L'UE ha investito più di 124 milioni di EUR provenienti dal Fondo europeo di sviluppo regionale in due progetti di linee ferroviarie e un progetto di infrastrutture per la gestione delle risorse idriche nel meridione, in Sicilia, Campania e Puglia.
La Commissaria per la politica regionale Corina Crețu ha dichiarato: "Questi tre progetti della politica di coesione rappresentano altrettanti esempi di un'Europa che ha a cuore il benessere dei propri cittadini e la protezione dell'ambiente." Per la costruzione e il rinnovo della rete fognaria attorno ai Campi Flegrei lungo la costa campana sono stati inizialmente stanziati 38,3 milioni di EUR. I Campi Flegrei sono una zona vulcanica del golfo di Pozzuoli, a nord-est di Napoli. I comuni in prossimità di questo parco naturale beneficeranno di una rete fognaria migliorata, accessibile a ulteriori 9 000 persone. Il progetto include anche la decontaminazione dei laghi della costa. Altri 72,7 milioni di EUR saranno investiti in Puglia per ammodernare il collegamento ferroviario verso la città di Bari. Il progetto include dei lavori nella stazione dell'aeroporto di Bari-Palese nonché la costruzione di collegamenti stradali che serviranno a raggiungere la linea ferroviaria dai comuni limitrofi. Infine, 13,4 milioni di EUR finanzieranno in Sicilia dei lavori sulla tratta ferroviaria che collega la città di Palermo al suo aeroporto, in modo da aumentare la capacità della linea, ridurre i tempi di percorrenza e decongestionare la periferia della città. Per ulteriori informazioni sulla politica di coesione in Italia è possibile consultare la Piattaforma Open Data.
ec.europa.eu
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mercoledì 15 novembre 2017
mercoledì 24 agosto 2016
Altiero Spinelli si è rivoltato nella tomba?
A Ventotene i tre premier d'Europa, Merkel Hollande e Renzi, hanno dato inizio a una nuova fase che dovrebbe proporre una nuova strategia dopo l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea.
Se ci fosse la possibilità di agire al posto di Renzi innanzitutto per quanto riguarda l'inizio e il ri-inizio della ripresa d'Europa dopo l'uscita dell'Inghilterra dall'Unione Europea si dovrebbe introdurre il reddito di cittadinanza, che in Europa è concesso da tutti gli altri stati tranne che in Italia e in Grecia.
In secondo luogo si dovrebbe intervenire con proposte keynesiane intervenendo sulla domanda e non specificatamente e soprattutto sull'offerta.
Se ci fosse la possibilità di agire al posto di Renzi innanzitutto per quanto riguarda l'inizio e il ri-inizio della ripresa d'Europa dopo l'uscita dell'Inghilterra dall'Unione Europea si dovrebbe introdurre il reddito di cittadinanza, che in Europa è concesso da tutti gli altri stati tranne che in Italia e in Grecia.
In secondo luogo si dovrebbe intervenire con proposte keynesiane intervenendo sulla domanda e non specificatamente e soprattutto sull'offerta.
Tutelerei chi è stato penalizzato da una crisi iniziata all’improvviso e strutturata da una crisi finanziaria.
Secondo quanto affermato da Renzi l'Unione europea non è finita con la Brexit poiché per quanto gli riguarda a Ventotene stanno riscrivendo il futuro.
I tre ricordano il fatto che l'Europa è venuta da momenti bui ed è diventato una realtà cercare di rendere più sicuri i cittadini e vivere secondo i principi europeistici.
Secondo quanto affermato da Renzi l'Unione europea non è finita con la Brexit poiché per quanto gli riguarda a Ventotene stanno riscrivendo il futuro.
I tre ricordano il fatto che l'Europa è venuta da momenti bui ed è diventato una realtà cercare di rendere più sicuri i cittadini e vivere secondo i principi europeistici.
Quanta ipocrisia istituzionale.
