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martedì 15 ottobre 2013

Matteo Renzi e gli usi e costumi cambiano “verso”

Oggi la politica inizia con Matteo Renzi che non sta più nella pelle, indossa la corazza ed esce allo scoperto. Per cambiare il “verso” al Pd, all’Italia e all’Europa smussa i toni, nella cadenza della voce, nascono nuovi toni polemici. Il Rottamatore, che fino a un anno si sentiva additato dentro il Pd come un ribelle ora deve selezionare i sostenitori, non rinuncia, lancia da Bari la sua campagna elettorale per il congresso. Il capoluogo pugliese, scelto come prima tappa per conquistare la segreteria del Pd, non era una roccaforte del sindaco di Firenze alle primarie del febbraio scorso contro Bersani. Ora invece annuncia la sua “rivoluzione” dopo vent’anni.
Dice Renzi: “il Paese ha perso tempo e la classe dirigente ha fallito”.

Tutto questo mentre continuano le polemiche sull’ipotesi amnistia, dopo il messaggio alle Camere del Colle, e il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri - in seguito alle proteste del Pdl, colombe comprese – precisa che non era sua intenzione dire che un eventuale atto di clemenza avrebbe escluso il Cav ma solo che, nel passato, i reati di frode fiscale non sono mai entrati nel calderone delle sanatorie.

Il governo, comunque non sta preparando nulla poichè la materia è tutta del Parlamento. Tra favorevoli o contrari, prende posizione anche Matteo Renzi che giudica l’iniziativa “un errore”. Renzi parla a partire dall’affondo contro l’amnistia: “Affrontare oggi il tema dell’amnistia e dell’indulto è un clamoroso errore, un autogol”, attacca chiedendo riforme strutturali e, prima di tutto, l’abolizione delle leggi Bossi-Fini e Fini-Giovanardi.

In questi giorni il fatto umano più sconcertante: lo sterminio mediatico e umano consumato a Lampedusa è al centro del dibattito politico. Dopo finte lacrime e ipocriti discorsi di solidarietà delle istituzioni italiane ed europee, la Sicilia continua dolorosamente a essere al centro di quei viaggi della speranza, dei nostri fratelli e sorelle africani, che attraversano il Mediterraneo e fanno tappa qui da noi con tragiche conseguenze, fatte di morte.

Sondaggi e appoggi di correnti danno per scontata la vittoria del sindaco di Firenze. Ma lui, un po’ per scongiuro e un po’ per convinzione, non vuole dare niente per scontato e sprona i militanti a “essere protagonisti” e a dare “il nome dei nostri sogni al Paese”.
Per evitare di entrare subito in rotta di collisione con il premier, Letta, il sindaco evita affondi. Ma chiarisce che, se diventerà segretario, si rapporterà al governo, a partire dalla Legge di stabilità:
“Il governo non si caratterizza per quanto dura, ma per le cose che fa. Se fa le cose utili, noi lo sosteniamo. Non vogliamo mettere bandierine come Brunetta, ma fare in modo che le cose si facciano”.

È triplice, infatti, la scommessa che Renzi annuncia promettendo che manterrà le promesse con la “coerenza di chi si mette in gioco”. E con l’obiettivo "di restituire la speranza" dopo anni di rassegnazione. Il sindaco di Firenze vuol prima “cambiare verso” al Pd.
Il messaggio è chiaro: ancor prima di scalare il partito, Renzi vuole iniziare a dare le carte, a incidere. E pazienza, come lui stesso ammette, se “per alcuni del Pd la mia candidatura è una sorta di rassegnato abbandono, un male necessario”.

Ricomponendo i temi veniamo a conoscenza che i nostri stessi comportamenti sono cambiati. In pratica stiamo cambiando “verso”.
In vent'anni sono mutati i costumi più che i consumi, secondo una analisi di Confcommercio. Gli Italiani comprano più telefoni e meno auto, meno vestiti e più tecnologia.
Secondo una mia decodificazione, i cambiamenti non sono dovuti solo alla crisi economica, o almeno solo alla crisi. Gli italiani attendono i saldi per rinnovare a sconto l’abbigliamento e l’industria tessile è in crisi.

La spesa per la casa aumenta e con l’avanzare della crisi, crolla il mercato edilizio.
Abbiamo, invece, il “boom” delle telecomunicazioni, dovuto ai progressi tecnici, al calo dei prezzi, alle tariffe stabili. Nell'ultimo quinquennio la spesa per la telefonia cresce di tre quarti e salgono anche gli acquisti di televisori, computer e la banda larga è una priorità in questo periodo per le maggiori città italiane.

Nello stesso tempo, crolla il mercato dell’auto con un meno cinquanta percento. La caduta non dipende solo dalla crisi economica, ma dalla crescente fiscalità del settore auto ed anche dal fatto che l’Italia è al primo posto nel mondo per la densità automobilistica.
Solo ultimamente, gli analisti scoprono l’impatto delle spese “invariabili” sulle famiglie. Le bollette delle utenze domestiche, le spese per la casa e per i trasporti, le assicurazioni, i contributi.

La politica oggi finisce con l'aumento delle spese obbligate che tagliano una grossa fetta di reddito e riducono quello disponibile, che rimane dopo il pagamento delle tasse.

1 commento:

  1. Attenzione che il soggetto in questione ha avuto la benedizione da quel di Arcore.

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