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giovedì 24 settembre 2026

L'industria vista dagli italiani, la stretta sui contratti e il riscatto degli statali: la radiografia del lavoro che cambia

C'è una domanda che rimbalza da tempo nell'arena pubblica, sollevata a più riprese dal mondo patronale: in Italia esiste davvero una marcata diffidenza verso il mondo produttivo? Un’ostilità che finisce per etichettare i capitani d'impresa più come "speculatori" che come veri creatori di valore?

I dati dell'ultimo Monitor on Labour (MOL) curato da Community Research&Analysis per Federmeccanica dipingono un quadro sfaccettato. Quando si parla di innovazione, occupazione e sviluppo, il consenso verso il comparto industriale raggiunge il 47,3%. Oltre la metà degli italiani (56%) riconosce i passi da gigante fatti sul fronte delle tecnologie avanzate, e il 59,7% considera la manifattura il vero termometro dell'economia: se la fabbrica corre, l'intero territorio ne trae beneficio. Senza contare che per il 52,2% delle persone l'industria resta il traino principale di tutti gli altri settori.


Anche l'impiego giovanile beneficia di questa visione: per il 37,2% degli intervistati la fabbrica offre garanzie e propone posizioni più qualificate rispetto ad altri ambiti (31,2%).

Eppure, questa centralità sta scricchiolando. L'indice di apprezzamento generale è crollato dal 58% del 2024 al 47,3% attuale. A soffrire maggiormente è proprio la fiducia nell'assorbimento delle nuove leve e nella qualità dei posti offerti.

Ancora più tiepido è il giudizio su crescita professionale e inclusione, dove solo un italiano su tre (33%) promuove il settore. Certo, l'industria è vista come un'opportunità di inserimento per i giovani (45,1%) e il progresso tecnologico ha spalancato le porte della produzione – e non solo degli uffici – al lavoro femminile (39,3%). Tuttavia, pochissimi credono che le aziende promuovano davvero la parità di genere (29,7%), offrano reali scatti di carriera (29,7%), contrastino le discriminazioni (25,8%) o valorizzino il benessere dei dipendenti (28,2%). Rispetto al 39,9% del 2024, il gradimento medio complessivo è sceso a quota 33%.

La radiografia del Paese: tre visioni a confronto

Analizzando i dati emergono tre profili ben distinti tra la popolazione:

  • I "Tiepidi" (50,6%): Rappresentano la maggioranza assoluta. Vedono i limiti (poche prospettive per i giovani, scarso legame con il territorio, impatto ambientale da migliorare), ma riconoscono la necessità di sostenere le imprese per far correre il Paese. In loro, pregi e difetti si annullano a vicenda, generando una posizione neutrale.

  • Gli "Anti-industriali" (26,1%): Un quarto degli italiani boccia l'operato del manifatturato su quasi tutti i fronti.

  • I "Pro-industria" (23,3%): Una minoranza convinta che attribuisce alle aziende un ruolo quasi esclusivamente positivo.

Curiosamente, la geografia della percezione svela un paradosso: l'idealizzazione dell'industria cresce laddove ce n'è meno (nel Mezzogiorno e nelle Isole), mentre il contatto quotidiano con le fabbriche (al Nord) genera un pragmatismo decisamente più critico.

Per superare questa fase serve un cambio di marcia culturale su due sfide chiave: superare la crisi d'identità del lavoro manifatturiero (che non affascina più come un tempo) e abbattere il muro dell'isolamento aziendale rispetto alle comunità. La ricetta? Aprire gli stabilimenti a scuole e famiglie, investire nel welfare e nella parità, e trasformare le sponsorizzazioni in veri progetti territoriali.


Diritto del lavoro: la sentenza che scuote i contratti nazionali

Spostandoci sul fronte normativo, una recente pronuncia del Consiglio di Stato (la n. 4969/2026, che ha ribaltato la precedente decisione del Tar Veneto) ha stabilito che il Contratto Collettivo Nazionale del Commercio siglato da Confcommercio e sindacati non rispetta l'articolo 36 della Costituzione per una specifica categoria: gli operatori delle celle frigorifere.

La vicenda nasce da un'ispezione dell'Ispettorato del Lavoro di Verona che ha imposto a un'azienda di surgelati un'indennità extra (tra l'8% e il 12%) per gli addetti operanti a temperature tra i -20°C e i -24°C, prendendo come riferimento il CCNL Alimentari.

La decisione apre un dibattito delicatissimo: l'Ispettorato ha applicato un parametro equitativo al pari di un giudice del lavoro, ma senza il contraddittorio e le garanzie procedurali tipiche di un'aula di tribunale. Per le imprese si crea così un bivio complesso: accettare l'accordo aziendale "volontariamente" o rischiare sanzioni e cause legali per difendersi. Una situazione che spinge molti esperti a chiedere una revisione dell'articolo 14 del Dlgs 124/2004 per ridefinire con certezza i confini d'azione degli organi di vigilanza.

Statali e PA: firmato il rinnovo contrattuale 2025-2027

Sul versante pubblico arriva invece una notizia positiva: la firma definitiva del CCNL 2025-2027 per le Funzioni Centrali, giunta a breve distanza dal precedente accordo. Si tratta del terzo rinnovo in meno di cinque anni, con aumenti retributivi superiori al 7,6% e una crescita della massa salariale del 5,4%.

Gli incrementi mensili a regime saranno strutturati così:

  • Operatori: +126 euro

  • Assistenti: +133 euro

  • Funzionari: +161 euro

  • Elevate Professionalità: +221 euro

Tra le novità principali figurano tutele rafforzate per salute e genitorialità, la parificazione delle ferie per i neoassunti, un'indennità feriale per i turnisti e regole chiare sull'impiego dell'Intelligenza Artificiale, la cui adozione sarà oggetto di confronto con i sindacati. Spazio anche alla crescita professionale con l'arrivo del "patentino delle competenze" e la possibilità di creare enti bilaterali per la formazione.

L'esperienza degli ultimi anni dimostra che i tagli alla spesa pubblica e il ridimensionamento delle trattative danneggiano il clima lavorativo e la qualità dei servizi. Investire sulla continuità contrattuale e sulla valorizzazione del personale resta l'unica strada percorribile per guidare la Pubblica Amministrazione verso il futuro.

giovedì 9 maggio 2024

"Aprire" un'impresa da zero

Aprire un’impresa da zero è un passo coraggioso e stimolante. Ecco alcuni passaggi fondamentali per avviare con successo la tua attività imprenditoriale:

Avere un’idea valida: L’idea è il fulcro di ogni progetto imprenditoriale. Trova un’idea di business che risolva un problema o soddisfi un bisogno specifico. Valida l’idea analizzando se c’è interesse da parte delle persone e se il tuo prodotto o servizio è la soluzione migliore.

