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venerdì 24 aprile 2026

Italia tra resilienza e incognite: l'allarme dell'OCSE su energia e debito

La capacità di tenuta dimostrata dal sistema Italia di fronte ai recenti shock geopolitici non rappresenta una garanzia per il futuro. Secondo l'ultima analisi dell'OCSE, l'economia nazionale si trova davanti a un bivio: se da un lato la struttura produttiva diversificata e il supporto del PNRR hanno evitato il tracollo, dall'altro emergono criticità strutturali che rischiano di frenare drasticamente la ripresa.

Frenata del PIL: l'ipoteca del caro energia

Le stime di crescita per il prossimo biennio subiscono una correzione prudenziale. Le previsioni indicano un incremento del Prodotto Interno Lordo limitato al +0,4% per il 2026 e al +0,6% per il 2027. A pesare su questo scenario è soprattutto il dossier energetico: l'elevata dipendenza dall'estero (pari al 74% del fabbisogno netto) espone il Paese alla volatilità dei mercati globali, erodendo il potere d'acquisto delle famiglie e frenando i piani di investimento delle imprese.

Per invertire la rotta, l'organizzazione parigina suggerisce un'accelerazione su due fronti:

  • Transizione green: Incremento delle fonti rinnovabili a basso costo.

  • Elettrificazione: Miglioramento della competitività industriale e riduzione simultanea dell'impronta carbonica.


Riforme e Mercato del Lavoro: l'ombra dei NEET

Nonostante i progressi nella digitalizzazione e nella riforma della giustizia, l'Italia deve fare i conti con un inverno demografico che minaccia di svuotare il mercato occupazionale. La scarsità di manodopera qualificata è aggravata da un dato allarmante: la percentuale di giovani NEET (chi non studia e non lavora) resta tra le più alte dell'area OCSE.

Per contrastare questo trend, le raccomandazioni si concentrano su:

  1. Orientamento: Snellire il passaggio dal mondo accademico a quello produttivo.

  2. Istruzione Terziaria: Valorizzare i titoli di studio superiori attraverso salari più competitivi.

  3. Produttività: Sostenere la crescita dimensionale delle micro-imprese, spesso troppo piccole per investire efficacemente in Ricerca e Sviluppo (R&S).

Il rigore necessario: l'andamento del debito pubblico

Sul fronte dei conti pubblici, il monitoraggio resta serrato. Il Ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, si trova a gestire una traiettoria del debito che non accenna a flettere in modo significativo. Dopo il 137,1% del PIL registrato nel 2025, il rapporto debito/PIL è proiettato al 137,5% nel 2026, per poi assestarsi al 137,4% nel 2027.

AnnoDebito/PIL (Stima)Crescita PIL
2025137,1%-
2026137,5%+0,4%
2027137,4%+0,6%

In conclusione, la modernizzazione della macchina statale e la semplificazione del sistema fiscale rimangono le precondizioni essenziali affinché la "resilienza" del recente passato si trasformi in una crescita strutturale e duratura.

mercoledì 15 aprile 2026

Geopolitica e industria: l'impatto della crisi di Hormuz sul sistema Italia

L'allarme lanciato dal Fondo Monetario Internazionale circa il rischio di una recessione globale non coglie di sorpresa il mondo produttivo. In particolare, la postura dell'economia italiana appare estremamente vulnerabile, condizionata da una fragilità strutturale che la crisi energetica e le tensioni nello Stretto di Hormuz stanno portando a un punto di rottura.

Secondo Giuseppe Pasini, presidente di Confindustria Lombardia e vertice del gruppo siderurgico Feralpi, il blocco dello stretto rappresenta un moltiplicatore di rischio per un Paese che vanta un interscambio commerciale con l'area del Golfo pari a circa 32,5 miliardi di euro (di cui 22 miliardi in export, trainato da meccanica strumentale e lusso).

