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lunedì 28 settembre 2026

Piani aziendali e la piaga del lavoro sommerso: tra rigore valutativo e giustizia sociale

Il piano d'impresa non può essere considerato affidabile semplicemente perché elaborato e ratificato dal vertice aziendale.

I dati previsionali debbono essere analizzati alla luce dello storico, delle premesse che li sostengono e degli scenari a cui risultano collegati. La demarcazione tra stime obiettive e mere congetture diventa così fondamentale. 

Il passaggio iniziale consiste nel chiarire quale compito sia stato conferito al perito. Una stima patrimoniale e una valutazione di congruità finanziaria non richiedono la medesima profondità di analisi del documento strategico. Nella stima occorre esprimersi sulla razionalità complessiva del quadro prospettico; nella fairness opinion, al contrario, l'esame si concentra sulla plausibilità dei traguardi attesi, senza trasformarsi in una verifica analitica dell'esattezza e della completezza di ciascuna ipotesi.


La responsabilità del piano strategico rimane interamente in capo all'organo direttivo; la supervisione dello specialista non solleva la dirigenza da tale compito. L'autenticità dei dati prospettici e la definizione delle premesse restano prerogative degli amministratori. Al perito pertiene una funzione differente: comprendere le modalità di costruzione del prospetto e verificarne la tenuta sotto il profilo tecnico.

Per questa ragione non basta esaminare le cifre conclusive. È indispensabile ripercorrere l'intero iter formativo: finalità del progetto, approvazione degli organi di gestione, scostamenti tra stime passate e rendiconti effettivi, coerenza delle linee guida, validità delle premesse, attendibilità e tenuta dei traguardi economici. Il confronto diretto con i responsabili dei vari settori societari e, laddove presenti, con riscontri esterni completa l'indagine. L'avallo del consiglio di amministrazione è dunque un fattore da vagliare, non una garanzia assoluta: l'atteggiamento critico professionale rimane imprescindibile.

I dati storici tornano centrali e non costituiscono un semplice allegato secondario. Le direttive PIV impongono di vagliare i risultati pregressi prima di accordare fiducia alle prospettive future: in assenza di rilevanti discontinuità strutturali o di mercato, le performance già realizzate rappresentano un parametro di riferimento decisivo. Qualora il piano prefiguri aumenti di fatturato, redditività o cassa molto distanti dall'esperienza passata, il professionista deve individuare e verificare le motivazioni di tale svolta.

L'analisi non si limita tuttavia ai soli parametri societari: occorre estendere il vaglio al contesto macroeconomico, alle dinamiche di settore, al posizionamento sul mercato, alla catena di approvvigionamento, alle innovazioni tecnologiche, al costo dei materiali e alle altre variabili in grado di influire sui risultati. Il giudizio di ragionevolezza mira esattamente ad accertare se i flussi figurativi possano supportare, in modo solido, il valore ricercato.

Previsioni e proiezioni non si equivalgono. Si innesta qui un'articolazione concettuale destinata a incidere sul lavoro del perito:

  • Le previsioni poggiano su basi concretamente verificabili, desumibili dalla storia dell'ente, dal paragone con imprese concorrenti e da dati di terzi.

  • Le proiezioni, al contrario, incorporano ipotesi congetturali per le quali mancano riscontri pregressi (si pensi all'espansione in un nuovo mercato, al lancio di un prodotto o alla riconversione dell'offerta).

Tale distinzione influisce direttamente sulla stima del rischio. Un flusso finanziario generato dalla continuità di una gestione consolidata non può subire il medesimo trattamento riservato a iniziative incerte. Occorre tuttavia evitare la scorciatoia di un incremento automatico del tasso di rendimento: prima è necessario verificare quali elementi critici siano già compresi nelle stime finanziarie e quali ne restino esclusi.

La distinzione tra scenari differenti e rischio di esecuzione costituisce un altro passaggio chiave. I PIV separano i flussi vincolati dal determinarsi di specifiche condizioni da quelli ordinari, imponendo coerenza tra cassa attesa e saggio di attualizzazione. Il tasso rettificato per il rischio (Radr) può dunque riflettere, oltre al costo del capitale, le incognite legate all'esecuzione dei progetti e, se significativo, il rischio di scenario. Tale saggio non rappresenta tuttavia un correttivo indiscriminato: può compensare solo fattori non ancora considerati nei flussi, evitando sovrapposizioni. Soprattutto, non può rendere accettabili numeri privi di fondamento: se l'informazione strategica non supera la prova di ragionevolezza, alcun rialzo del tasso potrà renderla impiegabile. La scelta tra la rettifica delle stime e l'aumento del saggio va pertanto motivata in relazione alle criticità effettivamente riscontrate.

