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sabato 11 dicembre 2010

Identità raggiungibili - causa effetto...


Fromm distingue tra "Ego" e "Io" (1968) L'Ego, è illusorio, poiché esiste solo dal punto di vista della modalità dell'avere. L'Ego, come reificazione socialmente connotata della nostra identità, appartiene alla modalità dell'avere, è una cosa, un possesso, una pseudo-identità, "the mask we each wear", "a dead image". Ora, se la psicoanalisi è il dialogo tra analista e analizzando volto a stabilire chi è quest'ultimo e perché è così e se il processo rimane nella modalità dell'avere, l'identità in cui ci si può riconoscere si risolve in taluni dati costanti nel susseguirsi degli eventi, in un quadro di tratti caratteriali che spiega i sintomi, cioè nel possesso di uno schema logico che tutto annoda secondo nessi di causa-effetto in successione temporale. Può trattarsi di una pseudo-identità ben costruita, atta a placare l'angoscia di separazione e idonea a funzionare in una società improntata all'avere. Ogni psicoterapia volta all'adattamento dell'individuo alla società porta a pseudo-identità.
In quanto cosa, l'Ego è descrivibile a parole, mentre non completamente descrivibile è l'Io, non soggetto a piena rappresentazione concettuale (1976). L'Io emerge nella modalità dell'essere come totale ed immediata esperienza di essere un attivo centro funzionante, vissuto tendenzialmente nella sua interezza che include relazione col mondo e anche percezione del corpo come esperienza e non come mero pensiero di esso. L'emersione dell'Io viene impedita dalla paura della solitudine che si sente nello sperimentarsi individui unici. Anche la paura di vivere si può vedere come la paura di individuarsi nella propria unicità. Nell'Io culmina il processo di individuazione come cammino dall'unità col grembo materno alla esperienza della propria unicità. E' un prendere l'onda della vita. Non si sa dove porta, ma si sa che è viva e in movimento.
Secondo questa prospettiva, l'Ego dell'analista può permettersi un approccio tecnico tradizionale, con le regole classiche della neutralità, della anonimità e della astinenza, ma difficilmente può giungere ad una fine, sottile interazione interpersonale. L'analizzando può anche ritenersi descritto, interpretato e ricostruito, può anche convenire sull'accuratezza di tali operazioni, ma sente che il suo volto interno squisitamente unico resta inspiegabilmente inafferrato. E' infatti inafferrabile il guizzo di vita in cui sussiste l'identità di una persona, cioè non si può possedere, non si può trattenere a memoria come un concetto, si sottrae a ogni modalità appropriativa. Si genera istante per istante, sempre nuovo e sempre quello, nell'esperienza di essere. Ne consegue che l'esperienza che Fromm chiama "Io" , il non catturabile "Io", avviene nel qui-e-ora. La situazione analitica nel qui-e-ora è la situazione che richiama al presente due persone a confronto. Se le fughe nei là-e-allora sostanzializzati e in sé sussistenti vengono riportate nel qui-e-ora, la maschera dell'Ego finisce con l'incrinarsi e lascia tralucere l'Io. E' proprio l'Io, nel suo porgersi e sottrarsi, l'esperienza d'approdo del processo di individuazione.
In psicoanalisi, ogni intuizione di identità, ogni coscienza di sé che sia appena raggiunta, si aliena, si asciuga e si indurisce in una cosa morta, se perde il carattere fresco dell'esperienza in atto e viene capitalizzata. L' identità che ci raggiunge nella modalità dell'essere vi vive in tutta la sua verità, ma se viene investita affettivamente come una sostanza in sé si aliena in un feticcio. La psicoanalisi dovrebbe sapere che l'identità che scopre in una persona è volatile e resta viva solo nell'atto di esperirla, anche quando siano state dissolte le pseudo-identità che abitavano in quella persona. Ecco perché rinvenire il proprio volto psicologico alla nascita, che è grande operazione di verità, non significa scorgere la propria identità ultima se esso diventa un'icona psicologica in cui vedersi, a cui afferrarsi , credendo di aver capito finalmente chi si è. Più si accentua l'aggrapparsi all'immagine di sé creduta la più veritiera, più essa cade nel regno del possesso e del dominio.
L'identità ritraentesi che nel suo stesso moto dialettico ci raggiunga in psicoanalisi permane finché non se ne tenti una definizione formale, che la rapprende in una pseudo-identità. La pseudo-identità è narcisistica.
Anche se apprezzo molto il fondamentale testo di Erikson (1963) "Infanzia e società", le teorie di Kohut (1971, 1977) e le recenti enfasi sulla dissociazione, che giungono a ipotizzare la molteplicità del Sé (Bromberg, 1996), io preferisco attenermi alla visione frommiana. Nel linguaggio da me qui adottato, questi autori si occupano di pseudo-identità . Mi pare invece che si possa forse porre un parallelo tra l'impostazione frommiana e la distinzione "Falso Sé" e "Vero Sé" di Winnicott (1960).
Il punto sta nell'imprendibilità dell'Io. E' possibile farne un'esperienza che non si può intascare, non si può trattenere. Se ne può parlare solo in termini allusivi, metaforici. Vissuta l'esperienza dell'Io, il suo valore evolutivo sta nella raggiunta consapevolezza che essa è possibile.
Fromm fa eco a Meister Eckhart. Nel Sermone "Beati pauperes spiritu", Meister Eckhart spiega il concetto più radicale di povertà di spirito, dove ogni narcisismo e ogni pseudo-identità sono abbandonati. "… è un uomo povero quello che niente vuole, niente sa, niente ha" (Meister Eckhart, 1985, p. 131).


