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mercoledì 28 ottobre 2026

Fondi Interprofessionali e burocrazia: la nuova Circolare 12/2026.

Nel panorama della gestione delle risorse umane e dello sviluppo aziendale, la formazione del capitale umano rappresenta una colonna portante per la competitività del sistema Paese. Ciononostante, il quadro normativo che disciplina gli strumenti di finanziamento destinati all'aggiornamento professionale continua a essere oggetto di continue revisioni amministrative. Con l'emanazione della Circolare n. 12 del 2026, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali è nuovamente intervenuto per fare chiarezza sui criteri di computo relativi ai tetti massimi da destinare ai costi di gestione dei fondi paritetici interprofessionali.


Tale intervento giunge a valle di un percorso regolatorio piuttosto travagliato. Il recente Decreto Direttoriale n. 227 dell'11 maggio 2026 ha stabilito le nuove direttive generali in materia di attivazione, operatività e controllo degli enti paritetici, superando e abrogando integralmente la disciplina che era stata introdotta soltanto pochi mesi prima con il Decreto Direttoriale n. 8 del 9 gennaio 2026. Questo rapido avvicendamento di decreti riflette una costante ricerca di equilibrio tra l'esigenza di controllo della spesa e la necessità di garantire l'efficienza gestionale di organismi vitali per il nostro tessuto produttivo.

La composizione del tetto di spesa: la struttura a tre quote

Il fulcro operativo della nuova circolare risiede nelle istruzioni dettagliate fornite per determinare la quota massima delle uscite destinabili alla macchina amministrativa dei fondi. La base imponibile su cui applicare questi calcoli è costituita dalle entrate complessive annuali dell'ente, derivanti dal versamento dello 0,30% del monte retributivo dei lavoratori delle aziende aderenti, a cui si sommano eventuali risorse integrative incassate nel medesimo esercizio.

Il calcolo dell'aliquota finale di spesa si articola attraverso una sovrapposizione di tre differenti componenti percentuali:

  1. La Quota Base (Criterio di Progressività):

    Questa prima componente riprende i parametri già fissati dal Decreto Interministeriale del 2009 (8%, 6% e 4%), applicandoli non più in maniera rigida, ma per scaglioni progressivi in relazione al bacino di dipendenti iscritti. Attraverso questo meccanismo si ottiene una media ponderata, introducendo un principio di progressività proporzionato alla dimensione dell'ente.

  2. La Quota Addizionale (Fasce Dimensionali):

    A integrazione della quota base, il legislatore prevede un incremento percentuale pari al 12%, all'11% oppure al 7%. L'attribuzione di questa percentuale specifica non segue una logica progressiva, bensì l'appartenenza rigida dell'ente a una determinata classe dimensionale definita dal numero totale di lavoratori registrati.

  3. La Quota Integrativa e i Margini Fuori Tetto:

    È prevista un'ulteriore quota pari a due punti percentuali riservata ai fondi che vantano un radicato presidio territoriale, dimostrato dalla presenza di strutture stabili in almeno cinque Regioni, con la clausola inderogabile che almeno una di esse appartenga all'area del Mezzogiorno. L'insieme di queste tre quote non può comunque superare il tetto massimo complessivo del 20%.

Oltre alla soglia del 20%, la circolare riconosce la possibilità di sforare di ulteriori tre punti percentuali in situazioni straordinarie e ben delimitate:

  • Durante i periodi di temporanea sospensione delle verifiche per il mantenimento dell'autorizzazione ministeriale;

  • In presenza di comprovate necessità di riorganizzazione o adeguamento delle strutture interne;

  • Per i fondi di nuova istituzione, limitatamente al secondo e al terzo anno di effettiva attività.

L'analisi critica: le distorsioni del sistema e la sfida del 2027

Dal punto di vista della governance e della pianificazione aziendale, l'introduzione della progressività sulla quota base rappresenta senza dubbio un segnale di ammodernamento. Tuttavia, l'architettura complessiva del provvedimento evidenzia alcune rilevanti incongruenze strutturali che meritano un'attenta riflessione politica e manageriale.

  • L'effetto "gradino" della Quota Addizionale:

    Mentre la quota base premia la gradualità, la quota addizionale rimane ancorata a scaglioni rigidi basati sul numero assoluto di iscritti. Questo crea paradossi significativi: un fondo che conta 999.999 lavoratori beneficia di un'aliquota massima potenziale pari al 17,5%, mentre il raggiungimento della soglia psicologica e numerica di un milione di iscritti fa crollare la quota al 13,5%. Una penalizzazione improvvisa che rischia di disincentivare la crescita degli enti.

