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domenica 5 settembre 2010

ONU. L'Italia contro i diritti umani.

Simbolo Onu"Nonostante l'esistenza di leggi per i diritti umani e contro la discriminazione [..] il Comitato nota l'alta incidenza della discriminazione e delle violazioni dei basilari diritti umani nei confronti della popolazione immigrata". Sono le parole dell'Ilo, l'Organizzazione internazionale del lavoro, Agenzia Onu, nel rapporto del comitato di esperti sulle applicazioni delle convenzioni e raccomandazioni. La parte concernete l'Italia di riferisce al rispetto della Convenzione per la non discriminazione e la protezione dei basilari diritti umani di tutti i lavoratori immigrati, ratificata dal nostro paese nel 1981. Il rapporto prosegue citando le indagini del Comitato consultivo sulla convenzione per la protezione delle minoranze nazionali (ACFC): "Nel paese persistono razzismo e xenofobia anche verso richiedenti asilo e rifugiati, compresi i Rom, e creano un clima negativo verso queste persone. L'ACFC riporta anche le talvolta dure condizioni di detenzione degli immigranti irregolari, prima dell'espulsione nelle loro nazioni di origine (25 ottobre 2005). Il Comitato nota anche le considerazioni conclusive del Comitato Onu per l'eliminazione della discriminazione razziale (CERD, marzo 2008) che esprime preoccupazione per i rapporti di serie violazioni dei diritti umani dei lavoratori immigrati senza documenti [..], che includono maltrattamenti, paghe minime ricevute in considerevole ritardo, lunghi orari di lavoro e situazioni di lavoro vincolato in cui parte della paga viene trattenuta dai datori di lavoro come pagamento per l'alloggio in edifici sovraffollati privi di elettricità e acqua corrente. Il CERD riferisce anche i continui discorsi razzisti e xenofobi contro gli immigrati extra europei, casi di incitamento all'odio che hanno per bersaglio gli stranieri e in particolare i Rom, denuncie di maltrattamenti ai Rom, soprattutto quelli di origine rumena, da parte delle forze di polizia nel corso di raid nei campi Rom, soprattutto dopo il decreto presidenziale del Novembre 2007 concernente l'espulsione degli stranieri. Nello stesso contesto, il Comitato nota che l'Inviato speciale Onu sul razzismo, gli Esperti indipendenti Onu sulle questioni delle minoranze e l'Inviato speciale Onu sui diritti umani dei migranti hanno rilasciato il 15 luglio 2008 una dichiarazione in cui esprimono le loro serie preoccupazioni a proposito delle recenti azioni, dichiarazioni e misure proposte contro la comunità e gli immigrati Rom in Italia, soprattutto la proposta di prendere le impronte digitali di tutti i Rom in modo da identificare chi vive in Italia senza documenti. Hanno anche condannato la retorica aggressiva e discriminatoria usata esplicitamente dai leader politici per associare i Rom alla criminalità, così creando un clima generale di ostilità, antagonista e stigmatizzazione presso il pubblico. Il Comitato è profondamente preoccupato da questi rapporti sulle violazioni dei basilari diritti umani, soprattutto dei migranti senza documenti provenienti da Africa, Asia ed Europa orientale, e per il crescente clima di intolleranza, violenza e discriminazione contro la popolazione immigrata, soprattutto i Rom di origine rumena. Dato che simili fatti hanno un impatto sul livello basilare di protezione dei diritti umani e dei lavoratori e le condizioni di vita e di lavoro della popolazione immigrata in Italia, il Comitato ritiene che sollevino gravi questioni di non applicazione della Convenzione. Il Comitato ricorda l'obbligo del governo, in riferimento all'articolo 1 della Convenzione, di rispettare i basilari diritti umani di tutti i lavoratori immigrati, a prescindere dal loro status di immigrati. Inoltre, secondo l'articolo 9(1) il governo ha l'obbligo di assicurarsi che i lavoratori immigrati, anche quelli impiegati illegalmente, non siano privati dei loro diritti in riferimento al lavoro effettivamente svolto per quanto concerce la remunerazione, la sicurezza sociale e altri benefici. Il Comitato ricorda anche l'obbligo del governo, in base agli articoli 10 e 12 della Convenzione, di prendere provvedimenti che garantiscano uguaglianza di trattamento, in riferimento alle condizioni di lavoro, per tutti i lavoratori immigrati legalmente nel paese, così come provvedimenti per informare ed educare la popolazione in modo da migliorare la consapevolezza della discriminazione per cambiare atteggiamenti e comportamenti. Tali provvedimenti non dovrebbero riguardare soltanto le politiche anti discriminatorie in generale ma dovrebbero assicurare che la popolazione accetti i lavoratori immigrati e le loro famiglie come membri a pieno titolo della società.

Il testo prosegue in grassetto e corsivo (i grassetti precedenti sono stati aggiunti da me): Il Comitato spera che il governo sia in grado di agire con efficacia per affrontare il clima di intolleranza, violenza e discriminazione contro la popolazione immigrata in Italia, compresi i Rom, e si assicuri l'effettiva protezione legale e pratica dei basilari diritti umani di tutti i lavoratori immigrati, indipendentemente dal loro status. Spera che siano prese le misure necessarie per aiutare le vittime a far valere i loro diritti e si assicuri che le disposizioni di legge concernenti la discriminazione siano meglio comprese e osservate, e la loro violazione punita più efficacemente. Il Comitato spera che il prossimo rapporto contenga una completa informazione sulle attività intraprese in questi campi.

Ah, trovo liberatorio tradurre i documenti dell'Onu. Si respira un'aria improvvisamente più pura, l'aria dei diritti civili, della speranza in un mondo migliore. Un'aria molto diversa da quella che si respira attualmente in Italia.
Dove la gravità di questo rapporto non è stata nè compresa nè comunicata dai media. La violazione della Convenzione è una delle più serie tra tutti i paesi firmatari e la più seria tra i paesi occidentali. Il ministro degli Esteri Frattini ha reagito dicendo che si tratta di affermazioni false, non dimostrate, da respingere al mittente. Replicherei al ministro che vivendo in questo paese, leggendo la cronaca, avendo visto le condizioni in cui vivono molti immigrati in prima persona non vedo come si possa dire che le affermazioni del Comitato di esperti siano false e non dimostrate. Forse il ministro dovrebbe uscire dal suo palazzo e camminare per le strade. Forse dovrebbe leggere i giornali. Il ministro del Lavoro, Sacconi, avanza l'ipotesi che "le sollecitazioni siano venute dall'interno del paese". Magari intende dire che la CGIL avrebbe istigato l'ILO a parlare male dell'Italia. Magari la CGIL vede come vengono trattati i lavoratori immigrati perché si occupa appunto di proteggere i diritti dei lavoratori. Ah, è quello che in teoria dovrebbe fare anche il ministro Sacconi.