Pianificare l’avvio dell’azienda:

Crea un Business Plan: Questo documento contiene le informazioni chiave sulla tua azienda, come il modello di business, l’analisi dei competitor, il piano finanziario e altro.

Forma il tuo team: Trova co-founder e i primi dipendenti.

Scegli una sede (opzionale).

Definisci una strategia di acquisizione clienti.

Crea un piano di marketing per promuovere la tua impresa.

Dove posso trovare finanziamenti per la mia impresa?

I finanziamenti agevolati sono risorse finanziarie con condizioni particolarmente favorevoli rispetto ai prestiti standard offerti dal mercato. Questi finanziamenti possono essere destinati sia a privati che aspirano a diventare imprenditori, sia alle imprese per agevolare l’avvio di una nuova attività o migliorare un’impresa già avviata. Di seguito, ti elenco alcune opzioni disponibili in Italia:

ON Oltre Nuove Imprese a Tasso Zero: Questo programma combina un contributo a fondo perduto con un finanziamento a tasso zero. È rivolto alle micro e piccole imprese, soprattutto a quelle composte da giovani o donne1.

Resto al Sud: Un’iniziativa per sostenere lo sviluppo delle imprese nel Mezzogiorno d’Italia. Offre finanziamenti agevolati per avviare nuove attività o espandere quelle esistenti.

Finanziamenti Agevolati PMI Sud: Riservato alle piccole e medie imprese del Sud Italia, questo programma offre agevolazioni finanziarie per migliorare la competitività e la sostenibilità delle imprese.

Smart e Start: Un’iniziativa per promuovere l’innovazione e la ricerca e sviluppo nelle imprese. Offre finanziamenti e agevolazioni per progetti tecnologici e innovativi.

Fondo Impresa Donna: Rivolto alle imprese femminili, questo fondo offre sostegno finanziario per avviare o sviluppare un’attività.

Beni Strumentali Nuova Sabatini: Agevolazioni per l’acquisto di beni strumentali, come macchinari e attrezzature, a tasso agevolato.

Fondo per le Piccole e Medie Imprese Creative: Sostiene le PMI operanti nei settori culturali e creativi.

Fondo di Garanzia PMI: Garantisce prestiti bancari alle PMI, riducendo il rischio per le banche.

Fondo Trasferimento Tecnologico: Agevolazioni per progetti di trasferimento tecnologico e innovazione.

Agevolazioni PMI Vittime Mancati Pagamenti: Per le imprese che hanno subito mancati pagamenti da parte di clienti.

Incentivi Imprese Economia Sociale: Agevolazioni per le imprese sociali e cooperative.

Requisiti minimi per aprire un'impresa:

Iscriviti al Registro delle Imprese e comunica gli atti alla Camera di Commercio.

Invia la dichiarazione di Inizio Attività al comune tramite la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività).

Tipologie di società: Scegli la forma giuridica più adatta per la tua impresa (ad esempio, srl, spa, snc, etc.).

Iter burocratico: Affronta la burocrazia seguendo le procedure necessarie per la tua attività.

Quanto costa aprire un’attività?

I costi variano a seconda del tipo di impresa, la sua dimensione e la tua posizione geografica. Prepara un budget realistico per coprire spese come registrazione, affitto, personale, marketing e altro.

Ricorda che: 

Le sfide per i nuovi imprenditori possono variare a seconda del settore e della situazione specifica, ma alcune difficoltà comuni includono:

Mancanza di esperienza: Avviare un’impresa richiede competenze in diverse aree come gestione, marketing, finanza e risorse umane. I nuovi imprenditori potrebbero non avere esperienza in tutti questi campi.

Accesso al capitale: Ottenere finanziamenti per avviare o far crescere un’impresa può essere difficile. La mancanza di risorse finanziarie può rallentare il processo di avvio.

Concorrenza: In ogni settore ci sono altre aziende che offrono prodotti o servizi simili. Essere competitivi richiede strategie di marketing e differenziazione efficaci.

Gestione del tempo: Gli imprenditori spesso devono fare molte cose contemporaneamente. La gestione del tempo è cruciale per bilanciare le attività quotidiane e la pianificazione a lungo termine.

Adattamento al cambiamento: L’ambiente imprenditoriale è dinamico e mutevole. Gli imprenditori devono essere flessibili e pronti a modificare le strategie quando necessario.

Solitudine: Avviare un’impresa può essere solitario. Gli imprenditori potrebbero sentirsi isolati, soprattutto se non hanno un team o co-founder con cui condividere le sfide.

Regolamentazione e burocrazia: La burocrazia può essere complicata e richiedere tempo. Gli imprenditori devono navigare tra le leggi e i regolamenti per avviare e gestire l’azienda.

Gestione dello stress: L’imprenditorialità può essere stressante. Gli imprenditori devono affrontare la pressione finanziaria, le aspettative degli investitori e le sfide quotidiane.

Marketing e acquisizione clienti: Trovare clienti e far conoscere il proprio marchio richiede sforzi costanti. La mancanza di una strategia di marketing efficace può ostacolare il successo dell’impresa.

Rischi finanziari: Avviare un’impresa comporta rischi finanziari. Gli imprenditori potrebbero dover investire i propri risparmi o prendere prestiti per far decollare l’attività.




giovedì 24 marzo 2022

INPS: COVID-19 - CONGEDO E RILASCIO PROCEDURA PER LA PRESENTAZIONE DELLE DOMANDE PER AUTONOMI E GESTIONE SEPARATA (INPS, MESSAGGIO INPS N. 327 DEL 21/01/2022)

