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lunedì 21 settembre 2026

M5S alla carica col programma "dei sogni": 20 punti che rischiano di spaccare il Campo Largo

Ventuno pagine, venti punti programmatici e un messaggio chiaro al tavolo dell'alleanza progressista. Dal coordinamento del M5S uscito da Nova arriva il nuovo manifesto politico firmato Movimento 5 Stelle: un condensato di battaglie identitarie e vecchi cavalli di battaglia rispolverati per l'occasione.

Sulla carta un pacchetto scintillante, perfetto per galvanizzare la base e far sognare l'elettorato di sinistra. Nella realtà politica di tutti i giorni, però, la lista assomiglia molto di più a un vero e proprio campo minato per il "Campo Largo". Un ventaglio di proposte massimaliste e costose che alza l'asticella a livelli altissimi, mettendo all'angolo gli alleati — in primis il PD — con nodi programmatici tanto suggestivi quanto sostanzialmente irrealizzabili al governo.


Ecco cosa prevede il documento e dove rischiano di infrangersi le ambizioni dei pentastellati.

1. Lavoro e Welfare: il ritorno dei grandi classici

Sul fronte occupazionale il Movimento cala gli assi storici, chiedendo una rivoluzione a tutto campo:

  • Reddito 2.0: totale azzeramento e riscrittura dell'Assegno di inclusione per ripristinare il sussidio di cittadinanza under nuovo nome.

  • Orari e stipendi: introduzione del salario minimo legale agganciato all'inflazione, settimana lavorativa corta a parità di retribuzione e tutela formale del diritto alla disconnessione.

  • Genitori e autonomi: congedi parentali paritari e retribuiti al 100%, stop alle contribuzioni per chi rientra dalla maternità ed estensione delle tutele per malattia ad artigiani, commercianti e partite IVA.

  • Pensioni: flessibilità per i lavori usuranti, riesumazione di Opzione Donna e potenziamento dell'Ape Sociale.

Il nodo politico: Come sostenere finanziariamente un Reddito 2.0 insieme alla riduzione dell'orario a parità di retribuzione senza mandare in tilt i conti pubblici e spaventare le componenti più moderate della coalizione?

2. Fisco ed Economia: stangata sulle Big Tech e sostegno alle PMI

Niente patrimoniale tradizionale, ma una stretta decisa sulla ricchezza finanziaria e sulle grandi corporazioni:

  • Aliquota e prelievi: Irpef maggiormente progressiva, tasse sugli extraprofitti nei settori bancario, energetico, assicurativo, bellico e Big Tech, oltre a un prelievo mirato sulle grandi attività finanziarie (tutelando titoli di Stato e piccoli risparmi).

  • Imprese e lotta all'evasione: pene detentive e confische drastiche per i grandi evasori, mentre per le PMI tornano i crediti d'imposta di Transizione 4.0 e una banca pubblica d'appoggio.

3. Sanità, Casa e Scuola: 13,5 miliardi strappati al Ponte

Il capitolo sociale finanzia le proprie coperture sfilando direttamente le risorse alle grandi opere:

  • I fondi del Ponte di Messina: i 13,5 miliardi previsti per il collegamento sullo Stretto verrebbero dirottati sull'istruzione pubblica per garantire asili nidi gratuiti, mense, libri di testo, trasporti a costo azzerato per le fasce deboli e aperture estive degli istituti.

  • Sanità e Casa: tetto massimo nazionale sui tempi d'attesa per gli esami specialistici, riallineamento degli stipendi medici agli standard UE, piano straordinario dell'abitare ed esproprio funzionale/recupero degli immobili pubblici abbandonati.

4. Transizione Ecologica: stop al nucleare e blocco al cemento

Le direttive green non concedono margini di mediazione al centro o ai riformisti:

  • Rinnovabili: +50 GW entro il 2030 con pannelli esclusivamente su tetti ed edifici già costruiti.

  • Linea dura su atomo e rifiuti: no ad atomo da fissione (concessa solo la ricerca sulla fusione), stop definitivo agli inceneritori, azzeramento del consumo di suolo e piantumazione di quasi 59 milioni di alberi.

5. Giustizia, Istituzioni e Diritti: dalla Cannabis alle urne a 16 anni

La sezione istituzionale contiene alcune delle battaglie etiche e civili più divisive dell'intero arco parlamentare:

  • Legalità e Governance: ripristino del reato di abuso d'ufficio, stretta sui conflitti d'interesse, regolamentazione dei gruppi di pressione (lobby) e scorporo della Rai dall'influenza diretta di Palazzo Chigi.

  • Riforme elettorali: voto ai sedicenni, preferenze per i fuorisede, voto digitale e quorum per i referendum confermativi abbassato a un terzo degli aventi diritto.

  • Diritti e Stupefacenti: matrimoni egualitari, adozioni omogenitoriali, legge contro l'omolesbobitransfobia, eutanasia/fine vita e depenalizzazione della coltivazione casalinga della cannabis ad uso personale.

  • Immigrazione: cancellazione della Bossi-Fini e dell'accordo con l'Albania, Ius Scholae e corridoi umanitari.