IL QUI-E-ORA IN ANALISI

Le mie considerazioni sono rivolte alla consapevolezza dell'analista mentre sta lavorando. L'assetto interiore dell'analista struttura il rapporto molto più delle interpretazioni e degli inviti espliciti, che da una parte rischiano di indurre indottrinamenti sterili e dall'altra di lasciar passare un inconscio sadismo morale. Molto è affidato alla sensibilità e all'empatia dell'analista, che comunica con parole discrete, talora con metafore (Ingram, 2005), una vicinanza delicata e rispettosa ed emotivamente appropriata (Ehremberg, 1992; Beebe & Lachmann, 2002). Un ossificato dolore può già trovare un' alternativa nel pianto e nella velata luce che poi giunge agli occhi. La psicoanalisi è arte.
L'analista è tenuto a vigilare sull'unicità di ogni sua analisi, affinché avanzi il processo di individuazione in entrambe le persone della coppia analitica, poiché unicità e individuazione sono connotati dello stesso movimento di emersione dell'esperienza dell'Io. Ogni qui-e-ora è sempre unico e sempre vivo. Nei respiri del qui-e-ora balenano le elusive identità dell' analista e dell'analizzando.
Il dialogo analitico si basa su risposte e reazioni emotive comunicate reciprocamente e a ciò che comunica l'analizzando l'analista reagisce emotivamente e comunica la propria reazione (Fromm, 1968b). Pertanto si attiva anche il processo di individuazione proprio dell'analista, che viene a conoscere sempre meglio se stesso attraverso la relazione analitica (Groddeck, 1926; Searles, 1972; Casement, 1985; Dupont, 1988; Aron, 1991, 1992; Blechner, 1992).
L'analista non sente solo il paziente, ma anche se stesso, nell'esercizio di scoprire la propria umanità nell'altro, di sperimentare l'universale umano in sé e nell'altro. Visioni distorte e visioni obiettive da ambo le parti si alternano e si incrociano. Vi è un fluire di intrecci tra i due aspetti e il cammino dell'individuazione procede tra pseudo-identità e percezioni fini e sfuggenti dell'identità vera, sempre ritraentesi ad ogni cenno di possesso. Vedere se stessi in termini possessivi è una tentazione permanente che ci dice quanto sia facile venire presi dalla modalità dell'avere. E' facile venire distolti dal qui-e-ora e dalla modalità dell'essere dove solo si può dare quell'esperienza che si lascia vivere ma non catturare. E' l'atto del carpire per trattenere che fa svanire l'esperienza.
I termini "qui-e-ora" e "là-e-allora" sono presenti, ma non molto frequenti, nella letteratura psicoanalitica (Tauber, 1959; Wolstein, 1959; Fromm, 1976; Stone 1981; Gill & Hoffman, 1982; Gill, 1983, 1993; Tomä & Käkele, 1985; Eheremberg, 1992; Fiscalini, 1995; Hirsch, 1995; Imber, 1995; Mitchell, 1997; Biancoli, 2002b, 2003; Gabbard & Western, 2003; Stern, 2004). Il qui-e-ora della seduta è insieme un concetto, una percezione, un modo di sentire, una situazione, una posizione spirituale, cioè un'esperienza globale in atto. Anche il là-e-allora comporta una complessità esperienziale che include intelletto, affetto, emozioni. Le due esperienze sono mobilissime e spesso passano inavvertitamente dall'una all'altra. Inoltre, i prodotti dell'inconscio, come i sogni, gli atti mancati o i motti di spirito, non rispettano la distinzione tra qui-e-ora e là-e-allora ma ne miscelano le componenti nei modi più vari. La distinzione tra le due esperienze è ardua, benché forse semplice sul piano terminologico. In prima approssimazione, possiamo porre tale distinzione da un punto di vista statico, sapendo però che si tratta di un espediente metodologico che astrae dal rapidissimo, talora fulmineo, spostarsi dei contenuti da un tipo di esperienza all'altro. Ne viene una definizione del là-e-allora per esclusione rispetto alla definizione del qui-e-ora. Il senso del là-e-allora sarebbe quello di tutte le esperienze, di tutte le persone, le situazioni, gli accadimenti, i sogni, le fantasie del passato, in altre realtà che non sono quella dell' analista e dell'analizzando in seduta. Sarebbe un non-qui-e-non-ora.
Inoltre, il movimento della psicogenesi porta il passato nel presente e i complessi incroci e nessi causali della psicodinamica portano il là qui. Così, se anche il là-e-allora è un'esperienza, lo è però solo ora e qui. E' ora e qui che noi siamo vivi. La valorizzazione del qui-e-ora risponde ad un sentire biofilo, che non si appoggia sull'altrove o sul passato ma si affida all'atto di vivere e si pone come condizione per l'esperienza dell'Io.
Nel turbinio dei contenuti mentali, si può porre un punto fermo: in questo momento, ogni altrove lo posso sperimentare solo qui, e ogni passato e ogni futuro esiste come pensiero, fantasia e sentimento presente. In senso ontologico, ogni altro tempo e ogni altro luogo possono essere pensati, rappresentati e sentiti solo ora, qui. Ciò non toglie il dato empirico che il là-e-allora di rado è un'esperienza che si lascia docilmente circoscrivere all'interno del qui-e-ora, poiché anzi tende a invaderlo e a porsi come realtà in sé.
Ritengo che il là-e-allora non riconosciuto come esistente solo e in quanto qui-e-ora si possa considerare un'esperienza di alienazione, non osservabile mentre la si vive e dunque inconscia in questa sua natura alienata. L'immergersi nel là-e-allora, perdendo la consapevolezza che esso è un accadimento psichico possibile solo nel momento e nel luogo presenti, è esperienza frequentissima e diffusa perché coperta dal senso comune
Si può affermare che l'umanesimo vede vivere la verità nel qui-e-ora e vede nei là-e-allora delle illusioni. Le coscienze umanistiche rifiutano ogni forma di idolatria o di alienazione, due termini che Fromm (1955, pp. 88-109) vede in stretto rapporto.
L'analista può promettere all'analizzando una via di ricerca della sua identità, però, a rigore, la promessa andrebbe formulata nel senso che entrambi s'incamminano nella ricerca della propria identità (Akeret, 1995). La consapevolezza e la perizia dell'analista che aiutano l'analizzando riguardano il fatto che essere stati toccati dalla propria identità non significa possederla. Il lavoro analitico manifesto verte sulla vita dell'analizzando, ma di questa vita di cui si sta parlando in questo momento avvengono due esperienze, quella propria dell'analizzando e quella del suo stesso riverbero nel vissuto dell'analista. Esse si intersecano, ora risalendo nella modalità dell'essere ora ricadendo nella modalità dell'avere, congiuntamente o disgiuntamente, secondo intrecci e ribaltamenti dialettici.
La storia della psicoanalisi si svolge nel '900, è parte solidale della sua cultura. E' avvenuto che il soggetto si credesse separato dall'oggetto e in grado di analizzarlo in quanto tale, poi l'illusione cade coll'accorgersi che il fatto e l'esperienza del fatto sono inscindibili e si generano a vicenda. Si sposta l'accento dai là-e-allora, che costellano la vita dell'analizzando, al qui-e-ora come esperienza co-prodotta a due in seduta. Questa visione è assunta dalla psicoanalisi interpersonale e poi da quella relazionale. Fromm ne è un portavoce, anche sul piano clinico. Egli (1968b) compara un punto di vista psicogenetico a un punto di vista funzionale, che si alternano nel lavoro psicoanalitico. Il primo considera la storia di una persona e la psicogenesi dei suoi aspetti attuali. Il secondo è trasversale e guarda alla totalità funzionante di una persona, alla sua complessità in atto in un dato momento. Conoscere la psicogenesi è utile, come è utile ogni informazione, ma è col punto di vista funzionale che ogni aspetto della personalità emerge in relazione a tutti gli altri aspetti, è colto nella sua funzione attiva. Quando appare il disegno tendenzialmente intero di una persona, si può vedere quale funzione svolge in essa il conflitto tra il tentativo di individuarsi e il bisogno di protezione e sicurezza.
Lo stesso conflitto l'analista lo rivive in se stesso. Talvolta è premiato dalla gioia di superarlo e anche dalla gioia di vederlo superato nell'analizzando.