 INPS: COVID-19 - CONGEDO E RILASCIO PROCEDURA PER LA PRESENTAZIONE DELLE DOMANDE PER AUTONOMI E GESTIONE SEPARATA (INPS, MESSAGGIO INPS N. 327 DEL 21/01/2022)
L'Inps, con il messaggio 21 gennaio 2022, n. 327, fornisce indicazioni sulla procedura per la presentazione delle domande per i genitori lavoratrici e lavoratori autonomi e per quelli iscritti in via esclusiva alla Gestione separata, per la fruizione del "Congedo parentale SARS CoV-2", prorogato al 31 marzo 2022, in caso di figli affetti da SARS CoV-2, in quarantena da contatto o con attività didattica o educativa in presenza sospesa o con centri diurni assistenziali chiusi.
Il "Congedo parentale SARS CoV-2" può essere fruito dai genitori, anche affidatari o collocatari, lavoratori dipendenti, dai lavoratori iscritti in via esclusiva alla Gestione separata o dai lavoratori autonomi iscritti all'Inps, per la cura dei figli conviventi minori di anni 14 affetti da SARS CoV-2, in quarantena da contatto o con attività didattica o educativa in presenza sospesa.
Inoltre, tale congedo può essere utilizzato, senza limiti di età e indipendentemente dalla convivenza, per la cura di figli con disabilità in situazione di gravità accertata, iscritti a scuole di ogni ordine e grado o ospitati in centri diurni a carattere assistenziale, affetti da SARS CoV-2, in quarantena da contatto, con attività didattica o educativa in presenza sospesa, o con chiusura del centro diurno assistenziale.
Per i periodi di astensione fruiti è riconosciuta un'indennità pari al 50% della retribuzione o del reddito a seconda della categoria lavorativa di appartenenza del genitore richiedente il congedo e i periodi sono coperti da contribuzione figurativa.
Presentazione delle domande
Per le lavoratrici e i lavoratori autonomi e per quelli iscritti in via esclusiva alla Gestione separata, la domanda relative al "Congedo parentale SARS CoV-2" deve essere presentata esclusivamente in modalità telematica, attraverso uno dei seguenti canali:
- tramite il portale web dell'Istituto, nell'ambito dei servizi per presentare le domande di "Maternità e congedo parentale lavoratori dipendenti, autonomi, gestione separata", se si è in possesso di credenziali SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) di almeno II livello, della Carta di identità elettronica (CIE) o della Carta Nazionale dei Servizi (CNS);
- tramite il Contact center integrato, chiamando il numero verde 803.164 (gratuito da rete fissa) o il numero 06 164.164 (da rete mobile a pagamento, in base alla tariffa applicata dai diversi gestori);
- tramite gli Istituti di Patronato, utilizzando i servizi offerti gratuitamente dagli stessi.
Per presentare la domanda di "Congedo parentale SARS CoV-2", anche per figli con disabilità in situazione di gravità, si deve utilizzare la procedura per l'acquisizione delle "Domande per Prestazioni a sostegno del reddito" - Servizio "Maternità", selezionando la voce "Congedo Parentale" e la tipologia di lavoratore "Autonomi" o "Gestione separata".
Dopo aver completato le informazioni di tipo anagrafico è necessario:
- nella pagina "Tipo richiesta", selezionare "Richiesta di uno dei congedi istituiti per emergenza Covid-19", cliccare quindi su "AVANTI";
- nella pagina "Richiesta congedi istituiti per emergenza COVID-19", spuntare la richiesta "Congedo parentale SARS CoV-2 (D.L. n. 146 del 21/10/2021)", cliccare quindi su "AVANTI";
- indicare il motivo per il quale si richiede il congedo e le informazioni relative alle certificazioni/attestazioni/provvedimento, cliccare quindi su "AVANTI";
- procedere con l'acquisizione e richiedere un periodo coperto dalla certificazione (se presente), purché ricadente nell'intervallo previsto dalla norma, ossia dal 22 ottobre 2021 e fino al 31 marzo 2022.

SEZIONE FISCALE
AGENZIA DELLE ENTRATE: PUBBLICATO IL MODELLO 730/2022 (AGENZIA DELLE ENTRATE PROVVEDIMENTO DEL 14/01/2022)
L’Agenzia delle Entrate rende noto di aver reso disponibile il modello 730/2022 relativo alla dichiarazione semplificata agli effetti delle imposte sul reddito delle persone fisiche che i contribuenti, ove si avvalgano dell’assistenza fiscale, devono presentare nell’anno 2022, per i redditi prodotti nell’anno 2021.
AGENZIA DELLE ENTRATE: PUBBLICATO IL MODELLO 770/2022 (AGENZIA DELLE ENTRATE PROVVEDIMENTO DEL 14/01/2022)
L’Agenzia delle entrate rende noto di aver reso disponibile il modello 770/2022 per l'anno di imposta 2021, da utilizzare per comunicare i dati relativi alle ritenute operate ed i relativi versamenti, nonché le ritenute operate su dividendi, proventi da partecipazione, redditi di capitale od operazioni di natura finanziaria ed i versamenti effettuati dai sostituti d’imposta.
Il modello 770/2022 è altresì utilizzato per l’indicazione delle compensazioni operate nonché per l’indicazione dei crediti d’imposta utilizzati e dei dati relativi alle somme liquidate a seguito di procedure di pignoramento presso terzi.

AGENZIA DELLE ENTRATE: PUBBLICATO IL MODELLO DICHIARATIVO CU/2022 (AGENZIA DELLE ENTRATE PROVVEDIMENTO DEL 14/01/2022)
L’Agenzia delle Entrate rende noto di aver reso disponibile la Certificazione Unica 2022, relativa al periodo d’imposta 2021, da trasmettere all’Agenzia delle Entrate entro il 16 marzo 2022.