6. Politica Estera e Difesa: lo strappo definitivo su armi e Nato

È sulla geopolitica che il programma M5S alza il muro più alto nei confronti del PD e degli alleati europeisti:

  • No al riarmo: rifiuto secco del piano Rearm EU e del target Nato del 5% del PIL per le spese militari, proponendo in alternativa l'esercito unico europeo.

  • Ucraina e Medio Oriente: stop all'invio di forniture militari a Kiev (ritenuto un ostacolo al tavolo di pace), riconoscimento immediato dello Stato di Palestina e risoluzione dei trattati di cooperazione militare con Israele.

Il verdetto della base: scetticismo solo sul voto ai giovani

I dati del voto degli iscritti confermano il riallineamento massimalista della base pentastellata:

  • Il 94,1% approva il no al riarmo europeo.

  • Il 91,7% sottoscrive lo stop alle armi in Ucraina per forzare i negoziati.

  • L'unico freno arriva sui diritti politici ai giovanissimi: il voto a 16 anni si ferma al 52,4%, mentre il reddito di base per gli operatori culturali incassa il 76,5% e il capitale iniziale per i giovani il 78,4%.

Perché questo programma è un "libro dei sogni" che spaventa il Campo Largo?

Se sul piano della propaganda politica il pacchetto consente a Giuseppe Conte di intestarsi l'agenda radicale dell'opposizione, sul piano tattico rischia di essere un boomerang.

Molte delle coperture economico-finanziarie poggiano su stime incerte (come le sovratasse su banche e Big Tech), mentre le posizioni su difesa, Ucraina, nucleare e giustizia rappresentano dei veri e propri ultimatum irricevibili per l'ala moderata e riformista della coalizione. Presentarsi al tavolo delle alleanze con un programma "prendere o lasciare" di questo tipo significa mettere in preventivo una cosa sola: l'impossibilità di governare insieme.

domenica 6 settembre 2026

Leader a confronto: idee, risultati e priorità da ripensare

Un incontro alla Festa dell’Unità di Borgo Panigale è stata l’occasione per confrontarsi, ascoltare e mettere a paragone idee e prospettive diverse.
Il confronto tra Giuseppe Conte e Jack Cardigan offre uno spunto interessante per guardare oltre le formule politiche del momento. Perché la politica non può essere soltanto una questione di alleanze e posizionamenti: deve tornare a parlare di idee, territori e persone.
Il cosiddetto “campo largo”, presentato per molto tempo come la strada obbligata per costruire un’alternativa, mostra tutte le sue difficoltà: alleanze fragili, identità differenti e una proposta che non sempre riesce a parlare con chiarezza ai cittadini.

La dirigenza Conte ha trasformato il Movimento 5 Stelle in un’appendice del Partito Democratico. La realtà dei numeri e dell'organizzazione oggi racconta di una leadership apparentemente incontrastata, ma la storia politica insegna che anche le strutture più blindate crollano quando una minoranza determinata dà voce al malcontento generale.

Io sono Giacomo Palumbo, noto a molti come Jack Cardigan. Non ho alle spalle correnti di apparato, pattuglie parlamentari o feudi territoriali. Nel primo turno per il Consiglio Nazionale nel novembre 2025 ho corso in Emilia-Romagna, arrivando fino alla soglia del secondo turno prima che il seggio andasse a Gaetano Pedullà. Quando nel settembre 2025 ho presentato la mia candidatura alla presidenza del Movimento, la mia non è stata una semplice corsa elettorale: è stata l'affissione di un manifesto di rottura radicale con la linea del "campo largo". Ho proposto il no all'alleanza strutturale con il PD, maggiore autonomia politica, un'apertura verso il centro — dialogando con forze come quelle di Matteo Renzi e Carlo Calenda —, una collocazione più moderata e l'abolizione del limite dei due mandati.

Non mi interessa battere Conte nell'immediato. La domanda vera non è se io possa diventare presidente domani, ma se si possa costruire dentro il M5S una corrente interna così forte da diventare indispensabile e ridefinire l'identità stessa del Movimento.

Guardo al "modello Salvini", non per condivisione ideologica, ma per metodo di ascesa politica. Matteo Salvini prese una Lega ridotta ai minimi termini e, conquistando prima una minoranza organizzata e poi costruendo una narrazione alternativa, ne trasformò l'identità fino a renderla una forza egemone. Treccani descrive la trasformazione della Lega salviniana proprio come una ristrutturazione di partito accompagnata da un forte rilancio comunicativo e da un riposizionamento politico che superò il vecchio bacino settentrionale. Io voglio fare qualcosa di analogo nel M5S: trasformare una minoranza interna in una forza capace di contendere al leader la definizione della nostra identità.

La nostra battaglia intercetta quattro forme precise di malcontento:

  1. Chi considera il subappalto culturale al PD un tradimento intollerabile.

  2. Gli attivisti che pretendono il ritorno a un M5S autonomo e trasversale.

  3. Chi vuole mettere al centro lavoro, economia, costo della vita, imprese e welfare concreto.

  4. Coloro che rifiutano l'appiattimento su una fisionomia esclusivamente di "sinistra progressista".

L'alleanza con il centrosinistra ha allontanato il Movimento dai suoi valori fondativi. Il mio obiettivo è recuperare tutti gli iscritti che se ne sono andati delusi. Non voglio fare una sterile opposizione "anti-Conte": voglio offrire un'idea alternativa di Movimento 5 Stelle.

