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lunedì 28 settembre 2026

Piani aziendali e la piaga del lavoro sommerso: tra rigore valutativo e giustizia sociale

Il piano d'impresa non può essere considerato affidabile semplicemente perché elaborato e ratificato dal vertice aziendale.

I dati previsionali debbono essere analizzati alla luce dello storico, delle premesse che li sostengono e degli scenari a cui risultano collegati. La demarcazione tra stime obiettive e mere congetture diventa così fondamentale. 

Il passaggio iniziale consiste nel chiarire quale compito sia stato conferito al perito. Una stima patrimoniale e una valutazione di congruità finanziaria non richiedono la medesima profondità di analisi del documento strategico. Nella stima occorre esprimersi sulla razionalità complessiva del quadro prospettico; nella fairness opinion, al contrario, l'esame si concentra sulla plausibilità dei traguardi attesi, senza trasformarsi in una verifica analitica dell'esattezza e della completezza di ciascuna ipotesi.


La responsabilità del piano strategico rimane interamente in capo all'organo direttivo; la supervisione dello specialista non solleva la dirigenza da tale compito. L'autenticità dei dati prospettici e la definizione delle premesse restano prerogative degli amministratori. Al perito pertiene una funzione differente: comprendere le modalità di costruzione del prospetto e verificarne la tenuta sotto il profilo tecnico.

Per questa ragione non basta esaminare le cifre conclusive. È indispensabile ripercorrere l'intero iter formativo: finalità del progetto, approvazione degli organi di gestione, scostamenti tra stime passate e rendiconti effettivi, coerenza delle linee guida, validità delle premesse, attendibilità e tenuta dei traguardi economici. Il confronto diretto con i responsabili dei vari settori societari e, laddove presenti, con riscontri esterni completa l'indagine. L'avallo del consiglio di amministrazione è dunque un fattore da vagliare, non una garanzia assoluta: l'atteggiamento critico professionale rimane imprescindibile.

I dati storici tornano centrali e non costituiscono un semplice allegato secondario. Le direttive PIV impongono di vagliare i risultati pregressi prima di accordare fiducia alle prospettive future: in assenza di rilevanti discontinuità strutturali o di mercato, le performance già realizzate rappresentano un parametro di riferimento decisivo. Qualora il piano prefiguri aumenti di fatturato, redditività o cassa molto distanti dall'esperienza passata, il professionista deve individuare e verificare le motivazioni di tale svolta.

L'analisi non si limita tuttavia ai soli parametri societari: occorre estendere il vaglio al contesto macroeconomico, alle dinamiche di settore, al posizionamento sul mercato, alla catena di approvvigionamento, alle innovazioni tecnologiche, al costo dei materiali e alle altre variabili in grado di influire sui risultati. Il giudizio di ragionevolezza mira esattamente ad accertare se i flussi figurativi possano supportare, in modo solido, il valore ricercato.

Previsioni e proiezioni non si equivalgono. Si innesta qui un'articolazione concettuale destinata a incidere sul lavoro del perito:

  • Le previsioni poggiano su basi concretamente verificabili, desumibili dalla storia dell'ente, dal paragone con imprese concorrenti e da dati di terzi.

  • Le proiezioni, al contrario, incorporano ipotesi congetturali per le quali mancano riscontri pregressi (si pensi all'espansione in un nuovo mercato, al lancio di un prodotto o alla riconversione dell'offerta).

Tale distinzione influisce direttamente sulla stima del rischio. Un flusso finanziario generato dalla continuità di una gestione consolidata non può subire il medesimo trattamento riservato a iniziative incerte. Occorre tuttavia evitare la scorciatoia di un incremento automatico del tasso di rendimento: prima è necessario verificare quali elementi critici siano già compresi nelle stime finanziarie e quali ne restino esclusi.

La distinzione tra scenari differenti e rischio di esecuzione costituisce un altro passaggio chiave. I PIV separano i flussi vincolati dal determinarsi di specifiche condizioni da quelli ordinari, imponendo coerenza tra cassa attesa e saggio di attualizzazione. Il tasso rettificato per il rischio (Radr) può dunque riflettere, oltre al costo del capitale, le incognite legate all'esecuzione dei progetti e, se significativo, il rischio di scenario. Tale saggio non rappresenta tuttavia un correttivo indiscriminato: può compensare solo fattori non ancora considerati nei flussi, evitando sovrapposizioni. Soprattutto, non può rendere accettabili numeri privi di fondamento: se l'informazione strategica non supera la prova di ragionevolezza, alcun rialzo del tasso potrà renderla impiegabile. La scelta tra la rettifica delle stime e l'aumento del saggio va pertanto motivata in relazione alle criticità effettivamente riscontrate.

Nel parere di congruità (fairness opinion) il raggio d'azione risulta più limitato rispetto a una perizia di stima integrale. L'esperto deve definire la natura delle proiezioni, le premesse fondamentali, gli eventuali interventi straordinari e i fattori di incertezza non visibili nei prospetti; il parere rimane tuttavia focalizzato sulla credibilità complessiva dei risultati futuri.

Questa divergenza va precisata fin dalla lettera di incarico: occorre stabilire con esattezza se il consulente debba eseguire una perizia di stima, rilasciare un parere di congruità oppure svolgere un riesame di una valutazione preesistente. Non si tratta di una questione formale: dalla natura del mandato derivano la profondità delle verifiche e l'estensione dell'opera svolta.

Se la pianificazione risulta lacunosa, va integrata. Non sempre il valutatore dispone di un quadro completo comprensivo di stato patrimoniale, conto economico e rendiconto finanziario; talvolta vengono forniti soltanto il conto economico prospettico o poche grandezze operative fino all'Ebit. In queste circostanze, le linee guida PIV impongono di richiedere gli elementi indispensabili per ricostruire anche la dinamica patrimoniale e finanziaria. L'incremento dei ricavi, isolatamente considerato, non genera valore: occorre calcolare il capitale circolante richiesto, gli investimenti necessari, l'equilibrio monetario, l'impatto fiscale e la reale capacità di trasformare l'utile in liquidità. Un piano finanziario particolarmente audace sotto il profilo economico può originare un fabbisogno di cassa insostenibile per la struttura dell'impresa. Arrestarsi all'Ebit significa fermarsi prima che emergano i veri nodi critici.

I flussi devono inoltre risultare coerenti con la configurazione di valore prescelta. Se il progetto include sinergie fruibili esclusivamente da un determinato acquirente, tali vantaggi non possono essere recepiti automaticamente in una stima di valore di mercato. L'esperto deve perciò accertare che l'ottica adottata nel piano coincida con quella prevista dall'incarico.