AGENZIA DELLE ENTRATE: PRESTAZIONE LAVORATIVA ALLE DIPENDENZE DI UN DATORE DI LAVORO SVIZZERO PARZIALMENTE SVOLTA IN ITALIA IN TELELAVORO - FRUIZIONE DEL REGIME SPECIALE PER LAVORATORI IMPATRIATI (AGENZIA DELLE ENTRATE, INTERPELLO N. 3/2022)
L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la risposta a interpello n. 3 in data 7 gennaio 2022, in tema di prestazione lavorativa alle dipendenze di un datore di lavoro svizzero parzialmente svolta in Italia in telelavoro e fruizione del regime speciale per lavoratori impatriati.
Il decreto internazionalizzazione ha introdotto il "regime speciale per lavoratori impatriati". La citata disposizione è stata oggetto di modifiche normative, operate dall'articolo 5 del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34 (decreto crescita), in vigore dal 1° maggio 2019.
Per fruire del trattamento di cui all'articolo 16 del decreto internazionalizzazione, come modificato dal decreto crescita, è necessario, ai sensi del comma 1, che il lavoratore:
- trasferisca la residenza nel territorio dello Stato ai sensi dell'articolo 2 del TUIR;
- non sia stato residente in Italia nei due periodi d'imposta antecedenti al trasferimento e si impegni a risiedere in Italia per almeno 2 anni;
- svolga l'attività lavorativa prevalentemente nel territorio italiano.
In base al successivo comma 2, il cui contenuto è rimasto immutato rispetto alla versione dell'articolo 16 in vigore fino al 30 aprile 2019, sono destinatari del beneficio fiscale in esame, inoltre, i cittadini dell'Unione europea o di uno Stato extra UE con il quale risulti in vigore una Convenzione contro le doppie imposizioni o un accordo sullo scambio di informazioni in materia fiscale che:
-sono in possesso di un titolo di laurea e abbiano svolto "continuativamente" un'attività di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o di impresa fuori dall'Italia negli ultimi 24 mesi o più, ovvero
- abbiano svolto "continuativamente" un'attività di studio fuori dall'Italia negli ultimi 24 mesi o più, conseguendo un titolo di laurea o una specializzazione post lauream. L'agevolazione in esame è fruibile dai contribuenti per un quinquennio a decorrere dal periodo di imposta in cui trasferiscono la residenza fiscale in Italia, ai sensi dell'articolo 2 del TUIR, e per i quattro periodi di imposta successivi.
Per accedere al regime speciale, il citato articolo 16 presuppone, inoltre, che il soggetto non sia stato residente in Italia per due periodi di imposta precedenti il rientro.
In relazione alle modifiche normative che hanno ridisegnato il perimetro di applicazione del suddetto regime agevolativo a partire dal periodo di imposta 2019, con particolare riferimento ai requisiti soggettivi ed oggettivi per accedere all'agevolazione, ai presupposti per accedere all'ulteriore quinquennio agevolabile, all'ambito temporale di applicazione della sopra richiamata disposizione, alle modifiche normative concernenti il requisito dell'iscrizione all'anagrafe degli Italiani residenti all'estero (c.d. AIRE) per fruire dell'agevolazione fiscale in esame sono stati forniti puntuali chiarimenti con la circolare n. 33/E del 28 dicembre 2020.
Al paragrafo 7.5 di tale documento di prassi viene precisato che il citato articolo 16, come modificato dall'articolo 5, comma 1, del decreto legge n. 34 del 2019, non richiede che l'attività sia svolta per un'impresa operante sul territorio dello Stato; pertanto, possono accedere all'agevolazione i soggetti che vengono a svolgere in Italia attività di lavoro alle dipendenze di un datore di lavoro con sede all'estero, o i cui committenti (in caso di lavoro autonomo o di impresa) siano stranieri (non residenti).
L'applicazione del regime agevolativo richiede, tra l'altro, che l'attività lavorativa sia prestata «prevalentemente» nel territorio italiano.
Per l'accesso al regime speciale per i lavoratori impatriati è richiesto che il soggetto non sia stato residente in Italia per due periodi di imposta precedenti il rientro e che trasferiscano la residenza fiscale in Italia e si impegnino a permanervi per almeno due anni a pena di decadenza dall'agevolazione.
In relazione, al periodo d'imposta a partire dal quale trova applicazione il regime di cui all'articolo 16, si osserva che non assume rilevanza nel caso in esame la disposizione volta a dirimere conflitti di doppia residenza e ripartire la potestà impositiva tra i due Stati contraenti, contenuta nell'articolo 4, paragrafo 4, della Convenzione contro le doppie imposizioni siglata tra Italia e Svizzera, ratificata con la legge 23 dicembre1978, n. 943, in base alla quale la persona fisica che ha trasferito definitivamente il suo domicilio da uno Stato contraente all'altro Stato contraente cessa di essere assoggettata nel primo Stato contraente alle imposte per le quali il domicilio è determinante non appena trascorso il giorno del trasferimento del domicilio. L'assoggettamento alle imposte per le quali il domicilio è determinante inizia nell'altro Stato a decorrere dalla stessa data.
Al fine dell'applicazione del regime speciale per i lavoratori impatriati, occorre, invece, riferirsi, ai sensi dell'articolo 16, comma 1, del decreto legislativo n. 147 del 2015, unicamente alla normativa interna e, in particolare, alle disposizioni contenute nel citato articolo 2 del TUIR.
Quindi se il lavoratore dimostra di avere avuto la residenza effettiva in Svizzera nel periodo precedente il trasferimento in Italia, sulla base della normativa e della prassi esaminate, laddove risultino soddisfatti tutti i requisiti richiesti dalla norma in esame, si potrà beneficiare dell'agevolazione fiscale per i redditi di lavoro dipendente prodotti in Italia a decorrere dal periodo d'imposta 2022, nel quale trasferisce la residenza fiscale in Italia, e per i successivi quattro periodi di imposta.

AGENZIA DELLE ENTRATE: TRATTAMENTO FISCALE COMPENSI EROGATI L’ANNO SUCCESSIVO ALLA MATURAZIONE (AGENZIA DELLE ENTRATE, RISPOSTA N.49 DEL 25/01/22)
L’Agenzia delle Entrate risponde in merito alla possibilità di applicare la tassazione separata ai sensi dell’art. 17 del Tuir da parte di un sostituto d’imposta che eroga ai propri dipendenti:
•    il premio di risultato,
•    l’indennità di responsabilità
•    l’incremento di efficienza aziendale
Il premio di risultato viene corrisposto in via posticipata rispetto alla delibera annuale.
L’indennità di responsabilità non presuppone uno specifico provvedimento a meno che non intervenga una variazione degli importi inizialmente stabiliti.
L' incremento di efficienza aziendale è:
•    soggetta ad imposizione contributiva e fiscale ordinaria, se liquidata nello stesso anno a cui si riferisce;
•     soggetta ad imposizione contributiva e fiscale con caratteristica di "anno precedente" se liquidata successivamente alla fine dell'anno di riferimento.
La liquidazione del compenso verrà effettuata, in unica soluzione, entro il terzo mese successivo a quello in cui la Banca d'Italia concorda con le OO.SS. la misura definitiva dell'incremento di efficienza aziendale da assegnare al proprio personal.
L’Agenzia chiarisce che le situazioni che possono assumere rilevanza ai fini della tassazione separata sono di due tipi:
a) quelle di "carattere giuridico", che consistono nel sopraggiungere di norme legislative, di contratti collettivi, di sentenze o di atti amministrativi, ai quali è sicuramente estranea l'ipotesi di un accordo tra le parti in ordine ad un rinvio del tutto strumentale nel pagamento delle somme spettanti;
 b) quelle consistenti in "oggettive situazioni di fatto", che impediscono il pagamento delle somme riconosciute spettanti entro i limiti di tempo ordinariamente adottati dalla generalità dei sostituti d'imposta;
Inoltre l'applicazione del regime di tassazione separata deve escludersi ogni qualvolta la corresponsione degli emolumenti in un periodo d'imposta successivo debba considerarsi "fisiologica" rispetto ai tempi tecnici occorrenti per l'erogazione degli emolumenti stessi.
Nel caso in esame l’erogazione del premio di produttività e dell’indennità di responsabilità sono "fisiologicamente" corrisposte nell'anno successivo rispetto a quello di maturazione e, conseguentemente, sono da assoggettarsi, per la natura stessa degli emolumenti, a tassazione ordinaria.
Per quanto riguarda l'incremento di efficienza aziendale anche in questo caso l’Agenzia ribadisce che non ci siano gli estremi per l’applicazione della tassazione separata.