La mia proposta parla di ritorno alle origini, ma senza nostalgia paralizzante. Quando propongo di superare il limite dei due mandati, dimostro di voler separare lo spirito originario — fatto di partecipazione, autonomia e lotta agli apparati — da regole rigide che oggi ne limitano la crescita politica. Serve una struttura più stabile per competere davvero.

So bene quali sono i miei limiti attuali. Salvini aveva alle spalle una storia di militanza e la macchina territoriale della Lega; io devo costruire questa rete passo dopo passo. Il mio prossimo obiettivo non è accumulare simpatizzanti occasionali, ma organizzare una comunità militante: attivisti motivati, amministratori locali, gruppi territoriali e una presenza costante nel dibattito interno. Dobbiamo presentare documenti politici chiari su economia, politica estera, Europa e lavoro.

Siamo di fronte a un bivio storico. Il Movimento 5 Stelle deve rassegnarsi a fare la spalla del PD o vuole tornare a essere un soggetto autonomo, trasversale e capace di parlare all'intero Paese?

Se la dirigenza Conte pensa che la mia candidatura del 2025 sia stata una parentesi, si sbaglia. È stato solo il primo atto. Se riusciremo a trasformare il dissenso diffuso in un consenso organizzato, la nostra componente diventerà determinante per votare gli organismi, decidere le alleanze e fissare la linea. Non mi interessa essere una comparsa controcorrente: voglio guidare chi crede in un altro Movimento. La svolta del M5S parte da qui.

E allora forse è arrivato il momento di porsi una domanda: il Movimento 5 Stelle deve continuare a inseguire gli equilibri delle alleanze o tornare a concentrarsi sulle proprie priorità?
Lavoro, ambiente, giustizia sociale, sostegno alle famiglie, partecipazione e tutela delle persone più fragili: temi che devono tornare al centro dell’agenda.

Il vero confronto tra leader non dovrebbe essere soltanto una questione di personalità o consenso. Dovrebbe essere soprattutto un confronto sulle idee, sulle priorità e sulla capacità di trasformarle in risultati concreti.
Forse il rilancio passa proprio da qui: meno tattica, più contenuti; meno formule, più identità; più ascolto dei territori e della base.

L’incontro di Borgo Panigale ci ricorda che il confronto, anche quando è franco e diretto, può essere il punto di partenza per ripensare il futuro.
Il Movimento 5 Stelle ha davanti una scelta importante: ritrovare le proprie priorità e costruire, a partire da quelle, la propria strada.

#FestaDellUnità #BorgoPanigale #Bologna #Movimento5Stelle #M5S #GiuseppeConte #JackCardigan #CampoLargo #Politica #Idee #Territorio #Partecipazione #GiustiziaSociale #Lavoro #Ambiente #Futuro #Confronto #Priorità #CambiareInsieme

martedì 21 ottobre 2025

Il (Sorprendente) Piano che ha Cambiato il M5S

Quello che è successo nel Movimento 5 Stelle è davvero incredibile.

All'inizio, il "leader" ha fatto di tutto per sembrare il più "grillino" di tutti, quasi più di Beppe Grillo. L'obiettivo era chiaro: conquistare la fiducia della base storica, quella che, come me, non avrebbe mai accettato un M5S diverso dalle origini. E, lo ammetto, ci è riuscito in pieno. Mi ha convinto.

Una volta ottenuta la massima fiducia, ha subito approfittato del momento per riscrivere lo Statuto del Movimento. Con le nuove regole, si è preso di fatto tutti i poteri, piazzando i suoi fedelissimi in ogni ruolo chiave, dall'Europa al Comune più piccolo. E io? Ero completamente "ubriaco" di entusiasmo e non me ne sono accorto.

Nella terza fase, ha iniziato a spostare il M5S sempre più a sinistra, corteggiando apertamente il PD. Risultato? Una serie di sconfitte elettorali piuttosto pesanti.


Dopo l'ultima batosta alle elezioni europee, invece di ammettere il fallimento e farsi da parte (come molti farebbero dopo una serie di errori così gravi), ha deciso di fare una mossa a sorpresa: lanciare un'assemblea costituente, senza consultare minimamente la base. In pratica, il problema non era lui, ma il Movimento stesso, che andava "riformato". 

Lo ha deciso lui per tutti noi. Poco prima dell'inizio di questo percorso, ha pubblicato un documento con tutte le regole e i passaggi. Tutto imposto dall'alto, senza un vero coinvolgimento. E in questi casi, le regole d'ingaggio sono fondamentali. Chi, come me, è stato un attivista della prima ora e conosce bene come funzionano la partecipazione interna, ha subito capito la manovra. Ho provato un senso di fastidio immediato. E avevo ragione!

