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giovedì 17 settembre 2026

Lo Stato dell'Unione e la Nuova Architettura della Sicurezza Europea

In un quadro geopolitico in rapida ricomposizione, l’Europa si trova davanti a un bivio storico. L’ultimo discorso sulla stato dell'Unione pronunciato a Strasburgo dalla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen non si è limitato al resoconto contabile di un mandato, ma ha tracciato le coordinate strategiche per la sopravvivenza politica ed economica del continente.

La narrazione è netta: il Cremlino sta conducendo una deliberata campagna di destabilizzazione. Tra incursioni ibride, disinformazione e pressioni psicologiche, la salvaguardia delle nostre istituzioni è diventata l'assoluta priorità nell'agenda comunitaria.


1. L'Asse Transatlantico e il Meccanismo di Rispettiva Difesa

Per rispondere a questo stato di perenne coercizione, la risposta dell'Unione passa attraverso l'ampliamento e la formalizzazione delle sue alleanze storiche.

  • La Svolta Canadese: La presenza nell'emiciclo del Premier Mark Carney segna un passaggio d'epoca. L'ipotesi di accogliere Ottawa come primo partner associato dell'Unione proietta il blocco europeo oltre i suoi confini geografici tradizionali.

  • Una NATO Complementare: Si fa sempre più urgente la creazione di un dispositivo operativo integrato capace di affiancare le procedure del Trattato Atlantico (sull'esempio dell'Articolo 4), offrendo una risposta rapida e condivisa di fronte a minacce asimmetriche.

  • Supporto Tattico a Kyiv: L'assistenza al popolo ucraino resta il perno irrinunciabile per la stabilità dell'intera regione.

2. Sovranità Energetica e Politica Industriale

La vulnerabilità energetica si è rivelata il vero punto debole della nostra architettura di sicurezza. L'affrancamento dalle forniture russe non è solo un imperativo ecologico, ma un requisito di difesa nazionale.

  • Divergenza di Mercato: L'instabilità del Medio Oriente ha scaricato oltre 90 miliardi di costi aggiuntivi sui bilanci di famiglie e imprese, alimentando populismi ed euroscetticismo.

  • Mix Energetico Interno: Per spezzare la spirale inflazionistica occorre un piano massiccio di investimenti su fonti rinnovabili, nucleare di nuova generazione e vettori puliti prodotti internamente.

  • La Sfida Ambientale: In un continente che si surriscalda a velocità doppia rispetto alla media globale, gli obiettivi del Green Deal rappresentano la sola via per garantire resilienza produttiva.

3. Autonomia Economica e Dominio Digitale

La partita per la competitività globale si gioca contemporaneamente a Oriente e sul terreno delle tecnologie emergenti.

Asset StrategicoCriticità AttualeSoluzione Operativa
Relazioni con PechinoDisavanzo commerciale pari a 1 miliardo al giornoAttuazione di misure compensative e riequilibrio degli scambi
Materie Prime CriticheDipendenza dall'importazione di terre rareFondazione di una Società Europea dedicata al reperimento delle risorse
Intelligenza ArtificialeRischio di perdita del controllo decisionale umanoRegolamentazione stringente e moratoria sui modelli ad alto rischio

Il Fattore Coesione Interna

Sullo sfondo restano le grandi sfide della gestione migratoria — da affrontare confermando la piena centralità delle frontiere esterne come quelle di Ceuta — e la necessità di applicare con decisione il nuovo Patto su migrazione e asilo.

Nonostante la frammentazione del dibattito parlamentare, tra la cautela del centrodestra, i richiami della sinistra alle tutele sociali e le consuete contestazioni dell'ala sovranista, il messaggio di fondo è inequivocabile: l'Europa proteggerà il proprio modello democratico consolidando la propria autonomia strategica.

venerdì 4 settembre 2026

Instabilità geopolitica ed economia: le vere cause del ritorno dell'inflazione in Europa

L'incremento dell'inflazione sta tornando a preoccupare i Paesi europei e l'Italia. Secondo le stime degli economisti interpellate da Bloomberg, l'indice dei prezzi nell'Eurozona potrebbe toccare il 3,3% ad agosto, in rialzo rispetto al 2,9% del mese precedente. Dietro questa accelerazione non ci sono soltanto le tensioni con l'Iran o le oscillazioni del greggio, ma un quadro geopolitico frammentato e incerto che condiziona i mercati globali.