PROCESSO DI INDIVIDUAZIONE E IDENTITA'


Ci sono filosofi che sorridono tra sé e sé quando incontrano una parola come identità, intesa nel senso di chi si è. Vorrei mantenere un tale interiore sorriso durante l'intera mia esposizione, che parte presentando il processo di individuazione come un cammino di ricerca e sperimentazione della propria identità unica e irripetibile.
Le più importanti teorie psicoanalitiche sul processo di individuazione sono quella di Jung, quella di Fromm e quella di Margareth Mahler. Quest'ultima (Mahler & Pine& Bergman, 1975) è molto dettagliata ma circoscritta ai primi due anni di vita. Inoltre, a me sembra che in essa vi sia una sproporzione tra una visione tecnica assai sviluppata e la corrispondente teoria generale sull'essere umano. Penso infatti che le affermazioni psicoanalitiche debbano essere fondate in modo consapevole e intenzionale su presupposti filosofici il più possibile esplicitati.
La visione di Jung (1916/28, 1921, 1944, 1961) è assai potente per l'interconnessione tra processo di individuazione e simboli. Il fascino dell'impostazione junghiana deriva dalla saldatura tra una originale lettura dello sterminato fenomeno alchemico, una interpretazione da cui secondo me non si può più prescindere, e la ricerca del Sé. Il raffronto critico tra l'impostazione junghiana e quella frommiana merita sicuramente uno studio a parte.
Dai testi di Fromm, si può riassumere come segue la sua visione del processo di individuazione. Esso emerge direttamente come alternativa intrinseca alla "situazione umana", a cui giunge l'evoluzione dei primati. Due tendenze, la determinazione sempre meno istintiva del comportamento e la crescita del cervello, particolarmente della neocorteccia, rendono il primate uomo fornito della minima dotazione istintiva e del massimo sviluppo cerebrale (Fromm, 1973, p. 201). Questo singolare sviluppo biologico diventa il dato contraddittorio della situazione umana: far parte della natura e insieme trascenderla, proprio per la debolezza degli istinti e la consapevolezza di sé, estranea ad ogni altro animale. Nell'essere umano l'armonia dello stato naturale è rotta, al suo posto c'è il conflitto (Fromm, 1947, pp. 29 e sgg.).
Dalla frattura che vive dentro gli esseri umani deriva una fondamentale "dicotomia esistenziale": progredire, cioè individuarsi, o regredire (Fromm, 1955). Il processo di individuazione è accentuare sempre più lo specifico umano della situazione, che paga ogni passo d' autonomia con la solitudine in seno alla natura e anche in seno al gruppo di appartenenza, solitudine affrontata con inevitabile angoscia. Sotto questo profilo, libertà e angoscia sono la stessa cosa. La recisione del legame primario dà angoscia mentre libera. Lungo la via dell'indiduazione l'essere umano consegue gradi di libertà che gli consentono di amare, dando profilo alla libertà come gioia. Angoscia e gioia si imperniano su uno stesso perno, la libertà derivante dal cammino di individuazione.
In alternativa, la "fuga dalla libertà" (Fromm, 1941) è la risposta regressiva alla paura della solitudine, inevitabile costo dell'individuazione. Tornare indietro è ricerca di un impossibile rifugio ad uno stadio preumano, o anche di un impossibile ritorno all'utero. E' risposta regressiva anche restare incrodati al seno e ai suoi simboli. Le mete regressive estreme, che non è dato raggiungere, vengono surrogate dalla permanenza nella simbiosi incestuosa, dal rapporto sadomasochista, dall'indifferenza del distacco emotivo, dalla distruttività.
In Fromm dunque la dicotomia individuarsi-regredire esprime la radice conflittuale permanente dell'esistenza umana, l'interrogativo drammatico che sostanzia la natura umana (Fromm, 1941, 1947, 1955, 1973). Come "dicotomia esistenziale" riguarda ogni momento della vita, anche se l'idea del processo psicoevolutivo individuante si imposta in termini più comprensibili a partire dall'infanzia.
Gli inizi del processo di individuazione vengono descritti da Fromm (1941, p. 235) come i primi passi che il bambino compie per allentare i vincoli simbiotici con le figure del suo ambiente familiare, che gli danno tanta sicurezza. Passi drammatici, perché il primo assaporare la propria individualità è già sperimentarne l'unicità radicale, essendo ogni persona sola nell'intero cosmo, nel senso che un altro essere uguale a lei non esiste.
Con questa impostazione, l' "ansia di base" o l' "ansia primaria" è quella di separazione (Fromm 1959, p. 16), che può presentarsi in vari modi. L'angoscia di separazione può manifestarsi come una specifica paura umana, la paura di vivere, di affrontare il movimento che è nella vita, di accettarne il rischio, con la consapevolezza della propria unicità, che si fa sentire come solitudine che spaventa. La paura della solitudine, inevitabile prezzo dell'individuazione, è radicata nella situazione umana.
Per Fromm l'individuazione non riguarda solo l'infanzia, essendo la nascita un processo continuo, "io sento che noi 'nasciamo' ogni momento" (Evans, 1966, p. 24). Pertanto, "ogni momento ci poniamo l'interrogativo: dobbiamo tornare indietro o svilupparci?" (Ibid., pp. 24-5). Lo sviluppo è una scommessa biofila.
Un punto fermo di Fromm riguarda l'idea dell'individuo e della sua unicità. A differenza di Sullivan, per il quale "si può vedere il sé come costituito di apprezzamenti riflessi" (1953, p. 22), per Fromm l'unicità dell'individuo è una realtà a base genetica. Ne consegue che il lavoro psicoanalitico dovrebbe ricostruire il quadro del carattere che l'analizzando presentava al momento della nascita, per poter così distinguere nella sua situazione attuale i tratti originari da quelli acquisiti sotto l'influenza dell'ambiente (Fromm, 1979, p. 310).
Fromm è convinto che esista un volto originario della persona alla nascita. "In altre parole, io penso che una persona, nella lotteria dei cromosomi, sia già concepita come un essere molto definito" (1991, p. 594). Questo è un punto che egli ribadisce ricorrentemente e che contribuisce a renderlo una figura a sé nel panorama della psicoanalisi interpersonale. D'altra parte, va tolto l'equivoco che Fromm intenda sostanzializzare un'idea di identità innata, costituzionale, descrivibile, per cui, trovandola, uno possa dirsi: ecco, io sono questo, fatto così e così. Il being mode ci restituisce l'intima problematicità del rapporto tra processo di individuazione e identità.

