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mercoledì 12 gennaio 2011

Bamboccioni con la laurea triennale - opportunità che non ci danno.


Un tempo lo standard nei concorsi pubblici prevedeva una qualunque laurea, in un livello che richiedesse la laurea per accedervi dall’esterno. E questo standard, all'epoca, era praticamente sempre rispettato. I tempi sono cambiati ci siamo accostati alla condizione europeista e nel frattempo ragazzi con una triennale in mano, non vedono nessun futuro certo per colpa di un sistema che non li richiede assolutamente.
Ho visto un numero crescente di concorsi che si allontanano dallo standard.
Sono frequenti i concorsi o simili che non richiedono una qualunque laurea, ma solo legge, economia o scienze politiche.
Oppure che non richiedono l’esperienza triennale per l’accesso ai quali era richiesta la laurea vecchio ordinamento, ma solo un’esperienza quinquennale e basta, in qualunque livello. E magari pretendono pure che abbia già acquisito esperienza nel settore. Cose d'altri pianeti.
Infine stanno aumentando i concorsi che richiedono un voto minimo di laurea, generalmente 100 o 105. Spesse volte queste condizioni si sommano per cui ci sono concorsi ai quali puoi partecipare con laurea triennale con 105.
Quando vedo queste cose in un sistema che non funziona mi chiedo che ho studiato a fare! e poi mi rassicuro dicendomi "sicuramente con la laurea triennale sarai sicuramente in grado di competere!
La mia pochissima esperienza mi dice che la laurea triennale non dà alcuna garanzia di preparazione. Essa è solo un primo biglietto da visita e basta.
In generale un laureato ha una preparazione teorica di base migliore di un diplomato, ma la regola presenta tantissime eccezioni ed accezioni. Comunque non dà nessuna informazione su altre caratteristiche importanti.
Anche il livello di preparazione di un laureato varia molto da università ad università, così come il punteggio del diploma di laurea. Negli ultimi tempi ci sono molti che, con i crediti formativi dovuti al loro lavoro ed a convenzioni fra enti pubblici ed università hanno ottenuto lauree, sia triennali che magistrali, con una preparazione di base decisamente modesta.
Io sarei per togliere il requisito dei 5 anni nei concorsi, dando spazio a chi ha conseguito una laurea triennale. Se uno è valido lo dimostra nel concorso, indipendentemente dalla laurea o dall’esperienza lavorativa.
Condivido moltissimo quando si dice che le qualità che dovrebbero essere considerate non debbono essere solo quelle di preparazione ma anche altre, quando si dice che queste altre sono più importanti delle prime.
Ho seguito e visto le selezioni nel privato ed i concorsi nel pubblico. Ho già detto che ho visto risultati nettamente migliori nel privato, proprio perché la selezione è fatta meglio; vengono valutate quelle capacità che chiamo manageriali che non vengono invece valutate nel pubblico. Il livello qualitativo dei dirigenti privati è nettamente superiore ai dirigenti pubblici in campi che per me sono di grande importanza: la capacità di organizzare il lavoro della propria unità in maniera efficiente, la capacità di gestire correttamente i rapporti interpersonali. Sono capacità queste che vengono valutate prima della selezione e sono prioritarie rispetto all’aspetto tecnico.
Nel privato ci sono normalmente due colloqui: uno psicologico ed uno tecnico ed il candidato non arriva al secondo se non ha superato il primo. Il primo è normalmente condotto da uno psicologo che valuta le caratteristiche caratteriali del candidato, talvolta, ma non sempre, usando anche test psico-attitudinali o colloqui di gruppo, in relazione al lavoro che dovrà svolgere ed all’ambiente in cui si troverà inserito.
I risultati sarebbero molto buoni ed equi: con un colloquio di pochi minuti lo psicologo riesce a tracciare del candidato un profilo caratteriale molto vicino alla realtà, con un margine di errore molto basso. Non ho mai visto niente di simile nei concorsi pubblici.
Nei concorsi pubblici ho visto valutare, quando va bene, solo una preparazione teorica di base, più o meno nozionistica; nessuna valutazione di altre capacità del candidato.
Non solo, non ho mai visto in commissione uno psicologo esperto. Se non c’è uno psicologo esperto, come si fanno a valutare correttamente le altre capacità?
Per esempio tanto per capirci: "Da un professore universitario di diritto amministrativo mi aspetto che sappia valutare correttamente la mia preparazione in diritto, non la mia capacità a relazionarmi con gli altri, la mia capacità di organizzare bene il lavoro della mia unità operativa"?
Il mio sfogo di oggi termina qui, sperando che il proverbio di mia nonna: "Tempo e malutempo un dura sempre un tempo" si avveri. "" "In pratica "le cose prima o poi cambieranno in questo mal tempo italiano".
Ciao e buona giornata.

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