Un'analisi firmata da Paolo Rossetti illustra le dinamiche in atto attraverso le riflessioni di Mario Deaglio, professore emerito di Economia internazionale all'Università di Torino.


I fattori di pressione: energia, materie prime e Cina

L'inflazione agisce come una criticità latente pronta a riemergere in presenza di instabilità. Tra i principali fattori di condizionamento figurano:

  • Incertezza energetica: Sebbene il prezzo del petrolio abbia registrato fasi di calo, il mercato stenta a stabilizzarsi. L'accordo tra Stati Uniti e Venezuela per lo sfruttamento dei giacimenti locali richiederà dai due ai tre anni prima di produrre effetti concreti a causa del degrado degli impianti.

  • Blocchi e logistica: La situazione nello Stretto di Hormuz resta controversa, con versioni opposte sulla navigabilità. La chiusura o il rallentamento del canale non impatta solo sui carburanti, ma blocca l'invio di fertilizzanti essenziali per le produzioni agricole, generando rincari indiretti sui generi alimentari.

  • Pressione commerciale cino-europea: Con il rallentamento della propria economia interna, Pechino sta spingendo le esportazioni verso il Vecchio Continente. L'ingresso aggressivo delle vetture elettriche cinesi — progettate in Patria e talvolta assemblate in Europa — sta mettendo in crisi l'industria automobilistica tedesca, costretta a chiudere diversi stabilimenti.

Le mosse delle Banche Centrali: tassi tra rigore e politica

La risposta delle banche centrali riflette la delicatezza del momento:

  • Federal Reserve: Il governatore della Banca Centrale statunitense ha confermato che non vi sono le condizioni per ridurre il costo del denaro, per evitare di immettere liquidità priva di un effettivo aumento della produzione.

  • Banca Centrale Europea: Alla vigilia del direttivo di settembre, la BCE si trova a un bivio tra logiche economiche ed equilibri politici. Se da un lato un lieve ritocco all'insù dei tassi non danneggerebbe gravemente il tessuto produttivo, dall'altro potrebbe avere ripercussioni sulle delicate scadenze elettorali in Germania.

  • L'ipotesi di un taglio minimo: Una scelta alternativa consisterebbe in un ridotto taglio simbolico dei tassi (dello 0,1% - 0,25%) per stimolare la domanda. Un intervento più marcato rischierebbe invece di allarmare gli operatori finanziari.

La posizione dell'Italia e lo scenario internazionale

In questo panorama complesso, l'Italia registra luci e ombre:

  • Spinta del turismo: L'instabilità in diverse aree del pianeta ha spinto i flussi turistici internazionali ed elvetico-europei verso le mete italiane, percepite come più sicure. Secondo i dati di Confturismo, la stagione estiva si prolungherà anche nella prima metà di settembre con un significativo afflusso di visitatori dall'Europa centrale.

  • Incognite globali: Sullo sfondo rimangono elementi di forte indeterminatezza: la transizione politica in Francia, le difficoltà sul fronte ucraino e russo, e l'assenza di un quadro geopolitico definito, requisiti indispensabili per una ripresa stabile dell'economia mondiale.

martedì 14 aprile 2026

Papa Leone XIV dà lezioni di Vangelo all'amministrazione Trump

Papa Leone XIV ai Vescovi di Baghdad : “Mondo segnato da violenze assurde e disumane. Dilagano con ferocia nelle terre che hanno visto sorgere la salvezza. Profanate dalla blasfemia della guerra e della brutalità degli affari, senza riguardo per la vita della gente. Chi è cristiano non sta mai dalla parte di chi ieri impugnava la spada e oggi lancia le bombe”.

«Non sono un politico, parlo di Vangelo. Ai leader del mondo dico: basta guerre»

Senza volerlo il presidente americano ha fatto l'elogio più bello che si possa fare ad un Papa. Lo ha definito "un debole". 

Già Stalin si chiedeva ironico "quante divisioni" di soldati avesse il Papa. Nessuna, grazie a Dio. Solo la forza, inerme, della Parola. 

