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giovedì 9 ottobre 2025

L'accordo di Pace è vicino - Israele e il popolo di Gaza verso l'accordo.

Buone Notizie da Sharm el Sheik! La Pace è proprio vicina, una bella notizia stamattina. 

Stamattina 09 ottobre 2025, la firma dell'accordo.

Israele e Hamas hanno finalmente trovato un accordo per la prima parte di un cessate il fuoco (cioè per smettere di sparare per un po')!

L'annuncio bomba è arrivato direttamente dal Presidente degli USA, Donald Trump, verso l'una di notte qui in Italia. Ha detto, tutto orgoglioso, che sia Israele sia Hamas hanno firmato questa prima fase del loro piano di pace.  

Tutti gli ostaggi verranno rilasciati molto presto. È la cosa più attesa!

Israele ritirerà le sue truppe da una certa zona, come primo passo verso una pace che speriamo sia forte e duratura. Trump l'ha definita una "giornata storica"! Donald Trump dai social media ha annunciato che Hamas ha accettato la sua proposta di pace.

Saranno liberati tutti gli ostaggi e l’esercito israeliano fermerà i bombardamenti. Un giorno che può segnare la fine di una delle pagine più drammatiche della storia recente.

Donald Trump dai social media ha annunciato che Hamas ha accettato la sua proposta di pace. Saranno liberati tutti gli ostaggi e l’esercito israeliano fermerà i bombardamenti. Un giorno che può segnare la fine di una delle pagine più drammatiche della storia recente.

Ha anche ringraziato tantissimo Qatar, Egitto e Turchia, che hanno fatto da mediatori (cioè hanno aiutato a far parlare le parti) per rendere possibile questo evento pazzesco e mai visto prima.

Ora, la palla passa al governo israeliano che si riunirà in queste ore per dire "sì" in modo ufficiale al piano. Subito dopo, l'esercito israeliano inizierà a ritirarsi.

Si prevede che 72 ore dopo (cioè tre giorni dopo), Hamas inizierà a liberare gli ostaggi ancora vivi.

Nello stesso momento, saranno liberati circa duemila prigionieri palestinesi dalle carceri israeliane, inclusi ben 250 che stavano scontando l'ergastolo!

Attenzione però, perché non tutto è filato liscio:

Sembra che Israele abbia rifiutato di liberare un nome importante, Marwan Barghouti.

Restano ancora un punto interrogativo (quindi non è ancora chiaro) se libereranno anche altri nomi come Abdullah Barghouti, Ahmed Saadat, Hassan Salama e Abbas al-Sayyed.

Insomma, è un grande passo in avanti, anche se ci sono ancora alcuni dettagli da definire!

Dall'altro lato Hamas ha dichiarato che il "movimento" annuncia il raggiungimento di un accordo che determina la fine della guerra a Gaza, il ritiro dell'Idf, l'ingresso di aiuti e lo scambio di prigionieri, dopo negoziati responsabili e seri che il movimento ha condotto insieme alle fazioni. Apprezziamo profondamente gli sforzi dei fratelli mediatori di Qatar, Egitto e Turchia, e apprezziamo anche gli sforzi del presidente degli Stati Uniti Donald Trump per porre fine definitivamente alla guerra e ottenere il completo ritiro dalla Striscia di Gaza.

Alla faccia di chi, in queste settimane/mesi, ha cercato solo di strumentalizzare il dolore e la sofferenza di un popolo. Con Flottille e similari spacciandole per iniziative umanitarie, quando in realtà erano solo strumenti di propaganda e attacchi pretestuosi a un Governo che sta guidando il Paese già massacrato da inflazione e carovita. Diciamolo a voce alta a sinistra non c'è un vero programma, il campo largo è un vero camposanto. 

Landini e la CGIL hanno persino indetto scioperi e manifestazioni politiche il 25 ottobre 2025. 