More than 20 children among hundreds raped in eastern DR Congo

More than two dozen children were among the hundreds of civilians recently raped by members of armed groups active in the far east of the Democratic Republic of the Congo (DRC), the United Nations reported today. At least 240 people were raped in a string of villages in North Kivu province between 30 July and 2 August, with the attackers blocking the road and preventing the villagers from reaching outside communications. Many homes were also looted. The UN said today that 27 minors, including one boy, were among those assaulted, with one attempted rape reported as well.

Child protection officers have also been notified by eight other minors are being treated for sexual abuses by a health centre in North Kivu, but these cases have not been confirmed by the world body. According to the UN Population Fund (UNFPA), more than 9,000 cases of rape were reported last year in North and South Kivu provinces alone, while many cases are believed to go unreported. The recent mass rapes underscores the need for an end to impunity for perpetrators of such crimes, Margot Wallström, Secretary-General Ban Ki-moon’s Special Representative for Sexual Violence in Conflict, told reporters earlier this week.

These latest atrocities reinforce that “you cannot have a policy of zero tolerance backed by zero consequences,” she emphasized. The DRC Government must buttress its policies to combat sexual violence with “consistent and visible consequences” for perpetrators, Ms. Wallström said.

“So long as rapists remain at large, they hold the whole reputation of the Congo hostage.” Mr. Ban has dispatched Atul Khare, Assistant Secretary-General in the UN Department of Peacekeeping Operations (DPKO), to the region in the wake of the recent wave of sexual violence. Mr. Khare has met with senior Congolese officials and representatives of non-governmental organizations (NGOs) and civil in the capital, Kinshasa, and is now in the east. He is expected to brief Security Council members on his visit next Tuesday.

Economic recovery strategies must prioritize job creation, says UN labour agency

“A job-centred growth strategy should be our number one priority,” said ILO Director General Juan Somavia, ahead of a high-level conference on 13 September in Oslo. “Otherwise, the economic recovery may take years to reach those who need it most, or it may not reach them at all.” The joint ILO-IMF summit, hosted by Norwegian Prime Minister Jens Stoltenberg, will explore ways to forge a sustainable, job-rich economic recovery. Two years after the world was plunged into a recession, unemployment remains at record highs in many countries, with the ILO estimating that 30 million more people are out of work today than in 2007. There is little indication that unemployment rates will fall in the near future.Although the global economy is on the cusp of a fragile recovery, governments must take concerted action to create jobs to spur growth and development, according to the heads of the United Nations International Labour Organization (ILO) and the International Monetary Fund (IMF).

The ILO and IMF are coming together in a bid to stimulate discussion of global cooperation and policy innovations to promote job growth and social cohesion. “The Great Recession has created a painful legacy of unemployment and this devastation threatens the livelihood, security and dignity of millions of people across the world,” said IMF Managing Director Dominique Strauss-Kahn. “The international community must rise to meet this challenge,” he continued. “Now is the time for our collective action.” The two organizations have issued a background paper ahead of the gathering in the Norwegian capital, which is expected to be attended by President Ellen Johnson Sirleaf of Liberia, Prime Minister George Papandreous of Greece and Prime Minister José Luis Rodriguez Zapatero of Spain, among others. “The scars of this distress in labour markets could last for a very long time – in the case of young workers unable to get their first job, a lifetime,” the document cautions. “Political, community, business and labour leaders all over the world are asking for answers to the threat of a slow jobless recovery. And they want to know that recovery can transition into strong, sustainable and balanced growth.”

Justice. Even the short process.

While the men of the dictator Gheddafi pitch a tent in the Libyan ambassador's residence in the house PDL pot had already been put to boil on the stove. A cook is the theme of justice, with an ingredient that may be indigestible to many, the process soon. On the field of justice, in fact, play the next match between Berlusconi's majority and dissenters Finian. The government expects a demonstration of loyalty by men close to President of the Chamber but that the process is not a quick easy game, as the future leaders of Freedom and want to open a debate and revise the text already dismissed by the Senate. He had already explained the ultimate tone finiano Carmelo Briguglio: "Voting 'no' if the text does not change." The reason? The measure passed in the Senate in January would not be "compatible with the line of strict respect for the law that took President Fini. Last evening, the President of the Group of fli, Italo Bocchino explained: "We support a legal shield for Berlusconi, who is the victim of aggression," adding that "one can not be less than overnight , four to five hundred thousand jobs. " The government has however ordered a halt to "patrol" Finian. In an interview published yesterday by the Republic, the Vice-President of the Chamber Maurizio Lupi invited members of the PDL to assume their responsibility because, in short, there is confidence in the "five points" programming and the vote can only be white or black. "We can not tolerate a continuous and endless negotiations, back to the time of the law on wiretapping." In short, cut short Wolves, one can argue within the party, but then Finian must comply with the information of the majority. For Vice-President of the Chamber should start talking about issues that really interest to Italians: the South, the education and family policies. The chairman of the Members of the PDL, Fabrizio Cicchitto, considers the situation a lot easier than we want to believe: "Citizens have the right to a certain and swift justice." The process falls short of full justice reform project in the plans of the government, then you must go straight on this road. But Finian not mean let go, at least until they put their team to secure the referral of Arbitrators. To confirm it was Mary Ida Germontani, Senator of the Future Group and Freedom: "The revocation of the expulsion of Fini is the precondition for any negotiations on any subject." Centrist at home, meanwhile, "chat". The UDC says no quick process while making themselves available to consider some form of protection for high state offices. For Marina Sereni, instead, we come to the PD, the short process only serves to leave the prime minister from his troubles with the law. Even stronger spokesman Italy of Values Leoluca Orlando, in announcing the imminent war measure by the benches of Parliament and in the streets, said he wanted to prevent "another favor done to cracks and Berlusconi." Among the critics has raised the voice of the prosecutor in Reggio Calabria, Nicola Gratteri that, during an interview with the online channel KlausCondicio, said he considered the norm on the process about a gift to those who commit crimes against government (often organized crime), and called on Interior Minister Roberto Maroni to be felt, since "total Maroni has proven to be a good minister." Meanwhile, the Secretary of Pd Bersani, anxious to do the Berlusconi tripped on a key measure in this difficult phase of the term, a challenge to Finian ahead of vote of confidence provided by the government: "For those who support and defend certain principles of law, I expect consistency in the process shortly. " Replied the spokesman of the PDL Daniele Capezzone: "It is disheartening to note that opponents of the process would continue in operations short of complete misrepresentation of reality." According Capezzone the measure is "the first act of civilization, compared with a duration of trials that would still be too long compared to the best Western standards." The games are open then. And the end result will begin to draw from this weekend, next Saturday, when Gianfranco Fini will convene to decide on its strategy to be adopted for the resumption of the proceedings of Parliament.