AGENZIA DELLE ENTRATE: APPLICABILITA’ REGIME IMPATRIATI (AGENZIA DELLE ENTRATE RISPOSTA N. 32 DEL 19/01/2022)
L’Agenzia delle Entrate risponde in merito alla richiesta di applicabilità del regime degli impatriati da parte di una cittadina italiana, laureata, che dal 2008 risiedeva all’estero e che dal 2014 collaborava con aziende italiane per attività di consulenza da remoto.
 Con una delle aziende con cui collaborava ha instaurato un rapporto di lavoro dipendente in seguito al rientro in Italia dal mese di  gennaio 2021.
L’Agenzia delle Entrate specifica che è possibile applicare il regime agevolato previsto dall’art. 16 del D.lgs147/2015 laddove siano soddisfatti tutti i requisiti richiesti dalla norma:

a) trasferisca la residenza nel territorio dello Stato ai sensi dell'articolo 2 del TUIR;
 b) non sia stato residente in Italia nei due periodi d'imposta antecedenti al trasferimento e si impegni a risiedere in Italia per almeno 2 anni;
 c) svolga l'attività lavorativa prevalentemente nel territorio italiano. I
In base al successivo comma 2, sono destinatari del beneficio fiscale in esame, inoltre, i cittadini dell'Unione europea o di uno Stato extra UE con il quale risulti in vigore una Convenzione contro le doppie imposizioni o un accordo sullo scambio di informazioni in materia fiscale che:
 a) sono in possesso di un titolo di laurea e abbiano svolto "continuativamente" un'attività di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o di impresa fuori dall'Italia negli ultimi 24 mesi o più, ovvero
b) abbiano svolto "continuativamente" un'attività di studio fuori dall'Italia negli ultimi 24 mesi o più, conseguendo un titolo di laurea o una specializzazione post lauream.

giovedì 12 marzo 2020

COVID-19: L'Italia deve ripartire! Coraggio.



In questa fase di profondo sconforto, dato da un'inarrestabile avanzare del virus COVID-19, le lamentele che ognuno intende avanzare sui social e altrove sono nel diritto sacrosanto di ognuno ma non accettate dai più per tante ragioni, una di tutte la salute pubblica.
E' vero che si è presi dal dramma di non poter uscire di casa ma è anche vero che in questo momento così delicato lo Stato unitario e la politica amministrativa entra in scena laddove è possibile e laddove è necessario.
La politica e L'Italia possono ripartire se dalle macerie del Coronavirus si acquisisce la piena conoscenza della sua intera forza, da Nord a Sud, uniti, sul piano infrastrutturale, dei servizi e dell'industria. Ribadisco che le ragioni della solidarietà reciproca coincidono con le ragioni della sopravvivenza collettiva.
Questa "crisi" epidemiologica più che economica è l'ennesima sfida per L'Italia di risalire dal profondo mare nero. Qualsiasi intervento di Cassa depositi e Prestiti e l'utilizzo di ogni fondo disponibile a favore dell'intero territorio nazionale sono solo l'inizio, il resto lo faremo noi cittadini.
E in questo frangente la mossa più rilevante deve farla la Banca centrale Europea che dovrà potenziare le sue politiche di intervento, non solo nel fatto di permetterci di sforare il deficit.
Coraggio e buon lavoro o telelavoro da casa a tutti quelli che se lo possono permettere!


venerdì 28 aprile 2017

Prenotazione di vacanze online ingannevoli: La Commissione Europea interviene.

Bruxelles - In un'epoca in cui prende sempre più piede l'abitudine di prenotare alberghi e voli online, i consumatori si trovano ad affrontare crescenti difficoltà legate ai servizi di viaggio online che, secondo i centri europei dei consumatori, figurano ormai tra le più frequenti cause di reclamo da parte dei consumatori.
Nell'ottobre 2016 la Commissione europea e le autorità dell'UE preposte alla tutela dei consumatori hanno avviato una verifica coordinata di 352 siti web di confronto prezzi e prenotazione viaggi in tutta l'UE. Ne è emerso che i prezzi di 235 siti, ossia due terzi dei siti controllati, non erano affidabili. Ad esempio, costi supplementari venivano aggiunti in una fase conclusiva della procedura di prenotazione senza informare chiaramente il consumatore oppure i prezzi promozionali non corrispondevano a servizi disponibili.
Le autorità hanno invitato i siti web in questione ad allineare le loro pratiche alla normativa dell'UE in materia di protezione dei consumatori, che impone loro di garantire la piena trasparenza dei prezzi e di presentare chiaramente le offerte in una fase iniziale della procedura di prenotazione.
Vĕra Jourová, Commissaria per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere, ha dichiarato: "Internet offre ai consumatori una miriade di informazioni per preparare, confrontare e prenotare le proprie vacanze. Tuttavia, se le valutazioni contenute nei siti di confronto non sono imparziali o se i prezzi non sono trasparenti, tali siti traggono in inganno i consumatori. Le società interessate devono rispettare le norme europee in materia di protezione dei consumatori proprio come farebbe un agente di viaggio. Le autorità preposte alla tutela dei consumatori esigeranno che i siti web risolvano tali problemi. I consumatori hanno diritto alla medesima protezione online e offline."
Principali conclusioni
  • Il prezzo che credete di pagare è quello che pagherete realmente? In un terzo dei casi il prezzo indicato all'inizio non corrisponde a quello finale.
  • Si tratta davvero di un'offerta o è soltanto uno specchietto per le allodole? In un quinto dei casi le offerte promozionali non erano realmente disponibili.
  • Confusione o prezzi poco chiari? In quasi un terzo dei casi il prezzo totale o le sue modalità di calcolo non erano chiari.
  • Ultima stanza dell'albergo a prezzo convenientissimo o semplicemente ultima stanza a prezzo promozionale sul sito web? In un caso su quattro i siti web non precisavano che le dichiarazioni di disponibilità limitata (ad esempio "ultime due", "disponibilità limitata ad oggi") riguardavano unicamente i siti in questione.
Prossime tappe
La rete di cooperazione per la tutela dei consumatori contatterà i 235 siti web che presentano irregolarità e li inviterà a porvi rimedio. In caso di mancato rispetto delle norme, le autorità nazionali potranno avviare procedimenti amministrativi o giudiziari, direttamente o attraverso i tribunali nazionali in funzione del diritto nazionale applicabile.
Contesto
Un'indagine a tappeto su scala europea dei siti web ("sweep") consiste in una serie di controlli effettuati contemporaneamente in diversi paesi dalle autorità preposte alla tutela dei consumatori. Tali controlli permettono di verificare se la normativa europea in materia di protezione dei consumatori sia rispettata. Se i controlli evidenziano una violazione di tale normativa, le autorità competenti contattano le società interessate e le invitano a prendere misure correttive. Finora, sono state realizzate indagini a tappeto riguardanti: le compagnie aeree (2007), i contenuti mobili (2008), i prodotti elettronici (2009), i biglietti online (2010), il credito al consumo (2011), i contenuti digitali (2012), i servizi di viaggio (2013), le garanzie sui prodotti elettronici (2014) e la direttiva sui diritti dei consumatori (2015).
Ogni anno la Commissione coordina il controllo dei siti web per un particolare settore, con l'aiuto della rete di cooperazione per la tutela dei consumatori, che riunisce le autorità preposte alla tutela dei consumatori di 28 paesi (26 Stati membri dell'UE, Norvegia e Islanda). Spetta a tali autorità far rispettare l'applicazione nell'Unione europea della normativa UE in materia di protezione dei consumatori. 

