Si delinea un'inattesa svolta in vista del Primo maggio. L’esecutivo Meloni intende avvalersi del Jobs Act come strumento per debellare la piaga dei bassi salari. La strategia prevede, innanzitutto, di lasciar decadere la legge delega in scadenza il 18 aprile, rinunciando così ad applicare il criterio — alquanto controverso — dell'estensione dei minimi retributivi basata sui "contratti più applicati". Tale formula era finita nel mirino delle critiche poiché rischiava di legittimare indirettamente i cosiddetti contratti pirata.
Con una mossa che spiazza gli interlocutori, il governo porterà nel Consiglio dei ministri di fine aprile un decreto legge che riporta in auge l’articolo 51 del decreto 81/2015, pilastro della riforma Renzi. Una norma che, come sottolineato da fonti vicine al dossier, «non è mai stata attuata nemmeno dagli esecutivi di centrosinistra succedutisi negli anni».
I nuovi parametri della contrattazione
Il fulcro della misura stabilisce che i contratti collettivi di riferimento per ogni settore dovranno essere esclusivamente quelli sottoscritti dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative. L’obiettivo è duplice:
Escludere le sigle minoritarie o prive di reale radicamento.
Contrastare il dumping contrattuale che penalizza le imprese virtuose attraverso paghe irrisorie e garanzie ridotte al minimo.
i tratta di una scelta quasi obbligata. Il dialogo degli ultimi giorni tra la ministra del Lavoro, Marina Calderone, e i vertici di Cgil, Cisl e Uil era apparso decisamente impervio. Ipotesi alternative, come quella avanzata dal sottosegretario leghista Claudio Durigon sui contratti "equivalenti" — concetto ritenuto troppo nebuloso e di difficile interpretazione — avrebbero rischiato di causare una frattura insanabile con le parti sociali.
Il nodo della concorrenza sleale
La questione sarà verosimilmente al centro del dibattito odierno al Forum di Confcommercio, dove è atteso l’intervento di Durigon. Al tavolo siederanno anche Maurizio Landini, Daniela Fumarola e Pierpaolo Bombardieri, in rappresentanza dei sindacati confederali. Grande preoccupazione filtra anche dai vertici di Confcommercio, allarmati dal rischio che settori cruciali come la ristorazione e l'alberghiero deraglino verso una competizione distorta. Una deriva alimentata da contratti precari e sottopagati che negano a migliaia di lavoratori stagionali e dipendenti il diritto costituzionale a una retribuzione proporzionata e dignitosa.
Il pacchetto di misure nel decreto
La soluzione tecnica scelta dal governo — il decreto legge — garantirà il passaggio parlamentare, una prerogativa che la premier intende valorizzare politicamente. Oltre alle norme sul lavoro, il provvedimento dovrebbe contenere:
La proroga per ulteriori otto mesi del bonus giovani, con un potenziamento delle agevolazioni per l’occupazione femminile.
Il nuovo piano casa.
Un possibile intervento sulle accise dei carburanti per attutire i rincari.
Mentre i ministeri tecnici, sotto il coordinamento del Mef, verificano le coperture finanziarie, il baricentro politico resta l’annuncio della premier: rafforzare i diritti dei lavoratori attraverso la contrattazione collettiva. Per farlo, il governo ha scelto paradossalmente un tassello del Jobs Act: una norma difficile da contestare per l'opposizione e per gli stessi sindacati, nonostante la storica ostilità verso la riforma renziana.
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