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lunedì 20 dicembre 2010

Fase ciclica negativa nel 2010 per la Sicilia.

L’economia della Sicilia in tutto l’arco del 2010 ha risentito, come tutto il Mezzogiorno, della fase ciclica negativa, con un rilevante calo del PIL. Tutti i principali settori hanno registrato riduzioni dei livelli di attività, in particolare nella prima parte dell’anno è proseguita la dinamica discendente degli ordinativi e della produzione industriale, che aveva caratterizzato tutto il 2009. L’attività produttiva delle imprese edili è diminuita per il quarto anno consecutivo, soprattutto per le imprese che operano nel settore delle opere pubbliche e nel mercato immobiliare residenziale. Nel turismo si sono ridotti gli arrivi e le presenze sia di italiani sia, in misura maggiore, di stranieri; con un calo sensibile per il secondo anno consecutivo dei ricavi del settore. Riflettendo la grave crisi del commercio internazionale, gli scambi commerciali della Sicilia con l’estero si sono contratti di oltre un terzo; tutti i principali settori merceologici hanno registrato riduzioni. L’occupazione è diminuita per il terzo anno consecutivo, in particolare nell’industria (-6%) e nelle costruzioni (-10,6%); colpendo, in particolare, i giovani. Il tasso di disoccupazione dell’isola è risultato ancora una volta il più elevato fra tutte le regioni (13,9%). All’indebolimento della dinamica hanno contribuito fattori di domanda, connessi al ridimensionamento dei piani di investimento, per le imprese, e alla contrazione delle compravendite di abitazioni, per le famiglie. In tale difficile contesto un ruolo di prima linea continua ad essere svolto con impegno costante dalle Popolari. Oggi nella regione la Categoria è presente con 509 sportelli, (di cui 372, pari al 73%, appartengono a banche che hanno sede nell’isola) per una quota di mercato di oltre il 28,3%. Una presenza quella in Sicilia che ha una lunga tradizione storica con 5 banche del Credito Popolare sviluppate e cresciute nella regione di cui 2, in particolare, nate rispettivamente nel 1889 e nel 1920: la Banca Agricola Popolare di Ragusa e Banca Popolare Sant’Angelo. Il forte radicamento territoriale e la conoscenza della realtà economica isolana hanno permesso alle Banche Popolari di operare al meglio per sostenere il tessuto economico locale dando ossigeno alle piccole realtà produttive presenti, in linea con la mission originaria che sempre più individua gli istituti della Categoria come banche a vocazione localistica. Questa politica attuata coerentemente dal Credito Popolare spiega meglio di qualunque altro fattore la crescita registrata dagli impieghi sull’isola nel mese di settembre del 2010 pari all’8,6%, un dato superiore alla media. Un incremento che ha riguardato sia i prestiti alle famiglie con un aumento (in prevalenza mutui), del 4%, sia gli impieghi alle piccole e medie imprese cresciuti del 11,5% un dato straordinario che conferma l’attenzione per il tessuto produttivo, e che trova ulteriore conferma nella variazione positiva pari al 10,3% dei crediti concessi alle altre imprese. Questi dati dimostrano la reazione e l’impegno messo in campo dalle Banche Popolari nell’attuale difficile congiuntura, unita alla caratteristica di banche del territorio e delle comunità, elementi questi che hanno permesso agli istituti della Categoria di incrementare quantitativamente e qualitativamente i rapporti con la clientela in Sicilia, facendo leva sulla propria tradizione che li ha sempre visti come interlocutori credibili che pongono al centro della loro attività lo sviluppo della realtà locale nella quale operano e a cui restano strettamente legati. Il sostegno alle produzioni locali è stato, ed è tuttora, uno dei capisaldi dell’impegno e della responsabilità del Credito Popolare, che dimostra di saper interpretare al meglio quella prossimità relazionale sulla quale ha costruito il proprio consenso e che continua a fondarsi sulla centralità della persona.

di Giuseppe De Lucia Lumeno.
Segretario Generale, Associazione Nazionale fra le Banche Popolari

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