Short process again in the spotlight. And 'this is the node that Prime Minister Silvio Berlusconi has dissolved on September 1.

The Prime Minister has convened a summit at Palazzo Grazioli to decide what attitude to take with Finian, with the aim of getting final approval pursuant to House. At the brunch was attended by the Keeper of Angelino Alfano, the head of the Justice PDL Niccolo Ghedini and Undersecretary to the Prime Minister Gianni Letta. After the meeting Berlusconi is convinced of the need for a buffer solution: changing the "transitional rule", the most criticized by Finian, thus removing a possible boycott by the hawks of the President of the Chamber. But what is the transitional rule? The Senate bill provides fired from the extinction process only in cases where crimes have occurred discussed before May 2006 and are punishable with sentences of less than 10 years. E 'on this point that the majority will try to mediate to reach an agreement. At this point it was not until the weekend to see if the month of September will be warmer than the past year. The majority will have to play some good cards, the first coming Saturday, when Gianfranco Fini will convene to outline its strategy to be adopted by Fli when Parliament reopens its doors after the summer break. The next day, September 5, President of the Chamber held the closing speech of the "party tricolor" Mirabello and will focus on programmatic bases finiano group. Is set for September 8th conference of the leaders of the House to decide the scheduling of the government's five point program (and its vote of confidence). 17, finally, is the day the income rationem, a date not only feared by those who are superstitious but also by Finian that will face the verdict of Arbitrators of the PDL.

Notice is still some signs of détente between the Knight and the "patrol" the President of the Chamber. The signs were there since morning, when Roberto Calderoni (who together with Roberto Cota was awarded the position of mediator between the front and Berlusconi finiano), interviewed by the Republic, has hinted that it could reach a truce " If the PDL background the 'reset' button would not hurt, the reason of state at times must prevail. " But as long - said Calderoli - that peace is bilateral. Meaning: Fli not put spokes in the wheels on the "short trial" to the resumption of work at Montecitorio and, in turn, would withdraw the referral of Finian.

Justice, in short, is the decisive issue for the fate of the government. The chairman of the Members fli, Italo Bocchino, not yet at the detailed proposals, letting the hot potato in his hand for purposes clarify its position in Mirabello. The Finian seem undecided and this is precisely that is made by the deputy president of the Senate of the PDL Gaetano Quagliariello on Radio Radical: "I do not hide behind a finger, and Justice say there are two problems: ensuring justice faster, because the time trial Italians are scandalous, and have huge repercussions. Another problem is to ensure a shield to high state offices, and in particular Prime Minister. " "I know that friends of Freedom and Future share this point of view - concluded Quagliariello - and then we must say what can be done, if not the short process." A statement in line with that of the President to Members of the PDL Fabrizio Cicchitto, convinced that Berlusconi has the merit of wanting to reduce the duration of processes that take lives and business suspended in limbo for decades, until the decision, and that for this, "we have ordered from Europe."

Of "short trial" the PD does not even want to hear. According to Democratic Senator Joseph Lumia what in Italy are not too hard process, but the impunity of Berlusconi, making the decision to launch its majority, would "fade out any hope of justice for victims of crime. Therefore, in Lumia, the government should allocate "more tools and resources to the various organs of justice" to reorganize the system more easily and effectively. " Lapidary dell'Idv leader Antonio Di Pietro, which reaffirms its commitment to raise a wall against the measure. According to former magistrate making brief violent Constitution humiliates justice and the rule of law becomes a banana republic. " Bees also strongly opposed by the leader Francesco Rutelli: "We will vote without question and without hesitation 'no' to the process short, as we did in the Senate." In brawl you add a new incursion of "Christian Family", directed by Don Antonio Sciortino. According to the weekly Catholic politics, rather than addressing important issues such as the family is "struggling with false priorities and emergencies, such as the so-called short trial." Apart from the attacks, the majority does not reverse, counting on the likely outcome of political mediation between Berlusconi and Finian, before they again thrown open the doors of Deputies.

Giustizia. Ancora sul Processo Breve.

