cominciare da quella elettorale, ha dato energia al governo Letta, per almeno dodici mesi ancora. Per l’immediato la situazione nel Pdl-Fi resta ingarbugliata e il clima avvelenato da una lite perenne tra le varie correnti che si scontrano giornalmente è ormai alla luce del sole.
Una mossa che sicuramente ha fatto tirare un respiro di sollievo ai governativi del Pdl, a cominciare da Angelino Alfano che può così contare sui tempi supplementari per mettere a punto la sua strategia dopo lo strappo del Cavaliere.

L'annullamento da tutte le cariche, inclusa quella di Angelino Alfano, porta la partita in un altro universo. Cioè Silvio Berlusconi si riprende in mano il partito. L’8 dicembre un Consiglio nazionale sancirà il ritorno a Forza Italia, con un nuovo organigramma. I lealisti esultano: il Cavaliere mette nell’angolo Alfano, anche se gli conferma stima e ribadisce la volontà di mantenere unito il partito.

Un finale che costringe il vicepremier a fermarsi davanti ad un bivio per valutare il da farsi. Intanto, a dispetto dei governativi, il Cavaliere torna a minacciare la tenuta del governo, se il Pd voterà sì alla decadenza.

1 commento:

  1. renzi dovrebbe fare come quando ha gridato forte e chiaro a grillo che non era d'accordo sul reato di clandestinità.
    fretta di archiviare...stiamo diventando un popolo senza memoria.

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