Identica impostazione vale per la metodologia. I PIV non fissano una scala gerarchica rigida tra i diversi criteri: la selezione dipende dagli scopi della perizia, dalle specificità aziendali, dalle proprietà dei metodi, dalla consistenza delle fonti informative e dall'esame dei fondamentali.


Nelle organizzazioni più articolate può rivelarsi opportuno frazionare la perizia per singole unità operative (business unit), applicando un procedimento analitico o il criterio della somma delle parti (sum of the parts). Elementi patrimoniali estranei alla gestione caratteristica vanno individuati e conteggiati a parte laddove non inseriti nel metodo adottato. Nelle stime riferite al capitale investito (asset side) o al solo patrimonio netto (equity side) occorre infine mantenere una rigorosa coerenza tra flussi monetari, tassi di attualizzazione e struttura delle fonti finanziarie.

Parallelamente alle tematiche di valutazione d'impresa, le analisi sul tessuto produttivo evidenziano la piaga dell'economia sommersa. Il lavoro irregolare comporta non soltanto tutele contrattuali e assistenziali ridotte, ma garantisce compensi nettamente inferiori: chi opera fuori dalle regole recepisce, mediamente, quasi la metà rispetto a chi possiede un contratto regolare.

In base al report Censis Confcooperative intitolato «L'economia sommersa. Il costo dell'irregolarità per l'economia italiana», nel 2023 il compenso orario lordo medio dei lavoratori in regola si attestava a 17,8 euro, contro i soli 9,2 euro percepiti dagli irregolari. Una disparità di 8,6 euro per ogni ora lavorata, che si traduce in una contrazione retributiva del 48,3% per chi si trova confinato nel sommerso.

La penalizzazione riguarda la totalità dei comparti economici, pur con intensità variabili:

  • Agricoltura: il divario appare più contenuto, con 11,3 euro lordi all'ora per i contrattualizzati contro 8,1 euro per gli irregolari (uno scarto a sfavore del 28,3%).

  • Edilizia: il divario sale a 6,3 euro, con una paga oraria che scende da 16,2 a 9,9 euro (una flessione del 38,9%).

  • Industria in senso stretto: si registra la distanza più marcata in valore assoluto. A fronte di un compenso regolare di 20,2 euro lordi all'ora, le prestazioni informali vengono retribuite in media 9,4 euro, generando un divario di 10,8 euro e un abbattimento del 53,5%.

Una sproporzione paragonabile si riscontra nel comparto dei servizi, dove il salario orario passa da 17,6 a 9,3 euro (con un decremento del 47,2%). All'interno di questo macro-settore emergono ulteriori differenze:

  • Commercio, trasporti e ricettività: la retribuzione oraria cala da 17 euro per i lavoratori regolari a 10,8 euro per gli irregolari (-36,5%).

  • Servizi alle imprese: la forbice raggiunge i 10 euro orari, passando da 20,7 euro per le posizioni regolari a 10,7 euro per quelle informali (-48,3%).

  • Altri servizi: il divario si attesta a 12,9 euro contro 8 euro l'ora (-38%).

Riguardo alla dimensione complessiva del fenomeno, i dati Istat quantificano per il 2024 (ultimo dato rilevato) in 2 milioni e 725mila le unità lavorative irregolari attive nel Paese. Si tratta di un bacino consistente, benché tra il 2019 e il 2024 la platea del sommerso si sia ridotta di circa 58mila posizioni. La contrazione ha interessato prevalentemente l'occupazione dipendente: nel 2024 i lavoratori subordinati irregolari erano 1 milione e 946mila (pari al 71,4% del totale sommerso), a fronte di 780mila autonomi irregolari (pari al 28,6%). Nello stesso arco temporale (2019-2024), gli occupati regolari hanno registrato un incremento complessivo di 1.219.000 unità.

giovedì 24 settembre 2026

Regolamento Eu Inc. e patto tra generazioni: la scommessa dell'Europa tra nuova impresa e sostenibilità del futuro

Il recente schema normativo sul cosiddetto ventottesimo ordinamento, avanzato dall'Esecutivo comunitario, ha acceso un vivace confronto tra docenti, analisti e attori dei mercati. La misura prospetta l'istituzione di un inedito modello societario, battezzato Eu Inc., valido nell'intero perimetro degli Stati membri. Pensato in primis per le giovani aziende a forte crescita, l'istituto resta in realtà accessibile a qualsiasi realtà aziendale. Si tratta di un'opzione volontaria che garantisce assetti di governo e strutture patrimoniali flessibili, accompagnati da iter burocratici snelli, rapidi e integralmente digitalizzati lungo ogni fase dell'attività d'impresa (dalla costituzione alle ricapitalizzazioni, fino alla creazione di sedi secondarie all'estero, ai recessi o alle procedure concorsuali).

Di rilievo appare anche la disciplina sulle opzioni su azioni destinate ai dipendenti, con un prelievo fiscale differito esclusivamente al momento dell'effettivo realizzo economico. Questo cambio di rotta della Commissione merita apprezzamento e i benefici immediati per l'imprenditoria appaiono consistenti. Di conseguenza, i rilievi critici emersi finora, pur fondati su alcuni elementi concreti, paiono eccessivamente severi.

Le riserve sul rinvio ai diritti nazionali

La perplessità maggiormente diffusa riguarda il continuo richiamo ai sistemi giuridici dei singoli Paesi. L'articolo 42 stabilisce l'applicazione delle leggi interne per tutto ciò che non risulta espressamente normato; inoltre, si contano circa diciotto rimandi diretti alle legislazioni statali. Un'osservazione incisiva comparsa sul Financial Times — che riprende il giudizio di una rete di startup — ha sintetizzato la questione sottolineando come il modello appaia «europeo sulla carta, ma nazionale nei fatti».


Pretendere la nascita istantanea di una disciplina sovranazionale autosufficiente e priva di agganci con gli ordinamenti locali sarebbe tuttavia irrealistico. L'UE non si è limitata a regolamentare profili organizzativi, ma ha introdotto principi uniformi su aspetti di sostanza decisivi:

  • Responsabilità civile degli amministratori verso l'ente;

  • Gestione dei conflitti di interesse e operazioni con parti correlate;

  • Tutela delle diverse categorie di soci e diritto di recesso.

Le parti possono limitare ulteriormente i rimandi alla legge locale integrando nello statuto una regolamentazione su misura per i propri stakeholder (nel rispetto dei vincoli inderogabili). Le materie delegate agli Stati mantengono una portata circoscritta; la vera incognita che potrebbe orientare la scelta del Paese di insediamento risiede piuttosto nelle materie escluse, ovvero fisco e diritto del lavoro. Una rinuncia inevitabile per ottenere l'avallo dei governi nazionali, pur mitigata da altre iniziative comunitarie in corso (come il pacchetto per la mobilità lavorativa e le semplificazioni fiscali per le PMI).