Risultati del controllo dei siti web di confronto e prenotazione viaggi effettuato nel 2016 
Le autorità della rete di cooperazione per la tutela dei consumatori di 28 paesi (26 Stati membri dell'UE, Norvegia e Islanda) hanno controllato complessivamente 352 siti web che confrontano offerte e prezzi, soprattutto nel settore dei viaggi.
Il 23,6% di essi confrontava i prezzi delle stanze, il 21,3% i prezzi dei biglietti (di aerei, navi, treni, autobus) e il 5,1% i prezzi di noleggio auto;
il 44,6% offriva un confronto combinato di prodotti e servizi (biglietti, alloggio, trasporto, pacchetti vacanze, ecc.).
Il controllo ha rivelato una serie di irregolarità negli strumenti di confronto online. Le principali di esse riguardavano il prezzo e le sue modalità di calcolo e di presentazione:
  • nel 32,1% dei casi, il prezzo indicato sulla pagina del confronto non corrispondeva a quello riportato alla fine sulla pagina della prenotazione;
  • sul 30,1% dei siti non erano chiari il prezzo totale (tasse comprese) o le modalità di calcolo;
  • il 20,7% dei siti presentava prezzi speciali che però non apparivano più come tali sulla pagina di prenotazione effettiva;
  • il 25,9% dei siti dava l'impressione che certe offerte avessero disponibilità limitata (ad esempio "ultime due", "disponibilità limitata ad oggi"), senza però specificare che la disponibilità limitata riguardava unicamente il sito in questione.
Le altre irregolarità constatate dalle autorità della rete di cooperazione per la tutela dei consumatori riguardavano:
  • l'identità del fornitore dello strumento di confronto: il 22,7% forniva solamente informazioni limitate (ad esempio, nome e indirizzo), mentre il 4% non forniva alcuna informazione;
  • il processo di valutazione da parte degli utenti: il 21,3% dei siti presentava le valutazioni dei consumatori in modo poco chiaro e trasparente (e/o conteneva elementi che potevano metterne in dubbio la veridicità);
  • gli elementi oggetto del confronto: il 10,5% dei siti non forniva informazioni rilevanti essenziali ai fini del confronto.
La questione che presentava meno problemi era la presentazione di pubblicità e marketing: solo il 2,8% dei siti conteneva questo tipo di irregolarità.


Fonte: Europa.eu

domenica 23 aprile 2017

Perchè non ritrattare l’Austerity?

La crisi europea è oramai una questione non più di secondaria importanza e lo ammettono anche tutti i protagonisti politici.
C’è da chiedersi se esistono altri elementi positivi nell’Unione Europea, e se questa crisi europea avrà, nel futuro prossimo, dei risvolti sull’asse Europeo.
In primo luogo ci si riferisce alla Brexit. Il problema è ben più grande di quanto non se ne voglia parlare. Oggi il destino dell’Inghilterra è segnato, provato l’avvio del “divorzio” a partire dal 29 marzo 2016, avrà seguito e termine il 29 marzo 2018.

(Ansa: La Gran Bretagna si avvia a lasciare l'Ue "secondo la volontà del popolo", ha detto alla Camera dei Comuni la premier Theresa May, confermando la consegna della lettera di notifica dell'Articolo 50 a Donald Tusk. E' un momento storico, non si torna indietro.)

Tuttavia in passato aver unificato i popoli è stata parte di lunghi excursus e modelli concettuali da dover applicare, sennonché per lungo tempo è stata parte della retorica della politica in tutti gli stati nazione. Che svolta avrà l’uscita definitiva dell’Inghilterra?
Contrariamente per quanto riguarda i restanti stati membri se non cambiano verso, all’interno dell’Unione Europea, soprattutto contro la politica di Austerity, questo “fatto” avrà effetti non proprio positivi all’interno della narrazione futura dell’Unione.
Il motivo oggettivo che ha dato luogo alla nascita della moneta unica, risiede essenzialmente in quello che fu la serie di conseguenze del processo di unificazione tedesca.
In passato si venne a determinare il gigante economico, come la Germania unita, e vi furono molti studiosi e molti componenti politici che ravvisarono in questo processo di unificazione un elemento di potenziale instabilità. Per gli equilibri economici e geopolitici europei. Questa nazione “gigante” all’interno dell’Unione Europea avrebbe creato degli squilibri economici e degli squilibri politici. L’Inghilterra aveva già ravvisato all’interno del dibattito politico europeo questa situazione.

Da questo punto di vista vi era anche un’idea di alcuni studiosi e politici francese, per lo più, secondo cui si sarebbe dovuto soprattutto evitare questa Germania unificata, così forte in passato e ancor più forte dopo l’unificazione dopo la caduta del muro di Berlino.
In quegli anni, leggendo a riguardo molti articoli a riguardo, si pensava oltretutto alla possibilità di non far “governare” la Repubblica tedesca nelle decisioni di politica monetaria all’interno dell’Unione Europea. C’era molta paura a riguardo.

Perché queste perplessità e problemi nei confronti della Germania? Quando la Deutsche Bundesbank (da Wikipedia: Banca federale tedesca, la Banca centrale della Repubblica Federale di Germania e parte del Sistema europeo delle banche centrali (SEBC)),  operava in autonomia, prima ancora che nascesse l’euro, quello che decideva di fare la Deutsche Bundesbank aveva implacabilmente delle conseguenze sulle decisioni di politica monetaria, sugli altri paesi dell’Unione Europea. Esprimendoci chiaramente la Deutsche Bundesbank agiva da conduttore principale del sistema e tutti le altre banche del bacino Europa dovevano adeguarsi, cosa che “potenzialmente” fa anche adesso. Basti notare come una delle cause scatenanti della crisi del sistema monetario europeo del 1992 dovrebbe essere fatta risalire alla decisione della Deutsche Bundesbank di tenere alti i tassi di interesse.