Nel parere di congruità (fairness opinion) il raggio d'azione risulta più limitato rispetto a una perizia di stima integrale. L'esperto deve definire la natura delle proiezioni, le premesse fondamentali, gli eventuali interventi straordinari e i fattori di incertezza non visibili nei prospetti; il parere rimane tuttavia focalizzato sulla credibilità complessiva dei risultati futuri.

Questa divergenza va precisata fin dalla lettera di incarico: occorre stabilire con esattezza se il consulente debba eseguire una perizia di stima, rilasciare un parere di congruità oppure svolgere un riesame di una valutazione preesistente. Non si tratta di una questione formale: dalla natura del mandato derivano la profondità delle verifiche e l'estensione dell'opera svolta.

Se la pianificazione risulta lacunosa, va integrata. Non sempre il valutatore dispone di un quadro completo comprensivo di stato patrimoniale, conto economico e rendiconto finanziario; talvolta vengono forniti soltanto il conto economico prospettico o poche grandezze operative fino all'Ebit. In queste circostanze, le linee guida PIV impongono di richiedere gli elementi indispensabili per ricostruire anche la dinamica patrimoniale e finanziaria. L'incremento dei ricavi, isolatamente considerato, non genera valore: occorre calcolare il capitale circolante richiesto, gli investimenti necessari, l'equilibrio monetario, l'impatto fiscale e la reale capacità di trasformare l'utile in liquidità. Un piano finanziario particolarmente audace sotto il profilo economico può originare un fabbisogno di cassa insostenibile per la struttura dell'impresa. Arrestarsi all'Ebit significa fermarsi prima che emergano i veri nodi critici.

I flussi devono inoltre risultare coerenti con la configurazione di valore prescelta. Se il progetto include sinergie fruibili esclusivamente da un determinato acquirente, tali vantaggi non possono essere recepiti automaticamente in una stima di valore di mercato. L'esperto deve perciò accertare che l'ottica adottata nel piano coincida con quella prevista dall'incarico.

Identica impostazione vale per la metodologia. I PIV non fissano una scala gerarchica rigida tra i diversi criteri: la selezione dipende dagli scopi della perizia, dalle specificità aziendali, dalle proprietà dei metodi, dalla consistenza delle fonti informative e dall'esame dei fondamentali.


Nelle organizzazioni più articolate può rivelarsi opportuno frazionare la perizia per singole unità operative (business unit), applicando un procedimento analitico o il criterio della somma delle parti (sum of the parts). Elementi patrimoniali estranei alla gestione caratteristica vanno individuati e conteggiati a parte laddove non inseriti nel metodo adottato. Nelle stime riferite al capitale investito (asset side) o al solo patrimonio netto (equity side) occorre infine mantenere una rigorosa coerenza tra flussi monetari, tassi di attualizzazione e struttura delle fonti finanziarie.

Parallelamente alle tematiche di valutazione d'impresa, le analisi sul tessuto produttivo evidenziano la piaga dell'economia sommersa. Il lavoro irregolare comporta non soltanto tutele contrattuali e assistenziali ridotte, ma garantisce compensi nettamente inferiori: chi opera fuori dalle regole recepisce, mediamente, quasi la metà rispetto a chi possiede un contratto regolare.

In base al report Censis Confcooperative intitolato «L'economia sommersa. Il costo dell'irregolarità per l'economia italiana», nel 2023 il compenso orario lordo medio dei lavoratori in regola si attestava a 17,8 euro, contro i soli 9,2 euro percepiti dagli irregolari. Una disparità di 8,6 euro per ogni ora lavorata, che si traduce in una contrazione retributiva del 48,3% per chi si trova confinato nel sommerso.

La penalizzazione riguarda la totalità dei comparti economici, pur con intensità variabili:

  • Agricoltura: il divario appare più contenuto, con 11,3 euro lordi all'ora per i contrattualizzati contro 8,1 euro per gli irregolari (uno scarto a sfavore del 28,3%).

  • Edilizia: il divario sale a 6,3 euro, con una paga oraria che scende da 16,2 a 9,9 euro (una flessione del 38,9%).

  • Industria in senso stretto: si registra la distanza più marcata in valore assoluto. A fronte di un compenso regolare di 20,2 euro lordi all'ora, le prestazioni informali vengono retribuite in media 9,4 euro, generando un divario di 10,8 euro e un abbattimento del 53,5%.

