
Quindi con la manovra finanziaria del cav. S.B scatta dal 17 settembre 2011 l’aumento dell’Iva dal 20 al 21%. Un solo punto percentuale ed è già guerra: Confcommercio che teme la stretta ulteriore dei consumi, consumatori che annunciano stangate sui prezzi, settori industriali che si sentono colpiti più di altri.
Le cifre in ballo sono consistenti: il gettito complessivo atteso è di 700 milioni quest’anno e di 4,2 miliardi per il 2012 e gli anni successivi. L’intervento sull’Iva è stato uno dei più controversi, è entrato e uscito mille volte dalla manovra estiva ed è poi stato approvato proprio per l’esigenza di far quadrare i conti pubblici in una fase particolarmente delicata per il Paese. Ora che la manovra è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale, la nuova aliquota chiarisce l

Sono esclusi tutti i beni alimentari più comuni, l’istruzione, le bollette della luce e del gas (fino a 480 metri cubi; oltre l’aliquota sale al 21%), gli spettacoli (teatro, cinema e stadio), l’attività di bar e ristoranti. Aumenteranno la tazzina di caffè o il cappuccino? Dipenderà dagli esercenti: teoricamente non dovrebbero esserci rincari, almeno nell’immediato, visto che l’Iva sulle consumazioni al bar o al ristorante rimane invariata. Sale però l’aliquota sul caffè-materia prima, quello che compriamo al supermercato. Quindi ognuno si regolerà secondo i propri costi e conto economico.
Su cosa può, allora, incidere l’aumento dell’Iva? La nuova aliquota scatta su calzature, abbigliamento, elettrodomestici (frigoriferi, tv, lavatrici, etc.) automobili, moto e scooter, telefonini, apparecchiature elettroniche, prodotti per la casa. Oltre che sulle prestazioni professionali (avvocati, architetti, ingegneri e via dicendo) e sui servizi forniti dagli artigiani (idraulici, meccanici, parrucchieri etc.). Il peso più forte sulle tasche degli italiani potrebbe arrivare dalla benzina già a livelli altissimi e dai trasporti, considerato che la stragrande maggioranza delle merci si sposta su gomma. L’Unione petrolifera stima un aggiustamento di 1,2-1,3 centesimi al litro per effetto dell’Iva e non è poco su un prezzo che ha già sfondato la barriera di 1,6 euro.
Non è detto comunque che l’aumento dell’Iva si scarichi automaticamente e per intero al consumo. L’Iva si trasforma in una aumento della componente fiscale dell’attività; nella determinazione del prezzo finale alla clientela incidono invece molte variabili. E infatti il Crai ha già annunciato che terrà fermi i suoi prezzi fino a fine anno. Lo stesso ha assicurato il gruppo Benetton «per contrastare il calo dei consumi». Anche per questa ragione sono sideralmente distanti, l’una dall’altra, le proiezioni sulla spesa delle famiglie. Secondo la Cgia di Mestre (Associazione artigiani e piccole imprese) ci costerà meno di 100 euro in più l’anno, 92 a voler essere estremamente precisi. «Il passaggio dal 20 al 21% non inciderà sulla spesa dei beni di prima necessità come alimentari e bevande, sanità e istruzione, l’abitazione, tutti beni ai quali si applica l’Iva al 10 o al 4 per cento o non si applica affatto». Dei 92 euro previsti dalla Cgia, 32 sono a carico dei trasporti. Federconsumatori e Adusbef stimano invece un incremento di 173 euro l’anno (e 31 euro

Seconda parte di Barbara Corrao
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