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martedì 11 marzo 2014

“La riallocazione delle tasse”

L'Italia vuole puntare su crescita e occupazione. Su questo punto tutti sono sulla stessa scia.
Il commissario Rehn ha presentato il testo degli squilibri macroeconomici, a causa dei quali l'italia è stata retrocessa nel gruppo da tenere sotto monitoraggio.
E inconsuete sono considerate le riforme che possono fare recuparare al paese la capacità perduta.
E la riduzione dell'alto debito e il modo di farlo scendere già quest'anno è in prospettiva degli incontri europei in consiglio. Dati alla mano mancherebbero circa otto miliardi nell'anno in corso proprio sul deficit. Ma il governo che ha smentito dice che bisogna agire sulla crescita e riducendo le tasse sul lavoro. Sempre in Europa, nella riunione dell'Euro-gruppo, Padoan ha presentato un quadro alquanto impreciso e a grandi linee del piano del governo Renzi. E' stata considerata una strada stretta che non è facile da percorrere. Ed è sempre l'unione bancaria a tenere il pugno duro sul tavolo, vincendo così il braccio di ferro sull'idea che bisogna salvare le banche in difficoltà.

Da dove prenderà i soldi Padoan? Domanda a cui ha risposto a grandi linee parlando di “riallocazione”, di spending review, e di un intervento una tantum ricorrendo alla cassa deposito e prestiti. Nell'ultimo caso si parla di gioco delle tre carte, poiché se si prendono i soldi da lì e poi mancano per le infrastrutture, da qualche altra parte si devono pur riallocare. Situazione che destabilizza le grandi lobby come Confindustria, i sindacati e le parti sociali tutte. I quali considerano tutta questa azione, questioni, problemi proclami, di Renzi dal punto di vista mediatico uno scossone. E precisa Padoan: “ci saranno riduzioni delle tasse, coperti dai tagli della spesa pubblica”. La partita si gioca in Parlamento e non è detto che con il decreto legge, del rientro dei capitali, del gioco forza del cuneo fiscale o i tagli alla spesa possano poi alla fine essere approvati in sede di discussione parlamentare. Il cammino parlamentare può sempre stravolgere il testo approvato dal governo. Quali saranno le scelte del governo? 

Mentre Giorgio Squinzi domanda agli italiani, sul Sole 24 ore, se preferiscono un lavoro o una decina di euro in più.
Cioè la possibilità che sia toccata l'IRAP anzichè dell'IRPEF. Cioè sulla possibilità per cui è doveroso intervenire o su una o sull'altra tassazione. E' ovvio che gli italiani preferirebbero lavorare, no? Perchè ci sono molti disoccupati, vedi dati ALMALAUREA, ci sono aziende in crisi, c'è un problema di rischio e di declino che deve essere affrontato in maniera urgente. L'IRAP è una tassazione “ingiusta” e bisognerebbe arrivare alla totale abolizione. Ovviamente è una scelta da fare nel tempo, trovando le coperture, tagliando le spese, perchè altrimenti si fanno dei vuoti proclami. La questione dell'IRAP è una strozzatura reale ai processi produttivi e alle dinamiche delle imprese. Perchè senza lavoro non c'è reddito. E se non c'è reddito non c'è consumo.

Il 25 Maggio 2014 si vota per le Europee e c'è una forte critica da tutti i paesi del continente. Perchè una politica di rigore, di risanamento dei conti, forse virtuoso e saggia, sta comprimendo troppo i popoli. Si veda l'aumento che ci sarà con il pagamento della TASI: nuova IMU. La riallocazione significa prendere una cosa da una parte e rimetterla da un'altra. Quindi se io il cuneo fiscale lo levo dalla tasca della famiglia e glielo metto in un altra tasca, vedi la TASI, questo non mi permette di sistemare i conti, in questo caso si parla di riallocazione delle tasse. E i sindacati non ci stanno e nemmeno le imprese.

Come deve cambiare questo rapporto tra sindacato e potere politico? Bisogna che il governo ascolti le parti sociali. In effetti decidere senza ascoltare nessuno, è totalmente sbagliato, anche perchè sappiamo bene cosa è successo con la legge fornero. Legge emanata senza ascoltare le parti sociali, considerato un disastro per le assunzioni, facilitando così i licenziamenti.
Legge Fornero che ha portato gli esodati, e i disquilibri con i lavoratori.

La ricetta economica manca da troppo tempo. Come manca da troppo tempo la crescita.
Si vedano le difficoltà riscontrate nella società italiane. Perchè non vengono pagate dalla catena di creditori? Se mettiamo in moto gli investimenti, possiamo usare meglio i fondi strutturali, ci sono degli investimenti che si auto pagano. Se rimettiamo in moto l'economia, si può lavorare sul livello di sviluppo guardando un po' più lontano.
Le opportunità sono importanti e oggi bisogna togliere l'Italia da una situazione difficilissima. E un modo c'è. Il lavoro del governo bisogna puntarlo sul breve termine poichè le famiglie e le imprese stanno finendo le riserve. E quindi mettere i soldi in tasca alle famiglie e alle imprese senza mettere in difficoltà i conti pubblici è possibile.
Trovare i novanta miliardi per ripagare il grande debito “commerciale-amministrativo”, che la pubblica amministrazione ha nei confronti delle imprese e farlo velocemente, è lì.
Altri paesi come la Spagna lo hanno dimostrato. Bisognerebbe applicare quel modello con alcuni correttivi. Le famiglie possono trovarsi in tasca, se lo vogliono, fino a quasi venticinque miliardi all'anno, dando loro la possibilità di incassare il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) fin da subito. Parte del TFR va nei fondi previdenziali e a sua volta attraverso un sistema di investimento arrivano al sistema economico. Mettere davanti a una scelta che per tante famiglie cambia e come, non è da poco. Uno stipendio in più in tasca subito, senza oneri fiscale, può fare la differenza.

Bisogna si, tenere conto delle parti sociali ma anche la posizione delle imprese. Delle PMI che poche settimane fa sono scesi in piazza per dichiarare tutto il loro disagio per la chiusura di molte attività. Siccome abbiamo il debito al 130% del PIL, con molta inconsapevolezza abbiamo firmato dei trattati che ci hanno vincolato delle regole molto severe. Tra cui il pareggio di bilancio in “costituzione”. Dobbiamo pensare qual'è la soluzione per liberare l'economia.
In italia si pagano troppe tasse sul lavoro, ci sono troppe tasse in busta paga, e troppe poche sui patrimoni. Perchè non pensare alla riforma fiscale? Perchè non si sconfiggono i poteri forti?

L'Europa ci dà pochi margini e vogliono vedere Matteo Renzi in azione. In sintesi la nostra crescita quest'anno è molto più bassa dei documenti presentati a Bruxelles. Noi scriviamo 1,1 mentre nelle “carte” dell'Europa prevedono uno 0,6/0,7. Abbiamo un deficit che deve essere sotto a un 3% e non è detto che ci rimanga. L'Europa è disposta a darci flessibilità dopo la forte austerità imposta. C'è sempre la questione della fiducia che bisogna conquistare in sede europea e noi quella fiducia non l'abbiamo ancora conquistata. 


di Giacomo Palumbo
@palgiac

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