Una sproporzione paragonabile si riscontra nel comparto dei servizi, dove il salario orario passa da 17,6 a 9,3 euro (con un decremento del 47,2%). All'interno di questo macro-settore emergono ulteriori differenze:

  • Commercio, trasporti e ricettività: la retribuzione oraria cala da 17 euro per i lavoratori regolari a 10,8 euro per gli irregolari (-36,5%).

  • Servizi alle imprese: la forbice raggiunge i 10 euro orari, passando da 20,7 euro per le posizioni regolari a 10,7 euro per quelle informali (-48,3%).

  • Altri servizi: il divario si attesta a 12,9 euro contro 8 euro l'ora (-38%).

Riguardo alla dimensione complessiva del fenomeno, i dati Istat quantificano per il 2024 (ultimo dato rilevato) in 2 milioni e 725mila le unità lavorative irregolari attive nel Paese. Si tratta di un bacino consistente, benché tra il 2019 e il 2024 la platea del sommerso si sia ridotta di circa 58mila posizioni. La contrazione ha interessato prevalentemente l'occupazione dipendente: nel 2024 i lavoratori subordinati irregolari erano 1 milione e 946mila (pari al 71,4% del totale sommerso), a fronte di 780mila autonomi irregolari (pari al 28,6%). Nello stesso arco temporale (2019-2024), gli occupati regolari hanno registrato un incremento complessivo di 1.219.000 unità.

domenica 29 maggio 2011

Le idee costruttive e libertà politiche


Non è questo il momento di lanciare programmi di parte, il che sarebbe impari al carattere di quest'ora solenne che reclama l'unità di tutti gli italiani.
Pensiamo tuttavia che queste idee ricostruttive, ispirate alle tradizioni della Democrazia Cristiana, ma rivolte ad una cerchia più ampia e più varia, debbono fermentare già ora nel travaglio dell'aspra vigilia, affinché nel tempo della ricostruzione possano diventare le idee-forza che animeranno la volontà libera del popolo italiano.

PREMESSA INDISPENSABILE

Il regime di violenza ha investito così a fondo le stesse basi costitutive dello Stato da rendere necessaria la sua ricostruzione con nuove leggi fondamentali.
Il popolo italiano sarà chiamato a deliberare.
Pur rimettendo al suo voto ogni concreta riforma istituzionale, sin d'ora si può affermare essere profonda negli animi di tutti la convinzione che indispensabile premessa e necessario presidio dei diritti inviolabili della persona umana e di ogni libertà civile è la libertà politica.

REGIME DEMOCRATICO

La libertà politica sarà quindi il segno di distinzione del regime democratico; così come il rispetto del metodo della libertà sarà il segno di riconoscimento e l'impegno d'onore di tutti gli uomini veramente liberi.
Una democrazia rappresentativa, espressa dal suffragio universale, fondata sulla uguaglianza dei diritti e dei doveri e animata dallo spirito di fraternità, che è fermento vitale della civiltà cristiana: questo deve essere il regime di domani.
Nella netta distinzione dei poteri dello Stato - efficace garanzia della libertà politica - il primato spetterà al Parlamento, come la più alta rappresentanza dei supremi interessi della comunità nazionale, e soltanto il Parlamento potrà decidere la guerra e la pace.
Accanto all'Assemblea espressa dal suffragio universale, dovrà crearsi un'Assemblea Nazionale degli interessi organizzati, fondata prevalentemente sulla rappresentanza eletta dalle organizzazioni professionali costituite nelle regioni.
Sarà assicurata la stabilità del Governo, l'autorità e la forza dell'Esecutivo, l'Indipendenza della Magistratura.
Il controllo sulle fonti finanziarie degli organi di pubblica opinione darà alla stampa maggiore indipendenza e più acuto senso di responsabilità.

CORTE SUPREMA DI GARANZIA

Una Corte Suprema di garanzia dovrà tutelare lo spirito e la lettera della Costituzione, difendendola dagli abusi dei pubblici poteri e dagli attentati dei Partiti.

CREAZIONE DELLE REGIONI

La più efficace garanzia organica della libertà sarà data dalla costituzione delle Regioni come enti autonomi, rappresentativi e amministrativi degli interessi professionali e locali e come mezzi normali di decentramento dell'attività statale.
Dal libero sviluppo delle energie regionali e dalla collaborazione tra queste rappresentanze elettive e gli organi statali risulterà rinsaldata la stessa unità nazionale.
Nell'ambito dell'autonomia regionale troveranno adeguata soluzione i problemi specifici del Mezzogiorno e delle Isole.
Il corpo rappresentativo della Regione si fonderà prevalentemente sull'organizzazione professionale; mentre per quello del Comune, restituito a libertà, sarà elemento prevalente il voto dei capi di famiglia.

