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lunedì 3 febbraio 2014

Investimenti all'estero o in Italia?

In questo momento cruciale dell'Italia dove lavoratori e crisi salariale delle famiglie vanno avanti senza sosta, alla camera dei deputati si discuterà della legge elettorale Italicum non prima dell'11 Febbraio. 
Dopo la profonda intesa che si è riservata con ottimismo tra Italia e Spagna sui temi europei e internazionali, dopo il vertice intergovernativo che si è svolto a Roma, a Villa Madama, Il premier Enrico Letta sbarca nel Golfo in missione di quattro giorni per “attirare investimenti”. La strategia in ambito europeo è quello di combattere la disoccupazione, che in Italia rappresenta uno degli indicatori economici più preoccupanti.
Il premier ribadisce che ovviamente bisogna dare ancora una volta l’immagine di un’Italia credibile, allontanare gli spauracchi dei fallimenti. Lancia anche un messaggio chiaro contro i Cinque Stelle ragionando sul fatto che non possano chiedere l'impeachement contro Giorgio Napolitano perchè non hanno i voti e richiama alla calma.

Da Abu Dhabi Enrico Letta dice che le cose da fare sono ancora tante e che la crisi è dietro le spalle. Rispondendo così al Presidente di Confindustria Squinzi: “ognuno faccio il proprio mestiere”. Il quale quest'ultimo aveva ammonito, “con un cartellino giallo” il premier.

Il governo sta veramente facendo il proprio lavoro? E che la stabilità e la credibilità dell’Italia sono da puntare a un gioco “arabo” per migliorare investimenti e rilanciare crescita e lavoro?
Un segnale per comprendere lo stato d’abbandono in cui versa oggi l’Italia, è la fuga dal Paese della nostra maggiore industria: la Fiat, ora FCA (Fiat Chrysler automobiles).
Se la Fiat emigra, vuol dire che da noi c’è qualcosa che non va. Fisco, burocrazia soffocante, compromessi, instabilità politica.

Quali speranze per questa Italia del niente? Mi chiedo se Matteo Renzi, un euforico comunicativo riuscirà a riempire questo vuoto contro un agitato popolo di cittadini “imbestialiti”. Renzi forse ha posto in primis, che il Paese non poteva più aspettare, e a viso aperto ha sfidato una classe politica da tempo immobile. Al livello comunicativo e mediatico si è “bruciato” e ha perso tanto. Anche la carica del suo Presidente di Partito. E non sta avendo vita facile, la strategia che ha seguìto non è certamente da lodare. Renzi suppone che lo hanno “costretto” le condizione, a fare il patto con quello che i suoi compagni considerano il diavolo. Quindi l’avvicinamento a Berlusconi è più aritmetico che politico pensano dal suo staff.
I numeri per una riforma elettorale ed istituzionale, li potevano avere solo con il Cavaliere? C'era un'altra possibilità? A voi la risposta. E il ruolo del Parlamento che fine ha fatto? La democrazia?

Tuttavia le imminenti elezioni per il Parlamento europeo saranno decisive per l’Italia e l’Europa.
I prossimi mesi saranno definitivi anche perché l’Italia assumerà la Presidenza dell’Unione nel secondo semestre del 2014. In questi ultimi anni l’intervento dell’assemblea di Strasburgo ha tollerato all’Unione di fare importanti passi in avanti. Questo incontro istituisce un’occasione quasi certamente irripetibile per il rilancio del progetto europeo che appare sempre più privo di prestanza propulsiva.

Con l’elezione del Parlamento e la carica della nuova Commissione si aprirà un ciclo politico che spetterà all’Italia orientare attraverso proposte di sistema coraggiose.
Il rilancio dell’Europa sta nel sorpasso delle politiche di austerità che minano lo sviluppo del nostro continente e condannano i giovani ad un futuro di instabilità e precarietà.
Inoltre, alle prossime elezioni, per la prima volta i principali partiti europei presenteranno un candidato alla guida della Commissione. Questo può trasformare la Commissione in un vero governo dell’Unione, rendendo il processo risolutivo più chiaro e rafforzando il potere di influenza dei cittadini europei.

Giacomo Palumbo 
(@palgiac)

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