Una Bellezza disarmata e disarmante, come la pace. Torna alla mente il bellissimo commento di san Giovanni Crisostomo ad una pagina del Vangelo. 

"Finché saremo agnelli, vinceremo e, anche se saremo circondati da numerosi lupi, riusciremo a superarli. Ma se diventeremo lupi, saremo sconfitti, perché saremo privi dell'aiuto del pastore. Egli non pasce lupi, ma agnelli."

L’autorità del Papa non si discute!

Il Papa parla una lingua universale che supera i confini e le contingenze politiche. 

Difendiamo la missione di Papa Leone XIV: il suo richiamo alla responsabilità e alle corrette relazioni tra le nazioni è la bussola di cui abbiamo bisogno oggi. 

lunedì 13 aprile 2026

Il nuovo parlamento ungherese sarà formato da soli tre partiti

Il tramonto politico di Orban rappresenta l’emblema plastico del disordine sistemico che sta sconvolgendo l’intero scacchiere globale. La sua uscita di scena non è un evento isolato, ma il riflesso di un’epoca caratterizzata da instabilità e mutamenti repentini. Leader del partito di estrema destra Fidesz e anticomunista viscerale, da un iniziale orientamento ideologico fondato sul liberalismo e sull'integrazione europea, negli anni è passato ad uno spiccato euroscetticismo.

Nonostante la stampa internazionale lo abbia tratteggiato come una figura autoritaria e liberticida, Orban si è inserito nel solco del sovranismo europeo insieme a protagonisti come Le Pen, Salvini e Meloni. Tuttavia, emerge una discrepanza sostanziale che merita un'analisi approfondita: se i leader di Lega e FDI sono stati tacciati di un pragmatismo che confina con l'opportunismo politico, la posizione di Budapest ha mantenuto una coerenza differente. Storicamente, le destre italiane avevano costruito il proprio consenso su "battaglie feroci" contro l’euro e la cessione di sovranità; eppure, durante l’attuale esperienza di governo, Salvini e Meloni hanno mostrato una totale acquiescenza verso i diktat comunitari, allineandosi senza riserve alle decisioni prese nei palazzi del potere europeo.

La strategia di Orban, al contrario, si è distinta per il mantenimento di un dialogo privilegiato con il Cremlino, proprio mentre l’Unione Europea si schierava compattamente a supporto dell'Ucraina nel sanguinoso conflitto in corso. È in questo contesto che le contraddizioni geopolitiche si fanno macroscopiche. Da un lato, si osserva la manovra statunitense volta a logorare la Russia e, simultaneamente, a indebolire la coesione economica e politica del Vecchio Continente, trascinandolo in una guerra di logoramento senza apparente via d'uscita. Dall'altro, assistiamo all'imprevedibilità di Trump, il quale, pur avendo incoraggiato l'euroscetticismo di Orban, ora attacca duramente Bruxelles per il mancato appoggio nella gestione della crisi nello stretto di Hormuz.


L’ascesa di Magyar non sembra preludere a un reale mutamento dell’asse ideologico di destra, essendo anch’egli un fermo anticomunista. La differenza fondamentale risiede però nella sua disponibilità a sottomettersi alle direttive di Bruxelles. Il cambio della guardia a Budapest anticipa uno sblocco massiccio di risorse finanziarie destinate a Zelensky, una mossa che rischia di alimentare la prosecuzione delle ostilità sul fronte orientale a tempo indeterminato.

Resta un dato incontrovertibile che deve far riflettere: indipendentemente dall'agenda del nuovo esecutivo ungherese e dalle promesse elettorali, la crisi sistemica che sta attanagliando il pianeta colpirà con maggior vigore proprio l’Europa.

venerdì 10 aprile 2026

Tra Crisi e Mercati: L'Equilibrio Precario del Medio Oriente

Il panorama internazionale è attualmente dominato da una profonda contraddizione: mentre i mercati finanziari tentano una corsa ottimistica, la stabilità geopolitica in Medio Oriente appare sempre più fragile. Al centro della crisi si trova il Libano, colpito duramente da raid israeliani che hanno causato centinaia di vittime, colpendo quartieri ad alta densità abitativa a Beirut.

