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mercoledì 4 gennaio 2017

Travaglio: “Post-verità e bufale? Hanno paura perché la gente è contro il sistema”

Da quando gli elettori hanno cominciato a votare contro il Sistema, cioè come pareva a loro disobbedendo sistematicamente agli ordini di scuderia trasmessi dai sottostanti media tradizionali, il Sistema si è ben guardato dal domandarsi perché la gente gli preferisca qualunque cosa, anche la più rischiosa: un salto nel buio come la Brexit nel Regno Unito, un miliardario a forma di banana come Trump negli Stati Uniti, un movimento fondato da un comico come i 5Stelle in Italia.
Non potendo ammettere di stare sulle palle al cittadino medio per i danni che gli hanno provocato con le loro politiche demenziali, lorsignori si sono inventati una scusa autoconsolatoria: il problema non siamo noi, anzi siamo sempre i migliori; il problema sono gli elettori che, fuorviati e sviati e traviati dal Web, credono alle bufale della Rete e scelgono ciò che è peggio per loro nell’illusione che sia il meglio. Soluzione: controlliamo il Web come già controlliamo (direttamente in Italia, indirettamente in altri Paesi) le tv e i giornali, ripuliamolo dalle bugie e soprattutto dalle verità che non ci piacciono (ribattezzate “post verità” da chi ha fatto le scuole alte), così le pecorelle smarrite ritroveranno il buon pastore e torneranno docili all’ovile.

Ora, che centinaia di milioni di persone votino suggestionate da false credenze, illusioni propagandistiche e autentiche menzogne è un fatto piuttosto noto e antico. Altrimenti Mussolini e Hitler non sarebbero saliti al potere in seguito a regolari elezioni, né avrebbero goduto di tanto consenso per tanto tempo, così come Stalin e altri tiranni. Ma anche molti capi di Stato e di governo democratici. E non solo italiani. L’espressione “post verità” viene usata per spiegare la vittoria di Trump, come se fosse il primo presidente Usa eletto perché racconta balle. E le bugie della Clinton, allora (dalla polmonite ai finanziatori della sua fondazione)? E le post-verità del marito Bill ai tempi della Casa Bianca, non solo su Monica Lewinsky, ma anche sulle “guerre umanitarie” in Jugoslavia&C.? E quelle di Bush jr. & Blair per “esportare la democrazia” a suon di bombe in Afghanistan e in Iraq, in base a prove farlocche sui legami fra i talebani e Bin Laden e sulle armi di distruzione di massa di Saddam?

Veniamo a noi, che di post-verità, ma soprattutto di pre-balle, siamo primatisti mondiali. Per 40 anni, dopo il quinquennio degasperiano, gli italiani votarono un partito di corrotti e di bugiardi come la Dc, per paura che vincessero i noti mentitori del Pci, che spacciavano la tragedia del socialismo reale come il paradiso in terra. Poi, per vent’anni, la maggioranza (sia pure molto relativa) degli italiani stravide per il più grande ballista del dopoguerra, nell’illusione di una rivoluzione liberale che non arrivò mai perché B. aveva priorità più impellenti (non fallire e non finire in galera). Dopodiché caddero in preda ad altri incantesimi: il mito napolitan-montiano dei “tecnici” di larghe intese, scesi dall’Olimpo per salvarci dallo spread. Un disastro.

Vaccinati da vent’anni di berlusconismo, gl’italiani punirono quell’orrido inciucio nel 2013 e Re Giorgio dovette inventarsi una nuova menzogna – la Grande Riforma Costituzionale, panacea di tutti i mali – per ribaltare le urne, riciclare l’ammucchiata destra-sinistra e tagliar fuori gli anti-Sistema (ribattezzati “populisti” da chi ha fatto le scuole alte). Altro fiasco epocale: il governo Letta sbriciolato in nove mesi, il governo Renzi – degno erede della tradizione ballistica berlusconiana – sfanculato al referendum con Grande Riforma incorporata. Ora, siccome tra un anno le elezioni saranno proprio obbligatorie, si tenta di correre ai ripari con altre patacche. Tipo la “disomogeneità” delle leggi elettorali di Camera e Senato. Peccato che l’abbiano voluta Napolitano e Mattarella, avallando e promulgando Italicum per la sola Camera (al Senato restava il Consultellum nella speranza che gli italiani abolissero le elezioni). E questa come si chiama, se non post-verità? Solo che a raccontarla è il presidente della Repubblica che l’altra sera ci ha messi in guardia dalle “falsificazioni del web” e da quell’altro “insidioso nemico della convivenza, su cui tutto il mondo si interroga”: “L’odio come strumento di lotta politica”. Sai che novità: basta rileggere i dibattiti d’aula degli anni 50-60-70 tra Dc e Pci per fare del Parlamento attuale un convento di orsoline.

Quella si chiama dialettica fra maggioranza e opposizione. L’“odio” è una ridicola categoria introdotta in politica da B., sedicente fondatore del Partito dell’Amore, per squalificare i pochi che si opponevano davvero. Oggi il presidente e il Pd la riesumano in condominio col “populismo” per screditare i pochi che si oppongono davvero. E soprattutto imbavagliarli. Infatti Mattarella ha aggiunto: “Tutti, particolarmente chi ha più responsabilità, devono opporsi a questa deriva per preservare e difendere il Web da chi vuole trasformarlo in un ring permanente, dove verità e falsificazione finiscono per confondersi”. E quando mai Mattarella è insorto contro le falsificazioni di tv e giornali? Bugie così gravi da truccare le elezioni. Se tutti i media avessero sconfessato le balle di B. sulla persecuzione giudiziaria, ce lo saremmo levato dai piedi un po’ prima. Se tutti avessero scritto la verità su Expo, Giuseppe Sala non sarebbe sindaco di Milano. E se Renzi e la stampa e le tv al seguito non avessero associato il No referendario all’Apocalisse per l’economia, le banche, gli investimenti, il Pil, lo spread, le esportazioni, l’occupazione e persino per i malati di cancro, diabete e cirrosi, quanti Sì in meno avrebbe incassato? E se non si fosse inventato il cavaliere bianco in groppa a Jp Morgan pronto a salvare Mps, quanti soldi pubblici risparmieremmo oggi che il bluff è scoperto? Forse queste erano meno bugie perché non venivano dal Web, anche se poi ci finivano?

Il 23 novembre il Parlamento europeo ha approvato una demenziale risoluzione che lo impegna a “contrastare la propaganda nei confronti dell’Ue”, delle “istituzioni Ue” e dei “partenariati transatlantici” (e da quando, di grazia, è vietato dire male dell’Ue o della Nato?). E il cosiddetto “garante” dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella è partito lancia in resta contro la post-verità, anzi le “fake news” (anche lui ha fatto le scuole alte), “motori del populismo e minacce per le nostre democrazie”ergo“il settore pubblico deve fissare delle regole” e “intervenire rapidamente se l’interesse pubblico è min accia to”. E, di grazia, chi decide ciò che è vero e ciò che è falso, cosa è di interesse pubblico e cosa no? Pitruzzella? I suoi amici Schifani e Cuffaro? I partiti che l’hanno nominato? L’Antitrust dovrebbe combattere le concentrazioni che bloccano la libera concorrenza sul mercato e anche i conflitti d’interessi. Cioè evitare che la Rai sia controllata dai partiti e Mediaset da un partito, diffondendo carrettate di fake news e post-verità per conto terzi. Ma su questo Pitruzzella non dice una parola. In compenso, la presunta Antitrust fa muro col governo e con B. contro Vivendi che minaccia di comprare Mediaset e liberarla dalla politica: il che sarebbe “un rischio per i consumatori”(così ben informati da 20 anni di propaganda berlusconiana).

Il Web, come tutti i media, è avvelenato dai falsi, ciascuno dei quali però ha il suo antidoto: il giornalismo “firmato” da chi si è costruito una fama di credibilità e risulta autorevole. E infatti è l’antidoto, non il veleno, che allarma questi politici senza elettori e questi giornalisti senza lettori. Che, persi i contatti con la realtà e dunque con la gente, si giocano l’ultima carta per non morire. La carta più vecchia e disperata del mondo: la censura. Siccome sempre meno gente si fida dei megafoni che essi controllano proprio perché raccontano un sacco di balle, lorsignori accusano il Web che non controllano di fare ciò che han sempre fatto loro, per poterlo controllare e farcì quel che han sempre fatto altrove: mentire e fottere…

Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 3 Gennaio 2017
Di Marco Travaglio



mercoledì 24 agosto 2016

Altiero Spinelli si è rivoltato nella tomba?