VALORI MORALI E LIBERTA' DELLE COSCIENZE

Consapevoli che un libero regime sarà saldo solo se fondato sui valori morali, lo Stato democratico tutelerà la moralità, proteggerà l'integrità della famiglia e coadiuverà i genitori nella loro missione di educare cristianamente le nuove generazioni.
Questa stessa nostra tremenda esperienza conferma che solo lo spirito di fraternità portato e alimentato dal Vangelo può salvare i popoli dalla catastrofe a cui li conducono i miti totalitari.
E' quindi particolare interesse della democrazia che tale lievito cristiano fermenti in tutta la sua vita sociale, che la missione spirituale della Chiesa Cattolica si svolga in piena libertà, e che la voce del Romano Pontefice, levatasi così spesso in difesa della dignità umana, possa risuonare liberamente in Italia e nel mondo.
Contro ogni intolleranza di razza e di religione, il regime democratico serberà il più riguardoso rispetto per la libertà delle coscienze.
E' in nome di essa, oltreché per le tradizioni del popolo italiano, che lo Stato riconosce efficacia giuridica al matrimonio religioso e assicura la libertà della scuola che può essere mortificante strumento di partito.

LA GIUSTIZIA SOCIALE

Oggi, in mezzo a tante rovine, si impone ineluttabile il pensiero che dovendosi ricostruire un mondo nuovo, il massimo sforzo sociale debba essere diretto ad assicurare a tutti non solo il pane e il lavoro, ma altresì l'accesso alla proprietà.
Bandito per sempre, utilizzando tutte le forze sociali e le risorse economiche disponibili, lo spettro della disoccupazione, estese le assicurazioni sociali, semplificato il loro organismo e decentrata la loro gestione che va affidata alle categorie interessate, la meta che si deve raggiungere è la soppressione del proletariato.
A tal fine importanti riforme si imporranno nell'industria, nell'agricoltura, nel regime tributario.

a) Nell'industria
Sarà attuata la partecipazione con titolo giuridico dei lavoratori agli utili, alla gestione e al capitale d'impresa.
Le forme concrete di questa partecipazione e cooperazione dovranno essere realizzate salvaguardandosi la necessaria unità direttiva dell'Azienda e riducendo rischi e sperequazioni fra le varie categorie degli operai con provvedimenti di solidarietà e di compensazione.
Oltre queste misure di accesso alla proprietà aziendale, altri provvedimenti dovranno essere presi con la finalità di deproletarizzare la classe operaia, assicurando tra l'altro alla famiglia operaia la casa e garantendo agli operai la possibilità di avviare i loro figli meritevoli agli studi medi e superiori, affinché i migliori fra di loro diventino i dirigenti industriali di domani.
Questa politica sociale, diretta a dare al lavoro l'adeguato riconoscimento, è in piena rispondenza con la politica economica richiesta dalla particolare condizione del nostro Paese che - povero di risorse naturali - deve contare sul massimo sforzo produttivo della classe operaia, congiunto allo spirito creativo dei tecnici ed alla iniziativa degli imprenditori.
Tale politica è in armonia con lo stato presente del nostro sviluppo industriale.
Le statistiche ci indicano invero che in Italia l'artigianato, la media e piccola industria prevalgono ancora sulla grande industria a carattere essenzialmente capitalistico e spesso monopolistico. E' quindi criterio di sano realismo promuovere e rinforzare questa struttura economica, della quale l'iniziativa privata ed il libero mercato costituiscono gli elementi propulsori.
Ma poiché anche per la libertà economica valgono i limiti dettati dall'etica e dall'interesse pubblico, lo Stato dovrà eliminare quelle concentrazioni industriali e finanziarie che sono creazioni artificiose dell'imperialismo economico; e modificare le leggi che hanno favorito fin qui l'accentramento in poche mani dei mezzi di produzione e della ricchezza. Esso tenderà inoltre alla demolizione dei monopoli che non siano per forza di cose e per ragioni tecniche veramente inevitabili, e, a quelli che risulteranno tali, imporrà il pubblico controllo; o, se più convenga - e salva una giusta indennità - li sottrarrà alla proprietà privata, sottoponendoli preferibilmente a gestione associata; e questo non come un avviamento al sistema collettivista nei cui benefici economici non crediamo e che consideriamo lesivo della libertà, ma come misura di difesa contro il costituirsi ed il permanere di un feudalismo industriale e finanziario che consideriamo ugualmente pericoloso per un popolo libero.
In un ordinamento bancario meglio rispondente alle esigenze della economia nazionale dovranno avere particolare rilievo gli istituti di credito specializzato e le banche regionali per l'incremento della agricoltura e dell'industria locali.
Questa politica economica sarà possibile senza improvvisazioni rivoluzionarie, date le condizioni attuali nel campo industriale, finanziario e bancario e l'esistenza di taluni Istituti che, creati con spirito e scopo di dominio politico, potranno, opportunamente modificati, essere indirizzati a realizzare una migliore distribuzione della ricchezza e ad impedirne il concentramento in poche mani.