Il pizzo non lo pago! Diffondi la notizia.


Il pizzo stu cazzo testo.
C'era una volta un tizio che lavorava come un pazzo, per costruire il suo palazzo. Un giorno dei tizi pazzi, che avevano già molti palazzi, dissero al tizio: che era pazzo se voleva fare un palazzo, senza pagare il pizzo. Il tizio fece uno sforzo pazzo e pagò il pizzo. Infine non fece più il suo palazzo perchè il pizzo lo fece diventare pazzo. Ecco perchè quando costruirò il mio palazzo se qualche pazzo vorrà chiedermi il pizzo io gli dirò: il pizzo? Stu cazzo!

mercoledì 8 dicembre 2010

Il testo del "Decreto Romani", Rischio per Internet?

Ho fatto molta fatica per trovare il testo in pdf di questo Decreto legislativo n 169 sulla Tv, ribattezzato Decreto Romani (dal nome del viceministro per le Attività Produttive che l'ha ideato), che se entrasse in vigore, metterebbe a rischio internet. Di questo decreto diversi mezzi d'informazione dovrebbero parlarne cioè Io in primis e altri pochi martiri(clicca qui): nonostante sia stato trasmesso alla Presidenza della Camera dei Deputati dal 18 dicembre 2009. E' anche verò che è alquanto difficile trovarlo sul sito della Camera dei Deputati, ma con molta pazienza ci sono riuscito:

http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/AttiDelGoverno/pdf/0169.pdf

Questo decreto prevede l'autorizzazione ministeriale preventiva per trasmettere via web, una cosa che limiterebbe molto il funzionamento di internet.
I provider sarebbero responsabili dei contenuti pubblicati sul web, e dovrebbero rimuovere quelli che violano il diritto d'autore, pena una sanzione, che potrebbe arrivare a 150 mila euro per ogni richiamo. Dopo il decreto Levi (ritirato), l'emendamento D'Alia (abrogato), Il Ddl Carlucci per togliere l'anominato in rete (arrenato alla Commissione Trasporti), eccoci di nuovo con un bavaglio per internet. Con Il Decreto Legislativo Romani , chi ha un collegamento internet, rischia di dover pagare anche il Canone RAI.
L'Agcom diventerà "sceriffo" della Rete, perchè dovrà vigilare che i siti web rispettino davvero le regole del diritto d'autore.
Web e TV, così simili e vicini ma così diversi e lontani. Se il mercato tende sempre più a fondere i due mondi facendo convergere piattaforme e linguaggi, con la TV sempre più presente su Internet e Internet che sbarca invece sul televisore del salotto, giunge invece un decreto legislativo, il decreto Romani, a rischiare di spezzare questo idillio che, in altre parti nel mondo, sta cambiando il modo di informarsi e di intrattenersi della gente.

Il decreto Romani avrà lo scopo di recepire la nuova direttiva Ue relativa alle regole per la trasmissione di contenuti video, ma vi sono tre punti che fanno discutere non poco e che hanno aperto delle polemiche tra maggioranza e opposizione, nonché tra la gente che naviga in Internet.

Uno di questi, forse il più delicato, è la clausola che chiederà al Garante per le Comunicazioni di monitorare i siti di videosharing alla ricerca di video televisivi pubblicati senza autorizzazione, penalizzando così la condivisione di filmati aventi ad oggetto spezzoni di programmi televisivi, di film o di altri contenuti interessanti.

Ovviamente a protestare sono essenzialmente gli utenti della Rete, i quali temono di vedere così svuotati e stravolti i siti di condivisione del materiale video più richiesto, a quel punto fruibile quasi esclusivamente dai portali delle emittenti e con modi e tempi da esse decisi.

Sempre nello stesso decreto sono poi presenti le regole che mirano ad abbassare il tetto pubblicitario per le pay TV a favore delle emittenti gratuite o magari di altri media, oltre all’abolizione dei finanziamenti per la produzione indipendente di fiction e del cinema italiano, che a dire di molti potrebbe portare ad un impoverimento del settore.

martedì 7 dicembre 2010

Cristiani in Medio Oriente "affare interno" dell'Iraq.