Il nodo della giurisdizione e i limiti applicativi

Una seconda perplessità riguarda la mancanza di un foro arbitrale o giudiziario unico (preferibilmente di lingua inglese) per evitare frammentazioni interpretative. Per quanto auspicabile, anche questo traguardo appare di difficile realizzazione nell'immediato. Il sistema dell'Unione opera tradizionalmente mediante principi di integrazione (efficacia diretta, primato del diritto UE, rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia) che garantiscono un'applicazione uniforme senza richiedere tribunali nazionali dedicati. L'invito della Commissione a creare sezioni giudiziarie specializzate negli Stati membri rappresenta comunque un passo avanti per elevare la qualità delle decisioni.

Quanto alla critica secondo cui la misura avrebbe dovuto restringersi alle sole imprese ad alto tasso tecnologico per garantire un corpus di regole più profondo, la scelta inclusiva della Commissione appare condivisibile. L'obiettivo della riforma è potenziare la competitività complessiva del tessuto economico, permettendo all'intero ecosistema di attrarre risorse, trattenere professionalità e raggiungere dimensioni idonee. Consentire anche alle PMI — i soggetti che soffrono maggiormente la frammentazione normativa — di accedere a questo schema è un fattore decisivo. L'intervento non è risolutivo, ma costituisce il primo tassello di un diritto societario europeo integrato.

La questione demografica e la Valutazione d'Impatto Generazionale

Il potenziamento della competitività aziendale si intreccia inevitabilmente con la struttura demografica e sociale del continente. Ogni fascia d'età interpreta il presente alla luce delle specifiche condizioni storiche ed economiche in cui si trova a maturare. Ignorare questa variabile significa analizzare la realtà odierna con strumenti analitici superati.

L'Italia ha vissuto un'inversione profonda della propria struttura della popolazione: il calo delle nascite e il progressivo invecchiamento stanno alterando gli equilibri di spesa pubblica, i sistemi di protezione sociale e l'orizzonte temporale delle riforme politiche. I rilevamenti del Rapporto Giovani 2026 elaborato dall'Istituto Toniolo evidenziano come una larga fascia di ventenni percepisca un calo progressivo del proprio peso politico ed elettorale. Senza la prospettiva che l'impegno presente generi un concreto avanzamento futuro, diminuisce la fiducia e la propensione a pianificare a lungo termine nel proprio Paese.

L'equità intergenerazionale cessa così di essere un principio teorico e diventa un requisito strutturale di tenuta economica. In questo contesto si inserisce l'adozione, tramite la Legge n. 167/2025, della Valutazione d'Impatto Generazionale (VIG). Per evitare che tale strumento si risolva in un mero passaggio burocratico esaminato ex ante, occorre attuare le linee guida formulate nel recente studio curato da ASviS e Save the Children:

  1. Superamento dell'approccio difensivo: La tutela del futuro non deve limitarsi a correggere danni marginali, ma deve progettare opportunità concrete.

  2. Coinvolgimento attivo e strutturato: È necessario prevedere forme permanenti di co-progettazione delle politiche pubbliche con le giovani generazioni, trasformando la consultazione in un apporto analitico qualificato.

  3. Integrazione delle proiezioni demografiche: Ogni scelta legislativa deve incorporare le proiezioni ISTAT e gli scenari di medio-lungo termine. L'esplicitazione di questi dati consente di chiarire in modo trasparente i costi e i benefici futuri distribuiti tra le differenti coorti di popolazione, evitando che norme apparentemente neutrali producano effetti sperequativi nel tempo.

La capacità dell'Unione Europea e dei singoli Stati di governare la transizione economica dipenderà sia da strumenti giuridici flessibili per le imprese come la Eu Inc., sia dalla capacità di trasformare la Valutazione d'Impatto Generazionale in una vera leva di programmazione strategica.

L'industria vista dagli italiani, la stretta sui contratti e il riscatto degli statali: la radiografia del lavoro che cambia

C'è una domanda che rimbalza da tempo nell'arena pubblica, sollevata a più riprese dal mondo patronale: in Italia esiste davvero una marcata diffidenza verso il mondo produttivo? Un’ostilità che finisce per etichettare i capitani d'impresa più come "speculatori" che come veri creatori di valore?

I dati dell'ultimo Monitor on Labour (MOL) curato da Community Research&Analysis per Federmeccanica dipingono un quadro sfaccettato. Quando si parla di innovazione, occupazione e sviluppo, il consenso verso il comparto industriale raggiunge il 47,3%. Oltre la metà degli italiani (56%) riconosce i passi da gigante fatti sul fronte delle tecnologie avanzate, e il 59,7% considera la manifattura il vero termometro dell'economia: se la fabbrica corre, l'intero territorio ne trae beneficio. Senza contare che per il 52,2% delle persone l'industria resta il traino principale di tutti gli altri settori.


Anche l'impiego giovanile beneficia di questa visione: per il 37,2% degli intervistati la fabbrica offre garanzie e propone posizioni più qualificate rispetto ad altri ambiti (31,2%).

Eppure, questa centralità sta scricchiolando. L'indice di apprezzamento generale è crollato dal 58% del 2024 al 47,3% attuale. A soffrire maggiormente è proprio la fiducia nell'assorbimento delle nuove leve e nella qualità dei posti offerti.

Ancora più tiepido è il giudizio su crescita professionale e inclusione, dove solo un italiano su tre (33%) promuove il settore. Certo, l'industria è vista come un'opportunità di inserimento per i giovani (45,1%) e il progresso tecnologico ha spalancato le porte della produzione – e non solo degli uffici – al lavoro femminile (39,3%). Tuttavia, pochissimi credono che le aziende promuovano davvero la parità di genere (29,7%), offrano reali scatti di carriera (29,7%), contrastino le discriminazioni (25,8%) o valorizzino il benessere dei dipendenti (28,2%). Rispetto al 39,9% del 2024, il gradimento medio complessivo è sceso a quota 33%.

La radiografia del Paese: tre visioni a confronto

Analizzando i dati emergono tre profili ben distinti tra la popolazione:

  • I "Tiepidi" (50,6%): Rappresentano la maggioranza assoluta. Vedono i limiti (poche prospettive per i giovani, scarso legame con il territorio, impatto ambientale da migliorare), ma riconoscono la necessità di sostenere le imprese per far correre il Paese. In loro, pregi e difetti si annullano a vicenda, generando una posizione neutrale.

  • Gli "Anti-industriali" (26,1%): Un quarto degli italiani boccia l'operato del manifatturato su quasi tutti i fronti.

  • I "Pro-industria" (23,3%): Una minoranza convinta che attribuisce alle aziende un ruolo quasi esclusivamente positivo.