In particolar modo la Germania ha cambiato la propria posizione riguardo i migranti. Per tanti anni la Germania si è rifiutata di accogliere quegli uomini e donne e l'idea di integrare quei popoli. Oggi a Ventotene davanti la tomba di Altiero Spinelli si parla di cooperazione europea, tema centrale nella discussione della Commissione.
Bisognerà dare la sovranità ai cittadini dopo gli eventi di grande crisi perchè bisognava pur farlo. Secondo quanto riferito dalle agenzie di stampa le questioni discusse a Ventotene dai tre leader sono decisamente di attualità e all'apice c’è il tema degli scafisti, delle frontiere europee, i rapporti con Erdogan il nuovo dittatore turco, e soprattutto tanta comunicazione che fa pensare a questioni di rilevanza direi massmediologico che di carattere meramente esecutiva.
In particolar modo la Germania ha cambiato la propria posizione riguardo i migranti. Per tanti anni la Germania si è rifiutata di accogliere quegli uomini e donne e l'idea di integrare quei popoli. Oggi a Ventotene davanti la tomba di Altiero Spinelli si parla di cooperazione europea, tema centrale nella discussione della Commissione.
Bisognerà dare la sovranità ai cittadini dopo gli eventi di grande crisi perchè bisognava pur farlo. Secondo quanto riferito dalle agenzie di stampa le questioni discusse a Ventotene dai tre leader sono decisamente di attualità e all'apice c’è il tema degli scafisti, delle frontiere europee, i rapporti con Erdogan il nuovo dittatore turco, e soprattutto tanta comunicazione che fa pensare a questioni di rilevanza direi massmediologico che di carattere meramente esecutiva.
sabato 13 agosto 2016
Zagrebelsky sul referendum costituzionale: "Il mio No per evitare una democrazia svuotata"
Per l'ex presidente della Consulta la riforma del Senato sommata
all'Italicum "realizza il sogno di ogni oligarchia: umiliare la politica
a favore delle tecnocrazie"
PROFESSOR Zagrebelsky, dunque più che a un referendum saremmo davanti a un golpe, come sostiene il fronte del "no" alla riforma che lei guida insieme a altri dieci ex presidenti della Consulta, e a molti costituzionalisti? Non lo avete mai sostenuto nemmeno davanti agli abusi di potere di Berlusconi e alle sue leggi ad personam: cos'è successo?
"Nel "fronte del no" convergono preoccupazioni diverse, come è naturale. Vorrei però che si lasciassero da parte le parole a effetto. L'atmosfera è già troppo surriscaldata. Contesto la parola golpe, non l'allarme. Come si fa a non vedere che il potere va concentrandosi e allontanandosi dai cittadini comuni? Non basta per preoccuparsi?".
Sono qui per sentire lei, e aiutare i lettori a capire. Dove vede questo disegno di esproprio del potere?
"Non penso a una "Spectre", per intenderci. Vedo un progressivo svuotamento della democrazia a vantaggio di ristrette oligarchie. Per ora le forme della democrazia reggono, ma si svuotano. Si parla di post-democrazia e, se subentra l'autoritarismo, di "democratura". Ripeto: non c'è da preoccuparsi?".
Tutto questo per il referendum sulla riforma del Senato?
"Il Senato è un dettaglio, o un'esca. Meglio se lo avessero abolito del tutto. È all'insieme che bisogna guardare. Rispetto ai mali che tutti denunciamo (rappresentanti che non rappresentano, partiti asfittici e verticistici e, dall'altro lato, cittadini esclusi e impotenti) che significa la riforma costituzionale unita a quella elettorale? A me pare di vedere il sogno di ogni oligarchia: l'umiliazione della politica a favore di un misto di interessi che trovano i loro equilibri non nei Parlamenti, ma nelle tecnocrazie burocratiche. La conseguenza è che viviamo in un continuo presente. Il motto è "non ci sono alternative", e così il pensiero è messo fuori gioco".
Lei ha avuto responsabilità istituzionali, è stato presidente della Consulta: non ha mai sollevato questo allarme coi vertici dello Stato?