A Ventotene i tre premier d'Europa, Merkel Hollande e Renzi, hanno dato inizio a una nuova fase che dovrebbe proporre una nuova strategia dopo l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea.
Se ci fosse la possibilità di agire al posto di Renzi innanzitutto per quanto riguarda l'inizio e il ri-inizio della ripresa d'Europa dopo l'uscita dell'Inghilterra dall'Unione Europea si dovrebbe introdurre il reddito di cittadinanza, che in Europa è concesso da tutti gli altri stati tranne che in Italia e in Grecia.
In secondo luogo si dovrebbe intervenire con proposte keynesiane intervenendo sulla domanda e non specificatamente e soprattutto sull'offerta.
Tutelerei  chi è stato penalizzato da una crisi iniziata all’improvviso e strutturata da una crisi finanziaria.
Secondo quanto affermato da Renzi l'Unione europea non è finita con la Brexit poiché per quanto gli riguarda a Ventotene stanno riscrivendo il futuro.
I tre ricordano il fatto che l'Europa è venuta da momenti bui ed è diventato una realtà cercare di rendere più sicuri i cittadini e vivere secondo i principi europeistici. 
Quanta ipocrisia istituzionale.
In particolar modo la Germania ha cambiato la propria posizione riguardo i migranti. Per tanti anni la Germania si è rifiutata di accogliere quegli uomini e donne e l'idea di integrare quei popoli. Oggi a Ventotene davanti la tomba di Altiero Spinelli si parla di cooperazione europea, tema centrale nella discussione della Commissione.
Bisognerà dare la sovranità ai cittadini dopo gli eventi di grande crisi perchè bisognava pur farlo. Secondo quanto riferito dalle agenzie di stampa le questioni discusse a Ventotene dai tre leader sono decisamente di attualità e all'apice c’è il tema degli scafisti, delle frontiere europee, i rapporti con Erdogan il nuovo dittatore turco, e soprattutto tanta comunicazione che fa pensare a questioni di rilevanza direi massmediologico che di carattere meramente esecutiva.

sabato 30 gennaio 2016

Che c'è da sapere sul voto al ddl Cirinnà?

Ennesima melina del Governo e della sua maggioranza sgangherata. Il ddl verrà snaturato e le colpe della presumibile bocciatura affibbiate al M5S.


Ricordate? C'era la campagna elettorale e Renzi prometteva di rendere un fatto le unioni civili in 100 giorni. Del resto, il provvedimento già esisteva. Il Governo Renzi si insedia il 22 febbraio 2014, ma il ddl Cirinnà su unioni civili e stepchild adoption era stato presentato un anno prima, il 25 marzo 2013, quando Presidente del Consiglio era ancora Letta. Ed eccoci qua, dopo 700 giorni, quasi due anni dopo dall'insediamento di Renzi, mille da quando il provvedimento è stato presentato, e ancora stamani l'ennesimo rinvio. Che potrebbe non essere necessariamente la parte peggiore della notizia per i molti che attendono sulle unioni civili una legge degna di un Paese laico e libero. Già, perché il rischio che tutto si concluda con un nulla di fatto cresce di ora in ora.
Unioni civili, la legge che il Governo non ha mai voluto

Che l'alleato di Governo, l'NDC, avesse le idee chiare sul NO, era già stato sbandierato. Alfano in persona si è erto a protettore dello sdegno cattolico senza mezzi termini. Era stato poi il sito gay.it a far emergere il fatto che non meno di venti senatori della maggioranza PD avrebbero votato NO al provvedimento. Tutte le forze di opposizione si sono smarcate ad eccezione del M5S, il quale sul ddl per le unioni civili non ha presentato neppure un emendamento. Ma qui sta uno dei grattacapi di Renzi: al Movimento 5 Stelle il ddl sta bene com'è, senza modifiche, esattamente come hanno chiesto quasi cento piazze lo scorso 23 gennaio.

Nell'ennesima melina in scena oggi, dopo che anche la ministra Boschi si è schierata per il NO, tutte le incongruenze di una maggioranza, quella del PD, per cui i dilemmi sono due: rischiamo di vedere bocciata la nostra proposta emendando i passaggi sulle adozioni del figliastro; o sosteniamo (paradossale scriverlo) il M5S e approviamo la nostra legge sulle unioni civili com'è e ci attiriamo le ire del mondo cattolico?

Sta di fatto che le ultime parole di Renzi sull'argomento sono state "temo un dietrofront del M5S". A dire che, se dietrofront ci sarà, avrà la casacca del PD e l'inevitabile smarcamento del M5S porterà a una bocciatura della legge. Salvati i voti cattolici tanto cari al PD, Renzi potrà dire a televisioni unite che la colpa della bocciatura del ddl sulle unioni civili è del M5S. Sperando che qualcuno di sinistra ci caschi e rafforzi la schiera cattolica che si ritrova a proprio agio nel PD.

sabato 2 gennaio 2016

Il M5S fa paura


"Assistiamo al sostanziale appiattimento della quasi totalità dell’informazione al premier, che gode di un credito da parte dell’informazione (oltre che dei poteri forti da Marchionne alla Confindustria) che non si è mai visto prima. Manco Berlusconi che aveva contro una fetta dei quotidiani nazionali, penso alle domande di Davanzo, e alcuni programmi televisivi. L'attuale premier no. Stiamo vivendo un mix esplosivo maledetto tra il marketing renziano, la strategia comunicativa renziana e il racconto che ne fanno stampa e televisione che rende praticamente impossibile agli italiani essere informati correttamente" Luisella Costamagna

"Un saluto al blog di Beppe Grillo e passate parola! Per capire lo stato di salute dell’informazione italiana non voglio partire dalla solita classifica mondiale sulla libertà di stampa, di reporter senza frontiere che comunque è bene ricordare, nel 2014 siamo precipitati al 73° posto al mondo, abbiamo perso 24 posizioni in un anno e oggi per libertà di stampa siamo tra la Moldavia e il Nicaragua.
Voglio partire da quello che concretamente abbiamo di fronte in questo momento dal punto di vista di informazione con il Governo, secondo me tre cose:
1) Un sostanziale appiattimento della quasi totalità dell’informazione a eccezione del Fatto Quotidiano, per il quale scrivo, nei confronti del marketing renziano;
2) L'altra faccia della medaglia ossia l’oscuramento dell’opposizione, ma non Salvini, bensì il MoVimento 5 Stelle
3) Il controllo delle televisioni, le nomine RAI, i reiterati attacchi ai talk show televisivi e poi ovviamente la legge bavaglio sulle intercettazioni approvata in questi giorni.

L'appiattimento dell'informazione

Partiamo dal sostanziale appiattimento della quasi totalità dell’informazione al premier, che gode di un credito da parte dell’informazione (oltre che dei poteri forti da Marchionne alla Confindustria) che non si è mai visto prima. Manco Berlusconi che aveva contro una fetta dei quotidiani nazionali, penso alle domande di Davanzo, e alcuni programmi televisivi. L'attuale premier no.
Stiamo vivendo un mix esplosivo maledetto tra il marketing renziano, la strategia comunicativa renziana e il racconto che ne fanno stampa e televisione che rende praticamente impossibile agli italiani essere informati correttamente. Compito che spetta innanzitutto all’informazione. Siamo passati dal “pagheremo tutti i debiti della pubblica amministrazione" non mantenuta al “Daspo per i politici corrotti” non mantenuta e adesso la nuova promessa è “elimineremo la tassa sulla prima casa”. Ovviamente il premier mette la faccia solo su quello che va bene, non su quello che va male, quindi vola a New York a carico nostro, da un’italiana che ha vinto agli US Open ma non va tra gli alluvionati di Genova. A Piacenza c’è andato la scorsa settimana dove c’è stata l’alluvione, ma in elicottero ben lontano dal fango anche perché aveva una cena elegante con Hollande e dopodichè mettere la faccia sugli stabilimenti che aprono, stringere la mano a Marchionne, ma guai a andare in uno stabilimento che chiude in cui si licenziano gli operai. Usa anche dei testimonial assolutamente autorevoli, inattaccabili: uno su tutti il Presidente anticorruzione Cantone, ma poi in realtà fa approvare un falso in bilancio più morbido di quello di Berlusconi e ha un sacco di politici corrotti inquisiti o arrestati.

Un'altra tecnica usata è il controprogrammare i dati fastidiosi con dati positivi: confondere le acque in modo tale che gli italiani non sappiano come vanno davvero le cose. In attesa dei dati Istat che magari dicono che la disoccupazione cresce, controprogrammare con i dati del Ministero del lavoro e dell’Inps che parlano di nuovi contratti attivati. Oppure parlare della crescita del Pil, ma guai a dire che il resto d’Europa e anche la Spagna e la Grecia fanno molto meglio di noi.