Lo "stratega" ha colpito nel segno! Farà sembrare che le decisioni prese siano il frutto di una grande democrazia interna, ma in realtà è stata solo una ratifica di scelte già fatte. Queste scelte, spinte anche da alcune testate giornalistiche, sono state:

Eliminare la figura del Garante (Beppe Grillo).

Cancellare il limite dei due mandati.

Cambiare nome e simbolo del M5S.

Posizionarsi chiaramente a sinistra (un vero tradimento per un movimento nato "né di destra né di sinistra"). Dare il via libera alle alleanze "vecchio stile".

Grazie a questa assemblea pilotata, il leader ha la sua copertura. Non deve neanche esporsi in prima persona. Complimenti per la mossa. 

Ma qual era il vero scopo?

Secondo me, l'obiettivo finale era triplice: eliminare il fondatore "scomodo" Beppe Grillo, liberarsi degli attivisti storici che "rompono le scatole" e portare il Movimento nell'area progressista, sotto l'ala di partiti come quelli di Bonelli e Fratoianni.

Oggi, per come lo conoscevamo, il Movimento 5 Stelle dei Contiani è morto. 

Restano però le sue idee originali e la visione della politica in cui abbiamo creduto.

E ora? È presto per dirlo. C'è bisogno di tempo per capire cosa fare.



Intanto Beppe ha pagato il bollettino del sito https://www.movimento5stelle.it/

Vedremo in questi giorni. 

Giacomo Palumbo (Palermo, 3 novembre 1985), noto anche con lo pseudonimo artistico Jack Cardigan, è un cantautore, compositore, saggista, consulente HR e politico italiano. Il suo profilo professionale si caratterizza per un approccio interdisciplinare che integra competenze artistiche, analisi politica e progettazione educativa.

È laureato in Scienze della Politica con indirizzo in Mass Media e Politica e ha conseguito nel 2026 un Master Internazionale in Didattica Inclusiva e Supporto Educativo, con particolare attenzione all’integrazione delle tecnologie digitali (TIC) e ai bisogni educativi speciali (NEAE). Tale percorso formativo orienta una visione sistemica dei processi comunicativi, educativi e organizzativi, applicata sia in ambito consulenziale sia nella produzione culturale.

In ambito artistico, opera con lo pseudonimo di Jack Cardigan, sviluppando una produzione musicale riconducibile al cantautorato classico e alla scrittura per colonne sonore, in lingua italiana e siciliana. La sua discografia comprende numerosi brani pubblicati negli anni, tra cui UNLOCK, Tutto o niente, Gli anni addosso, In un clic, Occhi nuovi e Un palco acceso. Il singolo “CAMBIA” (2026) rappresenta un momento centrale del suo percorso, sintetizzando una ricerca tematica incentrata sul cambiamento individuale e collettivo.

Sul piano politico, Giacomo Palumbo è attivo nel MoVimento 5 Stelle. Nel settembre 2025 ha avanzato una proposta di linea politica alternativa rispetto alla guida di Giuseppe Conte, sostenendo un posizionamento più autonomo, caratterizzato dal distanziamento dal Partito Democratico e da un dialogo aperto con formazioni di centro, in una prospettiva di rinnovamento strategico del movimento.

Parallelamente, svolge attività di consulenza HR e di elaborazione saggistica, occupandosi di comunicazione, organizzazione e processi di inclusione. Gestisce inoltre il blog personale giacomopalumbo.blogspot.com, utilizzato come canale di approfondimento culturale, politico e sociale.

giovedì 9 ottobre 2025

L'accordo di Pace è vicino - Israele e il popolo di Gaza verso l'accordo.

Buone Notizie da Sharm el Sheik! La Pace è proprio vicina, una bella notizia stamattina. 

Stamattina 09 ottobre 2025, la firma dell'accordo.

Israele e Hamas hanno finalmente trovato un accordo per la prima parte di un cessate il fuoco (cioè per smettere di sparare per un po')!

L'annuncio bomba è arrivato direttamente dal Presidente degli USA, Donald Trump, verso l'una di notte qui in Italia. Ha detto, tutto orgoglioso, che sia Israele sia Hamas hanno firmato questa prima fase del loro piano di pace.  

Tutti gli ostaggi verranno rilasciati molto presto. È la cosa più attesa!

Israele ritirerà le sue truppe da una certa zona, come primo passo verso una pace che speriamo sia forte e duratura. Trump l'ha definita una "giornata storica"! Donald Trump dai social media ha annunciato che Hamas ha accettato la sua proposta di pace.

Saranno liberati tutti gli ostaggi e l’esercito israeliano fermerà i bombardamenti. Un giorno che può segnare la fine di una delle pagine più drammatiche della storia recente.

Donald Trump dai social media ha annunciato che Hamas ha accettato la sua proposta di pace. Saranno liberati tutti gli ostaggi e l’esercito israeliano fermerà i bombardamenti. Un giorno che può segnare la fine di una delle pagine più drammatiche della storia recente.

Ha anche ringraziato tantissimo Qatar, Egitto e Turchia, che hanno fatto da mediatori (cioè hanno aiutato a far parlare le parti) per rendere possibile questo evento pazzesco e mai visto prima.