b) Nell'agricoltura
Una prima mèta si impone: la graduale trasformazione dei braccianti in mezzadri e proprietari, ovvero, quando ragioni tecniche lo esigano, in associati alla gestione di imprese agricole a tipo industriale.
Salvi necessari riguardi alla produttività e alle esigenze della conduzione, bisognerà quindi promuovere il riscatto delle terre da parte dei contadini con una riforma terriera che limiti la proprietà fondiaria per consentire la costituzione di una classe sana di piccoli proprietari indipendenti.
L'attuazione di tale riforma, con i criteri più appropriati ai luoghi, alle condizioni e qualità dei terreni e agli aspetti produttivi, sarà uno dei compiti fondamentali delle rappresentanze regionali.
Sarà assicurato in ogni caso ai lavoratori agricoli il diritto di prelazione con facilitazioni fiscali e finanziarie per l'acquisto e la conduzione diretta dei fondi.
Nel complesso quadro delle riforme agrarie la colonizzazione del latifondo dovrà trovare finalmente effettiva attuazione.

c) Nel regime tributario
Una migliore distribuzione della ricchezza dovrà essere favorita anche da una riforma del sistema fiscale.
Unificate le imposte e semplificato il sistema di accertamento, il criterio della progressività, coll'esenzione delle quote minime, costituirà il perno fondamentale del sistema tributario, e uno dei mezzi per impedire la esorbitante concentrazione della ricchezza.
Altro mezzo per fornire l'accesso dei lavoratori alla proprietà dovrà trovarsi in una riforma del diritto di successione, chiamando, in determinati casi, i lavoratori a concorrere alla eredità delle imprese e delle terre fecondate dal loro lavoro.
Riforme, queste, che dovranno essere precedute da provvedimenti di emergenza, quale l'incameramento dei sopraprofitti della guerra e del regime fascista, e accompagnate da provvedimenti che dovranno tenere nella doverosa giusta considerazione la consistenza delle classi medie, i risparmi, frutto del lavoro e della previdenza, e le dotazioni delle istituzioni di utilità sociale.

RAPPRESENTANZA PROFESSIONALE DEGLI INTERESSI E DEMOCRAZIA ECONOMICA

Siamo contro il ritorno ai metodi della lotta di classe, ma anche contro l'attuale macchinoso sistema di burocrazia corporativa che sfrutta, a scopo di dominio politico, l'idea democratico-cristiana della libera collaborazione organica di tutti i fattori della produzione.
Garantita anche nel campo sindacale ampia libertà d'associazione, alcune funzioni essenziali, quali la conclusione e la tutela dei contratti collettivi e la soluzione dei conflitti del lavoro mediante l'arbitrato obbligatorio, saranno riservate a organizzazioni professionali di diritto pubblico, comprendenti, per iscrizione d'ufficio, tutti gli appartenenti alla categoria, i quali eleggeranno col sistema proporzionale i loro organi direttivi.
Oltre a questo compito interno, specificatamente sindacale, le professioni organizzate saranno chiamate a una funzione più vasta, a costituire cioè, sotto l'alta vigilanza dello Stato, lo strumento di propulsione e direzione della nuova economia e a tale scopo, raggruppate in grandi unità saranno - come si è già detto - la base delle rappresentanze degli interessi e nomineranno loro rappresentanti nelle Regioni e, a mezzo di essi, nella seconda Assemblea Nazionale.
In questo sistema di suffragio economico, integrativo del suffragio politico, sarà garantita una adeguata rappresentanza alle categorie dei tecnici e delle libere professioni e una rappresentanza speciale ai consumatori.