Stampa e Tv asserviti al governo

Tutto questo viene assecondato dalla stampa e dalla televisione che poi ci mettono del loro. Non solo il racconto del premier ai vari eventi è ormai spiegato, basta leggere l’ultimo libro di Travaglio “Slurp” per avere altri esempi concreti su questo.
Per esempio sono stati lanciati i dati positivi, ma guai a parlare del rapporto Caritas della scorsa settimana che parla di crescita della povertà del nostro paese, che accusava le misure messe in campo dal governo marginali e del reddito minimo necessario come dice il MoVimento 5 stelle. Tutto questo viene ridotto se non oscurato completamente a un piccolissimo invisibile trafiletto su un giornale.
Una cosa che a me ha colpito molto è che tutti si sono scandalizzati per quanto detto dalla Bindi: "La camorra è costitutiva a Napoli e in Campania", nessuno che si sia scandalizzato per quanto ha detto recentemente il Presidente del Consiglio a 8 e mezzo, ha detto testuali: "Il racconto che ci siano regioni in mano alle mafie non è vero, è uno slogan" è una frase che se avesse detto Berlusconi sarebbe successo il finimondo e gli esempi potrebbero proseguire.

Chi fa paura è il M5S

L’altra faccia di questa medaglia è che se come informazione mi appiattisco sul premier devo oscurare l’opposizione, ma non Salvini, che peraltro non impensierisce il premier visto che al massimo può raggiungere a livello nazionale il 15/16% ed è assolutamente funzionale al premier visto che lo fa passare per un uomo di sinistra, cosa che non è e può spingere i delusi allora PD a rivotarlo perché altrimenti vince Salvini.
Quello che fa davvero paura è il MoVimento 5 Stelle, che degli errori li ha commessi, ma l’atteggiamento dell’informazione è un dato di fatto. E' stata e continua a essere: "Non se ne deve parlare, possibilmente non deve andare in televisione" come la polemica in Commissione di vigilanza RAI su Ballarò "grillina" dimostra e come dimostrano anche gli ultimi dati sulle presenze dei partiti politici nei Tg RAI, Mediaset e Sky che evidenziano l’assenza del MoVimento 5 Stelle, ridotto al lumicino.
Se se ne parla bisogna parlarne a paginate per gaffe, espulsioni, scontrini, polemiche interne e come è successo da poco, non è che il M5S ha occupato la prima pagina dei quotidiani per il reddito di cittadinanza, ma per la condanna per diffamazione di Beppe Grillo.





Il controllo delle televisioni e il bavaglio alla stampa

Se poi ultimo punto cruciale i giornalisti non sono abbastanza educati, bisogna educarli e qui ci sono le armi finali. Innanzitutto il controllo delle televisione. Su Mediaset il premier gode di grande favore visto che Berlusconi è in difficoltà, sulla RAI ha messo le mani con la vecchia legge Gasparri in piena tradizione democristiana facendo le nomine in piena estate con gli attacchi reiterate ai talk televisivi.
Ricordo quando disse: "dobbiamo cambiare il racconto dell’Italia e della politica", una frase gravissima che evoca l’editto bulgaro se pronunciata dal Presidente del Consiglio. Anche allora nessuno che si sia scandalizzato e abbia difeso la libertà di informazione, neppure quelli che la "difendevano" invece dando dello squadrista e del fascista a Beppe Grillo per le presunte liste di proscrizione.
L’arma finale è la legge sulle intercettazioni, la legge bavaglio approvata martedì alla Camera, scandalosa nel merito e nel metodo. Nel merito perché si prevedono dei limiti, si era parlato anche del carcere per chi pubblica intercettazioni non penalmente rilevanti: era quello che voleva fare Berlusconi nel 2010 dopo il caso D'Addario ma non ci riuscì. Tant’è che Forza Italia adesso festeggia: "era la nostra riforma, il PD è con noi!"
E' scandaloso anche nel metodo perché tutto questo verrà affidato a una delega in bianco al governo che potrà cambiare la storia della cronaca giudiziaria italiana per decreto, mettendoci alla fine dentro esattamente quello che vuole.
Passate parola!"

Luisella Costamagna

sabato 24 gennaio 2015

#nottedell'onestà contro la corruzione e le mafie

 Il "PATTO DEL NAZARENO"  accentua l'assoluta continuità della condizione politica degli ultimi 20 anni.
Vuoi saperne di più riguardo il patto tra Renzi e B. guarda questo video intervista del costituzionalista PROF. PACE.     CLICCA QUI PER VEDERE IL VIDEO.


venerdì 18 luglio 2014

"Cessate il fuoco, per la pace, in medio oriente!"

  Gaza: i deputati chiedono un cessate il fuoco immediato e la ripresa dei colloqui diretti di pace

Il Parlamento europeo ha chiesto la fine immediata dei lanci di razzi su Israele e dell'azione militare israeliana contro Gaza, in una risoluzione approvata giovedì. I deputati chiedono inoltre che il responsabile della politica estera dell'UE e gli Stati membri facciano di più per sostenere un cessate il fuoco immediato, per fermare tutti gli atti di violenza che minacciano i civili e per convincere israeliani e palestinesi a riprendere i colloqui di pace diretti.

Il Parlamento esprime le sue condoglianze per la perdita di vite civili e denuncia il recente omicidio di tre adolescenti israeliani e un adolescente palestinese. I deputati sottolineano che l'uccisione deliberata di civili, che è un crimine di guerra, e la distruzione delle infrastrutture civili non sono in alcun modo giustificabili, e che sia i cittadini israeliani sia quelli palestinesi hanno il diritto di vivere in pace e sicurezza.

Ripresa dei colloqui diretti di pace

Il Parlamento incoraggia i principali attori politici regionali, in particolare Egitto e Giordania, a continuare a impegnarsi per placare la situazione. I deputati sottolineano che i mezzi non violenti sono l'unico modo per raggiungere una pace giusta e duratura tra israeliani e palestinesi e chiedono sforzi seri e credibili da entrambe le parti e dalla comunità internazionale affinché si riprendano i colloqui di pace diretti tra israeliani e palestinesi. Questi negoziati devono raggiungere risultati concreti e l'UE deve svolgere un ruolo più attivo, concludono i deputati.

La risoluzione è stata approvata con 459 voti in favore, 113 contrari e 60 astensioni.



Fonte www.europarl.europa.eu

martedì 22 aprile 2014

"Gli arrestati e gli arrestabili"

E' scontro nella maggioranza sul decreto legge sul lavoro. Al vertice tra il governo e la maggioranza non è stata trovata un'intesa e non si è trovato un accordo sulle modifiche (Ncd voleva più flessibilità e il Pd meno).

Di qui la decisione del governo di porre la fiducia alla Camera. Il parere della commissione Bilancio sul decreto è passata con 4 voti di scarto. Assenti Ncd,Sc,Udc. Sarebbero venuti 11 deputati Pd "in soccorso" da altre commissioni per le assenze nel gruppo. E io pago!!


Nell'editoriale di oggi, Marco Travaglio torna su un episodio di cronaca: "l'immigrato arrestato a Roma in piazza del Pantheon e trascinato in manette come un boss mafioso sotto gli occhi esterrefatti della gente impegnata nello shopping pasquale."

Ammanettato per cosa? Vendeva borse taroccate. Travaglio sottolinea nel suo editoriale un importante aspetto. Leggiamo:

"Ciò che stona non è l'arresto del venditore abusivo: è il mancato arresto di chi fa le stesse cose, frodando il fisco con i più svariati raggiri, ma resta a piede libero. C'è qualcosa di mostruosamente sbagliato in un paese che porta via in catene l'immigrato delle borse farlocche e intanto manda un frodatore incallito, condannato per 7,3 milioni evasi e miracolato dalla prescrizione per altri 300, a fare il volontario in un ospizio per 4 ore alla settimana per 10 mesi fra una campagna elettorale, un Italicum e una riforma costituzionale."

Poi, in conclusione, Travaglio rivolge un appello al Movimento 5 Stelle:

Per farlo, occorrono proprio le "nuove norme" che Renzi non vuole. La prima è sull'autoriciclaggio, per punire finalmente chi reinveste in proprio il bottino dei suoi delitti e per garantire che il prossimo decreto sul rientro dei capitali dall'estero non diventi l'ennesimo scudo-condono. La seconda è sulla prescrizione, che garantisce l'impunità a qualunque colletto bianco che derubi la collettività. Ma, per approvarle, ci vuole una maggioranza diversa da quelle del governo (avete presente l'Ncd?) e delle riforme istituzionali (col partito dell'evasore e dell'evaso). I 5Stelle, anch'essi finora piuttosto evasivi, si facciano avanti e sfidino Renzi a presentarle, garantendo i loro voti. Tutto il resto è frottola.
 

sabato 15 marzo 2014

Lection 1 - Diritto dell'Unione Europea

Perchè dar vita all'Europa? Perché alcuni stati nel 1950 vogliono dar vita ad un organismo ultrastatale chiamato Unione Europea?
Ci chiediamo questo per capire in modo funzionale il diritto dell'Unione Europea, per valutarlo in modo critico. Vogliamo qui capire l'Unione Europea in alcune delle sue fasi.