Mentre gli uomini di Gheddafi montavano la tenda del raìs nella residenza dell’ambasciatore libico, in casa Pdl il pentolone era già stato messo a bollire sul fuoco. A cuocere è il tema della giustizia, con un ingrediente che potrebbe risultare indigesto a molti: il processo breve. Proprio sul campo della giustizia, infatti, si giocherà il prossimo match tra maggioranza berlusconiana e dissidenti finiani. Il governo si aspetta una dimostrazione di lealtà dagli uomini vicini al Presidente della Camera ma quella sul processo breve non è una partita facile, visto che gli esponenti di Futuro e Libertà chiedono di aprire un confronto e di rivedere il testo già licenziato dal Senato. Lo aveva già spiegato con toni ultimativi il finiano Carmelo Briguglio: "Votare 'no' se il testo non cambia". Il motivo? Il provvedimento passato a Palazzo Madama nel gennaio scorso non sarebbe "compatibile con la linea di rigoroso rispetto della legalità che ha intrapreso il presidente Fini". Nella serata di ieri, il presidente del gruppo dei deputati Fli, Italo Bocchino ha chiarito: "Siamo favorevoli a uno scudo giudiziario per Berlusconi, che è vittima di una aggressione", aggiungendo che "non si può fare venire meno, dalla sera alla mattina, quattro-cinquecentomila processi". Il Governo ha comunque intimato l'alt alla "pattuglia" finiana. In un’intervista pubblicata ieri da Repubblica, il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi invitava i membri del Pdl ad assumersi le proprie responsabilità perché, a breve, c'è la fiducia sui "5 punti" programmatici e il voto non potrà che essere bianco o nero. "Non possiamo certo tollerare una continua e infinita trattativa, tornare al tempo della legge sulle intercettazioni". Insomma, taglia corto Lupi, si può discutere all’interno del partito, ma poi i finiani devono adeguarsi alle indicazioni della maggioranza. Per il vicepresidente della Camera bisognerebbe ricominciare a parlare dei temi che interessano davvero agli italiani: il Mezzogiorno, il sistema dell'istruzione e le politiche per la famiglia. Il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, ritiene la situazione molto più semplice di quanto non si voglia far credere: "I cittadini hanno diritto ad una giustizia certa e rapida". Il processo breve rientra pienamente nel progetto di riforma della giustizia nei piani del Governo, quindi è necessario procedere diritti su questa strada. Ma i finiani non intendono mollare la presa, almeno finché non avranno messo la loro squadra al sicuro dal deferimento dei probiviri. A confermarlo è stata Maria Ida Germontani, senatrice del Gruppo Futuro e Libertà: "La revoca dell'espulsione di Fini è la pre-condizione per qualsiasi trattativa su qualsivoglia argomento". In casa centrista, intanto, si "chiacchiera". L’Udc dice no al processo breve pur rendendosi disponibile a valutare una qualche forma di tutela delle alte cariche dello Stato. Per Marina Sereni, invece, e veniamo al Pd, il processo breve serve solo a liberare il premier dai suoi guai con la giustizia. Ancora più deciso il portavoce dell'Italia dei Valori Leoluca Orlando che, nell'annunciare un'imminente guerra al provvedimento dagli scranni del Parlamento e nelle piazze, ha detto di voler impedire "l’ennesimo favore fatto alle cricche e a Berlusconi". Fra i critici si è alzata anche la voce del Procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri che, nel corso di un'intervista rilasciata al canale online KlausCondicio, ha detto di considerare la norma sul processo breve un regalo fatto a chi commette reati nei confronti della pubblica amministrazione (molto spesso la criminalità organizzata), e ha invitato il ministro dell’Interno Roberto Maroni a farsi sentire, visto che "complessivamente Maroni ha dimostrato di essere un buon ministro". Nel frattempo il segretario del Pd Bersani, ansioso di fare lo sgambetto a Berlusconi su un provvedimento cardine in questa fase difficile della legislatura, lancia una sfida ai finiani in vista del voto di fiducia previsto dal governo: "Per chi sostiene e difende certi principi di legalità, mi aspetto coerenza sul processo breve". Gli risponde il portavoce del Pdl Daniele Capezzone: "È davvero avvilente constatare che chi è contrario al processo breve prosegua in operazioni di totale mistificazione della realtà". Secondo Capezzone il provvedimento è "un primo atto di civiltà, a fronte di una durata dei processi che resterebbe comunque ancora troppo lunga rispetto ai migliori standard occidentali". I giochi restano quindi aperti. E il risultato finale si inizierà a delineare a partire da questo fine settimana, sabato prossimo, quando Gianfranco Fini convocherà i suoi per decidere la strategia da adottare alla ripresa dei lavori del Parlamento.

Processo breve ancora sotto i riflettori. E’ questo il nodo che il premier Silvio Berlusconi deve sciogliere prima di settembre.

Il premier ha convocato un vertice a Palazzo Grazioli per decidere che atteggiamento tenere con i finiani, con l'obiettivo di arrivare all’approvazione definitiva della norma a Montecitorio. Al brunch erano presenti il Guardasigilli Angelino Alfano, il responsabile giustizia del Pdl Niccolò Ghedini e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. Dopo l'incontro Berlusconi si sarebbe convinto della necessità di una soluzione tampone: la modifica della "norma transitoria", quella più criticata dai finiani, allontanando così l’eventuale boicottaggio da parte dei falchi del Presidente della Camera. Ma cos'è la norma transitoria? Il ddl licenziato dal Senato prevede l’estinzione dei processi solo nei casi in cui i reati dibattuti siano avvenuti prima del maggio 2006 e se sono punibili con pene inferiori a 10 anni. E’ proprio su questo punto che la maggioranza cercherà di mediare per arrivare a un accordo. A questo punto bisognerà attendere il fine settimana per capire se il mese di settembre sarà più caldo di quello appena trascorso. La maggioranza dovrà giocare bene alcune carte: la prima sabato prossimo, quando Gianfranco Fini convocherà i suoi per delineare la strategia che Fli dovrà adottare quando il Parlamento riaprirà le porte dopo la pausa estiva. Il giorno dopo, il 5 settembre, il Presidente della Camera terrà il discorso conclusivo della "festa tricolore" di Mirabello e farà il punto sulle basi programmatiche del gruppo finiano. Per l’8 settembre è fissata la conferenza dei capigruppo della Camera per decidere la calendarizzazione del Governo sui 5 punti programmatici (e relativo voto di fiducia). Il 17, infine, sarà il giorno del redde rationem, una data temuta non solo da chi è superstizioso ma anche dai finiani che si troveranno ad affrontare il verdetto dei probiviri del Pdl.

Si avvertono comunque alcuni segnali di distensione tra il Cavaliere e la "pattuglia" del Presidente della Camera. Le avvisaglie c’erano state sin da stamattina, quando Roberto Calderoli (che insieme a Roberto Cota si è aggiudicato l’incarico di mediatore tra fronte berlusconiano e finiano), intervistato da Repubblica, ha lasciato intendere che si potrebbe arrivare a un armistizio: "Se il Pdl premesse il tasto ‘reset’ non sarebbe male, la ragion di Stato in certi momenti deve prevalere". Ma a patto – ha precisato Calderoli – che la pace sia bilaterale. Ovvero: Fli non metta i bastoni tra le ruote sul "processo breve" alla ripresa dei lavori a Montecitorio e, in cambio, otterrebbe il ritiro del deferimento dei finiani.