Ora, la palla passa al governo israeliano che si riunirà in queste ore per dire "sì" in modo ufficiale al piano. Subito dopo, l'esercito israeliano inizierà a ritirarsi.

Si prevede che 72 ore dopo (cioè tre giorni dopo), Hamas inizierà a liberare gli ostaggi ancora vivi.

Nello stesso momento, saranno liberati circa duemila prigionieri palestinesi dalle carceri israeliane, inclusi ben 250 che stavano scontando l'ergastolo!

Attenzione però, perché non tutto è filato liscio:

Sembra che Israele abbia rifiutato di liberare un nome importante, Marwan Barghouti.

Restano ancora un punto interrogativo (quindi non è ancora chiaro) se libereranno anche altri nomi come Abdullah Barghouti, Ahmed Saadat, Hassan Salama e Abbas al-Sayyed.

Insomma, è un grande passo in avanti, anche se ci sono ancora alcuni dettagli da definire!

Dall'altro lato Hamas ha dichiarato che il "movimento" annuncia il raggiungimento di un accordo che determina la fine della guerra a Gaza, il ritiro dell'Idf, l'ingresso di aiuti e lo scambio di prigionieri, dopo negoziati responsabili e seri che il movimento ha condotto insieme alle fazioni. Apprezziamo profondamente gli sforzi dei fratelli mediatori di Qatar, Egitto e Turchia, e apprezziamo anche gli sforzi del presidente degli Stati Uniti Donald Trump per porre fine definitivamente alla guerra e ottenere il completo ritiro dalla Striscia di Gaza.

Alla faccia di chi, in queste settimane/mesi, ha cercato solo di strumentalizzare il dolore e la sofferenza di un popolo. Con Flottille e similari spacciandole per iniziative umanitarie, quando in realtà erano solo strumenti di propaganda e attacchi pretestuosi a un Governo che sta guidando il Paese già massacrato da inflazione e carovita. Diciamolo a voce alta a sinistra non c'è un vero programma, il campo largo è un vero camposanto. 

Landini e la CGIL hanno persino indetto scioperi e manifestazioni politiche il 25 ottobre 2025. 

Oggi il mondo scopre che la pace si costruisce con la serietà, la responsabilità e il coraggio dei veri leader. Donald Trump, con la sua visione che anche in questo ha agito con equilibrio, concretezza e silenziosa determinazione, da statista.

Perché la politica con la “P” maiuscola non urla in piazza: lavora, ogni giorno, per fermare le guerre e salvare vite. Quella del 7 ottobre 2023 resterà per sempre una ferita indelebile: centinaia di innocenti massacrati, famiglie distrutte, dolore inimmaginabile.

L'esercito israeliano (IDF) ha fatto sapere che ha già cominciato a fare i "preparativi" per ritirarsi da Gaza, come previsto dall'accordo. Però, attenzione: le truppe restano comunque schierate e pronte a intervenire per qualsiasi evenienza.

In particolare, è probabile che l'IDF mantenga un bel po' di soldati a Rafah, che è un'area molto delicata al confine con l'Egitto. Una cosa importante per Gaza è l'aiuto umanitario: l'accordo prevede che nella primissima fase possano entrare immediatamente 400 camion di aiuti al giorno!

Per quanto riguarda Hamas, hanno firmato l'impegno a deporre le armi (quindi a non combattere), ma non usciranno dal gioco politico. A garantire che tutto vada bene nel processo politico ci saranno Qatar e Turchia.

La fase successiva del piano di Trump è ambiziosa: vuole creare un organismo internazionale chiamato "Board of Peace" (Consiglio di Pace) per supervisionare l'amministrazione di Gaza dopo la guerra.

Trump stesso sarà a capo di questo Consiglio, che includerà anche altri leader mondiali, come l'ex Primo Ministro britannico Tony Blair.

Appena l'accordo è stato annunciato, il Primo Ministro israeliano Netanyahu ha chiamato subito Donald Trump. La conversazione è stata "fantastica", a detta di Trump, e Netanyahu era "molto contento".

Addirittura, Trump ha accettato l'invito di Netanyahu e ha detto che potrebbe visitare Israele "nei prossimi giorni" e parlare alla Knesset (il Parlamento israeliano). Ha sottolineato che per raggiungere questo accordo si sono impegnati un sacco di Paesi, anche quelli che di solito sono ostili, e questo è un enorme successo!

Anche il Segretario Generale dell'ONU, Antonio Guterres, è molto contento. Ha accolto "con favore" l'accordo e ha fatto i complimenti a USA, Qatar, Egitto e Turchia per la svolta diplomatica.

Il suo messaggio è chiaro: tutti devono rispettare l'accordo fino in fondo. Bisogna liberare tutti gli ostaggi con dignità e, soprattutto, arrivare a un cessate il fuoco permanente. Insomma, "i combattimenti devono cessare una volta per tutte".

Oggi, finalmente, può tornare la speranza.

Questa è la vittoria della pace, della politica vera e dei grandi uomini di Stato.


