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mercoledì 18 settembre 2013

I neolaureati e il primo impiego. Gli errori, le chance e le imprese.

Quello che i giovani non dovrebbero mai fare quando entrano per la prima volta in azienda. E quello che le aziende dovrebbero invece fare quando li accolgono. Le figure professionali che risentiranno di meno della flessione economica. Le potenzialità dei nuovi strumenti di selezione e i consigli a chi si mette alla ricerca di un lavoro nell’intervista a Isabella Covili Faggioli vice Presidente AIDP, associazione italiana della direzione del personale.

Qual è secondo lei l’errore che fanno più di frequente i neolaureati quando si avvicinano al mondo delle imprese?
Studiare non è un esercizio banale, è duro e faticoso, e quando si arriva alla laurea si pensa di aver raggiunto la soglia del paradiso. Il primo errore è non mettere in preventivo che si ricomincia da capo. Tutto quello che è stato imparato sarà importante più avanti. Il primo passo è entrare in un’azienda con umiltà, capirne le dinamiche, capire che chi è lì da anni può essere un patrimonio di conoscenze da acquisire e che un tutor è il bene più prezioso che si possa trovare e utilizzarlo può fare felice lui e molto pro ai giovani.
C’è secondo lei invece un errore che le imprese fanno più di frequente quando accolgono un neolaureato tra la propria forza lavoro?
Tutti in azienda, purtroppo, lottano con il tempo e molte volte si abbandonano, per questo, i giovani che entrano a loro stessi. Questo è l’errore più grande perché non si ottimizzano le risorse. Con un piccolo investimento di tempo si può avere un ritorno più veloce e più motivato. Occorre anche parlare di più con i giovani che entrano in azienda anche perché parlando con loro si scoprono loro potenzialità non dichiarate.
 
Quali saranno secondo lei le figure professionali che nei prossimi mesi risentiranno di meno della flessione economica?
Penso che la flessione economica colpirà un po’ tutte le figure professionali. Ci saranno meno opportunità. Ma proprio perché parlo di un minor numero, significa che qualche opportunità ci sarà. E sarà diretta alle candidature eccellenti. L’Amministratore Delegato di una multinazionale mi confermava, pochi giorni fa, che dall’esterno oggi devono arrivare solo high performer o high potential per dare stimoli alle persone già presenti nella struttura. Se non si trovano queste caratteristiche nei candidati, allora vale la pena di far crescere chi in azienda è già presente in modo da avere riscontri positivi sul clima interno. Quindi significa che oggi oltre ad avere un’ottima preparazione di base e conoscenze linguistiche ed informatiche occorre avere conoscenza del mondo, aver diversificato le esperienze e mirato attentamente il proprio percorso. Queste figure difficilmente sentiranno la crisi soprattutto se sono nell’ambito commerciale o con specializzazioni specifiche. Chi, comunque, sente meno la crisi oggi è il tecnico in senso stretto di ogni settore merceologico: il manutentore per il metalmeccanico o il modellista per l’abbigliamento, per fare alcuni esempi.
Quali saranno invece le figure professionali che secondo lei avranno più difficoltà?
Ci sono molte aziende che sono nate nel dopoguerra e che sono cresciute o comunque hanno mantenuto fino ad oggi la loro posizione sul mercato, ma che dichiarano già difficoltà. Il personale di quelle aziende, che è magari in quel contesto da molti anni perché l’azienda ha privilegiato la fedeltà riconoscendola anche economicamente, avrà le difficoltà maggiori se si deve rimettere sul mercato. Ed oggi vediamo molti di questi esempi. Questo personale si deve riqualificare perché ha sempre visto un solo modo di operare e molte volte ha un ruolo costruito sulle capacità personali e sulla conoscenza acquisita più che sull’organizzazione in senso stretto. Occorre aiutare questi lavoratori a riadattare la professionalità alle esigenze di altre aziende in modo che queste nuove competenze unite a qualche agevolazione per l’azienda che assume possano essere la chiave di volta per la ricollocazione. 
 