Curiosamente, la geografia della percezione svela un paradosso: l'idealizzazione dell'industria cresce laddove ce n'è meno (nel Mezzogiorno e nelle Isole), mentre il contatto quotidiano con le fabbriche (al Nord) genera un pragmatismo decisamente più critico.

Per superare questa fase serve un cambio di marcia culturale su due sfide chiave: superare la crisi d'identità del lavoro manifatturiero (che non affascina più come un tempo) e abbattere il muro dell'isolamento aziendale rispetto alle comunità. La ricetta? Aprire gli stabilimenti a scuole e famiglie, investire nel welfare e nella parità, e trasformare le sponsorizzazioni in veri progetti territoriali.


Diritto del lavoro: la sentenza che scuote i contratti nazionali

Spostandoci sul fronte normativo, una recente pronuncia del Consiglio di Stato (la n. 4969/2026, che ha ribaltato la precedente decisione del Tar Veneto) ha stabilito che il Contratto Collettivo Nazionale del Commercio siglato da Confcommercio e sindacati non rispetta l'articolo 36 della Costituzione per una specifica categoria: gli operatori delle celle frigorifere.

La vicenda nasce da un'ispezione dell'Ispettorato del Lavoro di Verona che ha imposto a un'azienda di surgelati un'indennità extra (tra l'8% e il 12%) per gli addetti operanti a temperature tra i -20°C e i -24°C, prendendo come riferimento il CCNL Alimentari.

La decisione apre un dibattito delicatissimo: l'Ispettorato ha applicato un parametro equitativo al pari di un giudice del lavoro, ma senza il contraddittorio e le garanzie procedurali tipiche di un'aula di tribunale. Per le imprese si crea così un bivio complesso: accettare l'accordo aziendale "volontariamente" o rischiare sanzioni e cause legali per difendersi. Una situazione che spinge molti esperti a chiedere una revisione dell'articolo 14 del Dlgs 124/2004 per ridefinire con certezza i confini d'azione degli organi di vigilanza.

Statali e PA: firmato il rinnovo contrattuale 2025-2027

Sul versante pubblico arriva invece una notizia positiva: la firma definitiva del CCNL 2025-2027 per le Funzioni Centrali, giunta a breve distanza dal precedente accordo. Si tratta del terzo rinnovo in meno di cinque anni, con aumenti retributivi superiori al 7,6% e una crescita della massa salariale del 5,4%.

Gli incrementi mensili a regime saranno strutturati così:

  • Operatori: +126 euro

  • Assistenti: +133 euro

  • Funzionari: +161 euro

  • Elevate Professionalità: +221 euro

Tra le novità principali figurano tutele rafforzate per salute e genitorialità, la parificazione delle ferie per i neoassunti, un'indennità feriale per i turnisti e regole chiare sull'impiego dell'Intelligenza Artificiale, la cui adozione sarà oggetto di confronto con i sindacati. Spazio anche alla crescita professionale con l'arrivo del "patentino delle competenze" e la possibilità di creare enti bilaterali per la formazione.

L'esperienza degli ultimi anni dimostra che i tagli alla spesa pubblica e il ridimensionamento delle trattative danneggiano il clima lavorativo e la qualità dei servizi. Investire sulla continuità contrattuale e sulla valorizzazione del personale resta l'unica strada percorribile per guidare la Pubblica Amministrazione verso il futuro.

giovedì 17 settembre 2026

Lo Stato dell'Unione e la Nuova Architettura della Sicurezza Europea

In un quadro geopolitico in rapida ricomposizione, l’Europa si trova davanti a un bivio storico. L’ultimo discorso sulla stato dell'Unione pronunciato a Strasburgo dalla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen non si è limitato al resoconto contabile di un mandato, ma ha tracciato le coordinate strategiche per la sopravvivenza politica ed economica del continente.

La narrazione è netta: il Cremlino sta conducendo una deliberata campagna di destabilizzazione. Tra incursioni ibride, disinformazione e pressioni psicologiche, la salvaguardia delle nostre istituzioni è diventata l'assoluta priorità nell'agenda comunitaria.


1. L'Asse Transatlantico e il Meccanismo di Rispettiva Difesa

Per rispondere a questo stato di perenne coercizione, la risposta dell'Unione passa attraverso l'ampliamento e la formalizzazione delle sue alleanze storiche.

  • La Svolta Canadese: La presenza nell'emiciclo del Premier Mark Carney segna un passaggio d'epoca. L'ipotesi di accogliere Ottawa come primo partner associato dell'Unione proietta il blocco europeo oltre i suoi confini geografici tradizionali.

  • Una NATO Complementare: Si fa sempre più urgente la creazione di un dispositivo operativo integrato capace di affiancare le procedure del Trattato Atlantico (sull'esempio dell'Articolo 4), offrendo una risposta rapida e condivisa di fronte a minacce asimmetriche.

  • Supporto Tattico a Kyiv: L'assistenza al popolo ucraino resta il perno irrinunciabile per la stabilità dell'intera regione.

2. Sovranità Energetica e Politica Industriale

La vulnerabilità energetica si è rivelata il vero punto debole della nostra architettura di sicurezza. L'affrancamento dalle forniture russe non è solo un imperativo ecologico, ma un requisito di difesa nazionale.

  • Divergenza di Mercato: L'instabilità del Medio Oriente ha scaricato oltre 90 miliardi di costi aggiuntivi sui bilanci di famiglie e imprese, alimentando populismi ed euroscetticismo.

  • Mix Energetico Interno: Per spezzare la spirale inflazionistica occorre un piano massiccio di investimenti su fonti rinnovabili, nucleare di nuova generazione e vettori puliti prodotti internamente.

  • La Sfida Ambientale: In un continente che si surriscalda a velocità doppia rispetto alla media globale, gli obiettivi del Green Deal rappresentano la sola via per garantire resilienza produttiva.

3. Autonomia Economica e Dominio Digitale

La partita per la competitività globale si gioca contemporaneamente a Oriente e sul terreno delle tecnologie emergenti.

Asset StrategicoCriticità AttualeSoluzione Operativa
Relazioni con PechinoDisavanzo commerciale pari a 1 miliardo al giornoAttuazione di misure compensative e riequilibrio degli scambi
Materie Prime CriticheDipendenza dall'importazione di terre rareFondazione di una Società Europea dedicata al reperimento delle risorse
Intelligenza ArtificialeRischio di perdita del controllo decisionale umanoRegolamentazione stringente e moratoria sui modelli ad alto rischio

Il Fattore Coesione Interna

Sullo sfondo restano le grandi sfide della gestione migratoria — da affrontare confermando la piena centralità delle frontiere esterne come quelle di Ceuta — e la necessità di applicare con decisione il nuovo Patto su migrazione e asilo.

