Economia «quasi ferma» per Confindustria. E non resta che aggrapparsi a quel «quasi». Il bollettino sulla congiuntura appena diffuso da viale Dell'Astronomia elenca tutto quello che fa da freno: il prezzo del petrolio che non scende più, il dollaro debole che compromette l'export, l'instabilità internazionale (vedi i dossier che si moltiplicano con Venezuela e Groenlandia) che spinge gli italiani a mettere soldi da parte invece di consumare. In positivo agiscono l'ultima accelerazione degli investimenti sul Pnrr, che però sta andando a esaurimento. Insieme con la riduzione dei tassi d'interesse e la risalita del credito. Partiamo dal prezzo del petrolio. In teoria l'intervento degli Stati Uniti in Venezuela avrebbe dovuto abbassare le quotazioni, ma in realtà la media in gennaio è stata di 65 dollari al barile contro i 63 di dicembre. La ragione secondo l'ufficio studi di Confindustria - è che il Venezuela ha sì le maggiori riserve al mondo ma è un produttore marginale (meno dell'1% del greggio mondiale). Anche il prezzo del gas non scende più (33 euro/MWh a gennaio dai 28 di dicembre) e si è stabilizzato su livelli più che doppi rispetto a quelli del 2019.
Passiamo ai consumi, che salgono a gennaio solo dello 0,1% perché, la propensione al risparmio è balzata dal 9,9% di dicembre all'11,4% di gennaio. L'export resta debole: a novembre è cresciuto dello 0,2% ma bisogna tenere conto che a ottobre era sceso del 3,1%. «Tra le destinazioni - dice il bollettino di Confindustria - resta debole la Germania, rallenta la Francia, cadono UK e Turchia, virano in negativo anche gli Usa, mentre sono positivi i flussi verso Spagna, Austria e Belgio». C'è da dire che questi ultimi Paesi non sono tra i nostri maggiori «clienti». Gli occhi sono puntati sul prossimo bollettino Istat dell' 11 febbraio in merito all'andamento della produzione industriale a dicembre dopo che a novembre era salita dell'1,5%. Ma il bollettino di Confindustria frena gli entusiasmi: «In dicembre l'indice Pmi sulla fiducia delle imprese torna in area recessiva». Affievolimento, infine, del ritmo di espansione dei servizi nel quarto trimestre.
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