Giacomo Palumbo (Palermo, 3 novembre 1985), noto anche con lo pseudonimo artistico Jack Cardigan, è un cantautore, compositore, saggista, consulente HR e politico italiano. Il suo profilo professionale si caratterizza per un approccio interdisciplinare che integra competenze artistiche, analisi politica e progettazione educativa.

È laureato in Scienze della Politica con indirizzo in Mass Media e Politica e ha conseguito nel 2026 un Master Internazionale in Didattica Inclusiva e Supporto Educativo, con particolare attenzione all’integrazione delle tecnologie digitali (TIC) e ai bisogni educativi speciali (NEAE). Tale percorso formativo orienta una visione sistemica dei processi comunicativi, educativi e organizzativi, applicata sia in ambito consulenziale sia nella produzione culturale.

In ambito artistico, opera con lo pseudonimo di Jack Cardigan, sviluppando una produzione musicale riconducibile al cantautorato classico e alla scrittura per colonne sonore, in lingua italiana e siciliana. La sua discografia comprende numerosi brani pubblicati negli anni, tra cui UNLOCK, Tutto o niente, Gli anni addosso, In un clic, Occhi nuovi e Un palco acceso. Il singolo “CAMBIA” (2026) rappresenta un momento centrale del suo percorso, sintetizzando una ricerca tematica incentrata sul cambiamento individuale e collettivo.

Sul piano politico, Giacomo Palumbo è attivo nel MoVimento 5 Stelle. Nel settembre 2025 ha avanzato una proposta di linea politica alternativa rispetto alla guida di Giuseppe Conte, sostenendo un posizionamento più autonomo, caratterizzato dal distanziamento dal Partito Democratico e da un dialogo aperto con formazioni di centro, in una prospettiva di rinnovamento strategico del movimento.

Parallelamente, svolge attività di consulenza HR e di elaborazione saggistica, occupandosi di comunicazione, organizzazione e processi di inclusione. Gestisce inoltre il blog personale giacomopalumbo.blogspot.com, utilizzato come canale di approfondimento culturale, politico e sociale.

giovedì 5 ottobre 2023

Salario minimo: come quantificarlo secondo la Cassazione

04/10/2023 | Marcella De Trizio

La Cassazione, nella pronuncia n. 27711 del 2 ottobre 2023, fornisce alcune indicazioni su come individuare correttamente il salario minimo. Qualora la contrattazione collettiva di categoria sia in contrasto con i principi costituzionali, si potrà fare riferimento ad altri contratti collettivi di settori affini o per mansioni analoghe, oltre che ad indicatori economici e statistici.

Il tema del “salario minimo” risulta oggi di grande attualità sia per il significativo incremento del costo della vita a cui solo in minima parte si riesce a far fronte con misure di aiuto statali, che per l'obbligo per i giudici di attuare il precetto del giusto salario costituzionale, alla luce delle indicazioni sovranazionali provenienti dall'Unione Europea e dall'ordinamento internazionale, contenute anche nella recente Direttiva UE 2022/2041 del 19 ottobre 2022 “relativa a salari minimi adeguati nell'Unione Europea termine”, in attesa del suo recepimento.

In mancanza del recepimento della direttiva comunitaria e in assenza di un “salario legale” come si può individuare correttamente il salario minimo?

Le indicazioni della Cassazione

La Cassazione, nella pronuncia n. 27711 del 2 ottobre 2022, fornisce alcune indicazioni accogliendo il ricorso del lavoratore e pronunciando i principi seguenti di diritto:

“1.- Nell'attuazione dell'art. 36 della Cost. il giudice, in via preliminare, deve fare riferimento, quali parametri di commisurazione, alla retribuzione stabilita dalla contrattazione collettiva nazionale di categoria, dalla quale può motivatamente discostarsi, anche ex officio, quando la stessa entri in contrasto con i criteri normativi di proporzionalità e sufficienza della retribuzione dettati dall'art. 36 Cost., anche se il rinvio alla contrattazione collettiva applicabile al caso concreto sia contemplato in una legge, di cui il giudice è tenuto a dare una interpretazione costituzionalmente orientata.

2.- Ai fini della determinazione del giusto salario minimo costituzionale il giudice può servirsi a fini parametrici del trattamento retributivo stabilito in altri contratti collettivi di settori affini o per mansioni analoghe.

3.- Nella opera di verifica della retribuzione minima adeguata ex art. 36 Cost. il giudice, nell'ambito dei propri poteri ex art. 2099,2° comma c.c., può fare altresì riferimento, all'occorrenza, ad indicatori economici e statistici, anche secondo quanto suggerito dalla Direttiva UE 2022/2041 del 19 ottobre 2022.”

La giusta retribuzione

Nella pronuncia la Suprema Corte ribadisce che il parametro di riferimento da tenere a mente nel nostro ordinamento è l'articolo 36 della Costituzione che prevede il principio costituzionale della giusta retribuzione riconosciuto in capo ad ogni lavoratore.