Oggi il mondo scopre che la pace si costruisce con la serietà, la responsabilità e il coraggio dei veri leader. Donald Trump, con la sua visione che anche in questo ha agito con equilibrio, concretezza e silenziosa determinazione, da statista.

Perché la politica con la “P” maiuscola non urla in piazza: lavora, ogni giorno, per fermare le guerre e salvare vite. Quella del 7 ottobre 2023 resterà per sempre una ferita indelebile: centinaia di innocenti massacrati, famiglie distrutte, dolore inimmaginabile.

L'esercito israeliano (IDF) ha fatto sapere che ha già cominciato a fare i "preparativi" per ritirarsi da Gaza, come previsto dall'accordo. Però, attenzione: le truppe restano comunque schierate e pronte a intervenire per qualsiasi evenienza.

In particolare, è probabile che l'IDF mantenga un bel po' di soldati a Rafah, che è un'area molto delicata al confine con l'Egitto. Una cosa importante per Gaza è l'aiuto umanitario: l'accordo prevede che nella primissima fase possano entrare immediatamente 400 camion di aiuti al giorno!

Per quanto riguarda Hamas, hanno firmato l'impegno a deporre le armi (quindi a non combattere), ma non usciranno dal gioco politico. A garantire che tutto vada bene nel processo politico ci saranno Qatar e Turchia.

La fase successiva del piano di Trump è ambiziosa: vuole creare un organismo internazionale chiamato "Board of Peace" (Consiglio di Pace) per supervisionare l'amministrazione di Gaza dopo la guerra.

Trump stesso sarà a capo di questo Consiglio, che includerà anche altri leader mondiali, come l'ex Primo Ministro britannico Tony Blair.

Appena l'accordo è stato annunciato, il Primo Ministro israeliano Netanyahu ha chiamato subito Donald Trump. La conversazione è stata "fantastica", a detta di Trump, e Netanyahu era "molto contento".

Addirittura, Trump ha accettato l'invito di Netanyahu e ha detto che potrebbe visitare Israele "nei prossimi giorni" e parlare alla Knesset (il Parlamento israeliano). Ha sottolineato che per raggiungere questo accordo si sono impegnati un sacco di Paesi, anche quelli che di solito sono ostili, e questo è un enorme successo!

Anche il Segretario Generale dell'ONU, Antonio Guterres, è molto contento. Ha accolto "con favore" l'accordo e ha fatto i complimenti a USA, Qatar, Egitto e Turchia per la svolta diplomatica.

Il suo messaggio è chiaro: tutti devono rispettare l'accordo fino in fondo. Bisogna liberare tutti gli ostaggi con dignità e, soprattutto, arrivare a un cessate il fuoco permanente. Insomma, "i combattimenti devono cessare una volta per tutte".

Oggi, finalmente, può tornare la speranza.

Questa è la vittoria della pace, della politica vera e dei grandi uomini di Stato.


Giacomo Palumbo (Palermo, 3 novembre 1985), noto anche con lo pseudonimo artistico Jack Cardigan, è un cantautore, compositore, saggista, consulente HR e politico italiano. Il suo profilo professionale si caratterizza per un approccio interdisciplinare che integra competenze artistiche, analisi politica e progettazione educativa.

È laureato in Scienze della Politica con indirizzo in Mass Media e Politica e ha conseguito nel 2026 un Master Internazionale in Didattica Inclusiva e Supporto Educativo, con particolare attenzione all’integrazione delle tecnologie digitali (TIC) e ai bisogni educativi speciali (NEAE). Tale percorso formativo orienta una visione sistemica dei processi comunicativi, educativi e organizzativi, applicata sia in ambito consulenziale sia nella produzione culturale.