La giustizia, insomma, resta il tema decisivo per le sorti del Governo. Il presidente dei deputati Fli, Italo Bocchino, non avanza ancora delle proposte precise, mollando la patata bollente in mano a Fini che chiarirà la sua posizione a Mirabello. I finiani sembrano indecisi ed è questo l’appunto che gli viene rivolto dal vicepresidente vicario dei senatori del Pdl Gaetano Quagliariello ai microfoni di Radio Radicale: "Non mi nascondo dietro a un dito, e sulla giustizia dico che ci sono due problemi: assicurare una giustizia più veloce, perché i tempi processuali italiani sono scandalosi, ed hanno enormi ricadute. Altro problema è quello di garantire uno scudo alle alte cariche dello Stato, e in particolare al premier". "So che gli amici di Futuro e Libertà condividono questo punto di vista – conclude Quagliariello – e allora ci devono dire cosa si può fare, se non il processo breve". Una dichiarazione in linea con quella del presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto, convinto che Berlusconi ha il merito di voler ridimensionare la durata di processi che tengono vite e imprese sospese in una sorta di limbo per decenni, in attesa della sentenza, e che, per questo, "ci hanno fatto condannare dall'Europa".

Di "processo breve" il Pd non vuole neanche sentir parlare. Secondo il senatore democratico Giuseppe Lumia ciò che dura troppo in Italia non sono i processi, bensì l’impunità di Berlusconi che, facendo varare il provvedimento alla sua maggioranza, farebbe "sfumare qualsiasi speranza di giustizia" alle vittime dei reati. Perciò, secondo Lumia, il Governo dovrebbe stanziare "più risorse e strumenti ai vari organi della giustizia" e riorganizzare il sistema "in modo più semplice ed efficace". Lapidario il leader dell’Idv Antonio Di Pietro che ribadisce il suo impegno ad alzare un muro contro il provvedimento. Secondo l’ex magistrato il processo breve "violenta la Costituzione, umilia la giustizia e trasforma uno Stato di diritto in una Repubblica delle banane". Ferma opposizione anche dal leader Api Francesco Rutelli: "Voteremo senza dubbi e senza esitazioni 'no' al processo breve, come abbiamo già fatto al Senato". Alla bagarre si aggiunge una nuova incursione di "Famiglia Cristiana", diretto da Don Antonio Sciortino. Secondo il settimanale cattolico la politica, invece di affrontare temi importanti come quello della famiglia, è "alle prese con false priorità ed emergenze, come il cosiddetto processo breve". A parte gli attacchi, la maggioranza non fa retromarcia, contando sui possibili risultati della mediazione politica fra berlusconiani e finiani, prima che si spalanchino di nuovo le porte di Montecitorio.



Famiglia Cristiana scomunica il governo

E’ lecito per un mezzo di informazione prendere posizioni antigovernative e condannare senza appello il Presidente del Consiglio, magari prendendo a spunto aspetti personali che investono la sfera privata? La risposta è certamente affermativa e, se le critiche non travalicano il buon gusto, sono certamente auspicabili perché aiutano a riflettere ed a crescere.

Ci si domanda perché, allora, tanto rumore sul caso “Famiglia Cristiana”. Penso sia utile, prima di entrare nel merito degli articoli contestati, sottolineare la differenza fra “Famiglia Cristiana” ed altri organi di informazione, incluso Avvenire. Come è noto, la rivista Paolina oltre agli abituali canali di diffusione, viene distribuita nelle Parrocchie, dove giovani cristiani volenterosi, ne promuovono la vendita. Tale circostanza conferisce grande autorevolezza al settimanale ed il fatto che molti parroci ne raccomandino l’acquisto, suggerisce l’dea che si tratti di un utile strumento, da leggere e condividere, quasi a completamento della liturgia domenicale. Per questa ragione ritengo che la posizione espressa da Famiglia Cristiana sia fuorviante rispetto ai propri obiettivi ed ai veri problemi che quotidianamente affollano l’agenda politica italiana.

Non riesco ad accettare che un organo di stampa così autorevole possa dedicarsi ad attacchi personali. Ho sempre ritenuto giusto rivendicare il diritto di giudicare i fatti alla luce della Fede e dei valori ad essa sottesi, ma non le persone (se non nelle sedi appropriate) e, soprattutto, non a mezzo stampa o in pubblici contesti. Forse sbaglio, ma sembra che Famiglia cristiana voglia seguire comportamenti tipici del passato con i quali si promuoveva la pubblica scomunica, rispetto ai quali, però, la Chiesa ha decisamente voltato pagina. Si sosterrà che le critiche, gli attacchi personali, il gossip, sono il pane quotidiano dei giornali moderni e che solo così è possibile garantire un’adeguata tiratura ed una buona penetrazione nell’opinione pubblica. A parte il dubbio gusto di tale posizione, si deve ancora una volta sottolineare che Famiglia Cristiana è distribuito in Parrocchia, e non può scendere al livello degli altri mezzi di comunicazione.

In secondo luogo Famiglia Cristiana dovrebbe aver ben presente l’insegnamento evangelico del “Dare a Cesare quel che è di Cesare”. Ciò implica che la libertà nelle scelte politiche e di Amministrazione della cosa pubblica è elemento acquisito nella dottrina cristiana.

La Chiesa, in tutte le sue articolazioni, è libera di pronunciarsi su temi politici e di orientare le coscienze, specie se si affrontano argomenti che hanno a che fare con l’etica. Anzi è sempre più importante la Sua autorevole voce ufficiale, ad evitare che falsi profeti e paladini del cristianesimo, che siedono nei banchi del Parlamento, confondano le idee su temi sensibili quali la difesa della vita dal concepimento alla morte, la Famiglia, ecc.. Ciò premesso, si deve ribadire che ciascun cristiano ha il diritto di far politica seguendo la propria coscienza, formata anche alla luce del Magistero della Chiesa: è per tale ragione che agli uomini di fede è data ampia libertà di scelta in merito agli schieramenti politici, tanto più ora che l’unità dei Cristiani in politica è stata superata, non per volontà di qualcuno, ma per precise ragioni storiche che qui non è il caso di richiamare.

Più volte autorevoli voci hanno sottolineato che l’unità dei cristiani in politica si manifesta sui valori e non su scelte opinabili che attengono altre sfere; il tentativo di orientare dal pulpito le scelte politiche è un retaggio del passato, peraltro sempre osteggiato dai “laici” che lo hanno bollato come Clericalismo ed intromissione illecita della Chiesa nella vita politica italiana.

Appare veramente originale il coro di consensi della Sinistra alla posizione antiberlusconiana assunta da Famiglia Cristiana, specie alla luce di recenti attacchi alla CEI che, a parere di autorevoli esponenti dell’opposizione, sarebbe intervenuta in modo illegittimo su temi sensibili, cari alla coscienza cristiana.