In particolare, l'art. 36, della Costituzione garantisce due diritti distinti:

1- quello ad una retribuzione «sufficiente» che dà diritto ad «una retribuzione non inferiore agli standard minimi necessari per vivere una vita a misura d'uomo», ovvero ad «una ricompensa complessiva che non ricada sotto il livello minimo, ritenuto, in un determinato momento storico e nelle concrete condizioni di vita esistenti, necessario ad assicurare al lavoratore ed alla sua famiglia un'esistenza libera e dignitosa». Il valore soglia di povertà assoluta viene calcolato ogni anno dall'Istat relativamente ad un paniere di beni e servizi essenziali per il sostentamento vitale differenziandolo in ragione dell'età, dell'area geografica di residenza del singolo e dei componenti della famiglia;

2- e quello ad una retribuzione «proporzionata» che garantisce ai lavoratori «una ragionevole commisurazione della propria ricompensa alla quantità e alla qualità dell'attività prestata». Tali concetti di sufficienza e di proporzionalità mirano a garantire al lavoratore una vita non solo non povera ma persino dignitosa; orientando il trattamento economico non solo verso il soddisfacimento di meri bisogni essenziali, ma verso qualcosa in più che la recente Direttiva UE sui salari adeguati all'interno dell'Unione n. 2022/2041 individua nel conseguimento anche di beni immateriali ( “ oltre alle necessità materiali quali cibo, vestiario e alloggio, si potrebbe tener conto anche della necessità di partecipare ad attività culturali, educative e sociali”).

In altre parole, l'uno stabilisce «un criterio positivo di carattere generale», l'altro «un limite negativo, invalicabile in assoluto».

La valutazione del giudice

Ne consegue che il giudice, in via preliminare, deve fare riferimento, quali parametri di commisurazione, alla retribuzione stabilita dalla contrattazione collettiva nazionale di categoria, dalla quale può motivatamente discostarsi, anche ex officio, quando la stessa entri in contrasto con i criteri normativi di proporzionalità e sufficienza della retribuzione dettati dall'art. 36 Cost.

Per la valutazione del giusto salario minimo costituzionale può operarsi anche un riferimento ad altri contratti collettivi di settori affini o per mansioni analoghe, oltre che ad indicatori economici e statistici, in attuazione della Direttiva UE 2022/2041 del 19 ottobre 2022.

Non può, in altri termini, operare una presunzione relativa di corrispondenza ai principi costituzionali dei trattamenti economici previsti dai contratti collettivi, anche stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale.

Orbene, i parametri individuati dalla giurisprudenza sono certamente di aiuto nell'individuazione del trattamento minimo retributivo, purtuttavia, rendono incerta la gestione del costo retributivo in quei settori che, pur applicando i contratti collettivi nazionali sottoscritti da OOSS comparativamente più rappresentative a livello nazionale, rischiano di vedere censurato tale trattamento in sede di contenzioso.

Pensando, quindi, a determinati settori non appare così ridondante la richiamata direttiva comunitaria, che garantirebbe comunque una giusta retribuzione – e una certezza del costo del lavoro – anche in quei settori in cui la contrattazione collettiva risulta inadeguata ai parametri dell'articolo 36.



Fonte: Quotidianopiù

Fonte: Cass. 2 ottobre 2023 n. 27711

lunedì 16 dicembre 2019

Le sardine? Solo un flash mob!

Chi sono le “sardine”?
Iniziamo dal dizionario
Flash mob: Raduno di più persone, convocate all'improvviso in un luogo pubblico tramite Internet, e-mail o sms, per inscenare un'azione insolita, generalmente priva di scopo, e poi disperdersi rapidamente.

Il Flashmob delle “6000 sardine” è nato a Bologna, con la protesta in Piazza Maggiore contro Matteo Salvini (al PalaDozza 5.570 capienza) che dalla stessa città lanciava la campagna elettorale leghista con la Borgonzoni Presidente in vista delle regionali in Emilia Romagna il 26 Gennaio 2020.

Il flash mob in questione, Bologna non si Lega, ha dato un messaggio chiaro nel ribadire europeismo e antifascismo e chiedere alla politica di rinunciare all'aggressività e alla rissa verbale.

In sostanza Matteo Salvini organizzava l’evento al PalaDozza (5570 posti) mentre i ragazzi e ragazze delle “sardine” organizzavano a fior di mi piace la pagina per un raduno/flash mob per arrivare a 6000 persone, stretti come sardine in piazza Maggiore.

L’ideatore del flash mob è Mattia Santori, nega ogni legame con la politica però qualche sintomo PD/Prodiano si percepisce ed è chiaro.

Sui social si sono moltiplicate le iniziative e le proteste si sono allargate prima a Modena e poi a tante altre città. Le sardine non sono un partito, al momento, pur avendo chiara e dichiarata un’ anima antisovranista, antifascista ed europeista.

Santori apparso in TV e abile “marketing manager” afferma: “Siamo più un anticorpo che un movimento politico”. E credo rimanga solo una bella trovata di marketing più che un nuovo flusso di idee politiche, quello c’è già e si chiama movimento cinque stelle.

giovedì 12 dicembre 2019

Regionarie Emilia Romagna #grazie

Buonasera a tutti e a tutte,
grazie per questa sorpresa alle regionarie Emilia Romagna. Mi hanno dato fiducia 63 persone e le ringrazio tutte. L'impegno e la dedizione ripagano, ma non è finita qui. La cosa più bella in questa prima fase è che per quanto riguarda la circoscizione di Bologna a conti fatti, dovrei essere il quinto nella lista dei candidati.
Cosa non da poco per chi come me spera nella democrazia diretta. Adesso la strada è in salita ed è tutto da giocare.