Come possiamo capire L'Europa?
- facendo un esame cronologico, ossia guardandone l'evoluzione nel tempo, vedere l'evoluzione dei fini dell'UE;
- interpellando le fonti, in particolare i trattati, perché sono la fonte cronologicamente primaria. La storia dell'Unione Europea nasce con un trattato, poi modificato da altri trattati. In particolare fonti sono i primi articoli (I principi fondamentali) e soprattutto il preambolo (firmato dai paesi aderenti), che contiene principi ed aspirazioni principali (il preambolo dà il senso complessivo). I principali trattati che studieremo man mano sono:
    - 1957: Trattato di Roma 25 marzo 1957
    - 1992: Trattato di Maastricht
    - 2003-2007: Trattato di Lisbona (entrato in vigore il 1/12/2009)

Il Preambolo del Trattato CEE (1957)

-    Quali sono gli obiettivi del progetto di integrazione dell'Europa?
Gli stati firmatari dicono che sono “risoluti a rafforzare le difese della pace e della libertà” facendo appello agli altri popoli d'Europa, animati dagli stessi ideali, di unirsi a loro.
In altre parole pace e libertà sono gli obiettivi primari della Comunità Economica Europea, dunque gli obiettivi non sono il mercato, la protezione dell'ambiente o simile, ma soprattutto la pace e la libertà.
Il preambolo ha un punto di avvio nel 1950. Afferma l'interesse di ribadire la pace e la libertà dopo la seconda guerra mondiale, in particolare fra Francia e Germania, e di lasciarsi alle spalle il totalitarismo.
C'è stato un interesse di avere come obiettivo primario e ideale la pace e la libertà. Ciò significa non poter compiere scelte che non siano immediatamente in relazione con questi valori.
Inoltre la carta delle Nazioni Unite mette tra i suoi obiettivi principali la pace e la libertà, ma li vede come obiettivi, non come ideali.
L'ONU e la CEE rispondono alle stesse esigenze.

Dichiarazione di Schuman (ministro degli esteri francese) del 9 maggio 1950: invita tutti gli stati dell'Europa occidentale a dare vita ad un organismo ultranazionale, ad una conferenza intergovernativa, per dar vita ad una Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio.
L'idea è di unire la gestione dei territori e delle risorse di carbone e acciaio delle ex nemiche Francia e Germania. E' una idea economica ma soprattutto Politica. Significa mettere insieme, su un problema definito, i due paesi più contrapposti durante la seconda guerra mondiale.

Questa idea, concordata con altri politici di altri stati, non è stata scritta da Schuman, ma da Jean Monnet (vice segretario generale della società delle Nazioni).
In un passaggio, di una conferenza, dice:
“ ogni guerra deve diventare materialmente impossibile e impensabile”
Impensabile: culturalmente non più concepibile.
L’elemento culturale alla base di ciò era la morale cristiana (cultura del perdono reciproco, appello alla riconciliazione).

Finalità ulteriore dell’integrazione europea: la prosperità.
Le Nazioni sottoscriventi erano: “decise ad assicurare, mediante una azione comune, il progresso economico e sociale dei loro paesi, assegnando ai loro sforzi per scopo essenziale il miglioramento costante delle condizioni di vita e di occupazione dei loro popoli”.

Art.2: Le Nazioni si impegnano a “promuovere uno sviluppo armonioso delle attività economiche nell’insieme della Comunità, un’espansione continua ed equilibrata”.
L'Europa è la terra in cui tutti potremo essere liberi, in pace e prosperità.
Qui entra la morale cristiana: la terra promessa, la vigna biblica.
Si parla di una prosperità Comune. Cioè si cresce insieme. E' in prosperità futura come progetto sociale.
Le barriere sono ostacoli alla libera circolazione delle persone e quindi eliminare le barriere vuol dire eliminare i dazi doganali. Bisognava rafforzare l'unità delle economie era il passo successivo all'eliminazione delle barriere.
Cioè la costruzione di uno spazio economico comunitario voleva dire integrazione economica.

Di che tipo vi chiederete?
Art. 2 Trattato comunitario: instaurazione di un mercato comune. Cioè uno spazio in cui sono garantite 4 libertà di circolazione:
1. merci
2. lavoratori
3. servizi (gli imprenditori)
4. capitali

Questo però poneva un problema: come si fa a realizzare un mercato comune? Quali ostacoli devo superare? Devo eliminare i dazi doganali (tasse che pago per esportare un prodotto); vietare i monopoli; restrizioni quantitative. Queste tre cose hanno in comune il fatto che sono divieti.(integrazione negativa).

C'è anche una integrazione positiva (obblighi), per esempio adattare delle regole (direttive, regolamenti) le normative di ravvicinamento, cioè normative di armonizzazione. Che era quello di sostituire le normative nazionali diverse tra loro.

Il principio alla base delle 4 libertà di circolazione è il Principio di non discriminazione, che ha come parametro specifico la nazionalità. Le merci, i servizi, i lavoratori e i capitali non devono essere trattati in modo diverso da paese a paese.

Ci sono state delle alternative al mercato comune:
Il libero scambio di prodotti industriali; le zone di libero scambio (EFTA, NAFTA, prive di una dimensione esterna, concentrate sulla libertà di circolazione delle merci).
C'è da considerare anche il contesto internazionale: creazione del GATT (1947), che ha come obiettivo la riduzione degli ostacoli alla circolazione delle merci.

In conclusione, l'ideologia del mercato comune (che ha una logica interna) comprende:
spazio concorrenziale, in cui vi è:
1.  un'area neutrale (obiettivo era la concorrenza ad armi pari tra imprenditori)
2.  una decisione dei soggetti che determinano il mercato (ruolo sovrano dei consumatori)
3.  un ruolo del potere pubblico molto limitato.
4. spazio sociale (si riconosce il fatto che il mercato comune può favorire un processo di arricchimento, un pluralismo; inoltre si riconosce il fatto che il mercato comune svolge uno sforzo cooperativo; infine il mercato fa un'impresa comune).

Nei fatti, questo non funzionava così bene come è descritto nel preambolo e rimaneva un pò controverso.



venerdì 6 dicembre 2013

"Smantellato" finalmente il Porcellum

La Corte Costituzionale “impartisce” finalmente lezioni di costituzionalità bocciando il Porcellum.
La sentenza è arrivata quasi a sorpresa, al termine di una lunga camera di consiglio che sembrava preannunciare un rinvio al giudizio finale. La Consulta non solo ha giudicato ammissibile il ricorso, ma ne ha pure accolto in pieno le istanze, lasciando il “Porcellum” privo delle sue parti importanti, motivando l'incostituzionalità dei due punti cardine della legge operativa da quasi sette anni, cioè il premio di maggioranza, senza soglia minima di accesso e le liste bloccate.

La legge n. 270 del 21 dicembre 2005 è la legge che ha modificato il sistema elettorale italiano e ha delineato la disciplina attualmente in vigore. È stata formulata principalmente dall'allora Ministro per le Riforme Roberto Calderoli, che tuttavia la definì “una porcata” in un'intervista televisiva, durante il programma Matrix, allora condotto da Enrico Mentana. Per questo venne definita porcellum, termine che ebbe molta fortuna e diffusione, dal politologo Giovanni Sartori.

L'esito della riforma elettorale è per intero nelle mani del Parlamento. Sono protagonisti coloro che sono stati eletti in base al premio maggioritario, dunque ora Cuperlo e i suoi colleghi potrebbero decadere se dovesse realizzarsi l’ipotesi che la sentenza della Consulta delegittima le ultime elezioni dal momento che abolisce il premio di maggioranza.

La distribuzione dei seggi alla Camera dei Deputati secondo i voti ottenuti il 24 febbraio scorso escluso la circoscrizione Estero e la Val d'Aosta e simulazione senza premio di maggioranza è la seguente: Centrosinistra da 340 deputati con il Porcellum diventerebbero 193 senza premio di maggioranza.
Nel centrodestra da 124 deputati con il Porcellum diventerebbero 190 senza premio di maggioranza.
Nel Movimento Cinque Stelle avrebbe la meglio poiché da 108 cittadini a cinque stelle con il Porcellum diventerebbero 165. E infine nelle liste Monti da 45 deputati diventerebbero 69.

Nell’ipotesi si potrebbero far saltare anche tutte le giunte regionali, elette con premio senza soglia minima. Ci penseranno le motivazioni della sentenza della Consulta a toglierli di mezzo. E malgrado ciò il rischio perdura anche perché la Camera dei Deputati ancora non ha solennemente convalidato l’elezione di ben 617 deputati su 630.
In una partita politica che incrocia chiaramente la durata della legislatura.

Nel frattempo, i giudici costituzionali tengono a precisare che “il Parlamento può sempre approvare nuove leggi elettorali, secondo le proprie scelte, e nel rispetto dei principi costituzionali”. Questo significa che la maggioranza di centrodestra, autrice della legge di Calderoli, nel 2005 ratificò una riforma in contrasto con la Carta fondamentale, e che qualsiasi intervento politico, d’ora in avanti, non potrà ripresentare normative analoghe a quelle bocciate.