Se quindi la Chiesa garantisce la libertà di scelta dello schieramento politico, stupisce il tentativo di alcuna stampa cristiana di promuovere surrettiziamente una nuova unità politica, peraltro con un baricentro spostato decisamente a sinistra. Infatti, se è vero che i cristiani sono liberi di scegliere il partito politico al cui interno manifestare il proprio impegno, è altrettanto vero che i partiti moderni hanno il dovere di lasciare quanto meno libertà ai propri aderenti su temi che coinvolgono la coscienza delle persone. Non mi pare che tale principio abbia diritto di cittadinanza in alcuni partiti della sinistra, pronti ad isolare ed estromettere autorevoli militanti impegnati su temi etici ed a trasformare posizioni relativistiche in vessilli a sostegno della propaganda elettorale. Come dimenticare le battaglie a favore delle famiglie di fatto, ovvero il tentativo di spostare dalla sfera privata a quella pubblica il tema della vita e della morte, che richiede ben altra attenzione etica e scientifica. D’altra parte, la Sinistra italiana non ha mai fatto mistero delle proprie idee, inneggiando al modello Zapatero che, come è noto, sta sistematicamente escludendo i valori inalienabili della persona dalla vita pubblica, con esiti catastrofici, non solo sul paino economico, ma anche della tenuta della Società.

Infine devo osservare come l’appello all’impegno dei cristiani in politica, al fine di formare una nuova classe dirigente di elevato profilo morale, è del tutto condivisibile e rientra nella sfera delle sollecitazioni possibili ed anzi doverose di un settimanale cristiano. D’altra parte, da Paolo VI in poi, sono innumerevoli i richiami della Chiesa all’impegno responsabile nella vita pubblica.

Ciò che lascia perplessi sono le motivazioni che sorreggono l’appello di Famiglia Cristiana, tutte improntate al pessimismo e ad un sentimento popolare che, al contrario, andrebbe contrastato. Secondo il settimanale, infatti, la Politica è marcia e tutti i politici, specie se schierati con Berlusconi, sono corrotti. Come è possibile sostenere l’appello all’impegno politico dei giovani in questo modo? Mi viene da riflettere che, se la premessa fosse corretta, gli unici a poter rispondere all’appello sarebbero quei giovani che cercano nella politica una scorciatoia per il successo, ovvero un tornaconto personale. I cristiani sanno che, per amore del prossimo, possono spingersi fino alle soglie dell’Inferno, ma se il mondo politico fosse come quello descritto da Famiglia Cristiana, non sarebbe azzardato descriverlo come struttura del Peccato, da tenere a debita distanza per coloro che credono nella Salvezza Eterna.
Al contrario, sono convinto che, pur fra politici corrotti e per nulla animati dalla ricerca del Bene Comune, siano presenti eccellenze in grado di proporsi come modelli in tutti gli schieramenti politici e, a maggior ragione, nell’attuale maggioranza. Su questi personaggi occorre fare leva per stimolare l’impegno dei Cristiani in politica e, prendendo a prestito un’espressione del Senatore Quagliariello, occorre convincere i giovani che per una Politica improntata alla ricerca del Bene Comune, si deve essere disposti ad immergere le mani nell’acqua sporca ed essere capaci di tirarle fuori pulite e che il mondo politico, pur con le sue miserie e con i suoi cattivi profeti, ha in sé un germe di pulizia che gli garantisce la sopravvivenza ed il suo impegno a vantaggio della Società. Insomma, il sistema nel suo complesso è sano ed è impegno di tutti individuare ed estromettere le pecore zoppe, sostituendole con persone capaci ed irreprensibili, con l’obiettivo di promuovere un processo di miglioramento continuo della classe dirigente.

Concludo con un personale appello a Famiglia Cristiana, affinché torni ad occuparsi di attualità e Politica alla luce dei valori unificanti e non a quelli che legittimamente dividono il Popolo Cristiano, senza scendere nella contesa politica, altrimenti eviti, con la sua presenza in Parrocchia, di confondere i cristiani, certi di trovare, in un giornale promosso dal Pulpito, una chiara spiegazione della modernità, illuminata dal magistero della Chiesa.

Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, il "prefetto dei 100 giorni".

Palermo, Venerdì 3 settembre 1982, ore 21.00 il nuovo prefetto di Palermo, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, sta andando a cena con la giovane moglie Emanuela Setti Carraro, di scorta li segue un’Alfetta guidata dall’agente della polizia di Stato Domenico Russo. Giunti in Via Isidoro Carini sopraggiungono due motociclette e un’auto che affiancandosi all’A112 del generale aprono il fuoco a colpi di kalashnikov uccidendoli sul colpo. Sul luogo dell'eccidio, un anonimo cittadino lascia un cartello affisso al muro. Poche parole, una frase che in breve fa il giro del mondo: "Qui è morta la speranza dei siciliani onesti".

L’Agente Scelto Domenico RUSSOnasce a S.Maria Capua Vetere (CE) il 27/12/1950. Quella sera Domenico seguiva con l’auto di servizio, un’Alfetta non blindata, come scorta alla vettura A-112 del Generale e della sua compagna, che vennero trucidati in maniera vile da un commando della Mafia a colpi di Kalashinkov, in quella circostanza, l’auto con a bordo l’autista e l’Agente Russo, venne affiancata da una motocicletta guidata da Pino Greco detto “Scarpuzzedda”, che uccise l’autista e ferì in maniera gravissima il Russo, il quale morì dopo 13 giorni di agonia all’ospedale di Palermo. Domenico lasciava la moglie ed un figlio piccolo.

L’Agente Russo per il suo atto di eroismo venne insignito della Medaglia d’oro al valor civile con la seguente motivazione:

“Di scorta automontata per il servizio di sicurezza ad eminente personalítà, assolveva al proprio compito con sprezzo del pericolo e profonda abnegazione. Proditoriamente fatto segno a numerosi colpi d’arma da fuoco esplosi a distanza ravvicinata da parte di alcuni appartenenti a cosche mafiose, tentava di reagire al fuoco degli aggressori nell’estremo eroico tentativo di fronteggiare i criminali, immolando così la vita nell’adempimento del dovere. Palermo, 3 settembre 1982.”

Carlo Alberto Dalla Chiesa nasce a Saluzzo (Cuneo) il 27 settembre 1920. Subito dopo la guerra sposa Dora Fabbo (morta per un improvviso infarto nel 1978) da cui avrà tre figli: Nando, sociologo e saggista, senatore dell'Ulivo, Rita, conduttrice televisiva e Simona. In seconde nozze sposa (l'11 luglio 1982) la giovane Emanuela Setti Carraro. E’ Figlio di un generale dei carabinieri e con un fratello, Romano, anch’egli nell’Arma.