  • La disconnessione tra parametro e monte risorse:

    Il parametro dimensionale utilizzato per definire le aliquote è il numero assoluto di lavoratori. Tuttavia, la percentuale finale viene applicata alle risorse effettivamente incassate, le quali non dipendono dal mero numero di dipendenti, ma dall'entità delle retribuzioni percepite dai lavoratori delle imprese aderenti. Questo disallineamento rischia di penalizzare i settori a più basso reddito o a prevalenza di contratti part-time, dove a un elevato numero di teste corrisponde una massa salariale contenuta.

  • La prospettiva del 2027 e i costi propedeutici:

    Il quadro è destinato a complicarsi ulteriormente a partire dal 2027. Da quella data, la medesima soglia massima per i costi di funzionamento dovrà assorbire e coprire anche tutte le attività propedeutiche alla presentazione dei piani formativi (analisi dei fabbisogni, orientamento, progettazione), finora rendicontate separatamente. Senza una revisione dei tetti, si rischia di sottrarre risorse preziose all'ideazione e alla qualità dei progetti per farle rientrare forzatamente nei costi di gestione.

Verso una riforma della formazione continua

Come attori dell'economia e della politica, abbiamo il dovere di promuovere regole certe, eque e prive di ostacoli burocratici. La formazione dei lavoratori non è un costo, ma l'investimento strategico primario per la crescita del nostro sistema produttivo.

Garantire la sostenibilità dei fondi interprofessionali significa tutelare la qualità dei percorsi formativi forniti alle nostre aziende. Occorre proseguire il confronto con le istituzioni per affinare questi strumenti, eliminare le sperequazioni tra scaglioni dimensionali e far sì che la regolamentazione sostenga, anziché frenare, la crescita del capitale umano nel nostro Paese.

martedì 13 ottobre 2026

Lavoro, stipendi e nuove povertà: l'emergenza sociale senza risposte.

La povertà in Italia ha cambiato volto, assumendo le forme di un disagio silenzioso ma diffuso. Non si manifesta sempre con richieste d'aiuto per strada, ma emerge con chiarezza nei centri di distribuzione dei pacchi alimentari. A chiederli sono soprattutto nuclei familiari con figli piccoli. A dispetto delle aspettative, moltissime di queste persone hanno un'occupazione stabile, ma la loro retribuzione non basta più a sostenere il costo della vita. L'erosione del potere d'acquisto, aggravata dall'inflazione e dai rincari energetici, spinge sempre più nuclei familiari a dipendere dall'assistenza per la sussistenza quotidiana.

I dati diffusi dalla Fondazione Banco Alimentare tracciano un quadro epidemiologico del disagio sociale:
  • Nuova composizione degli assistiti: Se prima dell'emergenza pandemica il supporto era destinato in prevalenza a persone senza dimora, anziani soli o cittadini stranieri, oggi ben il 77% degli assistiti continuativi è costituito da famiglie con minori.

  • Profili e lavoro: Il 42% degli aiutati è italiano (con una concentrazione maggiore nelle regioni meridionali), mentre il 56% è composto da lavoratori con redditi bassi. Si tratta di persone il cui compenso non copre più i costi minimi di vita, soprattutto nei grandi centri urbani.

  • Copertura del bisogno: La rete delle quasi 7.600 organizzazioni territoriali partner garantisce assistenza a circa 1,8 milioni di persone. Questo volume copre la maggioranza dei beneficiari delle misure europee (Fondo FEAD/FSE+), ma riesce a raggiungere soltanto la metà dei 5,7 milioni di cittadini censiti dall'Istat in condizione di povertà assoluta.

Come sottolineano i vertici dell'organizzazione, l'elemento critico non è solo l'aumento della platea, ma l'intensità del fabbisogno: una famiglia con bambini richiede un supporto nutrizionale superiore rispetto a un singolo. A trovarsi in difficoltà sono anche disoccupati, madri sole, padri divorziati e malati cronici. È la fotografia di un Paese in cui perfino chi è integrato nel mercato del lavoro vive sul filo del rasoio.