Ci si riferisce ai rialzi dei tassi di interesse in Germania nei primi anni ’90, subito dopo la caduta del muro di Berlino e unificazione tedesca, la quale diede luogo a una forte defezione di capitali dagli altri paesi europei verso la Germania. Dal momento che la nuova Germania garantiva rendimenti più alti sui propri titoli.
Questo nuovo “trend” fece capire agli altri paesi, e soprattutto alla Repubblica francese, che non si poteva più governare la politica monetaria. Poiché non appena la banca tedesca prendeva una decisione, per esempio sull’aumento dei tassi di interesse, in pratica si determinavano conseguenze rigorose in tutti gli altri paesi. I francesi, e Mitterand, visto questo andamento proposero un processo di unificazione monetaria che permettesse di canalizzare la Bundesbank all’interno di un comando unico, in poche parole di creare un consiglio direttivo all’interno della BCE (Banca centrale europea).

Da questa direzione nacque l’euro, come concetto di sistema monetario unificato. Il processo venne “scannerizzato” da molti come buona o la ritennero tale in quel passaggio.
A quel tempo il presidente della repubblica francese Francois Mitterand spinse molto in questa linea politica permettendo così alla Germania di poter allinearsi alla condizione monetaria europea e risanarsi nel loro processo di unificazione interna. A distanza di più di venticinque anni, il ruolo della BCE è al limite della “resistenza” e del “cambio di pelle” dell’unione europea stessa. Poiché i contrasti all’interno del consiglio direttivo della BCE e dello scenario monetario europeo spiccano non più positivamente come una volta, e tenderanno a rafforzarsi, visto il “disappunto brexit”.
(Così Jens Weidmann, presidente della banca centrale tedesca, in un’intervista a La Stampa risponde a muso duro sia al numero uno della Bce, Mario Draghi, sia al segretario del PD Matteo Renzi. Il numero uno della banca centrale tedesca risponde al presidente della Bce e all’ex premier, secondo cui la Germania dovrebbe aumentare la spesa pubblica per fare da traino al resto dell'Eurozona. "Per crescere sono determinanti le condizioni locali, tra cui amministrazione ben funzionante, giustizia efficiente e elevato livello d'istruzione", fa notare l'economista pro austerity. La flessibilità? "Ha avuto effetti deleteri" “Se Italia non cresce non è colpa di Berlino. Tagliate il debito” Su: Il fatto quotidiano.)

C’è da chiedersi se un’istituzione come la BCE debba essere indipendente e altresì possa controllare l’inflazione di 27 paesi.
La base di una politica monetaria restrittiva venne adottata su un piano conservatore, per questo la banca centrale è indipendente, per combattere le congiunture caratterizzate da un’elevata inflazione dei prezzi, per detenere l’indipendenza da politiche governative e da altre autorità politiche e per la riduzione della quantità di moneta circolante, del reddito e l'incremento del tasso di interesse,  che deprimono la domanda dei beni e dei servizi.
In alcuni ambienti il caso Carmen M. Reinhart e Kenneth S. Rogoff due famosi economisti ha presentato come la definitiva perdita di credibilità degli economisti.
I due economisti di Harvard avevano dato a rialzo nel loro celebre paper “Growth in a time of debt” il prodotto interno lordo di alcuni paesi visto il loro alto debito pubblico.
Tuttavia i loro nuovi calcoli dimostrano che i Paesi ad alto debito crescono in media meno di quelli con debiti bassi.

Da quando l’economia si è separata dalla filosofia e dall’etica per coniugarsi alla statistica ed evolversi in econometria, e cioè che le idee devono marciare sui numeri, si è trasformata.
In sostanza se i numeri non provano le dimostrazioni, le idee vanno cambiate.
L’Economia dovrebbe sottoporsi al requisito minimo di Karl Popper e cioè che le teorie devono essere falsificabili, se no rimangono richieste di fede.
E Reinhart e Rogoff sono la dimostrazione che il pro Austerity porta solo all’avanzamento della recessione.

La politica della BCE è quella per cui non bisogna finanziare i disavanzi pubblici, e nella sostanza la BCE non è vincolata a stampare moneta per coprire eventuale eccesso di spesa pubblica rispetto alle entrate fiscali.
Sulla base di questo obiettivo, e per questo motivo, la banca è indipendente dalle pressioni politiche. La BCE ha un controllo sull’inflazione, ma non tiene conto della mancanza di occupazione complessiva.
Poiché se sulla teoria dell’inflazione ci si riferisce all’aumento dei prezzi, all’immissione della moneta, la teoria dell’inflazione non vale su un sistema che non ha piena occupazione. E in altre parole è chiaro che in milioni di persone non possono avere accesso a pieno alla capacità di spesa e consumo di beni e servizi.

Il vero ruolo della BCE a questo punto non è controllare l’inflazione, ma verificare e decidere a che livello situare la vera solvibilità del sistema. Se si abbassano i tassi di interesse si difendono i soggetti più deboli, il che provocherebbe magari qualche dissapore tra i creditori.
E chi è il creditore per eccellenza che vuole i tassi di interesse più alti all’interno del consiglio direttivo della BCE? La Deutsche Bundesbank, la Germania.
Questo è lo scenario attuale.
Il Fondo monetario internazionale ( (International Monetary Fund, di solito abbreviato in FMI in italiano e in IMF in inglese) è un'organizzazione composta dai governi nazionali di 189 Paesi e insieme al gruppo della Banca Mondiale fa parte delle organizzazioni internazionali dette di Bretton Woods, dal nome della località in cui si tenne la conferenza che ne sancì la creazione. L'FMI è stato formalmente istituito il 27 dicembre 1945, quando i primi 29 stati firmarono l'accordo istitutivo e l'organizzazione nacque nel maggio del 1946. Attualmente gli Stati membri sono 189. Da Wikipedia) FMI da ora in poi, disconosce l’austerità ammettendo che tali politiche non hanno fatto altro che aumentare disagio sociale e rabbia popolare in all’interno dell’Unione Europea, finendo per dare linfa all'anti-politica e a gruppi politici anti-Unione Europea.

Il direttore generale del FMI Christine Lagarde ha detto a un panel del Forum economico mondiale: “E’ tempo che i leader politici ripensino profondamente le politiche economiche e monetarie, di fronte alla chiara risposta di protesta e delusione della classe media che arriva dai risultati politici in Usa o Europa. Probabilmente significa che ci vuole una maggiore redistribuzione dei redditi di quanta ne abbiamo oggi”.

Le politiche di austerity erano basate su un’idea sbagliata di funzionamento di sistema economico, in particolare le politiche di austerità sottovalutavano quelli che vengono chiamati in gergo dagli economisti I moltiplicatori keynesiani (In economia il moltiplicatore keynesiano è uno strumento fondamentale di analisi macroeconomica. Il concetto del moltiplicatore era già stato esposto da un altro economista, Khan. Keynes riprenderà quell'intuizione per rielaborarla nella sua Teoria generale della moneta dell'interesse e dell'occupazione. Il Moltiplicatore come elaborato dall'economista inglese John Maynard Keynes, permette di individuare l'effetto sul reddito complessivo di un certo livello incrementale di consumo, o di investimento o di spesa pubblica, all'interno del sistema economico. Il moltiplicatore misura infatti la percentuale di incremento del reddito nazionale in rapporto all'incremento di una o più variabili macroeconomiche componenti la domanda aggregata: consumi, investimenti e spesa pubblica.)