Nonostante la frammentazione del dibattito parlamentare, tra la cautela del centrodestra, i richiami della sinistra alle tutele sociali e le consuete contestazioni dell'ala sovranista, il messaggio di fondo è inequivocabile: l'Europa proteggerà il proprio modello democratico consolidando la propria autonomia strategica.

mercoledì 15 novembre 2017

Unione dell'energia: la Commissione rafforza la leadership mondiale dell'UE nel settore dei veicoli puliti

La Commissione propone nuovi obiettivi per le emissioni medie di CO 2 del nuovo parco autovetture e veicoli leggeri dell'UE al fine di accelerare la transizione ai veicoli a basse e a zero emissioni.

Oggi la Commissione ha compiuto un decisivo passo in avanti nell'attuazione degli impegni presi dall'UE nell'ambito dell'accordo di Parigi per una riduzione vincolante delle emissioni di CO2 di almeno il 40% da qui al 2030 nell'UE. Mentre è in corso la conferenza internazionale sul clima a Bonn, la Commissione mostra che l'UE è l'esempio da seguire. Il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha dichiarato nel suo discorso sullo stato dell'Unione in settembre: "Voglio che l'Europa si ponga alla guida della lotta contro i cambiamenti climatici. L'anno scorso abbiamo fissato le regole del gioco a livello globale con l'accordo di Parigi, ratificato proprio qui, in quest'aula. Di fronte al crollo delle ambizioni degli Stati Uniti, l'Europa deve fare in modo di rendere nuovamente grande il nostro pianeta. È patrimonio comune di tutta l'umanità."

Con l'entrata in vigore dell'accordo di Parigi la comunità internazionale si è impegnata a procedere verso un'economia moderna a basse emissioni di carbonio, mentre l'industria automobilistica sta attraversando una fase di profonda trasformazione. L'UE deve cogliere l'opportunità di diventare leader mondiale, con paesi come gli Stati Uniti e la Cina che avanzano a grandi passi. Ad esempio, le vendite UE di autovetture nuove rispetto alle vendite globali sono scese dal 34% prima della crisi finanziaria (2008/2009) al 20% di oggi. Per mantenere la quota di mercato e accelerare la transizione verso veicoli a basse e a zero emissioni la Commissione ha proposto oggi nuovi obiettivi per le emissioni medie di CO2 del nuovo parco autovetture e veicoli leggeri dell'UE, che saranno rispettivamente applicabili dal 2025 e dal 2030.

La proposta di oggi stabilisce norme ambiziose, realistiche e applicabili per contribuire a garantire condizioni di parità fra i diversi soggetti del settore operanti in Europa. Il pacchetto definirà anche un chiaro orizzonte verso il quale avanzare per conseguire gli impegni presi nell'ambito dell'accordo di Parigi e incoraggerà sia l'innovazione nelle nuove tecnologie e nei modelli di business, sia un uso più efficiente di tutti i modi di trasporto di merci. Queste iniziative saranno rafforzate dall'impiego di strumenti finanziari mirati in modo da garantirne un'agevole applicazione.
Gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 che la Commissione propone oggi si basano su un'analisi approfondita e su un ampio coinvolgimento delle parti interessate, dalle ONG all'industria. Tanto per le autovetture quanto per i veicoli leggeri nuovi, nel 2030 le emissioni medie di CO2 dovranno essere inferiori del 30% rispetto al 2021.

Il Vicepresidente Maroš Šefčovič, responsabile per l'Unione dell'energia, ha dichiarato: "Siamo entrati in un'epoca di trasformazione economica ecologica. L'insieme delle proposte di oggi definisce le condizioni che permetteranno ai produttori europei di condurre la transizione energetica mondiale anziché seguire gli altri. Li spronerà a fabbricare i veicoli migliori, più puliti e più competitivi riguadagnando così la fiducia dei consumatori. Si tratta di un importante passo nella giusta direzione: un'economia europea moderna e sostenibile, con aria più pulita nelle nostre città e una migliore integrazione delle risorse rinnovabili nei sistemi energetici di oggi e di domani."

Il Commissario responsabile per l'azione per il clima e l'energia, Miguel Arias Cañete, ha dichiarato: "La gara mondiale per lo sviluppo di auto pulite è stata avviata e non si può fermare. L'Europa deve però mettersi al passo se vuole condurre e guidare questo cambiamento globale. Dobbiamo individuare obiettivi e incentivi adeguati, ed è ciò che stiamo facendo con queste misure per le emissioni di CO2 per autovetture e veicoli leggeri. Abbiamo obiettivi ambiziosi, ma attuabili e con un ottimo rapporto costi-benefici. Gli investimenti partiranno già ora per gli obiettivi intermedi del 2025. Con gli obiettivi del 2030 daremo stabilità e guida per assicurarne il mantenimento. Oggi investiamo nell'Europa e tagliamo l'inquinamento per rispettare l'impegno preso con l'accordo di Parigi di ridurre le emissioni di almeno il 40% entro il 2030."

Violeta Bulc, Commissaria per i Trasporti, ha dichiarato: "La Commissione interviene in maniera decisiva per rispondere a una sfida sempre più importante: riconciliare le esigenze di mobilità degli europei con la protezione della loro salute e del nostro pianeta. Tutti gli aspetti di questa sfida sono presi in considerazione: promuoviamo veicoli più puliti, rendiamo l'energia da fonti alternative più accessibile e ottimizziamo i nostri sistemi di trasporto. Ciò permetterà all'Europa e agli europei di muoversi in maniera più ecologica."

Elżbieta Bieńkowska, Commissaria per il Mercato interno, l'industria, l'imprenditoria e le PMI, ha dichiarato: "L'industria automobilistica si trova a un punto di svolta. Se vuole mantenere la leadership mondiale, salvaguardando l'ambiente e la salute pubblica, l'industria automobilistica deve investire nelle nuove tecnologie pulite. Favoriremo la diffusione dei veicoli a zero emissioni offrendo infrastrutture di ricarica di facile accesso e batterie di alta qualità prodotte in Europa."