L'effetto domino: dall'energia al consumo

Il blocco delle rotte petrolifere genera una distorsione economica che si propaga lungo tre direttrici critiche:

  1. Shock dell'offerta: La dipendenza italiana dal gas e dai derivati petroliferi (che coprono oltre il 50% del fabbisogno energetico nazionale) innesca un aumento immediato dei costi di produzione.

  2. Dinamica inflattiva: La pressione sui prezzi energetici alimenta l'inflazione core, con un conseguente inasprimento della politica monetaria. Il rialzo dei tassi di interesse comprime il reddito disponibile delle famiglie (attraverso l'incremento delle rate dei mutui) e frena gli investimenti privati.

  3. Tenuta sociale: Il rallentamento dell'attività produttiva minaccia la stabilità del mercato del lavoro. Pasini evidenzia il rischio concreto di un ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali (Cassa Integrazione Guadagni), in un contesto dove i salari reali sono stagnanti da decenni


Verso una risposta strutturale: il nodo dell'autonomia energetica

L'attuale congiuntura pone l'Italia in una posizione di maggiore debolezza rispetto ai partner europei. Per Pasini, le soluzioni non possono limitarsi a interventi emergenziali.

  • Il fattore nucleare: Sebbene considerato parte della soluzione per la decarbonizzazione e l'indipendenza energetica, il nucleare sconta un orizzonte temporale di attuazione stimato in 12-15 anni. Un lasso di tempo che il sistema industriale, impegnato a garantire la sopravvivenza operativa nel breve termine, non può permettersi di attendere senza misure di accompagnamento.

  • Riduzione del costo della bolletta: È urgente un intervento strutturale sugli oneri energetici che gravi meno sia sulle imprese energivore sia sul bilancio delle famiglie, per evitare il collasso della domanda interna.

Vincoli di bilancio e Patto di Stabilità

La frenata del PIL italiano riapre inevitabilmente il dibattito sulla flessibilità fiscale. In una fase di recessione indotta da shock esogeni, la rigidità del Patto di Stabilità appare in contrasto con la necessità di sostenere il tessuto produttivo e sociale. Il rischio, in assenza di uno sblocco della crisi di Hormuz o di manovre di supporto mirate, è quello di uno scivolamento verso una fase di stagnazione prolungata, capace di logorare non solo l'economia, ma la stessa coesione civile del Paese.

giovedì 18 aprile 2024

Intervista a Giacomo Palumbo


Intervista a Giacomo Palumbo sulla transizione verde: 

Il futuro del mercato unico europeo è importante perché esso fa parte della nostra vita economica, è l'economia di ogni giorno. Da esso dipende la possibilità di studiare in un Paese europeo, la facilità di vendere i propri prodotti o la possibilità di trovare un lavoro in un altro Paese Ue, dipendono gli standard di sicurezza. Bisognerebbe accentuare e sviluppare la libertà di conoscenza, dei dati, della ricerca e della finanza pubblica. 

La forza trasformativa della finanza pubblica, che è stata in grado di “riparare” l’Unione, può essere utilizzata per promuovere la transizione verso l’Europa dello sviluppo sostenibile, dell’uguaglianza, dell’innovazione sociale, spingendo i Paesi, le Regioni e le Città ad adottare forme e strumenti di finanza pubblica che incorporino gli "Sustainable Development Goals" (obiettivi di sviluppo sostenibile)  e i Target dell’Agenda 2030, insieme agli obiettivi dell’Accordo di Parigi e del Pilastro Europeo dei Diritti Sociali.

Guardiamoci dal fare dell'Unione Europea la prima economia a impatto climatico zero, efficiente sotto il profilo delle risorse e pronta per l'era digitale, garantendo al contempo equità sociale e riduzione delle disuguaglianze è un obiettivo ambizioso che implica cospicui investimenti pubblici e privati e un modello di governance economica in grado sostenere adeguatamente la composizione della finanza pubblica in linea con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile posti al centro dell'elaborazione e dell'azione strategica.