Nonostante l’escalation, i mercati sembrano scommettere su uno spiraglio di tregua nei negoziati tra USA e Iran. Questa speranza ha innescato un rally nelle borse e una contestuale caduta del prezzo del greggio (sceso del 15%). Tuttavia, la situazione resta fluida: Teheran ha risposto agli attacchi colpendo un oleodotto saudita e minacciando il blocco dello Stretto di Hormuz. In questo scenario, le posizioni dei leader internazionali divergono: se Netanyahu viene visto come un ostacolo agli accordi, Donald Trump ostenta un ottimismo che si scontra con la realtà di un conflitto che molti analisti definiscono ormai strutturale, influenzato anche da un nuovo ecosistema geopolitico a "trazione cinese".

Economia e Riforme: Le Sfide dell’Italia e dell’UE

Sul fronte interno ed europeo, il dibattito si sposta sulla competitività e sulla gestione del debito. Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, ha lanciato un appello per misure urgenti a sostegno delle imprese, proponendo l'apertura a un debito pubblico comune dell'Unione Europea. L'obiettivo è finanziare un "Industrial Accelerator Act" che permetta all'industria continentale di non restare indietro rispetto ai competitor globali.

Parallelamente, il governo lavora alla semplificazione burocratica legata al PNRR. Una delle novità più rilevanti riguarda i procedimenti edilizi, dove il meccanismo del silenzio-assenso viene rafforzato per rendere più agevole l'ottenimento delle certificazioni.

Infine, l'attenzione resta alta sulla trasparenza dei prezzi. I recenti controlli della Guardia di Finanza sui distributori di carburante hanno evidenziato un tasso di infrazione del 73%, sottolineando la necessità di una vigilanza più rigorosa a tutela dei consumatori in un momento di forte volatilità energetica.

L'Incendio Mediorientale: Una Tregua Nata Morta?

Il termine "tregua" appare ormai come un paradosso amaro nelle prime pagine dei quotidiani. Mentre la diplomazia internazionale, guidata da una mediazione senza precedenti che ha visto il coinvolgimento di Pakistan e Cina, cercava di stabilizzare l'asse Washington-Teheran, la realtà sul campo ha preso una direzione opposta. Israele ha lanciato quello che viene descritto come uno dei blitz più duri degli ultimi mesi, trasformando il cielo sopra Tiro, Sidone e Beirut in un "uragano di fuoco".

Le testimonianze raccolte parlano di un "buio eterno": nuvole di fumo nero che avvolgono le città libanesi e ospedali al collasso davanti a centinaia di morti e feriti. L'azione militare di Benjamin Netanyahu non è solo un'operazione tattica, ma una sfida aperta agli accordi mediati dagli Stati Uniti. Per il Primo Ministro israeliano, la tregua tra USA e Iran non rappresenta un vincolo per la sicurezza nazionale di Israele, che vede in Hezbollah una minaccia immediata e non negoziabile.

La reazione di Teheran non si è fatta attendere: l'ira dei Pasdaran minaccia nuovamente la chiusura dello Stretto di Hormuz, una mossa che avrebbe ripercussioni catastrofiche sull'economia globale e sui prezzi energetici, annullando i timidi segnali positivi registrati dalle borse solo poche ore prima.

Lo Strappo Diplomatico: L'Italia e il Caso Unifil

In questo scenario di caos, si inserisce un gravissimo incidente diplomatico che coinvolge direttamente l’Italia. Colpi di arma da fuoco israeliani hanno centrato un mezzo dell'Unifil, la missione di pace delle Nazioni Unite dove il contingente italiano ricopre un ruolo di primo piano. La reazione di Roma è stata immediata e durissima: il governo ha convocato l’ambasciatore israeliano, definendo l’azione di Netanyahu "irresponsabile".

Questo evento segna un punto di rottura nella postura diplomatica italiana. Sebbene il governo Meloni abbia mantenuto finora una linea di cauto sostegno al diritto di difesa di Israele, l'attacco diretto alle forze di pace dell'ONU sposta il piano del confronto. La premier si trova a dover gestire una pressione doppia: da un lato la necessità di proteggere i militari italiani, dall'altro il complesso equilibrismo all'interno della coalizione di centrodestra, dove emergono visioni differenti su come gestire il rapporto con i partner internazionali in fiamme.

