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venerdì 6 dicembre 2013

"Smantellato" finalmente il Porcellum

La Corte Costituzionale “impartisce” finalmente lezioni di costituzionalità bocciando il Porcellum.
La sentenza è arrivata quasi a sorpresa, al termine di una lunga camera di consiglio che sembrava preannunciare un rinvio al giudizio finale. La Consulta non solo ha giudicato ammissibile il ricorso, ma ne ha pure accolto in pieno le istanze, lasciando il “Porcellum” privo delle sue parti importanti, motivando l'incostituzionalità dei due punti cardine della legge operativa da quasi sette anni, cioè il premio di maggioranza, senza soglia minima di accesso e le liste bloccate.

La legge n. 270 del 21 dicembre 2005 è la legge che ha modificato il sistema elettorale italiano e ha delineato la disciplina attualmente in vigore. È stata formulata principalmente dall'allora Ministro per le Riforme Roberto Calderoli, che tuttavia la definì “una porcata” in un'intervista televisiva, durante il programma Matrix, allora condotto da Enrico Mentana. Per questo venne definita porcellum, termine che ebbe molta fortuna e diffusione, dal politologo Giovanni Sartori.

L'esito della riforma elettorale è per intero nelle mani del Parlamento. Sono protagonisti coloro che sono stati eletti in base al premio maggioritario, dunque ora Cuperlo e i suoi colleghi potrebbero decadere se dovesse realizzarsi l’ipotesi che la sentenza della Consulta delegittima le ultime elezioni dal momento che abolisce il premio di maggioranza.

La distribuzione dei seggi alla Camera dei Deputati secondo i voti ottenuti il 24 febbraio scorso escluso la circoscrizione Estero e la Val d'Aosta e simulazione senza premio di maggioranza è la seguente: Centrosinistra da 340 deputati con il Porcellum diventerebbero 193 senza premio di maggioranza.
Nel centrodestra da 124 deputati con il Porcellum diventerebbero 190 senza premio di maggioranza.
Nel Movimento Cinque Stelle avrebbe la meglio poiché da 108 cittadini a cinque stelle con il Porcellum diventerebbero 165. E infine nelle liste Monti da 45 deputati diventerebbero 69.

Nell’ipotesi si potrebbero far saltare anche tutte le giunte regionali, elette con premio senza soglia minima. Ci penseranno le motivazioni della sentenza della Consulta a toglierli di mezzo. E malgrado ciò il rischio perdura anche perché la Camera dei Deputati ancora non ha solennemente convalidato l’elezione di ben 617 deputati su 630.
In una partita politica che incrocia chiaramente la durata della legislatura.

Nel frattempo, i giudici costituzionali tengono a precisare che “il Parlamento può sempre approvare nuove leggi elettorali, secondo le proprie scelte, e nel rispetto dei principi costituzionali”. Questo significa che la maggioranza di centrodestra, autrice della legge di Calderoli, nel 2005 ratificò una riforma in contrasto con la Carta fondamentale, e che qualsiasi intervento politico, d’ora in avanti, non potrà ripresentare normative analoghe a quelle bocciate.

Dario Franceschini, Ministro per i Rapporti con il Parlamento afferma: “Dopo la sentenza della Consulta i tempi sono obbligati, bisogna mettere in atto Due ddl, l’altro per abolire il Senato e ridurre i parlamentari” Due disegni di legge cioè il primo, di modifica costituzionale, per introdurre il monocameralismo e la riduzione dei parlamentari. Il secondo per introdurre una nuova legge elettorale, bipolare, maggioritaria, a doppio turno: di collegio o di coalizione.

Tuttavia la sentenza non avrà valore retroattivo. Ora, dopo la decisione della Consulta il quadro politico sembra destinato a dispiegarsi. E a dissestare anche gli assetti interni di alcuni partiti, Partito democratico al top. Ma qualche cambiamento potrebbe aver luogo pure nel Nuovo centro destra a fronte di Alfano che giudica “ottima” la sentenza e invita a “procedere con urgenza alla riforma”.

Ha detto Angelino Alfano: “Da oggi in poi la nostra squadra gioca con il blu”, presentando a Roma il simbolo del Nuovo Centro Destra: “Il blu dà forza. E' il colore che serve all'Italia”. Ma il blu è anche “il colore del Ppe della famiglia politica che raggruppa i cristiano-democratici e i moderati in Europa.

Quel che è certo è che sulla riforma elettorale si giocherà buona parte della stabilità del governo.
Il patto programmatico su cui il premier, Enrico Letta, dovrà ottenere la fiducia della nuova maggioranza, mercoledì prossimo, sarà incentrato proprio sul capitolo delle riforme “basilari” della legge elettorale.
Per cui sobbalzerà in cima alle priorità del discorso con cui il premier, Enrico Letta, chiederà mercoledì prossimo la fiducia alle Camere sulla nuova maggioranza. Prima di pronunciarsi formalmente, Letta aspetterà le motivazioni della Corte, ma la convinzione è che a questo punto la politica non abbia più giustificazioni per riformare la legge elettorale.
Nella possibilità di discolpare il governo Letta-Alfano in un vuoto che, secondo alcune fonti di maggioranza, è una garanzia sulla vita del governo visto che senza una legge organica non si può tornare al voto.

di Giacomo Palumbo
@palgiac (twitter)

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