Il pacchetto mobilità pulita comprende i seguenti elementi:
- nuove norme in materia di emissioni di CO2, che aiutino i fabbricanti a innovare e a proporre sul mercato veicoli a basse emissioni. La proposta prevede obiettivi sia per il 2025 sia per il 2030; l'obiettivo intermedio per il 2025 garantisce che gli investimenti comincino sin da ora, mentre l'obiettivo per il 2030 darà stabilità e un orizzonte a lungo termine che ne assicuri il mantenimento. Tali obiettivi incoraggiano la transizione dai veicoli convenzionali con motori a combustione interna a quelli puliti;
- la direttiva sui veicoli puliti, che promuove soluzioni per una mobilità pulita negli appalti pubblici, offrendo così un forte stimolo alla domanda e all'ulteriore diffusione di soluzioni di mobilità pulita;
- un piano di azione e una serie di soluzioni di investimento per la diffusione a livello transeuropeo di un'infrastruttura per i combustibili alternativi, con l'obiettivo di accrescere il livello di ambizione dei piani nazionali, aumentare gli investimenti e fare in modo che i consumatori li accolgano con favore;
- la revisione della direttiva sui trasporti combinati, che promuove l'uso combinato di diversi modi di trasporto delle merci (ad es. Tir e treni), e che faciliterà la richiesta di incentivi da parte delle imprese stimolando così l'uso combinato di camion, treni, chiatte o navi;
- la direttiva sui servizi di trasporto passeggeri effettuati con autobus, che incoraggia lo sviluppo di collegamenti effettuati in autobus su lunghe distanze attraverso l'Europa e offrirà alternative all'uso delle auto private, e che contribuirà ulteriormente a ridurre le emissioni dovute ai trasporti e la congestione stradale. I viaggiatori, in particolare quelli con redditi bassi, beneficeranno così di una scelta di opzioni di mobilità più ampia, migliore e più accessibile;
- l'iniziativa sulle batterie, che riveste un'importanza strategica per la politica industriale integrata dell'UE affinché i veicoli e altre soluzioni di mobilità del domani e i rispettivi componenti siano concepiti e prodotti nell'UE.

Prossime tappe:
Le proposte per una mobilità pulita saranno adesso inviate ai colegislatori; la Commissione auspica che tutte le parti interessate collaborino strettamente per garantire che le varie proposte e misure siano rapidamente adottate e attuate, in modo da massimizzare e generare al più presto i benefici attesi per l'industria, le imprese, i lavoratori e i cittadini dell'UE.

Contesto
Il pacchetto odierno è parte di un insieme più ampio di proposte politiche volte a rendere l'industria europea più forte e più competitiva. Come annunciato nella nostra nuova strategia per la politica industriale dell'UE presentata nel settembre 2017, l'ambizione della Commissione è aiutare le nostre industrie a rimanere o a diventare leader mondiali nell'innovazione, nella digitalizzazione e nella decarbonizzazione.
Il pacchetto odierno è il secondo pacchetto sulla mobilità che la Commissione presenta quest'anno. In maggio 2017 è stato presentato il pacchetto "L'Europa in movimento", che comprende un'ampia serie di iniziative volte a rendere il traffico più sicuro, a incoraggiare l'adozione di sistemi di pedaggio intelligenti, a ridurre le emissioni di CO2, l'inquinamento atmosferico e la congestione del traffico, a ridurre gli oneri burocratici per le imprese, a combattere il fenomeno del lavoro nero e garantire ai lavoratori condizioni e tempi di riposo adeguati.
Sulla scia dell'accordo di Parigi, il mondo si è impegnato a procedere verso un'economia a basse emissioni di carbonio. Molti paesi stanno attuando politiche volte ad agevolare la transizione a economie più pulite. Nel marzo 2016 la Commissione ha presentato una comunicazione sull'attuazione degli impegni dell'accordo di Parigi e nel giugno 2016 una strategia europea per una mobilità a basse emissioni.
Quest'ultima ha definito azioni concrete da intraprendere per aiutare l'Europa a rimanere competitiva e a rispondere alle crescenti esigenze di mobilità delle persone e delle merci. La strategia sulla mobilità a basse emissioni, che contribuisce al perseguimento degli obiettivi dell'Unione dell'energia, stabilisce principi guida chiari ed equi affinché gli Stati membri possano prepararsi ad affrontare il futuro. La proposta di oggi è l'ultimo passo mosso per trasformare questi principi in azioni concrete.

europa.eu

domenica 29 maggio 2011

Le idee costruttive e libertà politiche


Non è questo il momento di lanciare programmi di parte, il che sarebbe impari al carattere di quest'ora solenne che reclama l'unità di tutti gli italiani.
Pensiamo tuttavia che queste idee ricostruttive, ispirate alle tradizioni della Democrazia Cristiana, ma rivolte ad una cerchia più ampia e più varia, debbono fermentare già ora nel travaglio dell'aspra vigilia, affinché nel tempo della ricostruzione possano diventare le idee-forza che animeranno la volontà libera del popolo italiano.

PREMESSA INDISPENSABILE

Il regime di violenza ha investito così a fondo le stesse basi costitutive dello Stato da rendere necessaria la sua ricostruzione con nuove leggi fondamentali.
Il popolo italiano sarà chiamato a deliberare.
Pur rimettendo al suo voto ogni concreta riforma istituzionale, sin d'ora si può affermare essere profonda negli animi di tutti la convinzione che indispensabile premessa e necessario presidio dei diritti inviolabili della persona umana e di ogni libertà civile è la libertà politica.

REGIME DEMOCRATICO

La libertà politica sarà quindi il segno di distinzione del regime democratico; così come il rispetto del metodo della libertà sarà il segno di riconoscimento e l'impegno d'onore di tutti gli uomini veramente liberi.
Una democrazia rappresentativa, espressa dal suffragio universale, fondata sulla uguaglianza dei diritti e dei doveri e animata dallo spirito di fraternità, che è fermento vitale della civiltà cristiana: questo deve essere il regime di domani.
Nella netta distinzione dei poteri dello Stato - efficace garanzia della libertà politica - il primato spetterà al Parlamento, come la più alta rappresentanza dei supremi interessi della comunità nazionale, e soltanto il Parlamento potrà decidere la guerra e la pace.
Accanto all'Assemblea espressa dal suffragio universale, dovrà crearsi un'Assemblea Nazionale degli interessi organizzati, fondata prevalentemente sulla rappresentanza eletta dalle organizzazioni professionali costituite nelle regioni.
Sarà assicurata la stabilità del Governo, l'autorità e la forza dell'Esecutivo, l'Indipendenza della Magistratura.
Il controllo sulle fonti finanziarie degli organi di pubblica opinione darà alla stampa maggiore indipendenza e più acuto senso di responsabilità.

CORTE SUPREMA DI GARANZIA

Una Corte Suprema di garanzia dovrà tutelare lo spirito e la lettera della Costituzione, difendendola dagli abusi dei pubblici poteri e dagli attentati dei Partiti.