Vance, Orban e la Nuova Destra Transatlantica

Mentre il Medio Oriente brucia, la politica occidentale attraversa una fase di profonda ridefinizione dei propri valori e alleanze. Le recenti dichiarazioni di JD Vance a Budapest offrono uno spaccato significativo. Il vicepresidente degli Stati Uniti ha espresso un netto scetticismo verso l'Unione Europea, elogiando invece figure come Viktor Orban e la stessa Giorgia Meloni.

Vance vede nel modello ungherese e nella leadership di Meloni dei punti di riferimento per una nuova destra che mette al centro la sovranità nazionale e la critica alle istituzioni sovranazionali di Bruxelles. Tuttavia, questo asse non è privo di ombre: in Ungheria, la figura di Péter Magyar, l' "underdog" che sta mettendo in discussione il potere decennale di Orban, rappresenta un elemento di instabilità interna che potrebbe incrinare il fronte dei sovranisti europei.

Società, Cultura e Giustizia: Dal Caso Regeni a George Clooney

Oltre la cronaca bellica, i quotidiani pongono l'accento su questioni etiche e sociali di grande rilievo. Resta aperta la ferita del caso Regeni, con le polemiche sullo "scaricabarile" relativo alla fiction dedicata alla vicenda del ricercatore friulano, segno di una difficoltà persistente nel trovare verità e giustizia a livello istituzionale.

Sul fronte della giustizia civile, il giurista Sabino Cassese lancia un monito severo: gli italiani si sentono "traditi dai partiti". La critica punta il dito contro un sistema politico che fatica a garantire procedimenti rapidi e trasparenti, lasciando i cittadini in un limbo burocratico che mina la fiducia nello Stato.

In questo contesto di tensioni, spicca la voce fuori dal coro di George Clooney. In un incontro con migliaia di studenti a Cuneo, l'attore ha usato parole durissime contro Donald Trump, definendolo "indecente". Clooney ha trasformato il suo intervento in un manifesto politico e generazionale, esortando i giovani a non rassegnarsi e a guardare oltre il populismo, portando il dibattito dalla "fama di Hollywood" alla responsabilità civile.

Il Ruolo di Pechino e Islamabad

Infine, non si può ignorare il "fattore pakistano" citato dagli analisti. La mediazione di Islamabad, spinta da Pechino, rivela un nuovo ordine mondiale dove gli Stati Uniti non sono più gli unici mediatori possibili. La Cina sta tessendo una tela diplomatica che mira a stabilizzare l'area per proteggere i propri interessi commerciali (la Via della Seta), ponendosi come un'alternativa pragmatica alla diplomazia dei valori occidentale. Il punto di equilibrio tra Washington e Pechino resta precario, ma è su questo asse che si giocherà il futuro dei prossimi quarant'anni di relazioni globali.

venerdì 5 dicembre 2025

LA LETTERA DI EINSTEIN A ROOSEVELT

Nonostante il fallimento di Heisenberg, la notizia dei suoi esperimenti arrivò in Svizzera e da lì agli Stati Uniti. L’enfasi che caratterizzò queste comunicazioni fu tanto esagerata che negli USA si pensò che Heisenberg aveva ottenuto la prima esplosione nucleare, cosa che determinò una decisa accelerazione verso un progetto di fabbricazione della bomba da parte degli Stati Uniti. 


A fronte di queste reazioni, ci fu tra gli scienziati una netta presa di coscienza del pericolo a cui si andava incontro. Il 12 luglio 1939 i fisici Szilard e Wigner si recarono da Einstein per comunicargli lo stato dell’arte in merito alle conoscenze relative alla fissione e alla possibilità quanto meno teorica di realizzare un ordigno nucleare. Einstein era a digiuno di fisica nucleare, ma era in buoni rapporti con i reali del Belgio, di cui il Congo ricco di miniere di uranio era una colonia. 

