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venerdì 23 agosto 2013

L"agibilità politica" allontana la crisi di governo?

Dopo quasi tre ore di vertice, è quasi rottura tra Letta e il suo vice in un confronto descritto come «risoluto» da fonti interne al Pdl: per il premier ultimatum e ricatti non sono accettabili, anche perché non intende fare pressioni sul Pd in vista del voto in giunta e i piani del governo e delle vicende di Berlusconi dovrebbero rimanere separati.


Le notizie arrivate da Roma al termine del vertice tra Letta e Alfano non sono piaciute al segretario del Pd, Epifani, che alla festa “dem”, a Siena, ha confermato la linea dura del partito e rilanciato la difesa del principio di legalità: perché «in uno Stato democratico è un principio a cui tutti devono soggiacere, e davvero la giustizia deve essere uguale per tutti».
Parole forti che poi dal palco ribadisce ricordando che «le sentenze della magistratura possono non piacere, ma vanno rispettate e vanno fatte eseguire». Non solo: «Aprire una crisi al buio sarebbe paradossale»
Il Pd non intende andare «contro qualcuno», assicura il segretario, ma fare gli interessi del Paese: «Non è una battaglia contro Berlusconi, ma in favore dello Stato di diritto», ha aggiunto, guardando al Pdl, chiaramente: «Speriamo che nessuno voglia assumersi la responsabilità del tanto peggio, tanto meglio». Epifani è convinto che nel Pd non ci saranno defezioni, neppure col voto segreto, perché «nessuno può tirarci per la giacca, né può farci cambiare idea».

Alfano, stretto tra i “falchi” del suo partito e l’umore nero del “leader”, considera invece «inaccettabile» che il Pd, pur alleato di governo, non consideri neppure il nodo della non retroattività della legge Severino e tiri dritto per far decadere Berlusconi.
Il premier Enrico Letta, da Vienna, continua a ripetere che l’unica via di uscita dalla crisi è la «stabilità » di governo e, a fronte dell’ultimatum lanciato da Berlusconi, cerca di allontanare le nubi di una crisi politica, appellandosi alla «responsabilità e lungimiranza di tutti» e dicendosi certo che «le difficoltà siano superabili».

Il faccia a faccia tra Letta e Alfano conferma che il governo è in bilico. In attesa di capire se il Cavaliere farà saltare il banco, va avanti, come confermano i passi avanti su Imu e Iva registrati tra il premier e il suo vice in vista del Consiglio dei ministri prossimo. La soluzione per garantire l’“agibilità politica” di Berlusconi non c’è. «Io non posso dire al Pd di non votare per la decadenza perché la giunta decide secondo criteri giuridici, non politici. A questo punto, sta a voi decidere che cosa fare», avrebbe spiegato il premier, da sempre convinto che per tenere il governo al riparo vanno separati i piani.

Sempre da Vienna, l'attuale premier, trova immediata sponda nel cancelliere Austriaco Werner Faymann che senza troppi giri di parole risponde così ad una domanda su Berlusconi: «L’ho conosciuto e non ho mai pensato che sia un garante della stabilità, per cui sono contento di aver incontrato il presidente Letta che sta andando nella giusta direzione».
«Penso che il nostro Paese - ha detto Letta rispondendo ad una domanda sulla tenuta del governo - abbia davanti grandissime oppurtunità. Confido nella responsabilità e nella lungimiranza di tutti, sarebbe paradossale se ora, dopo che l’Italia ha tenuto duro nei momenti più difficili della crisi, finissimo per avvitarci su questioni di politica interna».

Continua dicendo «Il 2014 sarà un anno storico per l’Europa: sarebbe paradossale che l’Italia non cogliesse questa occasione» di rilancio, imbrigliata come al solito in beghe interne. Il 2014 sarà infatti «l’anno dell’Europa», sottolinea Letta, «con le elezioni, le nuove cariche e le nuove leadership». E un ruolo da leader l’Italia potrebbe anche averlo, ora che può rivendicare con «orgoglio» di aver messo i conti a posto, seppure al prezzo di «grandi sacrifici».

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