Le cause sono sia strutturali sia congiunturali: i livelli salariali italiani figurano tra i più bassi d'Europa e l'incremento dei prezzi ha superato la dinamica salariale. Con uno stipendio mensile medio compreso tra 1.500 e 1.800 euro, far fronte a un mutuo o a un affitto, alle spese di trasporto e alla salute implica scelte dolorose. In questo contesto, la spesa alimentare diventa la principale voce di taglio per far fronte a scadenze inderogabili come bollette e locazioni.

Territorialmente, la domanda di sostegno vede in testa la Campania (217mila assistiti), seguita da Lombardia (210mila) ed Emilia-Romagna (129mila). La capacità di intervento è garantita in gran parte dal Terzo Settore, dalle parrocchie e, in diverse realtà locali, dagli enti comunali. Tuttavia, i beni di prima necessità e ad alto valore nutrizionale (come olio d'oliva, carne, pesce, latticini e prodotti per l'infanzia) scarseggiano.

Per fronteggiare questa criticità, diventa cruciale il ruolo della gestione delle risorse umane e delle partnership aziendali: non basta più il solo recupero delle eccedenze alimentari, ma servono donazioni programmate, investimenti nella logistica, nella catena del freddo e nelle infrastrutture di trasporto. Il Terzo Settore non può sostenere da solo questi costi; occorre una forte sinergia tra mondo delle imprese, organizzazioni sociali e istituzioni pubbliche.

Sul fronte delle politiche pubbliche e del lavoro, l'esecutivo sta valutando interventi per sostenere i redditi e il tessuto produttivo:

  1. Defiscalizzazione dei rinnovi contrattuali: Il Ministero dell'Economia intende confermare nella prossima legge di Bilancio l'aliquota agevolata al 5% sulle somme legate ai rinnovi dei contratti collettivi nel settore privato, con un impegno finanziario stimato in circa 2 miliardi di euro, nell'ottica di stimolare la crescita salariale.

  2. Andamento delle retribuzioni: I dati ufficiali evidenziano che tra il 2021 e il 2026 i salari reali hanno subito una perdita di valore d'acquisto superiore al 9%, con una contrazione particolarmente marcata nella prima metà di quest'anno.

  3. Incentivi alle imprese e flessibilità: Si lavora all'Iperammortamento e a misure fiscali per spingere gli investimenti aziendali in innovazione e software. Parallelamente, il governo tratta con la Commissione Europea per utilizzare margini di flessibilità fiscale (previsti dalle clausole di salvaguardia) da destinare a investimenti in energia, mobilità sostenibile, infrastrutture pubbliche e sostegno alle famiglie.

Risolvere la vulnerabilità economica dei cittadini richiede una visione integrata: salari dignitosi, politiche fiscali a sostegno delle retribuzioni, un welfare aziendale solido e una collaborazione costante tra pubblico e privato.

Il lato economico del Lavoro e delle Famiglie (Microeconomia / Welfare)

È l'aspetto che riguarda la vita quotidiana, il potere d'acquisto e il bilancio familiare:

  • Stagnazione dei salari: Gli stipendi in Italia sono tra i più bassi d'Europa e tra il 2021 e il 2026 i salari reali (di fatto e contrattuali) hanno perso oltre il 9% del loro potere d'acquisto.

  • Inflazione e costo della vita: L'aumento dei prezzi dei beni di prima necessità, delle bollette energetiche, dei carburanti e del costo delle abitazioni (mutui e affitti) ha eroso i risparmi.

  • I "nuovi poveri" e il lavoro povero (Working Poor): Avere un impiego (con retribuzioni medie di 1.500-1.800 €/mese) non garantisce più la stabilità economica. Le famiglie, dovendo coprire spese fisse e inderogabili (casa, salute, utenze), sono costrette a tagliare sulla spesa alimentare, chiedendo aiuto alla rete del Banco Alimentare.

Il lato economico delle Politiche di Stato e di Impresa (Macroeconomia / HR & Fiscale)

È l'aspetto legato agli interventi pubblici, alla fiscalità e alla gestione aziendale delle risorse umane:

  • Incentivi fiscali sui salari: Il Governo punta a confermare la tassazione agevolata al 5% sui rinnovi contrattuali del settore privato (una misura da circa 2 miliardi) per spingere le aziende ad alzare le retribuzioni dei dipendenti.

  • Investimenti aziendali: Rafforzamento dell'Iperammortamento e agevolazioni fiscali per incentivare le imprese a investire in software, tecnologia e innovazione.