La sua voce sarebbe stata ascoltata e i reali del Belgio avrebbero capito la reale importanza sullo scenario di guerra dei giacimenti di cui erano i controllori. Szilard accompagnato da Teller, tornò da Einstein il 2 agosto per convincerlo ad inviare una lettera al presidente Roosevelt, in cui venivano espressi i timori relativi alla bomba. Fu il primo passo verso una presa di consapevolezza da parte dell’amministrazione americana che era ormai necessario affrontare la questione.

Nell’agosto del 1939 fu recapitata una lettera alla casa bianca. Il messaggio era chiaro: la Germania nazista stava facendo studi sulla fissione nucleare per la costruzione della bomba atomica e suggeriva che gli Stati Uniti avrebbero dovuto iniziare lo stesso percorso di ricerca. Stimolato dalla lettera, Roosevelt dette via a un serie di iniziative che culminarono poi con il Progetto Manhattan.

Tale lettera fu scritta quasi interamente da Leó Szilárd, fisico e scrittore ungherese, con il consulto di altri due colleghi e fu firmata dalla massima autorità scientifica dell'epoca: Albert Einstein. Nonostante ciò egli non prese mai parte al progetto della bomba e, secondo lo scienziato e attivista statunitense Linus Pauling, lo scienziato si pentì di aver firmato la lettera. 

Non si pentì invece di firmare un appello al Presidente Truman, che aveva succeduto Roosevelt, dove condannava l’uso dell'arma atomica. Dopo essere stato ignorato e dopo la distruzione delle città di Hiroshima e Nagasaki, Einstein scrisse “si è conquistata la vittoria, non la pace.”


sabato 24 agosto 2024

L'arte di manipolare l'opinione pubblica - Come funziona la fabbrica del consenso

Gli oligarchi del nuovo ordine mondiale si celano sotto il manto di un ingannevole democrazia, fingono che gli stati europei siano sovrani, inscenano il pluralismo dei partiti, per nutrire nei sudditi, l’illusione di poter scegliere, incantano l’elettorato, con mirabolanti promesse, sistematicamente disattese, e aggirano persino l’esito dei referendum, istituiscono commissioni di inchiesta che non hanno mai svelato nessuna verità, altrimenti ne sarebbe emerso l’imbarazzante coinvolgimento dei servizi segreti CIA, MOSSAD, MI6. Condannano il colonialismo salvo quando a esercitarlo siano la nato, gli Stati Uniti, L’Inghilterra la Francia e Israele. Ma perché i padroni del mondo come li ha definiti Avram Noam Chomsky sono così ipocriti? Azzardo un’ipotesi, i grandi burattinai lavorano alla costruzione di una società distopica, contraria all’ordine naturale delle cose. Se dichiarassero le loro autentiche intenzioni, l’opinione pubblica non li seguirebbe, da provetti giocolieri della menzogna hanno perciò allestito un ingegnoso Truman Show di portata planetaria. 

Gesù ci aveva avvertiti, guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Casualmente lo stemma della Fabian society raffigura proprio un lupo travestito da agnello e i vili affaristi del calibro di Bill Gates e George Soros non si sono del resto fregiati del titolo di benefattori? Qual è allora la sorgente di tanta doppiezza?

I Signori del denaro e dell’impostura hanno preso lezioni dai gesuiti? Soffrono di sindrome bipolare? Sono seguaci di Satana? O più semplicemente obbediscono a precetti religiosi del tipo “il nome di Dio non è profanato quando un ebreo mente a un cristiano” Talmud Baba Kama, 113b. “Gli ebrei devono sempre cercare di imbrogliare i cristiani” Zohar I 160a. “Non è permesso derubare un fratello ma è permesso derubare un non ebreo” Bava Metzia 61a.

