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mercoledì 14 ottobre 2026

L'insostenibile macigno del debito "globale"

Il panorama economico internazionale si trova oggi dinnanzi a una duplice morsa di instabilità e incertezza. Oltre ai conflitti geopolitici nell'Europa orientale e nel Medio Oriente, con le loro pesanti ripercussioni sulle bollette energetiche e sull'impennata del costo della vita, una minaccia ancor più pervasiva grava sui mercati: la crescita inarrestabile dell'indebitamento globale. Le rilevazioni dell'Institute of International Finance (Iif) confermano che la somma complessiva delle passività cumulate da Governi, istituti di credito, imprese e famiglie ha superato la cifra record di 365 mila miliardi di dollari, un valore che eccede di oltre tre volte la ricchezza prodotta sull'intero pianeta.

Non si tratta esclusivamente di un problema legato ai conti pubblici dei singoli Stati. Nel computo complessivo rientrano i finanziamenti contratti dai privati, le esposizioni fiduciarie del settore finanziario e le emissioni obbligazionarie delle grandi aziende. Tuttavia, è proprio la componente del debito sovrano a destare le maggiori inquietudini tra gli analisti. Il Fondo Monetario Internazionale evidenzia come il debito pubblico globale sia arrivato a sfiorare il 94% del Prodotto Interno Lordo globale, proiettandosi verso la soglia del 100% entro il termine del decennio, un valore comparabile soltanto ai periodi immediatamente successivi ai grandi eventi bellici del secolo scorso.

Questa dinamica ha radici profonde. Dalla grande crisi finanziaria del 2008 ai salvataggi bancari, dalla crisi dei debiti sovrani della zona euro fino all'emergenza pandemica e allo shock dei prezzi del gas, ogni momento di emergenza è stato affrontato espandendo la spesa pubblica a tassi agevolati. Per anni, l'illusione del denaro a costo zero ha consentito ai Governi di rinviare le riforme strutturali, finanziando interventi assistenziali e sostegni temporanei senza preoccuparsi delle conseguenze a lungo termine.

Con le decisioni di politica monetaria adottate dalla Banca Centrale Europea, che ha progressivamente rialzato il saggio di riferimento portando il tasso sui depositi al 2,50%, il costo di mantenimento di questa imponente massa di debiti è drasticamente aumentato. Il rincaro del denaro si riflette immediatamente sui rendimenti dei titoli di Stato e sulla raccolta di capitali da parte del settore privato, creando una spinta verso l'alto che penalizza gli investimenti produttivi e limita la capacità di spesa dei Governi nazionali.

LA DIVERGENZA NELLE TRAIETTORIE NAZIONALI E IL MODELLO DELLE IMPRESE

Le conseguenze dell'aumento dei tassi non si distribuiscono in maniera uniforme. Se Paesi come il Giappone continuano a sostenere livelli elevati di indebitamento grazie all'emissione di titoli in valuta nazionale e all'apporto del risparmio interno, o gli Stati Uniti beneficiano del ruolo del dollaro quale divisa di riserva mondiale, per molte nazioni europee la situazione si presenta decisamente più complessa. Negli ultimi due decenni, la Francia ha visto il proprio rapporto tra debito e PIL quasi raddoppiare, arrivando a toccare il 119%, mentre l'Italia, pur avendo contenuto la crescita percentuale, parte da un livello strutturalmente più elevato, attestandosi attorno al 138%.

Inoltre, il mercato dei capitali si trova oggi a dover gestire una concorrenza del tutto inedita: non sono soltanto gli Stati a contendersi la liquidità disponibile, ma anche i grandi gruppi tecnologici e industriali. I colossi del settore digitale emettono ingenti quantitativi di obbligazioni per finanziare infrastrutture complesse, dai centri di elaborazione dati alle reti dedicate all'intelligenza artificiale. La presenza di emissioni societarie ad alto rendimento costringe gli enti pubblici a offrire tassi d'interesse sempre più competitivi per attrarre gli investitori istituzionali e i fondi di gestione.

La ricaduta di queste dinamiche macroeconomiche sulle condizioni di vita quotidiane è diretta e tangibile. L'incremento del costo del provvista finanziaria si trasferisce dall'emittente pubblico al sistema bancario, per poi scaricarsi su famiglie e aziende. Nel settore della gestione delle risorse umane e dell'organizzazione aziendale, si rileva con chiarezza come un credito più oneroso e la rigidità dei finanziamenti rallentino i piani di sviluppo d'impresa, riducano i margini destinati al welfare aziendale, disincentivino le nuove assunzioni a tempo indeterminato e rendano più complessi i rinnovi contrattuali.

IL FALLIMENTO DELLA SINISTRA GLOBALISTA E IL CAMBIO DI PARADIGMA POLITICO

Sul piano del dibattito politico, il nodo dell'indebitamento e della stabilità finanziaria ha messo a nudo le contraddizioni del modello progressista ed europeista tradizionale. Per decenni, le forze di centrosinistra hanno sostenuto le politiche di rigore imposte dagli organismi sovranazionali, avallando tagli alla spesa sociale, contrazioni delle prestazioni sanitarie e ridimensionamenti dei sistemi di protezione pubblica nel nome di una malintesa fedeltà ai vincoli d'impatto fiscale.