L’Unione Europea è seriamente indietro su ricerca e innovazione e dobbiamo concentrarci su questo aspetto. La forza della nostra economia è renderli meglio funzionanti per darci più opportunità, per dare più possibilità ai singoli cittadini che vogliono credere di sviluppare più intensamente quest'opera. 
Riconosciamo di avere poca libertà di conoscenza, di proiezione, perché la spiegazione sta nel fatto che se la libertà di conoscenza e la ricerca e sviluppo è troppo frammentata tra i singoli Paesi, non saremmo in grado di competere con cinesi e americani, con i paesi in via di sviluppo. 

Sono diverse le modalità per identificare strategie di investimento che possono essere considerate sostenibili e responsabili, in grado quindi di coniugare obiettivi di carattere ambientale, sociale e di buon governo societario. Vi sono però settori (come ad esempio quello dei servizi idrici e della gestione dei rifiuti) in cui le attività svolte, per le loro caratteristiche intrinseche, possono influire direttamente sugli obiettivi riconducibili allo sviluppo sostenibile. Questo è dovuto non solo alla natura delle attività che li caratterizzano, ma anche al fatto che generalmente sono soggette a obblighi e prescrizioni coerenti con tali obiettivi (dettati da previsioni di tipo normativo oppure regolatorio). Il settore idrico come quello dei rifiuti possono quindi rappresentare un impiego idoneo per gli investimenti per il perseguimento di alcuni degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, ammesso comunque che i soggetti che vi operano siano dotati di adeguata capacità organizzativa sul piano industriale e finanziario.

Gli studi dimostrano che il mercato unico è rimasto indietro, questo deve portare ad un cambiamento e nei miei casi di studio, in particolar modo sulla transizione verde si presagisce la possibilità di recuperare l'integrazione in tre macrosettori, in cui il sistema è frammentato in mercati nazionali, nello specifico nelle telecomunicazioni, nell'energia e i nei mercati finanziari. 

Per cui dovrebbe esserci una spinta maggiore in merito. 

Bisognerebbe mettere insieme il finanziamento privato, rendendo il finanziamento di queste iniziative appetibile per i capitali privati, e finanziamenti pubblici come è stato per il Next generation Eu. 

Ricordando come il Green Deal è stato integrato nelle misure finanziarie straordinarie proposte dalla Commissione Europea in risposta alla crisi economica indotta dal COVID-19, vale a dire il potenziamento del Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2017 (il budget UE) e le iniziative del programma Next Generation EU da 750 miliardi di euro, adottato il 27 maggio 2020. Integrando l’EU Green Deal nel piano di rilancio dell’economia, le istituzioni europee hanno scelto di non posticipare gli obiettivi ambientali e climatici, bensì di farne il perno per la creazione di nuovi posti di lavoro.

Gli investimenti sostenibili possono essere declinati secondo varie strategie, ognuna contraddistinta da specifici obiettivi e metodologie che non sono auto-escludenti e possono quindi essere applicate allo stesso portafoglio e alle diverse classi di attivo (azioni, obbligazioni, private equity e private debt).

Di seguito le strategie più diffuse sono:

• Esclusioni: esclusione di alcuni emittenti, settori o Paesi in base a determinati principi e valori (tra i criteri più utilizzati: armi, pornografia, tabacco, ecc.).

• Convenzioni internazionali: selezione degli investimenti in base al rispetto di norme e trattati internazionali (i più utilizzati sono quelli definiti in sede OCSE, ONU e Agenzie ONU).

• Best in class: selezione o peso degli investimenti in portafoglio secondo criteri ESG, privilegiando i migliori all’interno di un settore, una categoria o una classe di attivo.

• Engagement: dialogo costruttivo con gli emittenti su questioni di sostenibilità ed esercizio dei diritti di voto connessi alla partecipazione al capitale azionario.

• Investimenti tematici: selezione dei titoli sulla base di uno o più temi ESG (ad esempio: cambiamenti climatici, efficienza energetica, salute, ecc.).