Chissà, addentrarsi nel ginepraio rabbinico sull’esegesi delle norme ebraiche è poco prudente; tuttavia, nessuno potrebbe negare che le lobby cosmopolite siano specializzate in lavaggi del cervello. “Ritorno al mondo nuovo” uscito nel 1958 a firma del massone Aldous Leonard Huxley mentore di Orwell ne è una riprova, citiamo testualmente “è chiaro che un governo del terrore funziona meno bene del governo che con mezzi non violenti manipola l’ambiente, i pensieri e i sentimenti dei singoli, forze impersonali da noi incontrollabili, nell’interesse di una minoranza, lavorano per irregimentare la società e centralizzare il potere, una crisi permanente giustifica da parte di un governo centrale, il controllo su tutto e su tutti. È proprio una crisi permanente dobbiamo attenderci in questo mondo, dove l’eccesso di popolazione rende quasi inevitabile la dittatura. Le costituzioni non si abrogheranno, rimarranno elezioni e parlamenti, ma la sostanza dietro le quinte sarà un nuovo tipo di totalitarismo non violento. Radio e giornali continueranno a parlare di democrazia e libertà, intanto l’oligarchia al potere con la sua addestratissima élite di soldati, poliziotti, fabbricanti del pensiero e manipolatori del cervello manderà avanti lo spettacolo, a suo piacere. Formidabile strumento di controllo della realtà è il bipensiero che nel romanzo 1984 uscito nel 1949, George Orwell ci illustra con chiarezza, ci illustra così “credere fermamente di dire verità sacrosante mentre si pronunciano le menzogne più artefatte, ricorrere all’uso della logica contro la logica, rinnegare la morale proprio nell’atto di rivendicarla, essere pienamente consapevoli nell’indurre inconsapevolezza. Gustave Le Bon  in “Psicologia e politica” pose le basi della moderna demagogia già nel 1910 la lucidità delle masse è estrema quando le si sappia guidare soltanto in apparenza governano le moltitudini, la grammatica della persuasione serve soltanto per creare opinioni e credenze. Da tali opinioni e credenze deriva l’enorme maggioranza delle nostre azioni, chi le fa nascere è il nostro vero padrone. Nel 1928 Edward Bernays di famiglia ebraica e nipote di Sigmund Freud affrontò analoghe tematiche in “Propaganda l’arte di manipolare l’opinione pubblica”, eccone qualche stralcio “la manipolazione consapevole e intelligente delle abitudini e delle opinioni delle masse è un elemento fondamentale nella società democratica, uomini di cui non abbiamo mai sentito parlare governano i nostri corpi, modellano le nostre menti, forgiano i nostri gusti, suggeriscono le nostre idee, la propaganda è il braccio esecutivo del governo invisibile. Il filosofo ebreo e tedesco Günther Siegmund Stern, più noto con lo pseudonimo di Günther Anders nel saggio del 1956 “L’uomo è antiquato” ha svelato come funziona la fabbrica del consenso. Quanto più totale è un potere, tanto è più muto il suo comando, quanto più muto è il suo comando tanto più naturale è la nostra obbedienza e quanto più è naturale la nostra obbedienza tanto è più assicurata l’illusione di libertà, quanto è più assicurata l’illusione di libertà tanto è più totale il potere. Mediante raffinati metodi di persuasione occulta è insomma possibile alterare la percezione, il giudizio, i comportamenti, la coscienza, nel perseguire il traguardo della omologazione mondialista, i laboratori di scienze sociali, istituto Tavistock in testa, fabbricano cavalli di Troia per sovvertire tradizioni millenari, scardinare consuetudini, annacquare civiltà, sciogliere il nucleo etico della società, i cavaliere dell’apocalisse agiscono con perizia, lucidità, tenacia, e risorse quasi illimitate, hanno introdotto il consumismo, l’aborto e il divorzio, gli Erasmus studenteschi, il nomadismo aziendale utili a spezzare i legami familiari. Hanno puntato su droghe, industria pornografica, dissoluzione del principio di autorità, e adesso ci bombardano con armi subdole, come il politicamente corretto, la Cancel Culture, la rivoluzione Woke, l’ideologia gender, strumenti atti ad annientare l’istinto di procreazione il buonsenso avito l’orgoglio della stirpe, l’anelito verso la spiritualità, veleni ideologici che inducono angoscia frustrazione, smarrimento, dissonanza cognitiva al punto di minare compattezza, l’armonia, la sopravvivenza stessa di una collettività. Il nostro nemico è vile, è astutissimo, da quasi ottant’anni ci tende trappole insidiose che però noi potremmo evitare se solo la smettessimo di credere a tutte le sporche menzogne che i politicanti ci rifilano senza tregua, né vergogna. 


Trascrizione di Giacomo Palumbo

Della grande scrittrice Lidia Sella 

  




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