Dario Franceschini, Ministro per i Rapporti con il Parlamento afferma: “Dopo la sentenza della Consulta i tempi sono obbligati, bisogna mettere in atto Due ddl, l’altro per abolire il Senato e ridurre i parlamentari” Due disegni di legge cioè il primo, di modifica costituzionale, per introdurre il monocameralismo e la riduzione dei parlamentari. Il secondo per introdurre una nuova legge elettorale, bipolare, maggioritaria, a doppio turno: di collegio o di coalizione.

Tuttavia la sentenza non avrà valore retroattivo. Ora, dopo la decisione della Consulta il quadro politico sembra destinato a dispiegarsi. E a dissestare anche gli assetti interni di alcuni partiti, Partito democratico al top. Ma qualche cambiamento potrebbe aver luogo pure nel Nuovo centro destra a fronte di Alfano che giudica “ottima” la sentenza e invita a “procedere con urgenza alla riforma”.

Ha detto Angelino Alfano: “Da oggi in poi la nostra squadra gioca con il blu”, presentando a Roma il simbolo del Nuovo Centro Destra: “Il blu dà forza. E' il colore che serve all'Italia”. Ma il blu è anche “il colore del Ppe della famiglia politica che raggruppa i cristiano-democratici e i moderati in Europa.

Quel che è certo è che sulla riforma elettorale si giocherà buona parte della stabilità del governo.
Il patto programmatico su cui il premier, Enrico Letta, dovrà ottenere la fiducia della nuova maggioranza, mercoledì prossimo, sarà incentrato proprio sul capitolo delle riforme “basilari” della legge elettorale.
Per cui sobbalzerà in cima alle priorità del discorso con cui il premier, Enrico Letta, chiederà mercoledì prossimo la fiducia alle Camere sulla nuova maggioranza. Prima di pronunciarsi formalmente, Letta aspetterà le motivazioni della Corte, ma la convinzione è che a questo punto la politica non abbia più giustificazioni per riformare la legge elettorale.
Nella possibilità di discolpare il governo Letta-Alfano in un vuoto che, secondo alcune fonti di maggioranza, è una garanzia sulla vita del governo visto che senza una legge organica non si può tornare al voto.

di Giacomo Palumbo
@palgiac (twitter)

venerdì 15 novembre 2013

Nessuno mi può giudicare nemmeno tu!

Per uscire dal forte “scompenso di liquidità sul mercato” = Crisi, non esiste un antidoto, quindi se si vuole stabilire l’operato del governo occorrerà farlo dandogli ancora un po’ di tempo? Quello necessario per completare il percorso avviato? Quantomeno fino alla fine del prossimo 2014, quando saranno manifestate con cura anche gran parte degli effetti della Legge di stabilità. Così dicono dai palazzi.
Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, garantisce così che onorerà gli impegni presi ma, di fronte a incredulità e disapprovazione, prima tra tutte quella dei sindacati, chiede apertamente in tv “di essere giudicato alla fine del 2014”. Gli investitori esteri ricominciano ad acquistare i titoli di Stato italiani e, anche se sul fronte dell’economia reale e dell’occupazione i numeri fanno ancora soffrire, solo il presidente del Consiglio ci crede e invita a crederci.

E mentre il vicepremier Angelino Alfano invita a non passare i limiti nelle richieste di modifica, sia da parte del suo partito che del Partito democratico, Silvio Berlusconi parla di una legge che “va cambiata profondamente” perché “serve uno choc positivo, una frustata che ci aiutasse a cogliere la ripresa”.

La strategia del premier per affrontare quella che ancora una volta viene descritta come la peggiore crisi del dopoguerra è quella del “step by step”. Per arrivare al traguardo dunque bisogna sopportare le varie ingiustizie sociali, lavorative, di esclusione e continuare sulla strada intrapresa?

Il Pd come il M5s pensano ad una limitazione dei sacrifici andando a toccare le pensioni d’oro, ma proprio lì, ha ricordato lo stesso Enrico Letta, esiste un limite imposto dalla Corte costituzione di cui senza ombra di dubbio bisognerà tenere conto. Come si raggirano le ingiustizie sociali? Con l'approvazione forzata e con meccanismi contorti delle autorità istituzionali.

“L’importante ora”, come spiega anche il segretario del Pd, Guglielmo Epifani, “è mantenere i nervi saldi” e “portare a casa” il risultato della legge di stabilità “che non è il vangelo” dice, al di là del destino, della decadenza, di Silvio Berlusconi.

Si pensa tanto alla legge di stabilità che si è lasciata l'Italia, quella dei giovani, in ultima fila senza risolvere il problema della disoccupazione. Cioè l’incubo di sei milioni di giovani europei. “Ma anche il grande tema europeo”.

La disoccupazione è alta, anzi altissima, al 12,2%, di nuovo al primo posto dal 1977; a livelli da record storico per quella giovanile, 15/24 anni, che per la prima volta sfonda anche la soglia del 40%, balzando al 40,1% ad agosto, dal 39,7% di luglio cioè sono 667 mila gli under 25 in cerca di lavoro, pari all’11,1% dei ragazzi nella stessa fascia d’età. Così che il numero dei disoccupati continua infatti a crescere e arriva così sui valori massimi, superando i 3 milioni 127 mila.

Il presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso, ha invitato gli Stati membri a indirizzare i loro piani di azione sulla “garanzia giovani”, e in particolare ha “auspicato iniziative suscettibili di avere efficacia immediata”. Dal vertice di Parigi non si erano prefissati di aggiungere nuove iniziative ma di fare il punto ed accertarsi che tutti gli Stati membri stessero mettendo in pratica le decisioni assunte a Berlino.
Tra gli strumenti più importanti, Francois Hollande e Angela Merkel hanno confermato “l’impegno” a garantire che dal primo gennaio 2014, in quei Paesi che hanno presentato il piano garanzia giovani, per ogni under 25 sia trovata una soluzione di avviamento all’impiego o una formazione a quattro mesi dal termine degli studi. La Merkel ha confermato che “faremo tutto quello che è in nostro potere per rafforzare l’Europa, e a cent’anni dallo scoppio della Prima guerra mondiale diciamo sì all’Europa, perché è l’unica garanzia che questi drammi non si ripetano”.

Così debito troppo elevato, povertà e disoccupazione che crescono, export che soffre e competitività quasi ai minimi: sono questi gli squilibri che hanno spinto la Commissione Ue ad aprire per la seconda volta un’analisi approfondita sull’economia italiana per evitare che la situazione precipiti e rimetta a rischio la tenuta delle finanze pubbliche.

L’Italia era già stata esaminata una volta nel 2012, per le stesse ragioni, e lo scorso aprile l’Ue aveva chiesto al governo un intervento incisivo per rimediare. E l’azione non è stata efficace: la disoccupazione continua a salire e quella giovanile è ancora alta, la povertà e l'esclusione sociale sono aumentate in modo eloquente.

“Non si può continuare a pretendere dalla famiglia senza garantirle gli strumenti per andare avanti. Dunque ora o mai più bisognerà scommettere sulle famiglie”. Lo afferma il Forum delle associazioni familiari a proposito delle votazioni, in commissione Bilancio al Senato, degli modifiche presentati alla Legge di stabilità. “Sappiamo bene”, dice Francesco Belletti, presidente del Forum, “che non sarà possibile nella situazione complessiva introdurre tutte le novità che sarebbero necessarie”. “Ma sono irrinunciabili detrazioni per le tasse comunali, Tari, Tasi, Trise e non facoltative ma obbligatorie e calcolate in base ai carichi familiari e alle situazioni di disagio”.
“Sempre che i Comuni potranno fissarne importi e modalità con una soglia minima corrispondente alle detrazioni previste per l’Imu, e interventi mirati sul cuneo fiscale che concentrino i benefici a favore dei lavoratori con redditi bassi e con carichi familiari”.

Mentre il ministro del Tesoro Saccomanni rassicura che il debito italiano è elevato per colpa delle recessione e dei pagamenti dei debiti della Pubblica amministrazione non per politiche devianti dalle norme europee.
Insieme all’Italia, l’esame parte per la prima volta anche sulla Germania, perché per Bruxelles il suo surplus commerciale rende difficile il tentativo di risollevarsi dei Paesi periferici della zona euro.
Bruxelles ritorna sulle difficoltà italiane perché così è previsto dal “semestre europeo”, cioè il percorso di controllo delle economie Europee influenti pensato per individuare gli squilibri, segnalarli ai governi e affrontarli prima che diventino gravi.

Bruxelles vede pochi progressi anche su riduzione della burocrazia, efficienza del sistema giudiziario, utilizzo dei fondi Ue, sostegno e defiscalizzazione alle imprese. Né va bene l’azione sul fronte delle liberalizzazioni dei servizi per esempio, i prezzi dell’energia si mantengono alti, e infine rimane una sfida, la più decisiva, la modernizzazione delle infrastrutture.