• Impact Investing: investimenti in imprese, organizzazioni e fondi realizzati con l’intenzione di generare un impatto socio-ambientale positivo e misurabile, assieme a un ritorno finanziario.

E per l'energia rinnovabile ed ecosostenibile continuiamo ad avere mercati nazionali e scarse interconnessioni e il risultato sono i costi alti. 

Il confronto che si fa sempre con gli Stati Uniti d'America non significa che dobbiamo diventare come loro, perché io sono assolutamente soddisfatto del modello europeo e del welfare europeo, questo lo confermano i molteplici studi che sono stati commissionati dall'Unione Europea per determinarne il processo. 

A dicembre del 2019 la Commissione Europea ha lanciato l’EU Green Deal, un programma di politiche e di iniziative per conseguire l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050, vale a dire l’equilibrio tra quantità di CO2 emessa e assorbita.

I perni centrali dell’EU Green Deal sono le proposte su:

• Sustainable Europe Investment Plan (piano di investimento europeo sostenibile) e Just Transition Mechanism (solo il fondo di transizione "verde") (e Just Transition Fund);

• European Climate Law, che sancisce l’obiettivo di neutralità climatica entro il 2050;

• Patto Europeo per il clima;

• una nuova strategia industriale e un nuovo piano per l'economia circolare;

• un sistema alimentare giusto e rispettoso dell'ambiente;

• una nuova strategia per la biodiversità al 2030;

• un obiettivo "inquinamento zero" per un ambiente privo di sostanze tossiche.

I punti più rilevanti del programma in ottica di finanza per lo sviluppo sostenibile sono:

• indirizzare investimenti verso gli obiettivi ambientali e climatici del piano (l’obiettivo è 1000 miliardi di euro in 10 anni)

L'urgenza sullo studio della transizione verde è riferita totalmente all’integrazione dei mercati finanziari, energetici e delle telecomunicazioni e nasce dal fatto che tutti i dati e gli asset finanziari dimostrano che cinesi e indiani da una parte e americani dall'altra, stanno andando più forte di noi europei, soprattutto innovando di più i piani di ricerca sulla transizione verde, nei mercati finanziari.

La tassonomia (lo studio della teoria e delle regole di classificazione) è una classificazione delle attività economiche eco-compatibili concepita come strumento per guidare le scelte di investitori e imprese in vista della transizione verso un’economia priva di impatti negativi sull’ambiente e, in particolare, sul clima. Dal punto di vista legislativo, a giugno del 2020 è entrato in vigore il regolamento 2020/852 che delinea gli obiettivi e i principali criteri di funzionamento della tassonomia. Nel regolamento vengono esplicitati sei obiettivi ambientali dell’Unione Europea, tra cui la mitigazione e l’adattamento al cambiamento climatico.

Per essere eco-compatibile, un’attività deve:

• contribuire positivamente ad almeno uno dei sei obiettivi;

• non produrre impatti negativi su nessun altro obiettivo ("do no significant harm" "non arrecare danno significativo);

• essere svolta nel rispetto di garanzie sociali minime (per esempio, le linee guida OCSE per le imprese multinazionali e i Principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani).

Proporrei il "ventottesimo regime" giuridico e di diritto societario che è un passe-partout che consente a una piccola impresa di muoversi in tutti i Paesi Ue invece di cambiare ventisette volte sistema. 

La divisione del mercato finanziario europeo lo rende poco attrattivo: si calcola in 300/320 miliardi di euro l'anno la cifra di risparmi di noi cittadini europei che se ne va negli Stati Uniti, invece di finanziare l'economia europea e la transizione verde e la difesa europea.

È poi necessario la difesa dei diritti dei lavoratori: propongo e ribadisco da anni l'eliminazione del concetto di massimo ribasso negli appalti perché ne sta mettendo a rischio l'incolumità. Ma su questo argomento c'ho scritto pagine e pagine su questo blog. 

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