RICOSTRUZIONE DELL'ORDINE INTERNAZIONALE SECONDO GIUSTIZIA

Ogni piano d'interno rinnovamento si ridurrebbe però a vana utopia se la pace futura si basasse su un "diktat" e non su principi di ricostruzione secondo giustizia.
Autorevoli voci e quella augusta del Sommo Pontefice ne hanno indicato i principi.
Una "Dichiarazione dei diritti e dei doveri delle Nazioni" dovrà conciliare nazione e umanità, libertà e solidarietà internazionale.
Il principio dell'autodecisione sarà riconosciuto a tutti i popoli, ma essi dovranno accettare limitazioni della loro sovranità statale in favore d'una più vasta solidarietà fra i popoli liberi.
Dovranno quindi essere promossi organismi confederali con legami continentali e intercontinentali.
Le società nazionali rinunzieranno a farsi giustizia da sé ed accetteranno una giurisdizione avente mezzi sufficienti per risolvere pacificamente i conflitti inevitabili.

LA NUOVA COMUNITA' INTERNAZIONALE

La Società delle Nazioni è fallita per inadeguatezza d'istituzioni e di mezzi.
Per non ripetere tale esperienza, la nuova Comunità dovrà avere compiti più precisi, mezzi più efficaci ed una struttura più adeguata alla realtà. Fondata su un corpo più deliberante, costituito da delegazioni governative e da rappresentanze popolari più dirette, essa avrà nel Consiglio il suo organo esecutivo e il suo organo giudiziario nella Corte di Giustizia internazionale.

Sue funzioni politico-giuridiche
La nuova Comunità dovrà procedere al disarmo progressivo e controllato sia dei vinti che dei vincitori e attuare l'arbitrato obbligatorio, valendosi per applicare e far rispettare le decisioni internazionali, anche di quegli strumenti militari che nei vari Paesi, oltre le forze di polizia, potranno sopravvivere a scopo di difesa.
Sua funzione inderogabile sarà anche quella di rivedere i trattati ingiusti ed inapplicabili e promuovere modificazioni.
Rientrerà altresì nei suoi compiti la codificazione del diritto internazionale ed il coordinamento dei singoli diritti nazionali con tendenza ad allargare il concetto di cittadinanza.

Funzioni politico-economiche della Comunità internazionale
Bisogna affermare che per eliminare le nefaste rivalità fra le potenze colonizzatrici, s'impone il trasferimento dei territori di natura strettamente coloniale alla Comunità internazionale, la quale, stabilito il principio della porta aperta, disciplinerà il libero accesso alle colonie, avendo di mira il progresso morale e l'autogoverno dei popoli di colore.
Per assicurare poi a tutti i popoli le condizioni indispensabili di esistenza, è necessario garantir loro un'equa ripartizione delle materie prime sopprimendo i privilegi e favorendo gli acquisti da parte delle Nazioni meno abbienti; stabilire la libertà di un'emigrazione, disciplinata non solo da trattati, ma anche dalla legislazione internazionale del lavoro; accordare a ogni popolo la libertà delle vie internazionali di comunicazione e, eliminando gradualmente le autarchie e i protezionismi, tendere ad una sempre più larga attuazione del libero scambio.
Un organismo finanziario, promosso dalla Comunità internazionale, potrà avere la funzione di agevolare la stabilizzazione delle monete, la disciplina del movimento internazionale dei capitali e la cooperazione fra gli istituti bancari.

LA POSIZIONE DELL'ITALIA

Il Popolo italiano, al quale, come è stato da ogni parte solennemente ammesso, non sono imputabili guerre di conquista, attende pieno di riconoscimento della sua indipendenza e integrità nazionale, e nella Comunità internazionale reclamerà il posto dignitoso che gli è dovuto per la sua civiltà, per il suo contributo al progresso umano e per la laboriosità dei suoi figli.
Le esigenze di vita del popolo italiano e la necessità di soddisfare con riosrse naturali ai bisogni del suo eccedente potenziale di lavoro, richiedono che esso possa: acceder alle materie prime a parità di condizioni con gli altri popoli, avere il suo posto nel popolamento e nella messa in valore dei territori coloniali, emigrare in dignitosa libertà e sviluppare senza arbitrari ostacoli i suoi traffici nel mondo.
Così l'Italia, superata la crisi del suo libero reggimento, ed in tal modo riacquistando nuova dignità spirituale e politica, collaborando lealmente mnella Comunità europea, potrà riprendere la sua secolare funzione civilizzatrice.
Alcide De Gasperi

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