Si risolleverà mai questo nostro caro Paese?

lunedì 11 novembre 2013

L'Europa taglia i tassi e il governo taglia l'IMU

La Banca centrale europea taglia i tassi di interesse ad un nuovo minimo storico dello 0,25% dallo 0,50% e il presidente Mario Draghi non esclude ulteriori tagli nei prossimi mesi per “sostenere una crescita moderata” nell’Eurozona, con un’inflazione in salita che può trasformarsi nella temuta deflazione.
Il nuovo taglio dei tassi Bce è letto dagli investitori come il segnale di una economia europea che resterà debole per molto tempo e così le piazze del Vecchio Continente, dopo una breve accoglienza favorevole, hanno invertito la rotta chiudendo in negativo.

Enrico Letta è voluto intervenire per i dubbi sollevati da diversi quotidiani dicendo: “è una grande notizia, una dimostrazione che la Bce ha a cuore le sorti della crescita e della competitività dell’Unione europea”. Questa frase del presidente del Consiglio, Enrico Letta, basterebbe a commentare la mossa a sorpresa da parte di Mario Draghi, di tagliare i tassi di Eurolandia al minimo storico. Ma le Borse non festeggiano. Soprattutto Piazza Affari che, dopo una fiammata iniziale, si è sgonfiata al punto da chiudere con un calo del 2,07%.

Gli investitori temono che la scelta dell’Eurotower favorisca più che altro le imprese tedesche e non dia vero impulso all’economia delle zone periferiche, proprio quelle che versano in maggiore difficoltà. E, infatti, la Borsa di Francoforte è l’unica ad aver chiuso in rialzo.

Sul fronte della politica italiana Letta al termine del Consiglio dei ministri, ha voluto intervenire sui dubbi e dai falchi del Pdl, a seguito di una frase, per altro chiara, del ministro Fabrizio Saccomanni: “Non sarà facile evitare la seconda rata dell’Imu, ma si può fare”. La decisione che nel 2013 la prima e la seconda rata non sarà pagata è una decisione già assunta e non si torna indietro e ha detto che la copertura su questo tema è non semplice.

Il 16 dicembre 2013 tutti gli italiani, sia quanti abitano nei quartieri alti sia quelli che vivono nelle frazioni, non pagheranno la seconda rata Imu sulla prima casa.
Nelle tasche degli italiani rimarranno circa due miliardi di euro.
E' stato il premier Enrico Letta a dirlo, il quale ha confermato che la scelta politica era stata già presa e non c’era motivo di metterla in dubbio e rimangono da definire le coperture finanziarie.

Sul piano politico l’annuncio non ha placato i falchi del Pdl come Brunetta o la Carfagna, che hanno rilanciato e attaccato il ministro, mentre c’è anche Scelta Civica che fa sentire il proprio dissapore per le coperture ipotizzate dal governo.
In ogni caso la seconda rata dell’Imu rimarrà per un gran numero di contribuenti e possessori di case di lusso e di pregio: per chi possiede ville, o addirittura castelli. Di certo i proprietari di abitazioni di lusso accatastate nelle categorie A/1, A/8 e A/9, anche se si tratta di prima casa e in questo caso dovranno pagare l’Imu, ma con l’aliquota ridotta.

Bisognerà fare attenzione alle scelte dei comuni, invece, nel caso di abitazioni detenute da residenti all’estero iscritti all’Aire, alle case date in comodato ad un figlio o a un genitore, agli immobili posseduti da anziani in casa di riposo. In questo caso il Comune può decidere di equipararle alle prime case e quindi di esentarle dall’ultima rata dell’Imu.

Secondo il Pdl la Tasi dovrebbe essere calcolata in base all’effettiva produzione di rifiuti e non sui metri quadri. Dopo l’aumento degli ultimi anni della tariffa, si punterebbe ad imporre ai Comuni di non superare nel 2014 il livello del 2013, con una diminuzione del 10% a partire dall’anno successivo. L’idea del Pd è invece quella di introdurre delle detrazioni simili a quelle per l’Imu: 200 euro e 50 euro per ogni figlio.

Entrambi i partiti della maggioranza sono favorevoli a restringere la platea per aumentare lo sgravio.
Il Pd vorrebbe introdurre la soglia di 28.000 euro concedendo in un’unica erogazione circa 200 euro. Per gli anni a seguire si punta ad introdurre un “vincolo di destinazione” alle risorse ritrovate dall’evasione fiscale e dal rientro dei capitali dall’estero, rendendo lo sgravio più significativo.
Il Pdl punta invece a trasferire l’onere per la riduzione generalizzata del cuneo alla detassazione dei salari di produttività.

Sul piano delle vicende politiche a distanza di un anno dal primo tentativo fallito, Alfano ci riprova a rilanciare le primarie per la scelta del candidato premier, ma il primo a freddarlo è Fitto seguito dallo stesso Berlusconi che minaccia dicendo: “farete la stessa fine di Gianfranco Fini”.

Comunque vadano le cose si voterà il 27 novembre la decadenza a scrutinio palese di Silvio Berlusconi e i margini per un salvataggio sembrano risicatissimi. Neanche la grazia del capo dello Stato potrebbe incidere sull’applicazione della legge Severino che prescrive la decadenza per i condannati. Eppure, Berlusconi continua a sperare in un atto di clemenza. Ed è lui stesso a spiegarlo nel libro di Bruno Vespa. Lo ha deciso l’Aula del Senato confermando l’indicazione della capigruppo presa a maggioranza, contro la proposta del M5S di votare in brevissimo tempo. Ma il Pdl non getta la spugna e risolleva il problema della “invalidità” della seduta.
Così che la crisi del Pdl si avvia al punto di non ritorno e riprendono a rincorrersi le voci di una scissione imminente. Il conflitto, in realtà, riguarda anche la sostanza della linea politica dei moderati, come la Legge di stabilità che falchi e lealisti minacciano di cambiare “appieno” in senso di sviluppare leggi antitasse.

Berlusconi da un lato continua a cercare una mediazione con Angelino Alfano sicuro che un Pdl unito può condizionare molto di più sulle scelte di governo, ma, nello stesso momento, invita i suoi a non abbassare la guardia sui provvedimenti in Parlamento a partire dalla Legge di stabilità.
Ma è proprio sulla manovra che i lealisti richiamano l’attenzione dell’ex premier facendo notare che la decisione di votare la decadenza dopo il passaggio in aula della Legge di stabilità fa parte di un disegno ben preciso per mettere in un angolo il Cavaliere.

Sul altro lato dell'emiciclo, nel PD, il clima a livello nazionale non è migliore e dopo il caso dei numerosi tesseramenti al partito democratico si affretta a parare i colpi o ad attaccare. Ci sono quattro settimane per restituire all’appuntamento dell’8 dicembre la credibilità messa a rischio dagli episodi ora al vaglio della commissione congresso che valuterà se annullare o convalidare i congressi provinciali di Asti, Rovigo, Frosinone, Lecce, Siracusa. Questo l’obiettivo dichiarato del segretario, Epifani, che sulla proposta di fermare le iscrizioni auspicava il consenso di tutti i candidati.

C'è da “ammirare” che il Pd ha presentato la sua campagna a basso costo. Saranno primarie all’insegna del risparmio, con un budget di 250mila euro, il 15% di quanto investito nello scorso congresso. Una scelta sobria, in sintonia con il sentire comune. Niente a che vedere con l'invasamento dei tesseramenti che ha gettato un ombra sui congressi provinciali diventando presto un caso nazionale.

Di Giacomo Palumbo

lunedì 4 novembre 2013

L'incitamento di Napolitano a fare riforme

Mentre il ministro Anna Maria Cancellieri si dice pronta a chiarire, anche in Parlamento, che la sua telefonata al Dap (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) sulle condizioni di salute di Giulia Ligresti non voleva in alcun modo interferire nelle decisioni dei magistrati sulla scarcerazione.
Pretendere spiegazioni da Cancellieri, messa all’indice anche dall’Organismo unitario dell’avvocatura che denuncia “l’ennesimo episodio di “malapolitica” a tutela di un “potente” è il tema attuale della politica italiana.
La disponibilità del Guardasigilli non impedisce che la vicenda diventi una nuova grana per il governo, già in equilibrio precario causa decadenza di Berlusconi. E se il premier Enrico Letta tace, è il Pd a chiamare “in tempi rapidi” il ministro in Aula per “fugare ogni dubbio che in Italia ci siano detenuti di serie A e di serie B”.

Il M5S, sulle barricate già da giovedì insieme alla Lega, annuncia una mozione di sfiducia perché “mentre migliaia di persone soffrono per le condizioni carcerarie - attacca il capogruppo alla Camera Alessio Villarosa - lei si preoccupa della figlia di Ligresti, titolare della società ex datrice di lavoro del figlio che ha ricevuto una buonuscita di 3,6 milioni di euro”.
Accuse che imbarazzano il ministro che però ribadisce di aver segnalato il caso al Dap come fatto in tanti altri casi, pur confermando i rapporti di amicizia con Gabriella Fragni, compagna di Salvatore Ligresti.

