L'incremento dell'inflazione sta tornando a preoccupare i Paesi europei e l'Italia. Secondo le stime degli economisti interpellate da Bloomberg, l'indice dei prezzi nell'Eurozona potrebbe toccare il 3,3% ad agosto, in rialzo rispetto al 2,9% del mese precedente. Dietro questa accelerazione non ci sono soltanto le tensioni con l'Iran o le oscillazioni del greggio, ma un quadro geopolitico frammentato e incerto che condiziona i mercati globali.
Un'analisi firmata da Paolo Rossetti illustra le dinamiche in atto attraverso le riflessioni di Mario Deaglio, professore emerito di Economia internazionale all'Università di Torino.
I fattori di pressione: energia, materie prime e Cina
L'inflazione agisce come una criticità latente pronta a riemergere in presenza di instabilità. Tra i principali fattori di condizionamento figurano:
Incertezza energetica: Sebbene il prezzo del petrolio abbia registrato fasi di calo, il mercato stenta a stabilizzarsi. L'accordo tra Stati Uniti e Venezuela per lo sfruttamento dei giacimenti locali richiederà dai due ai tre anni prima di produrre effetti concreti a causa del degrado degli impianti.
Blocchi e logistica: La situazione nello Stretto di Hormuz resta controversa, con versioni opposte sulla navigabilità. La chiusura o il rallentamento del canale non impatta solo sui carburanti, ma blocca l'invio di fertilizzanti essenziali per le produzioni agricole, generando rincari indiretti sui generi alimentari.
Pressione commerciale cino-europea: Con il rallentamento della propria economia interna, Pechino sta spingendo le esportazioni verso il Vecchio Continente. L'ingresso aggressivo delle vetture elettriche cinesi — progettate in Patria e talvolta assemblate in Europa — sta mettendo in crisi l'industria automobilistica tedesca, costretta a chiudere diversi stabilimenti.
Le mosse delle Banche Centrali: tassi tra rigore e politica
La risposta delle banche centrali riflette la delicatezza del momento:
Federal Reserve: Il governatore della Banca Centrale statunitense ha confermato che non vi sono le condizioni per ridurre il costo del denaro, per evitare di immettere liquidità priva di un effettivo aumento della produzione.
Banca Centrale Europea: Alla vigilia del direttivo di settembre, la BCE si trova a un bivio tra logiche economiche ed equilibri politici. Se da un lato un lieve ritocco all'insù dei tassi non danneggerebbe gravemente il tessuto produttivo, dall'altro potrebbe avere ripercussioni sulle delicate scadenze elettorali in Germania.
L'ipotesi di un taglio minimo: Una scelta alternativa consisterebbe in un ridotto taglio simbolico dei tassi (dello 0,1% - 0,25%) per stimolare la domanda. Un intervento più marcato rischierebbe invece di allarmare gli operatori finanziari.
La posizione dell'Italia e lo scenario internazionale
In questo panorama complesso, l'Italia registra luci e ombre:
Spinta del turismo: L'instabilità in diverse aree del pianeta ha spinto i flussi turistici internazionali ed elvetico-europei verso le mete italiane, percepite come più sicure. Secondo i dati di Confturismo, la stagione estiva si prolungherà anche nella prima metà di settembre con un significativo afflusso di visitatori dall'Europa centrale.
Incognite globali: Sullo sfondo rimangono elementi di forte indeterminatezza: la transizione politica in Francia, le difficoltà sul fronte ucraino e russo, e l'assenza di un quadro geopolitico definito, requisiti indispensabili per una ripresa stabile dell'economia mondiale.
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