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giovedì 19 agosto 2010

Onu: in Pakistan raccolti solo un quarto degli aiuti necessari continua l'emergenza.

Dopo la visita del Segretario generale, Ban Ki-moon, le Nazioni Unite richiamano all'attenzione della comunità internazionale la grave emergenza delle popolazioni colpite dall'alluvione in Pakistan. "Sono necessari fondi per 460 milioni di dollari per venire incontro alle necessità minime di sei milioni di persone colpite dalle inondazioni. Ma al momento sono stati promessi e raccolti solo poco più di un quarto dei fondi richiesti" - riporta una nota dell'OCHA, l'Ufficio dell'Onu per gli affari umanitari.
"Non c'è acqua potabile per cinque milioni di persone e non abbiamo i soldi per assisterne otto milioni - ha spiegato Guido Sabatinelli, rappresentante dell'OMS in Pakistan. Dai sei agli otto milioni di persone non hanno cibo in un'area che equivale alla Svizzera e all'Austria messe insieme. Se non si interviene immediatamente, avremo una seconda ondata mortale". Circa 3 milioni e mezzo di bambini potrebbero morire in Pakistan per l'inquinamento dell'acqua dovuto alle inondazioni - aggiunge l'Unicef.
"La crisi che il Pakistan si trova ad affrontare è di proporzioni enormi ed è ancora lontana da una soluzione. La devastazione va avanti a causa dei fiumi in esondazione che proseguono la loro corsa verso il sud del paese attraverso le pianure" - riporta l'UNHCR. "Inoltre la crisi non si concluderà con il ritirarsi delle acque alluvionali. Rimarranno infatti da risolvere i problemi legati alla mancanza di alloggi e cibo e al diffondersi di malattie" - spiega l'agenzia dell'Onu particolamente impegnata per assistere e dare un riparo ai rifugiati afghani, agli sfollati a causa dei conflitti e alle comunità pakistane colpite dalle alluvioni.
"La velocità con cui il quadro peggiora è paurosa. I villaggi hanno un disperato bisogno di acqua pulita, latrine e forniture igieniche, ma le risorse attuali coprono solo una frazione di quanto richiesto" - ha spiegato Neva Khan, direttore di Oxfam in Pakistan. Un ampio numero di Ong e associazioni internazionali che operano in Pakistan hanno dato vita al Pakistan Humanitarian Forum (PHF) che ha lanciato un appello alla comunità internazionale per chiedere di contribuire a sostenere i fondi per gli aiuti alla popolazione del Pakistan e per la ricostruzione.
"Dopo due settimane dalla prima inondazione i bisogni della popolazione sono immensi. Bisogna fare molto di più per loro" - sottolinea una nota di Medici Senza Frontiere (MSF) che prosegue nell'attività di distribuzione di generi di prima necessità, e soprattutto di fornitura di acqua potabile e di servizi igienico sanitari per scongiurare l’insorgere di malattie. Medici Senza Frontiere sta fornendo assistenza umanitaria e medica d’emergenza anche agli abitanti dei villaggi più colpiti dalla violenta inondazione in India, nelle zone del Jammu e del Kashmir.
Save the Children è in allarme per il susseguirsi di casi di polmonite, diarrea e malaria tra i bambini colpiti dalle alluvioni. "Lo sfollamento massiccio e continuo di questi giorni facilita la diffusione delle malattie e le condizioni precarie espongono soprattutto i bambini che sono più vulnerabili" - ha dichiarato Mohammed Qazilbash, portavoce di Save the Children in Pakistan. "I nostri medici stanno accertando casi di polmonite, diarrea e malaria che sono le principali cause di morte dei bambini nei paesi in via di sviluppo anche in condizioni normali. Stiamo lavorando senza sosta per fornire loro il prima possibile le cure necessarie e istruzioni ai loro genitori per evitare il contagio"
Tre le Ong italiane presenti in Pakistan che sono intervenute fin dai primo momento dopo l'alluvione vi è il CESVI. “La disperazione delle comunità colpite dall’alluvione in Pakistan continua ad aumentare” - riporta Diana Bassani dalle zone alluvionate. L’acqua portata dalle forti piogge monsoniche sta ora scorrendo verso sud lungo il fiume Indus, inondando le regioni del Punjab e Sindh e costringendo le persone ad abbandonare le proprie abitazioni”.
“Abbiamo scelto i distretti più difficilmente raggiungibili, ancora esclusi dai soccorsi. Le nostre attività in Pakistan sono possibili al momento solo grazie all’immediata risposta dei nostri donatori privati e al forte sostegno del nostro partner di Alliance 2015, l'ong tedesca Welthungerhilfe” - afferma Giangi Milesi, presidente del Cesvi. Ci fa particolarmente piacere il sostegno di Welthungerhilfe perché in Italia, complici le ferie estive e la scarsa attenzione mediatica, purtroppo non è scattata la consueta gara di solidarietà, che vede impegnati gli altri paesi europei come la Gran Bretagna”.

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