In ambito artistico, opera con lo pseudonimo di Jack Cardigan, sviluppando una produzione musicale riconducibile al cantautorato classico e alla scrittura per colonne sonore, in lingua italiana e siciliana. La sua discografia comprende numerosi brani pubblicati negli anni, tra cui UNLOCK, Tutto o niente, Gli anni addosso, In un clic, Occhi nuovi e Un palco acceso. Il singolo “CAMBIA” (2026) rappresenta un momento centrale del suo percorso, sintetizzando una ricerca tematica incentrata sul cambiamento individuale e collettivo.

Sul piano politico, Giacomo Palumbo è attivo nel MoVimento 5 Stelle. Nel settembre 2025 ha avanzato una proposta di linea politica alternativa rispetto alla guida di Giuseppe Conte, sostenendo un posizionamento più autonomo, caratterizzato dal distanziamento dal Partito Democratico e da un dialogo aperto con formazioni di centro, in una prospettiva di rinnovamento strategico del movimento.

Parallelamente, svolge attività di consulenza HR e di elaborazione saggistica, occupandosi di comunicazione, organizzazione e processi di inclusione. Gestisce inoltre il blog personale giacomopalumbo.blogspot.com, utilizzato come canale di approfondimento culturale, politico e sociale.

lunedì 9 ottobre 2023

Il CNEL dice NO al Salario minimo.