Questo orientamento ha provocato la progressiva disaffezione delle classi lavoratrici e del ceto medio, che si sono ritrovati privi di garanzie di fronte all'avanzare dei processi di globalizzazione, alla precarizzazione dell'occupazione e alla svalutazione del potere d'acquisto delle retribuzioni. Le istanze sociali storicamente legate al mondo del lavoro sono state accantonate a favore di battaglie ideologiche slegate dalla realtà quotidiana dei cittadini.

In questo contesto si spiega la crescita dei movimenti di centrodestra e delle forze di matrice sovranista in tutta Europa. Tali formazioni, non compromesse con la retorica dell'austerità europea, sono state percepite come le uniche difensore della sovranità economica nazionale, della tutela del patrimonio familiare e della salvaguardia delle tutele sociali essenziali. Laddove la sinistra ha fallito nel proteggere il salario reale, le pensioni e il diritto alla casa — stritolato da regolamentazioni green calate dall'alto e da speculazioni finanziarie — le forze conservatrici si sono fatte interpreti dei bisogni reali delle comunità locali.

Il caso della Francia di Emmanuel Macron e le difficoltà delle coalizioni di governo in Germania dimostrano l'esaurimento di un modello fondato su tecnocrazia e flessibilità sregolata. Le proteste popolari, l'insoddisfazione per lo stato dei servizi pubblici e il malessere per l'aumento dei costi energetici riflettono il rifiuto di un approccio economico che trasferisce sui lavoratori e sui piccoli imprenditori gli oneri degli equilibri di bilancio.

PRUDENZA DI BILANCIO E TUTELA DELLA SOVRANITÀ: LA SFIDA DEL GOVERNO ITALIANO

Di fronte a un quadro internazionale caratterizzato da tassi elevati e rigidità di bilancio, la gestione della finanza pubblica italiana richiede al contempo prudenza rigorosa e capacità di difesa degli interessi nazionali. L'azione del Ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti e la linea adottata dall'esecutivo guidato da Giorgia Meloni si muovono lungo il binario del consolidamento fiscale responsabile, evitando la creazione di nuovo debito improduttivo e gestendo con razionalità le passività ereditate dalle precedenti stagioni di spesa incontrollata.

Le critiche avanzate dalle opposizioni parlamentari — che contestano la cautela nelle stime del Documento di Programmazione Economico-Finanziaria e la linea di fermezza adottata in sede europea — appaiono viziate da una profonda inconsistenza politica. È proprio la medesima compagine di centrosinistra, responsabile dell'accumulo di disavanzi negli anni passati e del recepimento acritico delle direttive comunitarie, a richiedere oggi nuovi scostamenti di bilancio che finirebbero unicamente per esporre il Paese alla speculazione dei mercati internazionali.

La sostenibilità della traiettoria economica dell'Italia non si misura sull'adozione di misure demagogiche, bensì sulla tutela del risparmio privato, sulla difesa del patrimonio immobiliare nazionale da ingiustificate penalizzazioni normative e sul sostegno mirato al potere d'acquisto dei lavoratori e delle famiglie. La capacità di mantenere la stabilità finanziaria senza rinunciare alla tutela della sovranità economica rappresenta il vero banco di prova per le istituzioni di un Paese moderno, distante tanto dai vincoli burocratici di Bruxelles quanto dalle ricette assistenziali del passato.


venerdì 19 dicembre 2025

Manovra: saltano le norme su pensioni, Tfr e assicurazioni con le opposizioni che accusano la Lega e chiedono le dimissioni di Giorgetti

Hanno commentato la decisione di far slittare le misure per le imprese e la revisione delle pensioni ad altri provvedimenti: il testo originario, infatti, è stato suddiviso tra un emendamento mantenuto parzialmente e un prossimo decreto.

Manovra: saltano le norme su pensioni, Tfr e assicurazioni con le opposizioni che accusano la Lega e chiedono le dimissioni di Giorgetti

È stato presentato presso la commissione Bilancio del Senato un nuovo emendamento del governo relativo alla manovra finanziaria. Il testo mantiene intatte le disposizioni sull’iperammortamento, confermando la proroga fino al 2028 e rafforzando le misure sugli investimenti green. Inoltre, è stata prevista una rimodulazione delle risorse legate al Pnrr. Tuttavia, come anticipato nella notte, sono state escluse tutte le norme riguardanti le pensioni.

Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha spiegato durante alcune riunioni in Senato dopo la sospensione della commissione Bilancio:

“La maggioranza ha deciso di stralciare la maggior parte dell’emendamento 4.1000, mantenendo solamente la parte relativa al Pnrr e all’iperammortamento. Tutte le altre misure saranno trasferite in un decreto che sarà approvato la prossima settimana.”

Il nuovo decreto dovrebbe essere portato in consiglio dei ministri probabilmente entro la prossima settimana, ha aggiunto Ciriani.