Dalla Chiesa arriva a Palermo il 30 aprile, con procedura d'urgenza e anzitempo, poche ore dopo l'uccisione del segretario siciliano del Pci, Pio La Torre, terzo uomo politico assassinato tra il ’79 e l’82 dopo Piersanti Mattarella (6 gennaio 1980), democristiano, presidente della Regione siciliana, e Michele Reina (9 marzo 1979), segretario della Dc palermitana. Dalla Chiesa è l’uomo a cui lo Stato si era rivolto per sconfiggere la nuova emergenza del paese: la mafia. In Sicilia è una vera e propria strage: 10 morti nell’80, 50 nell’81, quasi 20 nei primi mesi dell’82. Dalla Chiesa resterà per tutti il "prefetto dei cento giorni".

La nomina era stata decisa il 2 aprile 1982 da un comitato interministeriale costituito dal presidente del Consiglio Spadolini e dai ministri Rognoni, Formica, Di Giesi e Altissimo.

Il 10 agosto, in un'intervista a Giorgio Bocca, Dalla Chiesa denuncia il suo isolamento e la mancata attribuzione dei poteri: "Credo di aver capito la nuova regola del gioco: si uccide il potente quando avviene questa combinazione fatale, è diventato troppo pericoloso ma si può uccidere perché è isolato", dichiara al giornalista milanese. (Fonte: http://www.lastoriasiamonoi.rai.it)

"Mi mandano in una realtà come Palermo,

con gli stessi poteri del prefetto di Forlì"

C.A.Dalla ChiesaDALLA CHIESA: 26 ANNI FA L'ECCIDIO MAFIOSO, SCHIFANI A PALERMO - (AGI) - Palermo, 2 set. 08 - Ricorre domani il 26esimo anniversario dell'agguato mafioso in cui persero la vita il prefetto di Palermo Carlo Alberto Dalla Chiesa, la consorte Emanuela Setti Carraro e l'agente della polizia di Stato Domenico Russo. Corone d'alloro verranno deposte alle 9 nel luogo dell'eccidio, in via Isidoro Carini. Interverranno il presidente del Senato Renato Schifani, il ministro all'Ambiente Stefania Prestigiacomo, in rappresentanza del presidente del Consiglio dei ministri, il sottosegretario all'Interno, Michelino Davico, in rappresentanza del Viminale, il capo della Polizia Antonio Manganelli, il capo del Dipartimento per le politiche del personale del ministero dell'Interno, Giuseppe Amoroso, in rappresentanza dei prefetti della Repubblica, e le massime autorita' civili e militari. A seguire, sarà celebrata una messa nella chiesa S.M. Maddalena, all'interno della Caserma "Carlo Alberto Dalla Chiesa", sede del comando Regione.(AGI).

martedì 31 agosto 2010

Sakineh Mohammadi Ashtiani sentenced to stoning. Let save.

An appeal to save the lives Sakineh Ashtiani Mohammadi, the Iranian woman forced into a false confession on TV who has been sentenced to stoning for adultery during the marriage''.'' At launch, we inform you in a note, and 'was Barducci Andrea, President of the Province of Florence.

''You can not remain indifferent to this real barbarity - says Barducci -. This woman is not only 'been threatened during the interrogation to induce a confession then retracted during the process, but also, despite two courts have declared that they had found evidence against her,' was sentenced to death by stoning under the same Iranian law a provision that allows the expression of an opinion of guilt even without evidence.'' E'''just that from Florence and Tuscany rises an appeal to prevent this barbaric act,''adds Barducci, finally, note, remember how back in 1786 Peter Leopold of Lorraine, abolishing capital punishment in the Grand Duchy of Tuscany define 'affordable only to the practice''barbaric peoples.''

Widens by the day mobilization to save the lives Sakineh Ashtiani Mohammadi, the Iranian woman sentenced to stoning for adultery and complicity in the murder of a husband. In France, in particular, successive calls to the Iranian government and the president Nicolas Sarkozy is following the story in person. At present, however, Iranian authorities seem deaf to every appeal for clemency: August 13 43 year old woman, mother of two children, was forced to plead guilty to two live TV.
A new appeal signed by fifteen French intellectuals, among them Max Gallo and Salvatore Daniel Schiffer, was published today in the Belgian newspaper Le Soir and two Luxembourg newspapers, Tageblatt and Le Quotidien, while in previous days had been published in several French newspapers . And was renewed the appeal launched by the French philosopher Bernard Henry-Levy, who in recent days joined Catherine Deneuve, Jane Birkin, Charlotte Gainsbourg, Jeanne Moreau, and political figures such as Martine Aubry, Valery Giscard d'Estaing and Bertrand Delanoe . He also signed the actor Gerard Depardieu. And even today I got a note in which the French Foreign Minister Bernard Kouchner said that Paris "will leave no stone unturned in order to save Sakineh from a terrible death" and calls on the authorities in Tehran "to hear the voice of the international community and mobilization of civil society. "

France is not the only country to press for Sakineh not being killed and being freed: Brazil's President Lula had offered asylum to women, abruptly rejected the request by the Iranian government, and the turkish government, the newspaper writes today Zaman raised the issue attention of the authorities in Tehran during a meeting in which also spoke of the Islamic Republic's nuclear program.

In Italy today, the foundation Rocco Barnabei, based in Siena, sent an appeal to the Iranian ambassador in Rome Bahram Ghasemi: "Our foundation, pursuing its final goal the abolition of the death penalty and the assertion of rights humans, it joins the internationally renowned personalities from the political and cultural Sakineh to save the death penalty. We turn to you and the Iranian authorities to be suspended and revoked the death sentence by stoning, scheduled for August 21 with the charge of alleged adultery and complicity in the murder of her husband. "
The appeal also seeks review of the case, Mohammadi Sakineh Ashtiani "see finally acknowledged his innocence and cease all acts of violence, torture and violation of the dignity that this young woman has suffered and in the name of the affirmation of a Justice that the strikes even harder as a woman who sees in his country refused to recognize even the most basic human rights. " Let save !!!!!!!

Sakineh Mohammadi Ashtiani condannata a lapidazione. Salviamola.