Non si tratta ancora della proposta finale, ma anche l'ultimo documento tecnico approvato dal Cnel suona come una netta bocciatura verso qualunque ipotesi di introdurre il salario minimo in Italia. Non solo: nelle 24 pagine chiamate "Inquadramento e analisi del problema", presentate ieri all'assemblea dell'ente dal presidente Renato Brunetta, emerge anche una posizione contraria all'idea di estendere a tutti i lavoratori il trattamento previsto dai contratti collettivi più rappresentativi. Il testo è stato approvato da tutti tranne che dalla Cgil, contraria, e dalla Uil che si è astenuta. Sul tema ieri è tornata anche la ministra del Lavoro, Marina Calderone, che ha ribadito la sua contrarietà al salario minimo legale. Il Cnel, va ricordato, è stato interpellato l'11 agosto da Giorgia Meloni. Incalzata dalla proposta delle opposizioni di fissare il salario minimo per legge a 9 euro l'ora, la premier ha chiesto l'aiuto del Consiglio dell'economia e del lavoro per prendere tempo e far preparare un parere sul tema. Questo arriverà il 12 ottobre, quando sarà sottoposto all'assemblea generale del Cnel, composta da rappresentanti di sindacati e associazioni di imprese, oltre che da esperti nominati dal presidente della Repubblica. Nel frattempo, ieri è stato diffuso un report discusso dalla Commissione per l'informazione, organo del Cnel di cui fanno parte 15 consiglieri e il presidente Brunetta. In teoria è un approfondimento tecnico, in pratica contiene chiare indicazioni sul verdetto. Emerge subito l'orientamento, quando si scrive - per esempio - che il lavoro povero non si affronta con "soluzioni semplicistiche". Punto di riferimento dell'analisi, dice la commissione, sarà la direttiva europea del 2022 che "non impone agli Stati membri alcun obbligo di fissare per legge il salario minimo adeguato" e "neppure di stabilire un meccanismo vincolante per l'efficacia generalizzata dei contratti collettivi". Secondo la commissione oggi non è facile raccogliere dati sulle retribuzioni italiane ed è molto complesso muoversi tra le voci di una busta paga per risalire al trattamento minimo. Per questo la commissione ritiene "in prevalenza corretto e imprescindibile attribuire alle sole parti contrattuali che sottoscrivono un contratto la funzione di determinare le voci che compongono i minimi contrattuali, senza applicare dall'esterno un criterio di lettura univoco e universale che potrebbe falsare le dinamiche contrattuali". Frase che cavalca il principale argomento dei contrari al salario minimo: l'autonomia delle parti sociali. La direttiva Ue individua due indicatori per la fissazione dei salari: il 60% del mediano e il 50% di quello medio. "I dati Istat - dice la commissione Cnel - stimano in 7,1 euro l'ora il 50% del salario medio e in 6,85 euro il 60% del salario mediano", nel 2019. "Il sistema di contrattazione collettiva nazionale di categoria supera più o meno ampiamente queste soglie". Un altro passaggio che appare come una stoccata alla proposta di salario minimo a 9 euro. La commissione ricorda però che alcuni componenti hanno contestato il calcolo, perché ritengono che vada preso come riferimento solo lo stipendio dei lavoratori a tempo indeterminato, generalmente più alto, e non anche quello dei precari. Quanto ai "contratti pirata", la commissione del Cnel tende a sminuire il problema. Ammette che non è facile stabilire criteri di rappresentanza, ma poi si limita a dire quanti contratti nazionali sono firmati da sindacati o associazioni di imprese con rappresentanti nel Cnel stesso. Il 96,5% dei lavoratori è coperto da un contratto di Cgil, Cisl e Uil; il 35% da uno Ugl, considerando anche quei contratti in cui la sigla ha firmato accordi separati dai confederali. Il 3,8% è coperto da contratto Confsal e il 5,4% da Cisal. Fuori dal perimetro dei sindacati presenti nel Cnel resta solo lo 0,4% dei lavoratori coperti da contratti diversi. "Si può desumere - dice il documento - che la contrattazione cosiddetta pirata sia marginale nella larga maggioranza dei settori produttivi per quanto fattore di grave perturbazione del sistema di relazioni industriali e di corretta concorrenza tra le imprese". In pratica, il Cnel dà per scontato che un contratto non è "pirata" se è firmato da un sindacato rappresentato al suo interno. Questo metodo non tiene in considerazione diverse sentenze che hanno disapplicato contratti firmati - per esempio - da Cisal o Ugl, definiti non rappresentativi nei rispettivi settori. È accaduto con quello Ugl Rider e con quello di Cisal Distribuzione, per citare due casi. A dicembre il Consiglio di Stato ha stabilito che sempre la Cisal non è "comparativamente più rappresentativa" nel commercio. In pratica, la commissione suggerisce un'applicazione molto leggera della direttiva Ue che non preveda introduzione del salario minimo o estensione dei contratti più rappresentativi, ma si limiti a "un piano di azione nazionale, nei termini fatti propri della direttiva europea in materia di salari adeguati, a sostegno di un ordinato e armonico sviluppo del sistema della contrattazione collettiva". La tagliola arriva poche righe più sotto: "Il tema da discutere nell'assemblea straordinaria del Cnel del 12 ottobre, a parere della commissione dell'informazione, non è dunque quanta parte della retribuzione debba mantenersi in capo alla contrattazione collettiva, bensì invece come estendere le migliori pratiche di contrattazione alla generalità del lavoro". Con queste premesse, l'esito appare scontato. Il Cnel sta per sbattere la porta in faccia al salario minimo, dando l'assist al governo per respingere la proposta firmata a luglio da Pd, M5S, Azione, Europa Verde, Sinistra Italiana e Più Europa sui 9 euro l'ora come base per i contratti collettivi, ottenendo l'apertura di Cgil e Uil. Il 17 ottobre si tornerà in aula; la maggioranza si farà scudo con il testo prodotto cinque giorni prima dal Cnel. Sul tema è tornata ieri la ministra del Lavoro, Marina Calderone, contraria: "Mentre si ragiona di un salario minimo che le opposizioni fissano a 9 euro l'ora, bisogna capire cosa mettiamo dentro questo contratto, soprattutto se quel numero è rappresentativo della qualità espressa dal contratto collettivo, che per me va valutato nell'insieme delle tutele. Definire diversi modelli di valutazione genera solo confusione. Io, invece, rispetto a un salario minimo, faccio un ragionamento di lavoro dignitoso. L'importante è garantire condizioni dignitose di lavoro".



di Roberto Rotunno – ilfattoquotidiano.it


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