L'allarme lanciato dal Fondo Monetario Internazionale circa il rischio di una recessione globale non coglie di sorpresa il mondo produttivo. In particolare, la postura dell'economia italiana appare estremamente vulnerabile, condizionata da una fragilità strutturale che la crisi energetica e le tensioni nello Stretto di Hormuz stanno portando a un punto di rottura.
Secondo Giuseppe Pasini, presidente di Confindustria Lombardia e vertice del gruppo siderurgico Feralpi, il blocco dello stretto rappresenta un moltiplicatore di rischio per un Paese che vanta un interscambio commerciale con l'area del Golfo pari a circa 32,5 miliardi di euro (di cui 22 miliardi in export, trainato da meccanica strumentale e lusso).
L'effetto domino: dall'energia al consumo
Il blocco delle rotte petrolifere genera una distorsione economica che si propaga lungo tre direttrici critiche:
Shock dell'offerta: La dipendenza italiana dal gas e dai derivati petroliferi (che coprono oltre il 50% del fabbisogno energetico nazionale) innesca un aumento immediato dei costi di produzione.
Dinamica inflattiva: La pressione sui prezzi energetici alimenta l'inflazione core, con un conseguente inasprimento della politica monetaria. Il rialzo dei tassi di interesse comprime il reddito disponibile delle famiglie (attraverso l'incremento delle rate dei mutui) e frena gli investimenti privati.
Tenuta sociale: Il rallentamento dell'attività produttiva minaccia la stabilità del mercato del lavoro. Pasini evidenzia il rischio concreto di un ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali (Cassa Integrazione Guadagni), in un contesto dove i salari reali sono stagnanti da decenni
Verso una risposta strutturale: il nodo dell'autonomia energetica
L'attuale congiuntura pone l'Italia in una posizione di maggiore debolezza rispetto ai partner europei. Per Pasini, le soluzioni non possono limitarsi a interventi emergenziali.
Il fattore nucleare: Sebbene considerato parte della soluzione per la decarbonizzazione e l'indipendenza energetica, il nucleare sconta un orizzonte temporale di attuazione stimato in 12-15 anni. Un lasso di tempo che il sistema industriale, impegnato a garantire la sopravvivenza operativa nel breve termine, non può permettersi di attendere senza misure di accompagnamento.
Riduzione del costo della bolletta: È urgente un intervento strutturale sugli oneri energetici che gravi meno sia sulle imprese energivore sia sul bilancio delle famiglie, per evitare il collasso della domanda interna.
Vincoli di bilancio e Patto di Stabilità
La frenata del PIL italiano riapre inevitabilmente il dibattito sulla flessibilità fiscale. In una fase di recessione indotta da shock esogeni, la rigidità del Patto di Stabilità appare in contrasto con la necessità di sostenere il tessuto produttivo e sociale. Il rischio, in assenza di uno sblocco della crisi di Hormuz o di manovre di supporto mirate, è quello di uno scivolamento verso una fase di stagnazione prolungata, capace di logorare non solo l'economia, ma la stessa coesione civile del Paese.
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