E' evidente che i cristiani in Medio Oriente siano una “specie in pericolo”. Nei paesi arabi non sono più semplicemente perseguitati, ma vengono massacrati e cacciati dalle loro case e dalle loro terre. Coloro che per molti anni hanno chiuso un occhio sulle denunce della persecuzione dei cristiani in Medio Oriente, devono alle vittime delle scuse. Ora è chiaro a tutti che queste accuse non erano "propaganda ebraica". La guerra genocidiaria contro i cristiani in Medio Oriente non può più essere trattata come un "affare interno" dell'Iraq, dell'Egitto o dei palestinesi. Ciò che l'Occidente deve capire è che l'Islam radicale ha dichiarato la jihad non solo contro gli ebrei, ma anche contro i cristiani. In Iraq, Egitto e nei territori palestinesi, i cristiani sono presi di mira quasi quotidianamente dai fondamentalisti islamici e dai dittatori laici. Decine di arabi cristiani in Iraq sono stati uccisi negli ultimi mesi in quella che sembra essere una campagna ben orchestrata con lo scopo di indurli a lasciare il paese. Molte famiglie cristiane hanno già iniziato a fuggire dall'Iraq per paura di mettere a rischio la propria vita. Alcuni hanno scelto di rifarsi una vita in Giordania, mentre molti altri sperano di poter essere accolti in Nord America o in Europa.

In Egitto, la situazione già difficile della minoranza cristiana copta sembra peggiorare. Qualche settimana fa, le forze di sicurezza egiziane hanno ucciso un cristiano copto e ferito decine di altri che stavano protestando contro l'intenzione del governo di demolire una struttura di proprietà dei cristiani. Difficilmente passa giorno senza avere notizie sulla violenza che in varie parti d’Egitto viene usata sui membri della comunità cristiana copta. La maggior parte degli attacchi proviene da fondamentalisti islamici. Secondo il Barnabas Fund, un'organizzazione caritatevole che ha sede nel Regno Unito, "I timori per la sicurezza dei cristiani egiziani sono in crescita dopo una serie di false accuse, violente minacce e manifestazioni di massa nei loro confronti". La collera dei musulmani si è accesa in seguito ad accuse infondate riguardanti il fatto che i copti sarebbero d’accordo con Israele e che farebbero scorte di armi preparandosi a una guerra contro i musulmani. Il Barnabas Fund ha osservato che le autorità egiziane sono state accusate di complicità per motivi politici nella crescente crisi a sfondo settario.

Anche i cristiani palestinesi sono sotto pressione, ma le loro condizioni rimangono migliori di quelle dei loro fratelli e sorelle in Egitto e in Iraq. La scorsa settimana, l’Autorità palestinese nella West Bank ha arrestato un giornalista che ha fatto un servizio sulle differenze tra il presidente palestinese Mahmoud Abbas e il fondatore di Fatah Mohammed Dahla. Il giornalista, George Qanawati, direttore di Radio Betlemme 2000, è stato liberato cinque giorni dopo. Nella striscia di Gaza, controllata da Hamas, la piccola comunità cristiana sta vivendo nella paura in seguito ad una serie di attacchi da parte di alcuni fondamentalisti islamici. Il fallimento della comunità internazionale di prestare sufficiente attenzione ai pericoli che minacciano i cristiani ha incoraggiato i musulmani radicali e i regimi più corrotti ad intensificare i loro attacchi su persone e istituzioni cristiane. Quando i fanatici musulmani non riescono ad uccidere i soldati cristiani o i civili sulle montagne dell'Afghanistan o per le strade di New York, scelgono una facile preda: i loro vicini arabi cristiani.

Tratto da Hudson Institute

Traduzione di Giorgia Avaltroni

Perchè Wikileaks? la democrazia di Wikileaks?

Ci si chiede se sia stato giusto oscurare il sito di WikiLeaks e con quale diritto possa farlo il Presidente Obama dopo che l'anno scorso gli Usa hanno pesantemente criticato la Cina per il suo atteggiamento ostile a Google. L'Hindustan Times parla di un nuovo "maccartismo digitale" e denuncia una limitazione della libertà di espressione in Occidente. Amazon, PayPal, il sito della Libreria del Congresso degli Usa, boicottano il network di Assange. Un professore universitario di Calgary evoca "l'omicidio mirato" del pirata informatico, precisando subito dopo che era uno scherzo. "Non sostengo che dovremmo riportare in auge le pratiche di quell’agente del KGB che, in una via di Londra, uccise un dissidente bulgaro con la punta avvelenata di un ombrello," rincara la dose Charles Krauthammer dalle colonne del Washington Post, "ma non dovrebbe dispiacerci se persone come Assange avessero un brivido lungo la schiena ogni volta che camminano sotto la pioggia". In realtà, fino adesso nessun sicario ha raggiunto il pirata informatico che continua tranquillamente a rilasciare interviste ai grandi quotidiani internazionali, ospite nella patria della libertà di parola, la Gran Bretagna; il suo sito, lungi dallo sparire, si riproduce in mille indirizzi-specchio puntellati dalle rete dei suoi fan in giro per il mondo. Se dovesse accadergli qualcosa, Assange promette di cedere il resto del suo materiale riservato ai paladini del web libero, aperto e in perenne condivisione. L'utopia di una conoscenza democratica, totale, senza barriere, attrae molta gente nel mondo ma probabilmente molti di noi non hanno mai pensato a cosa accadrebbe alla nostra vita privata se il modello culturale orizzontale e senza segreti di WikiLeaks diventasse l'unico criterio dei comportamenti sociali - uno stile di vita in cui, come si diceva un tempo "il privato è politico". Vi piacerebbe se sul vostro computer ogni giorno arrivassero informazioni condivise su cosa pensa il vostro capo del lavoro che fate, quel che si dicono i vostri colleghi conoscenti familiari quando voi non ci siete e non potete sentirli? Gradireste ricevere una bella newsletter su come vi vedono gli altri, con tanti link alle vostre debolezze e ai vostri scatti di umore? Per adesso sembra che tutti siano contenti di aver scoperto le dichiarazioni, off the records, dei grandi della Terra. Molto presto potremmo diventare ancora più curiosi, cercando di scoprire cosa dice di noi un rivale o un amico, in chat o durante uno scambio di email. Nell'epoca dell'assedio alla privacy, WikiLeaks è l'ariete che sfonda la porta di ogni riservatezza.