CREAZIONE DELLE REGIONI

La più efficace garanzia organica della libertà sarà data dalla costituzione delle Regioni come enti autonomi, rappresentativi e amministrativi degli interessi professionali e locali e come mezzi normali di decentramento dell'attività statale.
Dal libero sviluppo delle energie regionali e dalla collaborazione tra queste rappresentanze elettive e gli organi statali risulterà rinsaldata la stessa unità nazionale.
Nell'ambito dell'autonomia regionale troveranno adeguata soluzione i problemi specifici del Mezzogiorno e delle Isole.
Il corpo rappresentativo della Regione si fonderà prevalentemente sull'organizzazione professionale; mentre per quello del Comune, restituito a libertà, sarà elemento prevalente il voto dei capi di famiglia.

VALORI MORALI E LIBERTA' DELLE COSCIENZE

Consapevoli che un libero regime sarà saldo solo se fondato sui valori morali, lo Stato democratico tutelerà la moralità, proteggerà l'integrità della famiglia e coadiuverà i genitori nella loro missione di educare cristianamente le nuove generazioni.
Questa stessa nostra tremenda esperienza conferma che solo lo spirito di fraternità portato e alimentato dal Vangelo può salvare i popoli dalla catastrofe a cui li conducono i miti totalitari.
E' quindi particolare interesse della democrazia che tale lievito cristiano fermenti in tutta la sua vita sociale, che la missione spirituale della Chiesa Cattolica si svolga in piena libertà, e che la voce del Romano Pontefice, levatasi così spesso in difesa della dignità umana, possa risuonare liberamente in Italia e nel mondo.
Contro ogni intolleranza di razza e di religione, il regime democratico serberà il più riguardoso rispetto per la libertà delle coscienze.
E' in nome di essa, oltreché per le tradizioni del popolo italiano, che lo Stato riconosce efficacia giuridica al matrimonio religioso e assicura la libertà della scuola che può essere mortificante strumento di partito.

LA GIUSTIZIA SOCIALE

Oggi, in mezzo a tante rovine, si impone ineluttabile il pensiero che dovendosi ricostruire un mondo nuovo, il massimo sforzo sociale debba essere diretto ad assicurare a tutti non solo il pane e il lavoro, ma altresì l'accesso alla proprietà.
Bandito per sempre, utilizzando tutte le forze sociali e le risorse economiche disponibili, lo spettro della disoccupazione, estese le assicurazioni sociali, semplificato il loro organismo e decentrata la loro gestione che va affidata alle categorie interessate, la meta che si deve raggiungere è la soppressione del proletariato.
A tal fine importanti riforme si imporranno nell'industria, nell'agricoltura, nel regime tributario.

a) Nell'industria
Sarà attuata la partecipazione con titolo giuridico dei lavoratori agli utili, alla gestione e al capitale d'impresa.
Le forme concrete di questa partecipazione e cooperazione dovranno essere realizzate salvaguardandosi la necessaria unità direttiva dell'Azienda e riducendo rischi e sperequazioni fra le varie categorie degli operai con provvedimenti di solidarietà e di compensazione.
Oltre queste misure di accesso alla proprietà aziendale, altri provvedimenti dovranno essere presi con la finalità di deproletarizzare la classe operaia, assicurando tra l'altro alla famiglia operaia la casa e garantendo agli operai la possibilità di avviare i loro figli meritevoli agli studi medi e superiori, affinché i migliori fra di loro diventino i dirigenti industriali di domani.
Questa politica sociale, diretta a dare al lavoro l'adeguato riconoscimento, è in piena rispondenza con la politica economica richiesta dalla particolare condizione del nostro Paese che - povero di risorse naturali - deve contare sul massimo sforzo produttivo della classe operaia, congiunto allo spirito creativo dei tecnici ed alla iniziativa degli imprenditori.
Tale politica è in armonia con lo stato presente del nostro sviluppo industriale.
Le statistiche ci indicano invero che in Italia l'artigianato, la media e piccola industria prevalgono ancora sulla grande industria a carattere essenzialmente capitalistico e spesso monopolistico. E' quindi criterio di sano realismo promuovere e rinforzare questa struttura economica, della quale l'iniziativa privata ed il libero mercato costituiscono gli elementi propulsori.
Ma poiché anche per la libertà economica valgono i limiti dettati dall'etica e dall'interesse pubblico, lo Stato dovrà eliminare quelle concentrazioni industriali e finanziarie che sono creazioni artificiose dell'imperialismo economico; e modificare le leggi che hanno favorito fin qui l'accentramento in poche mani dei mezzi di produzione e della ricchezza. Esso tenderà inoltre alla demolizione dei monopoli che non siano per forza di cose e per ragioni tecniche veramente inevitabili, e, a quelli che risulteranno tali, imporrà il pubblico controllo; o, se più convenga - e salva una giusta indennità - li sottrarrà alla proprietà privata, sottoponendoli preferibilmente a gestione associata; e questo non come un avviamento al sistema collettivista nei cui benefici economici non crediamo e che consideriamo lesivo della libertà, ma come misura di difesa contro il costituirsi ed il permanere di un feudalismo industriale e finanziario che consideriamo ugualmente pericoloso per un popolo libero.
In un ordinamento bancario meglio rispondente alle esigenze della economia nazionale dovranno avere particolare rilievo gli istituti di credito specializzato e le banche regionali per l'incremento della agricoltura e dell'industria locali.
Questa politica economica sarà possibile senza improvvisazioni rivoluzionarie, date le condizioni attuali nel campo industriale, finanziario e bancario e l'esistenza di taluni Istituti che, creati con spirito e scopo di dominio politico, potranno, opportunamente modificati, essere indirizzati a realizzare una migliore distribuzione della ricchezza e ad impedirne il concentramento in poche mani.

b) Nell'agricoltura
Una prima mèta si impone: la graduale trasformazione dei braccianti in mezzadri e proprietari, ovvero, quando ragioni tecniche lo esigano, in associati alla gestione di imprese agricole a tipo industriale.
Salvi necessari riguardi alla produttività e alle esigenze della conduzione, bisognerà quindi promuovere il riscatto delle terre da parte dei contadini con una riforma terriera che limiti la proprietà fondiaria per consentire la costituzione di una classe sana di piccoli proprietari indipendenti.
L'attuazione di tale riforma, con i criteri più appropriati ai luoghi, alle condizioni e qualità dei terreni e agli aspetti produttivi, sarà uno dei compiti fondamentali delle rappresentanze regionali.
Sarà assicurato in ogni caso ai lavoratori agricoli il diritto di prelazione con facilitazioni fiscali e finanziarie per l'acquisto e la conduzione diretta dei fondi.
Nel complesso quadro delle riforme agrarie la colonizzazione del latifondo dovrà trovare finalmente effettiva attuazione.

c) Nel regime tributario
Una migliore distribuzione della ricchezza dovrà essere favorita anche da una riforma del sistema fiscale.
Unificate le imposte e semplificato il sistema di accertamento, il criterio della progressività, coll'esenzione delle quote minime, costituirà il perno fondamentale del sistema tributario, e uno dei mezzi per impedire la esorbitante concentrazione della ricchezza.
Altro mezzo per fornire l'accesso dei lavoratori alla proprietà dovrà trovarsi in una riforma del diritto di successione, chiamando, in determinati casi, i lavoratori a concorrere alla eredità delle imprese e delle terre fecondate dal loro lavoro.
Riforme, queste, che dovranno essere precedute da provvedimenti di emergenza, quale l'incameramento dei sopraprofitti della guerra e del regime fascista, e accompagnate da provvedimenti che dovranno tenere nella doverosa giusta considerazione la consistenza delle classi medie, i risparmi, frutto del lavoro e della previdenza, e le dotazioni delle istituzioni di utilità sociale.

