Ventuno pagine, venti punti programmatici e un messaggio chiaro al tavolo dell'alleanza progressista. Dal coordinamento del M5S uscito da Nova arriva il nuovo manifesto politico firmato Movimento 5 Stelle: un condensato di battaglie identitarie e vecchi cavalli di battaglia rispolverati per l'occasione.
Sulla carta un pacchetto scintillante, perfetto per galvanizzare la base e far sognare l'elettorato di sinistra. Nella realtà politica di tutti i giorni, però, la lista assomiglia molto di più a un vero e proprio campo minato per il "Campo Largo". Un ventaglio di proposte massimaliste e costose che alza l'asticella a livelli altissimi, mettendo all'angolo gli alleati — in primis il PD — con nodi programmatici tanto suggestivi quanto sostanzialmente irrealizzabili al governo.
Ecco cosa prevede il documento e dove rischiano di infrangersi le ambizioni dei pentastellati.
1. Lavoro e Welfare: il ritorno dei grandi classici
Sul fronte occupazionale il Movimento cala gli assi storici, chiedendo una rivoluzione a tutto campo:
Reddito 2.0: totale azzeramento e riscrittura dell'Assegno di inclusione per ripristinare il sussidio di cittadinanza under nuovo nome.
Orari e stipendi: introduzione del salario minimo legale agganciato all'inflazione, settimana lavorativa corta a parità di retribuzione e tutela formale del diritto alla disconnessione.
Genitori e autonomi: congedi parentali paritari e retribuiti al 100%, stop alle contribuzioni per chi rientra dalla maternità ed estensione delle tutele per malattia ad artigiani, commercianti e partite IVA.
Pensioni: flessibilità per i lavori usuranti, riesumazione di Opzione Donna e potenziamento dell'Ape Sociale.
Il nodo politico: Come sostenere finanziariamente un Reddito 2.0 insieme alla riduzione dell'orario a parità di retribuzione senza mandare in tilt i conti pubblici e spaventare le componenti più moderate della coalizione?
2. Fisco ed Economia: stangata sulle Big Tech e sostegno alle PMI
Niente patrimoniale tradizionale, ma una stretta decisa sulla ricchezza finanziaria e sulle grandi corporazioni:
Aliquota e prelievi: Irpef maggiormente progressiva, tasse sugli extraprofitti nei settori bancario, energetico, assicurativo, bellico e Big Tech, oltre a un prelievo mirato sulle grandi attività finanziarie (tutelando titoli di Stato e piccoli risparmi).
Imprese e lotta all'evasione: pene detentive e confische drastiche per i grandi evasori, mentre per le PMI tornano i crediti d'imposta di Transizione 4.0 e una banca pubblica d'appoggio.
3. Sanità, Casa e Scuola: 13,5 miliardi strappati al Ponte
Il capitolo sociale finanzia le proprie coperture sfilando direttamente le risorse alle grandi opere:
I fondi del Ponte di Messina: i 13,5 miliardi previsti per il collegamento sullo Stretto verrebbero dirottati sull'istruzione pubblica per garantire asili nidi gratuiti, mense, libri di testo, trasporti a costo azzerato per le fasce deboli e aperture estive degli istituti.
Sanità e Casa: tetto massimo nazionale sui tempi d'attesa per gli esami specialistici, riallineamento degli stipendi medici agli standard UE, piano straordinario dell'abitare ed esproprio funzionale/recupero degli immobili pubblici abbandonati.
4. Transizione Ecologica: stop al nucleare e blocco al cemento
Le direttive green non concedono margini di mediazione al centro o ai riformisti:
Rinnovabili: +50 GW entro il 2030 con pannelli esclusivamente su tetti ed edifici già costruiti.
Linea dura su atomo e rifiuti: no ad atomo da fissione (concessa solo la ricerca sulla fusione), stop definitivo agli inceneritori, azzeramento del consumo di suolo e piantumazione di quasi 59 milioni di alberi.
5. Giustizia, Istituzioni e Diritti: dalla Cannabis alle urne a 16 anni
La sezione istituzionale contiene alcune delle battaglie etiche e civili più divisive dell'intero arco parlamentare:
Legalità e Governance: ripristino del reato di abuso d'ufficio, stretta sui conflitti d'interesse, regolamentazione dei gruppi di pressione (lobby) e scorporo della Rai dall'influenza diretta di Palazzo Chigi.
Riforme elettorali: voto ai sedicenni, preferenze per i fuorisede, voto digitale e quorum per i referendum confermativi abbassato a un terzo degli aventi diritto.
Diritti e Stupefacenti: matrimoni egualitari, adozioni omogenitoriali, legge contro l'omolesbobitransfobia, eutanasia/fine vita e depenalizzazione della coltivazione casalinga della cannabis ad uso personale.
Immigrazione: cancellazione della Bossi-Fini e dell'accordo con l'Albania, Ius Scholae e corridoi umanitari.
6. Politica Estera e Difesa: lo strappo definitivo su armi e Nato
È sulla geopolitica che il programma M5S alza il muro più alto nei confronti del PD e degli alleati europeisti:
No al riarmo: rifiuto secco del piano Rearm EU e del target Nato del 5% del PIL per le spese militari, proponendo in alternativa l'esercito unico europeo.
Ucraina e Medio Oriente: stop all'invio di forniture militari a Kiev (ritenuto un ostacolo al tavolo di pace), riconoscimento immediato dello Stato di Palestina e risoluzione dei trattati di cooperazione militare con Israele.
Il verdetto della base: scetticismo solo sul voto ai giovani
I dati del voto degli iscritti confermano il riallineamento massimalista della base pentastellata:
Il 94,1% approva il no al riarmo europeo.
Il 91,7% sottoscrive lo stop alle armi in Ucraina per forzare i negoziati.
L'unico freno arriva sui diritti politici ai giovanissimi: il voto a 16 anni si ferma al 52,4%, mentre il reddito di base per gli operatori culturali incassa il 76,5% e il capitale iniziale per i giovani il 78,4%.
Perché questo programma è un "libro dei sogni" che spaventa il Campo Largo?
Se sul piano della propaganda politica il pacchetto consente a Giuseppe Conte di intestarsi l'agenda radicale dell'opposizione, sul piano tattico rischia di essere un boomerang.
Molte delle coperture economico-finanziarie poggiano su stime incerte (come le sovratasse su banche e Big Tech), mentre le posizioni su difesa, Ucraina, nucleare e giustizia rappresentano dei veri e propri ultimatum irricevibili per l'ala moderata e riformista della coalizione. Presentarsi al tavolo delle alleanze con un programma "prendere o lasciare" di questo tipo significa mettere in preventivo una cosa sola: l'impossibilità di governare insieme.