"Con "i vertici" ho poche occasioni d'incontro. Ma ne ricordo uno, al Quirinale col presidente Napolitano. Gli parlai dell'alternativa che si prospetta sempre, quando le condizioni sociali si fanno strette e il malessere aumenta, tra chiusure autoritarie e aperture democratiche: o la ricerca di nuove strade o l'insistenza su quelle vecchie che pesano sui gruppi sociali più deboli".
Ad esempio?
"Pensi al modo abituale di tirare avanti esponendosi ai creditori. Il debitore finisce per cadere totalmente nelle loro mani. Nel diritto antico potevi finire schiavo. Oggi puoi essere spogliato. Si canta vittoria quando la finanza internazionale rifinanzia il debito pubblico e non si vede il nodo del cappio che si stringe. Eppure c'è l'esempio della Grecia che parla chiaro. Lo stato sociale è allo stremo e si sono chiesti in garanzia spiagge, isole e porti, se non anche il Partenone".
Io sono più preoccupato per questi problemi che per la riforma del Senato: il welfare state, quella che abbiamo chiamato l'economia sociale di mercato, la democrazia del lavoro fanno parte della civiltà europea, non le pare?
"Anche per me questa è la vera posta in gioco. Guardi però che tutto nel nostro discorso si tiene, dal welfare al referendum. Sennò non si capirebbe, di fronte all'enormità dei problemi che abbiamo, tanto accanimento nei confronti del povero Senato. Il "sì" spianerebbe una strada; il "no" farebbe resistenza".
Insomma, dalla crisi si può uscire con meno o più democrazia?
"Sì. La prima strada porta alla rottura dei vincoli sociali, diciamo pure alla distruzione della società, condannando i più deboli all'impotenza e all'irrilevanza. La seconda passa per un grande discorso democratico, franco, sincero, che non nasconda le difficoltà e chiami tutti a uno sforzo di responsabilità, ciascuno secondo le proprie possibilità, mobilitando le energie civili del Paese e recuperando sovranità".
Anche lei pensa che l'Europa sia un nemico, come dicono ogni giorno gli opposti populismi?
"Per nulla. Ma l'Europa è una scelta, non un guinzaglio. L'articolo 11 della Costituzione prevede la possibilità che l'Italia limiti la sua sovranità a favore di organismi internazionali, ma a condizione che ciò serva alla pace e alla giustizia tra le Nazioni. Che cosa vuol dire? Che non è un'abdicazione incondizionata alla finanza, entità immateriale con conseguenze molto concrete, ma una partecipazione consapevole e paritaria a istituzioni democratiche sovranazionali. L'Europa dovrebbe significare più, non meno democrazia".
Sta dicendo che l'Europa è un destino democratico da scegliere ogni giorno, non un vincolo di cui si smarrisce la legittimità?
"È l'opposto della semplificazione brutale dei nazionalisti. Anzi, un recupero dello spirito di Ventotene, un "plebiscito d'ogni giorno" dei popoli, non dei mercati. Invece si è pensato che unendo i mercati la politica avrebbe seguito. Ma gli interessi economici spesso sono ostili alla politica, e la riducono a intendenza. Speriamo che non sia troppo tardi".
Ma secondo lei la politica accetta consapevolmente questa diminuzione di ruolo e di peso, o decide il rapporto di forza?
"C'è un pensiero unico in campo, tra l'altro responsabile della crisi. Perfino un riformista come Keynes è considerato un eretico. La politica, dicevo, si è ridotta a una dimensione puramente esecutiva, con interventi tampone, incapace di un pensiero autonomo e prospettico. L'implosione è sempre in agguato".
Professore, non è troppo pessimista?
"Non parlerei di pessimismo, ma di prudenza, una virtù che nel governo delle società non è mai troppa. A parte tutto, la riforma è scritta malissimo, illeggibile, talora incomprensibile".
Sta facendo un problema di forma?
"Di sostanza, prego, perché una costituzione democratica ha innanzitutto l'obbligo della chiarezza. Il linguaggio dei riformatori rivela due difetti: semplificazione e radicalità, brutalità e ingenuità".
Si può essere brutali e ingenui al tempo stesso?