Perchè sono a favore della riforma universitaria. Cambierà in meglio il nostro futuro.

Siamo dalla sua parte in molti e questo non riescono a capirlo tanti miei colleghi dell'Università di scienze politiche di Forlì "Roberto Ruffilli". Siamo dalla sua parte perchè la riforma cerca di entrare in quel tunnel ormai chiuso del mondo universitario che favorisce solamente i parenti e gli amici di questi parenti. Dalla parte del ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini perché ammiriamo il coraggio con cui ha sfidato una montagna. Quella dei privilegi e delle caste, su cui per anni si è ingessato il sistema universitario italiano. Un sistema che ha fatto perdere competitività ai nostri atenei rispetto al resto d’Europa e che ha penalizzato, tra gli studenti e i professori, i più bravi e meritevoli. Era da tempo che si attendeva una riforma simile. E anche se siamo tutti consapevoli che si tratta solo di un primo passo e che molto può essere ancora fatto per migliorarla, siamo pronti a difenderla e soprattutto a fare la nostra parte per farne comprendere il significato vero agli studenti.

A tutti i ragazzi che stanno inscenando contestazioni e proteste, mi piacerebbe a questo punto chiedere se davvero hanno compreso il valore di questo provvedimento. Perché che sorga qualche dubbio in proposito è più che lecito. Se i ragazzi sono scesi in piazza contro la riforma per difendere il loro futuro probabilmente non la conoscono o non ne hanno compreso i contenuti. Perché protestare, altrimenti, contro qualcosa che si propone di affermare i principi dell’autonomia, della responsabilità e della meritocrazia? Perché protestare contro la possibilità di ridurre gli sprechi che hanno portato il sistema universitario al collasso, mortificando quelle eccellenze che pure esistono? Perché protestare contro la possibilità prevedere strumenti diversi di reclutamento dei docenti, basati sull’efficienza e la razionalità? Tanti aspetti, quest’ultimo specialmente, che vale la pena sottolineare. Soprattutto in una fase storica come quella che stiamo vivendo, in cui si fa un gran parlare di rivoluzione meritocratica. Se così è, come si può protestare contro una riforma che vuole finalmente legare la progressione di carriera e di retribuzione dei docenti a criteri meritocratici? E lo stesso discorso vale per i finanziamenti agli atenei e ai vari dipartimenti. Per essere erogati si devono raggiungere concreti risultati in termini di didattica e di ricerca, la cui qualità sarà verificata dall’Agenzia nazionale di valutazione. Mi ha colpito la definizione che qualche commentatore ha utilizzato per descrivere la riforma predisposta dalla Gelmini: “una robusta cura di efficienza gestionale, in un ambiente che della sana e prudente gestione delle risorse non ha mai fatto una priorità”. Era ora, dunque, che il concetto di valutazione cominciasse a bussare anche ai portoni delle università, dando la possibilità di premiare gli atenei virtuosi. La crisi economica impone a tutti un impegno maggiore. Il Paese ha bisogno di competitività. Lavorare in questo senso è una responsabilità che coinvolge tutti. Rendite di posizione, nepotismi, bilanci in rosso, sono stati i virus che hanno infettato non solo le università, ma l’intero sistema produttivo italiano. Solo superando queste incrostazioni potrà ripartire l’ascensore sociale che, nel caso delle università, può dare spazio ai giovani ricercatori. E se i ragazzi non sono in grado di comprendere che si tratta di una sfida, che se vinta, cambierà il loro futuro, dobbiamo assumerci noi la responsabilità di farlo comprendere.

C’è disinformazione e strumentalizzazione nelle proteste di queste ultime settimane. Abbiamo sentito i ragazzi ragionare per slogan e luoghi comuni. Dove è finita la libertà di pensiero? L’autonomia di ragionamento? Prendiamo a modello quello che succede all’estero, dove a contare è il merito. Chi si oppone a questa riforma si oppone ad un cambiamento che forse spaventa, perché è molto più semplice lasciare le cose come stanno e far sprofondare sempre di più il sapere nella palude dell’immobilismo. I cambiamenti sono difficili da gestire. E questa riforma è un passo importante verso un grande cambiamento. E’ un punto di partenza su cui poter e dover lavorare, per rilanciare la competitività del nostro sistema educativo.





http://loccidentale.it/articolo/se+vinta,+la+sfida+della+riforma+universitaria+cambier%C3%A0+il+futuro+dei+giovani.0099529..

"In the U.S. there are sudden reversals, the ethics of democracy is the priority"

O Berlusconi government or early elections. And 'the certainty of majority, the so confident of cashing in the Senate and the House, takes the helm on a fixed route on 14 December. Even Amato Berardi, a member of the Finance Committee in the House, pidiellino Italian-American based in Philadelphia elected in the "North and Central America," is "confident that Prime Minister Berlusconi will have the confidence." Meanwhile, the Italian international relations come under fire (vain) of the revelations of Wikileaks and the maneuvers of 'terzopolisti' endanger the political stability of the country which, even according to the prime minister, could become "a target of international speculation, such as Greece and Ireland. " However, there is a window of negotiation and Berardi is convinced.

Mr Berardi, therefore, for most there is room for negotiation?

I am sure that the trust will be, but what the deal is a possible scenario. The opening and Fli UDC could provide stability to the executive to enable us to govern for the whole term. Would go ahead with the reforms necessary for Italy. If this were to lead to the initiation of a discussion table even on the electoral law, it would be for the good of the country.

She travels back and forth between Italy and the United States. As the Italian political affairs are judged by the Americans?

The games based on political issues or personal character building are very critical of the United States. In truth, many do not understand what is going on for a very simple reason: the system once the American people expressed their will against a party and its leader, the legislature must continue and there is no space for solutions fall-back "or reversals. For Americans, there is dancing in the ethics of democracy. In Italy, for some, this does not seem to count the same way.

The reform of the Italian university has been a source of great conflict, both inside and outside Parliament. In your opinion, is likely to end up at a dead end?