Un appello per salvare la vita a Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna iraniana costretta a una finta confessione in tv che è stata condannata alla lapidazione per ''adulterio durante il matrimonio''. A lanciarlo, si informa in una nota, e' stato Andrea Barducci, presidente della Provincia di Firenze.

''Non è possibile rimanere indifferenti di fronte a questa vera e propria barbarie - afferma Barducci -. Questa donna non solo e' stata minacciata durante l'interrogatorio per indurla a una confessione poi ritratta durante il processo, ma addirittura, nonostante due giudici abbiano dichiarato di non aver trovato prove contro di lei, e' stata condannata lo stesso alla lapidazione in base ad una disposizione di legge iraniana che consente di esprimere un giudizio di colpevolezza anche in assenza di prove''. ''E' giusto che proprio da Firenze e dalla Toscana si levi un appello per impedire questo atto incivile'', aggiunge Barducci, che infine, nella nota, ricorda come già nel 1786 Pietro Leopoldo di Lorena, abolendo la pena capitale nel Granducato di Toscana, defini' questa pratica ''conveniente solo ai popoli barbari''.

Si allarga di giorno in giorno la mobilitazione per salvare la vita a Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna iraniana condannata alla lapidazione per adulterio 1 e per complicità nell'omicidio del marito. In Francia, in particolare, si susseguono gli appelli al governo di Teheran, e lo stesso presidente Nicolas Sarkozy sta seguendo in prima persona la vicenda. Al momento le autorità iraniane sembrano però sorde a ogni richiamo alla clemenza: il 13 agosto la donna di 43 anni, madre di due figli, è stata costretta a dichiararsi colpevole in diretta televisiva 2.
Un nuovo appello firmato da quindici intellettuali francesi, tra i quali Max Gallo e Daniel Salvatore Schiffer, è stato pubblicato oggi sul giornale belga Le Soir e su due giornali lussemburghesi, Tageblatt e Le Quotidien, mentre nei giorni precedenti era stato pubblicato su diversi giornali francesi. Ed è stato rinnovato l'appello promosso dal filosofo francese Bernard Henry-Levy, al quale negli ultimi giorni hanno aderito Catherine Deneuve, Jane Birkin, Charlotte Gainsbourg, Jeanne Moreau, e personalità politiche come Martine Aubry, Valery Giscard d'Estaing e Bertrand Delanoe. Ha firmato anche l'attore Gerard Depardieu. E oggi è arrivata anche una nota in cui il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner afferma che Parigi "non lascerà nulla di intentato pur di salvare Sakineh da una morte atroce" e invita le autorità di Teheran "ad ascoltare la voce della comunità internazionale e la mobilitazione delle società civili".
La Francia non è il solo Paese a premere perché Sakineh non venga uccisa e venga liberata: il presidente brasiliano Lula aveva offerto asilo alla donna, richiesta respinta seccamente dal governo iraniano, e il governo turco, scrive oggi il quotidiano Zaman, ha posto la questione all'attenzione delle autorità di Teheran durante un incontro in cui si è parlato anche del programma nucleare della Repubblica islamica.

In Italia oggi la fondazione Rocco Barnabei, con sede a Siena, ha inviato un appello all'ambasciatore iraniano a Roma Bahram Ghasemi: "La nostra fondazione, che persegue tra le sue finalità l'abolizione della pena di morte e l'affermazione dei diritti umani, si associa all'appello lanciato a livello internazionale da insigni personalità del mondo politico e culturale per salvare Sakineh dalla pena di morte. Ci rivolgiamo a lei e alle autorità iraniane affinché venga sospesa e revocata la condanna a morte per lapidazione, fissata per il 21 agosto con l'imputazione di presunto adulterio e complicità nell'omicidio del marito".
Nell'appello si chiede anche il riesame del caso, che Sakineh Mohammadi Ashtiani "veda riconosciuta definitivamente la sua innocenza e cessino tutte le azioni di violenza, tortura e violazione della dignità che questa giovane donna ha subito e subisce in nome dell'affermazione di una giustizia che la colpisce ancora più duramente in quanto donna che nel suo Paese si vede negato il riconoscimento dei diritti umani anche più elementari". Salviamola!!!!!!!

Ecco sono baht thailandesi. Monete false. Simili a 2 e 1 Euro.

Avete mai sentito parlare di quella moneta thailandese che pesa come una moneta da due euro (8,5 g), è grande quanto una moneta da due euro, è bimetallica come una moneta da due euro e te la rifilano di resto come se fosse una moneta da due euro? Eccola qui. È una moneta da 10 baht, corrispondenti al cambio odierno a circa 19 centesimi.

Mi era capitato già qualche giorno fa di vedere su youtube con le Iene di una moneta identica ai nostri 2 euro, ma di valore nettamente inferiore. Questo fine settimana è successo a me, disattento nel ricevere il resto da un alimentari. Guardando poi attentamente il resto mi ero accorto che questa moneta da 2 euro, non riportava il numero 2, bensì il numero 10 e scritte non europee. Mi sono messo alla ricerca su internet e ho fatto una scoperta interessante.

La moneta che ora possiedo è thailandese ed è del valore di 10 bath, circa 32 centesimi svizzeri, ovvero quasi 5 volte meno del valore di 2 euro. Costa 0,40 €. Ho trovato inoltre diverse segnalazioni che riportavano l'identicità dei 2 euro con le nuove lire turche, in circolazione dal 1 gennaio 2005. La moneta da 1 Lira turca infatti, riporta sulla faccia principale il carattere 1 (per altro di un carattere molto simile al 2 degli euro), ha forma, dimensione e colore identici al 2 euro ma vale circa 4 volte meno (1 lira turca = 50 centesimi di euro circa). 2 euro!!!


Stessa cosa si può dire per 1 euro e 50 centesimi di lira turchi. Di dimensioni, colori e misure identici, i 50 centesimi di lira valgono 25 centesimi di euro circa e l'unica differenza sostanziale è che riportano il numero 50 al posto dell'1 che trovate sulla moneta da 1 euro.



I 10 bath thailandesi hanno iniziato a circolare prima del nostro euro, ma per quanto riguarda la cara lira turca, coniata a partire dal gennaio 2005, si tratta di un'abile e voluta copia, purtroppo inattaccabile dalla legge. Perciò, quando vi danno il resto, state all'occhio prima di ritrovarvi da 4 a 10 volte meno del valore nelle vostre tasche! Fate attenzione!!

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