Oltre all’esclusione delle modifiche sulle pensioni, confermata integralmente come annunciato, l’emendamento non contiene le disposizioni relative al Tfr per i nuovi assunti. Nella versione iniziale della proposta governativa era prevista l’adesione automatica alla previdenza complementare per i lavoratori dipendenti del settore privato al primo impiego.

I lavori in commissione Bilancio sono ripresi venerdì con l’obiettivo di chiudere l’esame nella giornata stessa; il testo della manovra è atteso in Aula al Palazzo Madama lunedì.

Eliminazione del nuovo contributo sulle assicurazioni e assenza di misure per il piano 4.0

Il nuovo contributo da 1,3 miliardi di euro previsto inizialmente per le compagnie assicurative è stato escluso dal testo dell’emendamento governativo alla manovra. La disposizione, presente nella prima versione della proposta di modifica, avrebbe previsto un acconto pari all’85% del contributo sul premio assicurativo relativo ai veicoli e alle imbarcazioni versato nell’anno precedente.

Nel testo definitivo, inoltre, sono scomparse anche le risorse per 1,3 miliardi destinate a finanziare il credito d’imposta per la Transizione 4.0, i cui fondi risultano esauriti.

Modifiche alla ritenuta d’acconto per le imprese

Il nuovo emendamento prevede un cambiamento nella ritenuta d’acconto per le imprese: la misura sarà anticipata al 2028 con un’aliquota dello 0,5% – al netto dell’Iva – sull’importo da corrispondere. Dal 2029, invece, l’aliquota salirà all’1%. Tale disposizione comporterà un impatto finanziario di oltre 700 milioni di euro già nel primo anno, raddoppiando negli anni successivi.

Le opposizioni protestano: “Influenza della Lega, Giorgetti dovrebbe dimettersi”

Secondo i gruppi di opposizione, quali Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Italia Viva, il ritiro dell’emendamento governativo da 3,5 miliardi è frutto di tensioni interne alla maggioranza, in particolare all’interno della Lega.

Hanno commentato la decisione di far slittare le misure per le imprese e la revisione delle pensioni ad altri provvedimenti: il testo originario, infatti, è stato suddiviso tra un emendamento mantenuto parzialmente e un prossimo decreto.

Manovra: saltano le norme su pensioni, Tfr e assicurazioni con le opposizioni che accusano la Lega e chiedono le dimissioni di Giorgetti

La crisi politica interna alla maggioranza ha portato al ritiro di un emendamento fondamentale, suscitando dure reazioni da parte dei principali esponenti dei partiti coinvolti nel dibattito parlamentare.

Daniele Manca, capogruppo del Partito Democratico in commissione Bilancio al Senato, ha sottolineato che questa situazione non coinvolge né la Lega né il governo nel loro complesso, definendola piuttosto un “clamoroso autogol politico”.

Raffaella Paita, capogruppo di Italia Viva, ha commentato in modo netto:

“Se il ministro Giorgetti avesse un po’ di dignità, si dimetterebbe domattina; io, al suo posto, me ne andrei.”

Stefano Patuanelli, capogruppo del M5S al Senato, ha rimarcato come questo episodio non costituisca una novità, ma derivi da questioni politiche interne alla maggioranza e alla Lega.

Tino Magni di Avs ha invece spiegato che l’emendamento in questione, soprattutto nella parte riguardante la previdenza complementare (“5.0”), è stato ritirato completamente.

Daniele Manca ha aggiunto che l’emendamento sarà sostanzialmente svuotato nella sua interezza, senza la parte riguardante previdenza, Zes e caro-materiali, mantenendo soltanto la rimodulazione del Pnrr per garantire parzialmente la copertura della manovra economica. Egli ha sottolineato che questa versione rappresenta dunque un nuovo emendamento distinto da quello originario.

Raffaella Paita ha osservato come questa situazione rappresenti un’implosione della maggioranza e che ormai il ministro Giorgetti non abbia più alcuna forza politica: è intervenuta a manovra già chiusa, con un’altra manovra da 3,5 miliardi, ma senza la possibilità di mantenere gli impegni assunti nei confronti degli imprenditori, soprattutto riguardo alla previdenza.

Ha proseguito:

“Il diktat proveniente proprio dal suo stesso partito ha fatto decadere tutti gli obblighi previsti nei confronti di chi investe. Senza l’emendamento Giorgetti, non esiste più una vera maggioranza per questo governo: quando un emendamento così importante viene prima proposto e poi ritirato a causa di contrasti interni, significa che la crisi è profonda.”

Stefano Patuanelli ha poi precisato che il M5S non ha sollevato questioni relative a subemendamenti né intrapreso iniziative di ostruzionismo nelle aule parlamentari, ma ha semplicemente richiesto di visionare il testo, che sarà disponibile nella notte, per poi discutere di persona il mattino seguente.

Questi sviluppi mettono in luce le tensioni crescenti all’interno della maggioranza di governo, che appaiono destinate a influenzare significativamente il percorso delle prossime riforme economiche e le decisioni politiche sulle misure finanziarie.

UE

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I poteri dello Stato Italiano

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Disposizione Partiti Parlamento Italiano

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