I think not. Indeed, we must ensure that this law goes ahead, because the Italian university system needs a radical change.

He believes that with this reform Italian universities can get closer to the American model of governance, known for its efficiency in the world?

The American system and Italian are very different, it is not easy to relate. In the U.S., for example, students attend lectures, exams and do not play while studying business activities related to their course of study. So it's a fundamentally different approach from ours. But we must also consider that in America employs about 15 000 Italian researchers: it means that the knowledge of our researchers are very good. What must change is the limiting waste and management of the University, otherwise the best tend to leave.

He is a refrain: Italy waste a lot of money. But this time there are those who say we are on the brink of financial cliff like Greece, Ireland and Portugal. It 's so?

Surely we have bigger problems, but also a fortune: the Italians are great savers. Having said that we must be very careful, because exports are currently very difficult, and investors are discouraged. The Italian tax system, for example, is too urgent.

Because it affects the instability of Italian politics in international economic relations?

Very much. Lately, Italy, view from abroad, a country is weak and this certainly does not attract investment. Now, a breakthrough such as the University would be right to do it justice. Do you think that some corporations do not enter the Italian market because, firstly, the tax system is very high, and secondly because the judicial system, too slow, does not reassure investors who fear the risk of having to deal with unsustainable costs. Many U.S. companies want to flee from Italy.

According to her the story Wikileaks is exacerbating relations between Italy and the United States?

There is very little concrete in the revelations which have been spoken in recent days. Relations between the United States and Italy are very good. Diplomats often express the opinions that are solely for personal political meetings. This does not mean that certain judgments reflect the feelings of the citizens or governments.

Yet, the Italy-Russia axis and the project "South Stream" for the European gas supply, seems to be for the United States the cause of some stomach ache.

Of course, the energy game is a serious matter and certain interests the U.S. does not want to be put aside. But we do not forget that the U.S. and Italy continue to be side by side in the mission in Afghanistan. I therefore believe that the Secretary of State Hillary Clinton was sincere in saying that there are excellent relations of friendship with Berlusconi and Italy. It 'also the sentiment of U.S. lawmakers.

We remain on the American side. Now that the midterm elections have made a defeat for the Democrats, what is the Republican strategy?

Now the Republicans must concentrate more than ever the consent of the employees of small and medium enterprises. That is a basin that contains about 80% of American workers.

The Democrats have long enjoyed the consensus of the so-called "rust belt" of Pennsylvania where it belongs, ie the area in the northeast U.S. where there are so many factories and a large concentration of workers. The party of President Obama have those votes?

Obama has now lost them. But not all in the same area because the president has lost the consent of their employers. Pennsylvania, Ohio, Indiana and Illinois were once strategic states for the Democrats. But in the "boundary" Obama achieved the lowest in the history of the Democrats. This happened because the "macromanagement" Obama has given little space to people in his administration could guarantee that those votes.

What do you think of the phenomenon of "Tea Party"?

They are having a good result due to a partial loss of consensus by both Democrats and Republicans. Health care reform, which includes raising the tax burden, has been a driving force of the consent of the Tea Party. It 's a role they are playing very well.

Italy and the United States have many important business relationships. For her, what is the paper on which is more important to concentrate on?

The Fiat-Chrysler it definitely is. I am sure that Fiat will be very good products in the U.S. market.

"Nuova fase politica? Sì, ma prima la fiducia"

"Vi è un solo modo di evitare le elezioni anticipate: che il governo Berlusconi abbia la fiducia anche alla Camera". Il vicepresidente del gruppo dei senatori del Pdl Gaetano Quagliariello spiega la sua tesi in questa intervista: "Se si hanno davvero a cuore le sorti della nazione, l’unica strada è che l’attuale esecutivo guidato dall’attuale premier passi la prova del 14 dicembre. Dopo, si può pensare a una base parlamentare più ampia, a rivedere qualche punto del programma, a una integrazione della compagine di governo. Ma se l’unico obiettivo è quello di scalzare Berlusconi da Palazzo Chigi, allora dopo non si può costruire nulla".

Senatore Quagliariello, a che punto è la conta dei seggi in vista della resa dei conti del 14 dicembre?

Il gioco dei numeri va avanti, inevitabilmente. Non è un argomento, però, che mi appassioni. Sarebbe molto più interessante discutere delle prospettive politiche.

Sgombriamo però subito il campo da un argomento: lei è ottimista o pessimista per il voto di sfiducia alla Camera?

Ho un ottimismo che non mi viene dal pallottoliere. Ma da due considerazioni: la prima è che se il governo ottiene due maggioranze diverse, al Senato e alla Camera, non vedo altra strada che le elezioni a marzo. E io so che ci sono moltissimi deputati che non le vogliono, per i motivi più diversi. La seconda: tra quelli che dovrebbero votare la sfiducia ci sono politici che hanno fatto la storia del centrodestra in Italia, dal 1994 ad oggi. Votare la sfiducia sarebbe come votare contro se stessi.

Dunque, lei si affida a qualche resipiscenza. Però anche se il governo superasse la prova del 14, non può pensare di andare avanti con qualche voto di margine...

Qui è il centro del mio ragionamento. Se si crede davvero, e non in senso solo strumentale, alla necessità di affrontare la crisi economica, si deve convenire che un eventuale governicchio di ribaltone con una "non maggioranza" al Senato, non sarebbe la soluzione adatta...

Sarebbe la situazione speculare del governo Berlusconi che ottiene una fiducia alla Camera per il rotto della cuffia.

Non esattamente. Nel senso che se Berlusconi prendesse la fiducia sia pure risicata, potrebbe essere la premessa per un appello alla responsabilità e ad allargare la base parlamentare di un governo che è legittimato dal popolo.

La fermo subito, ricordandole che Casini e Fini chiedono una cosa diversa: che Berlusconi lasci, magari prima del 14, e poi si può cominciare a ragionare. Senza nemmeno escludere un Berlusconi-bis.

Non è facile discutere con chi ogni giorno se ne esce con una proposta diversa. Se adesso vogliono un Berlusconi bis, mi verrebbe da commentare: tanto rumore per nulla? Ovvero c’era bisogno di fare tutto questo can can? Ricordo che i finiani votarono la fiducia due mesi fa. Vorrei però mettere bene in chiaro una cosa. Non si può chiedere alla classe politica del Pdl di adoperarsi per mettere da parte Berlusconi. O addirittura per sostituirlo. È inaccettabile per ognuno di noi.