Il Pd non sembra disposto a lasciar passare la vicenda. “Nessuna strumentalizzazione ma il ministro riferisca in Aula e poi ciascun partito farà le sue valutazioni”, è la richiesta del responsabile Giustizia del Pd Leva Danilo. Una fermezza che accomuna il partito e tutti i candidati alla sfida congressuale, da Gianni Cuperlo a Matteo Renzi. D’altronde il ministro Idem si dimise per un episodio meno grave di questo.

Il segno della crisi non solo politica può essere racchiuso in una sola cifra: in Italia in cinque anni, tra il 2007 e il 2012, il numero dei poveri è raddoppiato fino ad arrivare quasi a 5 milioni di persone. I dati sono dell’Istat e fotografano gli individui entrati nella fascia della povertà assoluta, quella nella quale è davvero difficile tirare avanti. Un pensiero angoscioso che diventa realtà soprattutto per le famiglie nelle quali si è perso il lavoro, per quelle numerose, per quelle caratterizzate da un solo genitore con figli. E che sembra non finire: anche il terzo trimestre di quest’anno - ha chiarito il presidente Istat Antonio Golini - avrà il segno negativo, tanto che l’anno chiuderà con il pil a -1,8%.

Non parliamo della nuova tassa sulla casa al banco di prova del Parlamento.
La così  detta Trise - dicono le associazioni di settore - rischia di aumentare il conto delle tasse sull’abitazione. Se l’Ance conta aggravi fino al +72% rispetto a quest’anno, la Confedilizia fa presente che senza modifiche alla legge di stabilità i proprietari di immobili si troverebbero nel 2014 a versare 10 miliardi di euro in più rispetto sempre al 2013.

Per Confedilizia nella Legge di stabilità “non viene rispettato l’impegno del governo ad un alleggerimento del carico tributario sugli immobili o, almeno, ad un mancato aumento dello stesso, posto che, qualora il testo del disegno di legge non venisse modificato, esso determinerà aumenti di tassazione sugli immobili che potranno portare a quasi 10 miliardi di euro di gettito in più rispetto al 2013”.

Intanto che l'aggravio delle tasse è sempre al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica, al via c'è la rielaborazione al Parlamento sul costo del lavoro, cioè del cuneo fiscale. Una linea già annunciata dal presidente del Consiglio Enrico Letta ma che è stata rafforzata nel corso di un pranzo a Palazzo Chigi con il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, il ministro dei Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini e i viceministri al Tesoro. Sempre sul tavolo del governo poi un’altra questione delicata: il rifinanziamento della Cassa integrazione. Sul fronte del cuneo fiscale, il tema chiave della protesta sindacale, la disponibilità dell’esecutivo - viene riferito da fonti parlamentari - è totale: senatori e deputati potranno intervenire attraverso gli  emendamenti sulla divisione delle risorse non solo per quanto riguarda il capitolo dei lavoratori, ma anche per quanto riguarda quello delle imprese.
La palla passa dunque alle Camere, che su questo come su qualsiasi altro tema, potranno modificare la Legge di stabilità - è il leit motiv del governo - a patto di trovare le simili coperture.
In attesa di capire cosa accadrà durante l’esame parlamentare, intanto i sindacati frenano: la Cisl di Raffaele Bonanni fa sapere che di fronte a modifiche strutturali della Legge di stabilità è pronta "a smontare lo sciopero". Più cauti la Cgil e la Uil: “Quattro ore di sciopero – afferma Susanna Camusso - sono lo strumento per fare pressione”.

“Fosse per me, gli darei sette giorni”. E’ lapidaria la risposta del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a un cittadino che gli ha chiesto di dare al Parlamento una scadenza di trenta giorni per fare le riforme, “oppure li mandi tutti a casa”.

Segno di una personale impazienza frenata solo dal ruolo istituzionale che Napolitano vuole continuare a esercire senza smottamento. Anche di fronte a Grillo che lo attacca, ma al quale preferisce non replicare.

martedì 15 ottobre 2013

Matteo Renzi e gli usi e costumi cambiano “verso”

Oggi la politica inizia con Matteo Renzi che non sta più nella pelle, indossa la corazza ed esce allo scoperto. Per cambiare il “verso” al Pd, all’Italia e all’Europa smussa i toni, nella cadenza della voce, nascono nuovi toni polemici. Il Rottamatore, che fino a un anno si sentiva additato dentro il Pd come un ribelle ora deve selezionare i sostenitori, non rinuncia, lancia da Bari la sua campagna elettorale per il congresso. Il capoluogo pugliese, scelto come prima tappa per conquistare la segreteria del Pd, non era una roccaforte del sindaco di Firenze alle primarie del febbraio scorso contro Bersani. Ora invece annuncia la sua “rivoluzione” dopo vent’anni.
Dice Renzi: “il Paese ha perso tempo e la classe dirigente ha fallito”.

Tutto questo mentre continuano le polemiche sull’ipotesi amnistia, dopo il messaggio alle Camere del Colle, e il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri - in seguito alle proteste del Pdl, colombe comprese – precisa che non era sua intenzione dire che un eventuale atto di clemenza avrebbe escluso il Cav ma solo che, nel passato, i reati di frode fiscale non sono mai entrati nel calderone delle sanatorie.

Il governo, comunque non sta preparando nulla poichè la materia è tutta del Parlamento. Tra favorevoli o contrari, prende posizione anche Matteo Renzi che giudica l’iniziativa “un errore”. Renzi parla a partire dall’affondo contro l’amnistia: “Affrontare oggi il tema dell’amnistia e dell’indulto è un clamoroso errore, un autogol”, attacca chiedendo riforme strutturali e, prima di tutto, l’abolizione delle leggi Bossi-Fini e Fini-Giovanardi.

In questi giorni il fatto umano più sconcertante: lo sterminio mediatico e umano consumato a Lampedusa è al centro del dibattito politico. Dopo finte lacrime e ipocriti discorsi di solidarietà delle istituzioni italiane ed europee, la Sicilia continua dolorosamente a essere al centro di quei viaggi della speranza, dei nostri fratelli e sorelle africani, che attraversano il Mediterraneo e fanno tappa qui da noi con tragiche conseguenze, fatte di morte.

Sondaggi e appoggi di correnti danno per scontata la vittoria del sindaco di Firenze. Ma lui, un po’ per scongiuro e un po’ per convinzione, non vuole dare niente per scontato e sprona i militanti a “essere protagonisti” e a dare “il nome dei nostri sogni al Paese”.
Per evitare di entrare subito in rotta di collisione con il premier, Letta, il sindaco evita affondi. Ma chiarisce che, se diventerà segretario, si rapporterà al governo, a partire dalla Legge di stabilità:
“Il governo non si caratterizza per quanto dura, ma per le cose che fa. Se fa le cose utili, noi lo sosteniamo. Non vogliamo mettere bandierine come Brunetta, ma fare in modo che le cose si facciano”.

È triplice, infatti, la scommessa che Renzi annuncia promettendo che manterrà le promesse con la “coerenza di chi si mette in gioco”. E con l’obiettivo "di restituire la speranza" dopo anni di rassegnazione. Il sindaco di Firenze vuol prima “cambiare verso” al Pd.
Il messaggio è chiaro: ancor prima di scalare il partito, Renzi vuole iniziare a dare le carte, a incidere. E pazienza, come lui stesso ammette, se “per alcuni del Pd la mia candidatura è una sorta di rassegnato abbandono, un male necessario”.

Ricomponendo i temi veniamo a conoscenza che i nostri stessi comportamenti sono cambiati. In pratica stiamo cambiando “verso”.
In vent'anni sono mutati i costumi più che i consumi, secondo una analisi di Confcommercio. Gli Italiani comprano più telefoni e meno auto, meno vestiti e più tecnologia.
Secondo una mia decodificazione, i cambiamenti non sono dovuti solo alla crisi economica, o almeno solo alla crisi. Gli italiani attendono i saldi per rinnovare a sconto l’abbigliamento e l’industria tessile è in crisi.

La spesa per la casa aumenta e con l’avanzare della crisi, crolla il mercato edilizio.
Abbiamo, invece, il “boom” delle telecomunicazioni, dovuto ai progressi tecnici, al calo dei prezzi, alle tariffe stabili. Nell'ultimo quinquennio la spesa per la telefonia cresce di tre quarti e salgono anche gli acquisti di televisori, computer e la banda larga è una priorità in questo periodo per le maggiori città italiane.