Ritiene che in Italia i siti di social network possano svolgere già un ruolo significativo per la selezione di nuovo personale? E perché?
I siti di social networking stanno avendo un successo incredibile come strumento di conoscenza. In questo senso possono essere utilizzati, come strumento ulteriore, per conoscere eventuali opportunità od eventuali interessati ad una opportunità. Lasciatemi dire però che solo il colloquio reale e non virtuale e la conoscenza della persona porta a capire la coerenza tra quanto viene proposto dalle aziende e le attese e le esperienze del candidato.
Pensa che in futuro vedremo molto video-curriculum o interesseranno un piccolo segmento di professioni?
Se bastasse leggere le competenze per capire che ci sono e se bastasse leggere le attese ed i desiderata per capire quali sono, basterebbero i video curriculum. Opero da molti anni con le risorse umane, ho incontrato decine di migliaia di persone, candidati e dipendenti, e mi sento di dire che, la persona è ancora il soggetto più difficile. Possiamo utilizzare gli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione con grande efficacia, l’importante è che questi rimangano strumenti.
Qual è il consiglio che si sente di dare a un neolaureato che si mette alla ricerca di un impiego per la prima volta?
Per mettersi alla ricerca di un lavoro occorre, a mio avviso, avere chiaro un obiettivo, sapere dove si vuole andare ed in base a quello concentrare la ricerca sulle aziende che sono coerenti con il proprio obiettivo e nel momento in cui si contattano cercare di essere chiari e spiegare il perché si vorrebbe entrare in contatto con loro. E per fare questo è bene attivare tutte le conoscenze che si hanno per capire se il disegno che si ha in testa è corretto e tentare di inviare il curriculum alla persona più adeguata in azienda. Un errore da non fare è poi quello di sottovalutare le opportunità che capitano. Molte volte si snobbano per non conoscenza del tipo di attività e di contesto. Anche qui cercare di avere informazioni da chi ne sa di più è utile e tante volte illuminante.

 Il lavoro: quando è gratificante...

È scontato e semplicistico affermare che si lavora per far fronte alle proprie esigenze economiche. Ma il lavoro, perché sia gratificante, va visto con altri occhi. Spesso non ci fermiamo a riflettere sui ritorni positivi che il lavoro ha su ognuno di noi.

Dal mio punto di vista, chi vuole avere un giusto approccio col mondo del lavoro deve vedere in esso la realizzazione di una parte importante della propria persona e trovare nel lavoro un’autogratificazione, come persona inserita in un contesto produttivo e sociale. Ognuno di noi è un anello della catena della vita e deve dare il proprio contributo, cercando di mantenere un buon equilibrio interiore e un buon rapporto con gli altri.

Per stare bene una persona deve sentirsi soddisfatta del proprio lavoro e vedere riconosciute ed apprezzate le proprie capacità nel contesto in cui opera. L’autostima di ciascuno di noi è legata a diverse aree:

    la sfera affettiva

    la sfera lavorativa

    la sfera sociale

queste si intrecciano per formare l’immagine che ognuno di noi ha di se stesso. Anche chi per varie circostanze non ha “bisogno” di lavorare per vivere, vuole comunque essere parte attiva ed integrante della società e si fa promotore di attività utili a se stesso e a chi lo circonda. Chi viceversa si sente costretto a lavorare solo sulla base del bisogno o fa qualcosa che non lo gratifica in alcun modo, finisce per sentirsi frustrato e rendere il proprio lavoro sterile.

Un’altra parte importante della vita lavorativa è la socializzazione che avviene nel momento in cui si instaura un regime di interscambio tra le persone: dare e ricevere informazioni per un arricchimento reciproco. Non solo è importante continuare a ricercare nuove conoscenze per migliorarsi, ma lo è altrettanto trasmettere agli altri quanto si è appreso per creare valore aggiunto. Il coinvolgimento nella circolazione delle idee all’interno del gruppo di lavoro è la testimonianza principale di un buon funzionamento dello stesso.


Fonte: miojob.it e newjoblog.wordpress.com


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