Berlusconi o no, ma Casini, Fini e Rutelli chiedono comunque una svolta.

Svolta significherebbe ammettere che il governo finora ha fatto male: e anche questo, per noi tutti, è inaccettabile. Se si vuole invece, con sincerità e guardando ai problemi del Paese, rafforzare il governo allora il discorso cambia. E sono tutti benvenuti.

Tutti, anche i deputati di centrosinistra?

Io credo che l’appello alle responsabilità dovrebbe andare anche al di là del cosiddetto terzo polo, non certo per scavalcarlo. Ci sono moderati, nel centrosinistra, che credono nel bipolarismo. Ma che cominciano a chiedersi se sia più naturale stare in una formazione politica che occhieggia alla Fiom piuttosto che a Bonanni. Che sposa sempre sui temi etici le posizioni più estreme. O che, sulla riforma della giustizia, si accoda sempre a quello che dice Di Pietro.

Lei pensa che gli ex popolari di Fioroni e soci potrebbero accogliere l’appello, rompendo con il Pd e votando la fiducia al governo Berlusconi?

Non si può chiedere loro un’abiura della loro storia. Ma credo che, a partire proprio dall’appello alla responsabilità nazionale, si possa cominciare a vedere se si trovano i modi per dialogare e a darsi i tempi per capire se in futuro si possa collaborare.

(Tratto da Avvenire)

mercoledì 1 dicembre 2010

Decreto Gelmini... studenti sapete la verità?


http://www.governo.it/Governo/Provvedimenti/testo_int.asp?d=40106

La verità del decreto legislativo attuato dal ministro dell'istruzione Maria Stella Gelmini nel 2008 sta nel decreto stesso e attuato, e non fuori apprezzando l'idea strampalata di contestualizzare ogni sciocchezza che ci viene riferita solo per occupare, strade, scuole, autostrade ecc...
Vi invito a leggere il decreto in forma sequenziale, ecco qui uno stralcio:

...Ritenuta la straordinaria necessita' ed urgenza di attivare

percorsi di istruzione di insegnamenti relativi alla cultura della

legalita' ed al rispetto dei principi costituzionali, disciplinare le

attivita' connesse alla valutazione complessiva del comportamento

degli studenti nell'ambito della comunita' scolastica, reintrodurre

la valutazione con voto numerico del rendimento scolastico degli

studenti, adeguare la normativa regolamentare all'introduzione

dell'insegnante unico nella scuola primaria, prolungare i tempi di

utilizzazione dei libri di testo adottati, ripristinare il valore

abilitante dell'esame finale del corso di laurea in scienze della

formazione primaria e semplificare e razionalizzare le procedure di

accesso alle scuole di specializzazione medica;...

http://www.governo.it/Governo/Provvedimenti/testo_int.asp?d=40106

per quella attuata il 30 novembre 2010 i risultati sono questi e c'è da apprezzarli.
Riforma Gelmini, alcuni dei punti principali:
Nuovi criteri di finanziamento: una parte dei fondi destinati alle Università verranno assegnati sulla base di nuovi criteri di valutazione della qualità. Il 7 per cento del Fondo di finanziamento ordinario, circa 525 milioni di euro, è già stato distribuito in base alla qualità della ricerca e della didattica degli atenei; due terzi di questo fondo sono assegnati in base alla qualità della ricerca, un terzo in base alla qualità della didattica.
Norma anti-parentopoli: il subemendamento della maggioranza dispone un giro di vite su parentopoli all'interno dell'università. Secondo quanto si legge su una nota del Ministero: 'Non si potranno avere parentele fino al quarto grado per partecipare ai concorsi, anche per ricercatori e assegnisti'.
Limite a mandato rettori: il provvedimento prevede un limite massimo complessivo di otto anni al mandato dei rettori, una norma introdotta per evitare i casi di rettori che restano in carica per moltissimi anni.
Reclutamento docenti e ricercatori: per il reclutamento dei professori universitari le commissioni che giudicano gli aspiranti docenti di prima e seconda fascia sono composte da quattro professori sorteggiati da un elenco di commissari, eletti a loro volta da una lista di ordinari del settore scientifico disciplinare oggetto del bando e da un solo professore ordinario nominato dalla facoltà che ha richiesto il bando. Per il reclutamento dei ricercatori, le commissioni che giudicheranno i candidati al concorso sono composte da un professore associato nominato dalla facoltà che richiede il bando e da due professori ordinari sorteggiati da una lista di commissari eletti tra i professori appartenenti al settore disciplinare oggetto del bando. La valutazione dei candidati avviene secondo parametri riconosciuti anche in ambito internazionale.
Corsi di Laurea: il Ministero intende razionalizzare e ridurre il numero dei corsi di laurea. La razionalizzazione dei corsi di laurea avviene attraverso: una definizione di più elevati requisiti di docenza per attivare i corsi di studio, al fine di ridurne la proliferazione; disattivazione obbligatoria dei corsi di studio con basso numero di studenti; limite alla proliferazione degli insegnamenti, attraverso l'individuazione del carico massimo di docenza che ciascun Ateneo è complessivamente in grado di erogare; limite alla frammentazione degli insegnamenti attraverso definizione del numero minimo di crediti (6) per esame; eliminazione degli ostacoli di natura organizzativa e formale alla mobilità degli studenti, determinati da una eccessiva eterogeneità dei regolamenti didattici degli Atenei; potenziamento dell'efficacia della valutazione interna, prevedendo una composizione dei Nuclei di valutazione d'Ateneo a maggioranza esterna; limitazione del numero di crediti extrauniversitari che ogni Ateneo può riconoscere.
Organi accademici: il ddl prevede una distinzione netta tra Senato e Consiglio di amministrazione, con il primo organo accademico che farà proposte di carattere scientifico e il secondo che avrà la responsabilità delle spese, delle assunzioni e delle spese di gestione.

Ognuno è libero di pensare quello che vuole!!!

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