Nello stesso tempo, crolla il mercato dell’auto con un meno cinquanta percento. La caduta non dipende solo dalla crisi economica, ma dalla crescente fiscalità del settore auto ed anche dal fatto che l’Italia è al primo posto nel mondo per la densità automobilistica.
Solo ultimamente, gli analisti scoprono l’impatto delle spese “invariabili” sulle famiglie. Le bollette delle utenze domestiche, le spese per la casa e per i trasporti, le assicurazioni, i contributi.

La politica oggi finisce con l'aumento delle spese obbligate che tagliano una grossa fetta di reddito e riducono quello disponibile, che rimane dopo il pagamento delle tasse.

lunedì 19 agosto 2013

Una piccola nota sulle "certezze" politiche

Sull'onda delle amarezze e dell'incertezza politica, questo agosto è il prologo dell'autunno che verrà.
I personaggi sembrano recitare ad hoc, secondo un copione prestampato di giornata. 
Dal quale non si sa mai il finale.


I due protagonisti di questa estate sono: l'ex premier Silvio Berlusconi che non ci sta, e non molla.
Dichiara che rimane "il" leader di centrodestra. E Giorgio Napolitano, il deus ex machina, da tragedia greca.
Il Cavaliere nel "male" più che nel bene, da vent’anni detta i tempi della politica italiana.
Un ruolo difficile in un mondo, quello politico, più vicino agli inferi che al paradiso.


E’ come quando, durante la Messa, il parroco invita i presenti a scambiarsi un segno di pace.
Il gesto lo compiono tutti, però, fuori dalle mure della Chiesa, quanti si ricordano della sacra promessa? Il resto dei personaggi attendono che qualcosa succeda.
Incominciando da Enrico Letta, l'indulgente ottimista, e Matteo Renzi, il rottamatore costernato.

Tra l'altro gli impegni che attendono il sindaco di Firenze saranno lo studio delle mosse in vista dell'assemblea del partito democratico. Congresso che si terrà il 20 e 21 settembre sulle regole del congresso, ma anche la messa a punto della sua "successione" per la candidatura del centrosinistra. E da Angelino Alfano, il "conciliatore".

La miccia che farà saltare il governo sarà il voto “chiesto” per via delle larghe intese al PD a sostegno delle mosse del cavaliere. Ed è la condanna definitiva di Silvio Berlusconi che “ferirà” il governo. (In questo caso degno solo dei migliori fumetti fantascientifici, sottolineato dallo sdegno dei migliori giornali stranieri)

Da Rimini conversando con i giornalisti al Meeting di Cl il capogruppo al Senato, Renato Schifani, mette i paletti Pdl alle conseguenze di un voto Pd contro Berlusconi: «Per noi tutto si tiene: se ci sarà una chiusura pregiudiziale del Pd sul percorso di approfondimento sulla legge Severino che chiediamo, per noi sarebbe impossibile parlare di un percorso comune». 


In questo caso è la crisi di governo che farà di noi italiani fieri di “vivere” in questo splendido e soleggiato paese. Quelli del Pd e del Pdl ci pensano ma non lo dicono. Pronti, così, ad accusarsi a vicenda se Enrico Letta dovesse cadere. “La politica ha le sue regole”.

Io sono a favore di un centrodestra stabile e mi chiedo se il centrodestra perderà il suo leader o arriverà un sostituto, che sembra non appartenere alla famiglia del “magnate” di Milano2?

E poi il Pd cercherà di mettere una pietra tombale sul destino del Cavaliere, atteso, com’è, da altri processi? I democratici, compreso il “rivoluzionario” Peppe Civati, sono pronti a indicare pollice su? Forse temono, eliminando l’”avversario” storico, di rafforzare il leader del Movimento a cinque stelle, Beppe Grillo.

Forse hanno paura, soprattutto, di essere impreparati, divisi come sono, ad affrontare nuove elezioni?

In questa rappresentazione non abbiamo parlato del popolo, del “pubblico”, degli spettatori.
Cioè degli italiani. Ci vedremo o non ci vedremo cancellare l’Imu, il blocco dell’Iva?
E il piano casa, gli aiuti ai giovani, la sistemazione degli esodati? E una risposta ai tanti altri piccoli e grandi problemi della nostra quotidianità. Il copione è incerto, è tutto da scrivere. Le certezze, purtroppo, sono le aziende che chiudono e i disoccupati che aumentano: a fine anno saranno tre-
milioni e mezzo in più.

Lo spettacolo della politica estiva, per adesso, non merita nessun tipo di plauso.

mercoledì 14 agosto 2013

Vuoi emigrare per lavoro? Ripulisci la tua mente!

Di seguito "ri-posto" un'articolo interessante di una blogger coraggiosa.

Non limitatevi a leggere solo questo articolo se siete interessati a emigrare per lavoro. L'autrice è emigrata verso l'Australia, ma le cose da lei scritte non servono solo per chi vuole emigrare verso l'altro emisfero. Ecco di seguito l'articolo in questione.


Quanti ne leggo o ne sento, che mi dicono: "Oh, ma che coraggio hai avuto ad andartene dall'Italia!", "Sei bravissima, io non ce la farei mai..."!
E quando rispondo: "Non credo mica che ci voglia più coraggio ad andarsene piuttosto che a restare! Anzi...nel mio caso è il contrario!", li vedi che si perdono: è un ragionamento che non capiscono.
Allora, vediamo di fare un passo indietro e ragionarci insieme.

Veramente TROPPE persone cadono nei due estremi opposti: quelli che si fanno troppe poche domande e quelli che se ne fanno troppe. Un po' come le due figure descritte dal Calvino ne "Il cavaliere inesistente".

Vedi i primi, i "Gurdulù", che si buttano a capofitto in qualsiasi cosa, senza dubbi o ragionamenti, a seconda della loro priorità del momento:
Devo avere una ragazza? Ok, mi metto con la prima che trovo.
Voglio andarmene di casa? Me ne vado, anche se non so assolutamente se le mutande vadano stirate o no! (esagerazione, per dire che spesso cerchiamo questa beneamata "indipendenza" anche quando non abbiamo reali intenzioni di prenderci le responsabilità che l'indipendenza comporta)
Australia? Fa figo andarsene dall'Italia e l'Australia è veramente magnifica, ci voglio andare assolutamente e imparare a fare surf, anche se non so manco una parola di inglese.
In conclusione: ma chi volete prendere in giro?? State solo mentendo a voi stessi, secondo me!

Poi ci sono gli altri, i "Cavalieri inesistenti", che passano anni e anni, e ancora anni, a ragionare sul significato della vita, a cercare di esaminare tutti i rischi e gli imprevisti (hello???? Si chiamano "imprevisti" proprio perché non li potete prevedere!!! Buongiornoooo!!!), a tentare di immaginarsi la vita secondo degli schemi, che appartengono a tutto fuorché alla vita stessa!
Così capita che la domanda "vado o resto?", cominci a diventare uno spettro di indecisione e paure, sfaccettato, complicato, misterioso. Enorme.
Più grande di quanto in realtà non sia.
In conclusione: ragazzi, la vita non è un immenso gioco del Trivial, che vince chi sa tutto e chi ha capito tutto della vita! Spesso la felicità sta in cose che ti arrivano e non ti aspettavi, spesso ottieni risultati laddove non ti sei mai impegnato e invece rimani deluso in progetti su cui hai investito una vita intera.

Ai primi dico: la vita è molto più profonda di così.
Ai secondi dico: la vita è molto più semplice di così! (occhio: ho detto "semplice", non "facile")

Ci sono fattori da considerare: quanto vi "costa" restare o partire in termini di


  • lavoro e crescita professionale (a tal riguardo va prima di tutto considerato il proprio curriculum professionale e quanto potrebbe venir danneggiato o valorizzato da un cambio di vita come la migrazione)
  • cambio radicale di casa, ambiente, abitudini
  • perdita degli affetti (innegabile che tante amicizie andranno perdute...)
  • lingua straniera
  • budget a disposizione per la transizione tra un posto e l'altro
  • adattamento ad una nuova realtà, in termini di società (cultura, consuetudini, problematiche economiche e politiche, sanità...)

Analizzate questi fattori, sia quando siete depressi, sia quando siete felici; metteteli sul piatto della bilancia e cercate di capire cosa vi "costa" di più.
Poi prendete una chiara decisione e accettatene le conseguenze. Stop.

Chi questi fattori non li considera, o li considera solo in parte, sarà disinformato e resterà in balìa delle fortune o sfortune del momento.
Chi questi fattori li considera pure troppo e non sa darsi pace nel soppesarli tutti, sarà un perenne insoddisfatto, che la vita gli regali imprevisti belli o brutti.

Niente voli mentali, niente luoghi comuni, niente influenze esterne, niente "paura dell'ignoto".
(Anche perché, ad essere sinceri, con la vastità di informazioni che si possono raccogliere da internet, spesso l' "ignoto" è solo una condizione mentale)

Quindi, a mio avviso, il "coraggio" risiede nel conoscere veramente noi stessi!
E nell'accettarsi così come si è.

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