RAPPRESENTANZA PROFESSIONALE DEGLI INTERESSI E DEMOCRAZIA ECONOMICA

Siamo contro il ritorno ai metodi della lotta di classe, ma anche contro l'attuale macchinoso sistema di burocrazia corporativa che sfrutta, a scopo di dominio politico, l'idea democratico-cristiana della libera collaborazione organica di tutti i fattori della produzione.
Garantita anche nel campo sindacale ampia libertà d'associazione, alcune funzioni essenziali, quali la conclusione e la tutela dei contratti collettivi e la soluzione dei conflitti del lavoro mediante l'arbitrato obbligatorio, saranno riservate a organizzazioni professionali di diritto pubblico, comprendenti, per iscrizione d'ufficio, tutti gli appartenenti alla categoria, i quali eleggeranno col sistema proporzionale i loro organi direttivi.
Oltre a questo compito interno, specificatamente sindacale, le professioni organizzate saranno chiamate a una funzione più vasta, a costituire cioè, sotto l'alta vigilanza dello Stato, lo strumento di propulsione e direzione della nuova economia e a tale scopo, raggruppate in grandi unità saranno - come si è già detto - la base delle rappresentanze degli interessi e nomineranno loro rappresentanti nelle Regioni e, a mezzo di essi, nella seconda Assemblea Nazionale.
In questo sistema di suffragio economico, integrativo del suffragio politico, sarà garantita una adeguata rappresentanza alle categorie dei tecnici e delle libere professioni e una rappresentanza speciale ai consumatori.

RICOSTRUZIONE DELL'ORDINE INTERNAZIONALE SECONDO GIUSTIZIA

Ogni piano d'interno rinnovamento si ridurrebbe però a vana utopia se la pace futura si basasse su un "diktat" e non su principi di ricostruzione secondo giustizia.
Autorevoli voci e quella augusta del Sommo Pontefice ne hanno indicato i principi.
Una "Dichiarazione dei diritti e dei doveri delle Nazioni" dovrà conciliare nazione e umanità, libertà e solidarietà internazionale.
Il principio dell'autodecisione sarà riconosciuto a tutti i popoli, ma essi dovranno accettare limitazioni della loro sovranità statale in favore d'una più vasta solidarietà fra i popoli liberi.
Dovranno quindi essere promossi organismi confederali con legami continentali e intercontinentali.
Le società nazionali rinunzieranno a farsi giustizia da sé ed accetteranno una giurisdizione avente mezzi sufficienti per risolvere pacificamente i conflitti inevitabili.

LA NUOVA COMUNITA' INTERNAZIONALE

La Società delle Nazioni è fallita per inadeguatezza d'istituzioni e di mezzi.
Per non ripetere tale esperienza, la nuova Comunità dovrà avere compiti più precisi, mezzi più efficaci ed una struttura più adeguata alla realtà. Fondata su un corpo più deliberante, costituito da delegazioni governative e da rappresentanze popolari più dirette, essa avrà nel Consiglio il suo organo esecutivo e il suo organo giudiziario nella Corte di Giustizia internazionale.

Sue funzioni politico-giuridiche
La nuova Comunità dovrà procedere al disarmo progressivo e controllato sia dei vinti che dei vincitori e attuare l'arbitrato obbligatorio, valendosi per applicare e far rispettare le decisioni internazionali, anche di quegli strumenti militari che nei vari Paesi, oltre le forze di polizia, potranno sopravvivere a scopo di difesa.
Sua funzione inderogabile sarà anche quella di rivedere i trattati ingiusti ed inapplicabili e promuovere modificazioni.
Rientrerà altresì nei suoi compiti la codificazione del diritto internazionale ed il coordinamento dei singoli diritti nazionali con tendenza ad allargare il concetto di cittadinanza.

Funzioni politico-economiche della Comunità internazionale
Bisogna affermare che per eliminare le nefaste rivalità fra le potenze colonizzatrici, s'impone il trasferimento dei territori di natura strettamente coloniale alla Comunità internazionale, la quale, stabilito il principio della porta aperta, disciplinerà il libero accesso alle colonie, avendo di mira il progresso morale e l'autogoverno dei popoli di colore.
Per assicurare poi a tutti i popoli le condizioni indispensabili di esistenza, è necessario garantir loro un'equa ripartizione delle materie prime sopprimendo i privilegi e favorendo gli acquisti da parte delle Nazioni meno abbienti; stabilire la libertà di un'emigrazione, disciplinata non solo da trattati, ma anche dalla legislazione internazionale del lavoro; accordare a ogni popolo la libertà delle vie internazionali di comunicazione e, eliminando gradualmente le autarchie e i protezionismi, tendere ad una sempre più larga attuazione del libero scambio.
Un organismo finanziario, promosso dalla Comunità internazionale, potrà avere la funzione di agevolare la stabilizzazione delle monete, la disciplina del movimento internazionale dei capitali e la cooperazione fra gli istituti bancari.

LA POSIZIONE DELL'ITALIA

Il Popolo italiano, al quale, come è stato da ogni parte solennemente ammesso, non sono imputabili guerre di conquista, attende pieno di riconoscimento della sua indipendenza e integrità nazionale, e nella Comunità internazionale reclamerà il posto dignitoso che gli è dovuto per la sua civiltà, per il suo contributo al progresso umano e per la laboriosità dei suoi figli.
Le esigenze di vita del popolo italiano e la necessità di soddisfare con riosrse naturali ai bisogni del suo eccedente potenziale di lavoro, richiedono che esso possa: acceder alle materie prime a parità di condizioni con gli altri popoli, avere il suo posto nel popolamento e nella messa in valore dei territori coloniali, emigrare in dignitosa libertà e sviluppare senza arbitrari ostacoli i suoi traffici nel mondo.
Così l'Italia, superata la crisi del suo libero reggimento, ed in tal modo riacquistando nuova dignità spirituale e politica, collaborando lealmente mnella Comunità europea, potrà riprendere la sua secolare funzione civilizzatrice.
Alcide De Gasperi

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