Saluti

venerdì 29 marzo 2019

Grazie.

Il 29 Marzo si è votato per il primo turno delle parlamentarie Europee per i soli iscritti sul portale del MoVimento 5 Stelle. Si votava dalle ore 10:00 alle 22:00 sulla piattaforma Rousseau del MoVimento cinque stelle. Avevi a disposizione cinque voti. Io c'ero, purtroppo non è andata come speravo e comunque il mio sostegno non mancherà e non si sposterà di una virgola per portare avanti il progetto del MoVimento cinque stelle. Per aspera sic itur ad astra. A riveder le stelle.

venerdì 12 gennaio 2018

Io mi candido alle #parlamentarie2018

Chiedete ai componenti degli altri partiti se hanno mai presentato questi due fogli prima di candidarsi alle primarie di un partito e quindi alle politiche nazionali! Questa è la mia situazione, questi due fogli parlano di me e di come la penso sulla questione dell'etica politica. Oggi più di ieri io ci credo. Mi sono candidato e ho avuto la possibilità di farlo senza "manage" di partito. Spetta ora a voi scegliere in mezzo a tanti onesti. Buona giornata.

mercoledì 13 settembre 2017

Che cos'è e che cosa fa il Movimento 5 stelle?

Per info generale a chi ancora getta del fango mediatico: Il Movimento 5 Stelle è un’idea buona e nuova, non un volto che deve rendere conto alle lobbies (gruppi di pressione/banche) che lo finanziano. Il candidato premier del Movimento 5 Stelle è stato scelto già parecchio tempo fa e si chiama Programma a 5 stelle. E’ scritto dagli iscritti sul portale Rousseau e non di notte tempo o dopo accordi, inciuci, scambi di favori e promesse di poltrone, vedi presunta poltrona a Crocetta. Nell’universo dei 5 stelle non interessa votare un nome, perché la persona dovrebbe incarnare una leadership, al movimento interessa solo che il nome di quella persona sia quello di una persona onesta, incensurata, che non faccia accordi sottobanco e che abbia come punto di riferimento il Programma 5 stelle ed i cittadini che glielo hanno affidato. Che si scelga Cancelleri o Di Maio o Di Battista nulla della precondizione cambia, questa è la differenza con gli altri partiti, ad personam. Ed a nessuno deve rendere conto se non a chi gli ha affidato il compito di portare avanti le idee. Questo è un meccanismo nuovo che mette davanti un’idea e non più i presunti cavalieri. Oltremodo per questo motivo il mandato viene ridotto a due legislature. Per esempio anche tu che mi leggi che sei una/o qualunque, con il requisito dell'onestà morale ed intellettuale, soprattutto giudiziaria e ti senti di poter rappresentare i cittadini sul Programma 5 stelle, nessuno ti vieta di candidarti a Premier. It’s very easy.

martedì 22 agosto 2017

In Sicilia...l'ombra del gattopardo

Non sto qui a sottolineare il fatto che in Sicilia ci possa essere un cambiamento, con le votazioni regionali, perchè sarebbe un pò troppo un cambiamento per chi ha visto cosa non è la Sicilia e cosa non riesce a sbloccare in sè stessa la Sicilia e i siciliani. Tuttavia un esempio lampante di cosa è la Sicilia lo so benissimo, ci sono nato e c'ho vissuto, ed è l'assenza di senso civico, il sole e il mare "picciotti" danno emozioni sì, ma il senso civico? E Il modo di pensare della gente, parlo anche dei giovani "vecchi", rimasti indietro nel tempo? Non vi offendete ragazzi, ma chi si sottomette ai ricatti del sistema lavoro siciliano è obbligato a incazzarsi. Probabilmente, e me lo immagino, alcuni si chiederanno e vorranno delle condizioni "speciali" per tornare, ma queste condizioni si possono avere prima del voto? Assolutamente No! Dall'altro canto c'è la rabbia di chi vede comparire un movimento nuovo e pieno di energia, gli animi si sconquassano. Così che alcuni giovani vecchi, infinocchiati da vecchi discorsi patriarcali, continueranno a sostenere correnti politiche incastonate in gerarchie "millenarie" dei vecchi partiti, oramai stramorti, e il "mio" bel mito gattopardesco risusciterà come non mai. Io spero che questo messaggio possa essere smontato con i fatti, cioè andando a votare. Con la complicità di andare a votare per il bene comune e non con il senso civico tipico siciliano: "ma tantu cu acchiana acchiana si fanno i fatti sò".. La speranza è l'ultima a morire ragazzi e infine morale della favola a cosa penso? Penso che in Emilia Romagna regione in cui voto il M5S funziona, nel Parlamento si fanno un mazzo così e dulcis in fundo, perchè non dovrebbe funzionare anche nella mia splendida isola? La Sicilia.

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