  • Vincoli di bilancio e trattative con la UE: L'Italia cerca di negoziare con la Commissione Europea l'uso di una flessibilità di bilancio (circa 29 miliardi) per finanziare investimenti pubblici, transizione energetica, infrastrutture e sostegni diretti alle famiglie per contrastare l'inflazione.

  • Sostenibilità e logistica del Terzo Settore: Il costo principale delle associazioni di supporto sociale è legato alla logistica e ai trasporti; diventa quindi fondamentale una partnership strategica con le aziende privati (donazioni programmate, welfare aziendale e responsabilità sociale d'impresa).




giovedì 17 settembre 2026

Smart Working e Certificati Medici: Cosa Cambia per gli HR Manager dopo la Svolta INPS

Oggi analizziamo una svolta attesa riguardante la retroattività della documentazione sanitaria, un tema su cui l'INPS ha finalmente fatto chiarezza, pur lasciando aperti alcuni paletti fondamentali che ogni dipartimento Risorse Umane deve conoscere perfettamente.


La Fine di un’Anomalia Tollerata

Per lungo tempo, la possibilità di retrodatare il documento medico di 24 ore ha rispecchiato una consuetudine diffusa tra i professionisti della salute: compilare la sezione «il dipendente asserisce di essere indisposto a partire dal» anche a fronte di un consulto erogato il giorno successivo. In passato questa modalità passava inosservata a causa di verifiche meno rigorose.

La situazione si è inasprita quando l'INPS ha potenziato le procedure di audit sulle pratiche digitali, incrociando i dati con le presenze registrate nei flussi Uniemens aziendali. Il risultato? Un'impennata di notifiche di rigetto per la prima giornata indicata nei report, con il conseguente scorrimento dell'evento morboso in avanti.

L'Impatto sulla Carenza e sulle Casse Aziendali

Questa rettifica d'ufficio non era un semplice cavillo burocratico, ma generava ripercussioni contabili dirette sul costo del lavoro:

  • Slittamento della Carenza: Il periodo iniziale a totale carico dell'organizzazione arretrava, consumando le prime tre giornate a partire da una data posteriore.

  • Complicazioni Amministrative: Qualora l'evento prevedesse giornate a carico INPS (es. dal quarto giorno), l'esclusione della prima data convertiva l'intera assenza in periodi di carenza coperti dal datore di lavoro.

  • Recupero degli Indennizzi: L'azienda doveva stornare le quote previdenziali erroneamente accreditate e ricalcolare l'imponibile, operazione resa ancor più complessa dall'eliminazione del codice Uniemens dedicato (E775), rimosso dall'istituto per evitare conguagli superficiali senza rettifica dei registri.

In passato, l'unico modo per convalidare il giorno antecedente era l'accertamento effettuato presso il domicilio del collaboratore.

Le Nuove Disposizioni: Trasparenza ma Senza Sconti

L'orientamento attuale stabilisce che la giornata precedente alla redazione del certificato sia riconosciuta a tutti gli effetti come assenza per salute, indipendentemente dalla tipologia di prestazione (sia essa erogata in studio o a casa).

Tuttavia, come gestori del capitale umano, dobbiamo monitorare attentamente le eccezioni che rimangono invalicabili:


Ammissibilità Retroattività
Giorno feriale antecedenteConvalidata d'ufficio
Sabato, Domenica o FestivoEsclusa tassativamente
Continuazione al LunedìNon coperta dal certificato lunedì

Checklist per il Dipartimento HR: Il Resto del Weekend

Il nodo critico resta la continuazione dello stato di infermità dopo il fine settimana. Se la prognosi di un dipendente scade di venerdì e le condizioni non migliorano:

  • Il collaboratore deve consultare il proprio medico il venerdì stesso.

  • In alternativa, durante il weekend occorre contattare il servizio di Continuità Assistenziale (ex Guardia Medica).

  • Un'attestazione emessa il lunedì in studio non potrà in alcun modo sanare il sabato e la domenica trascorsi.

Adeguiamo i nostri regolamenti interni e sensibilizziamo la popolazione aziendale: la trasparenza procedurale evita sgradevoli sorprese in busta paga e protegge la continuità operativa dell'organizzazione.

UE

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I poteri dello Stato Italiano

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Disposizione Partiti Parlamento Italiano

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Una volta Scout per sempre Scout

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