In sostanza ogni eventuale contrazione della spesa pubblica determina un effetto depressivo multiplo sulla domanda di merci, sulla produzione, sull’occupazione e sul reddito.
Per esempio se si riduce la spesa pubblica del 10% la ricaduta del reddito sarà del 20%.
I teorici dell’Austerity, tra cui Jens Weidmann della Bundesbank, hanno sempre trascurato questi moltiplicatori addirittura dichiarando che questi non esistevano. E attribuivano questa teoria solo ed unicamente ai sostenitori dei Keynesiani. Mentre gli anni di austerity hanno confermato l’esistenza di moltiplicatori, e di fatto le politiche di austerità, hanno determinato un crollo della produzione dell’occupazione e dei redditi, molto di più di quello che era stato annunciato dalla Commissione Europea e dallo stesso FMI, il quale quest’ultimo come già detto ha sconfessato quelle politiche con le dichiarazioni di Christine Lagarde.

La Commissione Europea, sostenitrice dell’austerity, è arrivata addirittura a commettere errori di previsione sull’andamento del PIL nell’ordine di 2,5 % per quanto riguarda l’Italia, e di quasi 7% per quanto riguarda la Grecia.


mercoledì 28 settembre 2011

Aiutare il Mezzogiorno al sostegno della ripresa economica


I dati relativi al Pil per il 2010 mostrano che l’Italia cresce decisamente meno della media dell’Unione Europea, in particolare è il Sud a fare più fatica. Nello scorso anno il Mezzogiorno ha segnato rispetto all’anno precedente un modesto +0,2%, ben lontano dal +1,7% del Centro-Nord. Non va meglio nel medio periodo: infatti, negli ultimi 10 anni ha segnato una media annua negativa, -0,3%, decisamente distante dal + 3,5% del resto del Paese, a testimonianza del perdurante e strutturale divario di sviluppo tra le due aree. Tuttavia, la vera distanza fra le due aree riguarda una ripresa sempre più difficile in un’area con numerose difficoltà, infatti, nel 2010 il Pil pro capite nazionale in valori assoluti è stato di 25.583 euro, risultante dalla media tra i 29.869 euro del Centro-Nord e i 17.466 del Mezzogiorno.

Fra queste regioni la crescita più alta spetta all'Abruzzo (+2,3%), che recupera in parte il calo del 2009 (-5,8%) grazie alla ripresa dell’industria e alla buona performance dei servizi, grazie alla crescita del terziario fanno registrare segnali positivi anche Sardegna (+1,3%) e Calabria (+1%).
A livello disaggregato la performance nelle due aree è simile nella spesa della PA (-0,5% al Sud, -0,6% al Centro-Nord), ma non è così per le famiglie: nel 2010 l’incremento della spesa nel Mezzogiorno è stato un terzo del Centro-Nord (+0,4% contro +1,3%) e dal 2000 al 2010 la spesa delle famiglie al Nord è cresciuta dello 0,5%, mentre al Sud è scesa dello 0,1%.
Al rallentamento del Mezzogiorno hanno contribuito gli investimenti nelle costruzioni, diminuiti quasi del 5%, che dal 2008 al 2010 hanno segnato un calo addirittura del 16%. Anche l’occupazione si mostra in calo in tutte le regioni meridionali: negli ultimi due anni il tasso di occupazione è sceso dal 46% del 2008 al 43,9% del 2010, circa mezzo punto percentuale in più rispetto al Centro-Nord. Un dato preoccupante riguarda gli inattivi, aumentati dal 2003 di oltre 750 mila unità, mentre crescono i giovani Neet (Not in Education, Employment or Training) con alto livello di istruzione. Nel 2010 il tasso di disoccupazione nel Sud è stato del 13,4% contro il 12% del 2008, più del doppio del Centro-Nord (6,4%, ma nel 2008 era il 4,5%), considerando tra i non occupati anche i lavoratori che usufruiscono della CIG e che cercano lavoro non attivamente, il tasso di disoccupazione corretto salirebbe al 14,8% a livello nazionale dall’11,6% del 2008, con punte del 25,3% nel Mezzogiorno (quasi 12 punti in più del tasso nazionale).

Nonostante il contesto economico abbia continuato a mostrarsi avverso, le Banche Popolari hanno impiegato tutte le risorse disponibili al sostegno della ripresa economica. Infatti, secondo i più recenti dati aggiornati al mese di luglio, gli impieghi sono cresciuti nella misura del 5,1%.
L’attenzione verso le esigenze delle imprese piccole e minori continua ad essere al centro dell’azione delle Banche Popolari, nel primi 7 mesi del 2011, infatti, il Credito Popolare ha canalizzato 4 miliardi di euro verso le piccole e medie imprese del Mezzogiorno, 1 miliardo in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, fornendo non solo gli strumenti necessari al sostegno vitale delle PMI ma anche contribuendo in modo decisivo al rilancio della produzione.
Le Banche Popolari, in tale contesto, sono state sempre al fianco delle famiglie, nel rispetto del loro valore fondante: il localismo, sostenendole attraverso l’erogazione, di 1,2 miliardi di euro, sotto forma di mutui per l’acquisto dell’abitazione principale.

La mission originaria che ha portato allo sviluppo delle Banche Popolari, ossia l’esigenza di facilitare l’accesso al credito anche nelle aree più svantaggiate, rappresenta la migliore spiegazione della presenza nel Meridione di ben 23 istituti del Credito Popolare. Anche la presenza sul territorio è capillare, con una rete che conta 2.345 sportelli, ed una corrispondente quota di mercato del 33,1%. Un dato di particolare rilevanza se si considera considerando che il Credito Popolare raccoglie il 14% delle risorse raccolte al Sud, e ne impiega il 15%. Le potenzialità di risparmio presenti nel Mezzogiorno vengono così riutilizzate per assicurare maggiori flussi di credito alle imprese meridionali, senza dare luogo a distrazione di risorse in altre aree del Paese.
Questi dati dimostrano come le Banche Popolari, facendo leva sulla propria tradizione che le ha sempre viste come interlocutori credibili che pongono al centro della loro attività lo sviluppo della realtà locale nella quale operano e a cui sono strettamente legate, contribuiscono con il loro sostegno a mantenere quella vitalità del tessuto produttivo ed economico del Mezzogiorno che costituisce la speranza per un futuro di sviluppo.


Fonte: Giuseppe De Lucia Lumeno Segretario Generale, Associazione Nazionale fra le Banche Popolari

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