"Certo. Prenda lo slogan: la sera delle elezioni si saprà chi ha vinto. Non le sembra che riveli una mentalità al tempo stesso sbrigativa e ingenua? In quel giorno ci saranno vincitori e vinti e vae victis! ".
Ma lo slogan non indica anche un rimedio alla palude, all'eterna tentazione del consociativismo?
"A patto di non considerare la vittoria come un'unzione sacra che permette di insultare chi non è d'accordo: sindacati, professori, magistrati, pubblici amministratori, con l'idea che siano avversari da spegnere. Un governante saggio non dovrebbe crearsi il nemico perché, appena le cose incominceranno ad andare male, sarà chiamato a pagare un conto salato".
Ma nel Paese dell'eterno democristiano, non è meglio un legame diretto tra il voto e il governo?
"Perché "diretto" sarebbe "non democristiano"? A me pare che proprio l'idea del vincitore e dello sconfitto alimenti una vocazione tipica da noi: il timore d'essere lasciati nel campo della sconfitta. Così, c'è stata e c'è una vocazione potente a salire sul carro del vincitore. E questa non è forse la forma peggiore del consociativismo, addirittura preventiva?".
Lei teme l'abuso del vincitore?
"Si è parlato della Costituzione vigente come il frutto ormai superato della "paura del tiranno". Il tiranno, nel senso del fascismo, oggi non c'è più. Ma il vento che tira in Europa e nel mondo non ci rende avvertiti di altri, nuovi pericoli? Tanto più che le istituzioni che saranno sottoposte a referendum varranno per il futuro e non sappiamo chi potrà avvalersene".
Ma ci sono costituzionalisti, come il professor Cassese, che non vedono nella riforma un rafforzamento dell'esecutivo: è così?
"Nessuno può essere certo delle sue previsioni, ma il gioco combinato della "velocità" nella politica e dell'elezione come investitura trasformerà chi vince in arbitro indiscusso del sistema. Già ora il Capo del governo è anche Capo del suo partito, e la minoranza interna è schiacciata sotto il ricatto permanente del voto anticipato".
Anche De Mita per un breve periodo fu segretario della Dc e capo del governo: perché nessuno lo paragonò a un tiranno?
"Semplice: perché c'erano i partiti e una legge elettorale proporzionale con le preferenze. Oggi i partiti sono dei monoliti, col solo compito di sostenere il Capo. E, di nuovo, tutto si tiene: con la legge elettorale vigente in Parlamento siederanno i fedelissimi".
Lei ritiene Renzi capace di tutto questo?
"Non voglio personalizzare. Tra l'altro oggi c'è Renzi, domani può venire chiunque. I governi passano, le istituzioni restano".
Ma la società non vuole un superamento del bicameralismo perfetto?
"Lo voglio anch'io, ma non in questo modo. Ridurre procedure e costi è positivo. Ma tutto ciò non va cavalcato in termini antiparlamentari, perché saremmo all'antipolitica. Di un parlamento vitale si ha sempre bisogno. Anzi avremmo bisogno che rappresentasse il meglio del Paese, come si diceva una volta: ridotto nel numero e più competente".
Le ricordano sempre che Ingrao si schierò a favore di una sola Camera: cosa risponde?
"L'idea di Ingrao era la "centralità del Parlamento". Voleva una Camera sola per promuovere la politica in Parlamento, non per umiliarli entrambi".
E' questa la vera ragione del suo "no"?
"E' fondamentalmente questa, unita a ragioni specifiche. Il Senato è ridotto, ma non abolito. Il bicameralismo rimane per una serie di materie che possono innescare seri conflitti. È previsto che siano risolti dalla trattativa tra i due presidenti. Ma è lecito patteggiare sul rispetto delle regole? Le incongruenze tecniche sono molte. Non invidio chi dovrà scrivere la nuova legge elettorale del Senato. Non si capisce da chi saranno scelti i nuovi senatori: se sono "designati" dagli elettori non possono essere "eletti" dai Consigli regionali. Sa cosa le dico? Non mi dispiace non insegnare più il diritto costituzionale il prossimo anno, perché non saprei come spiegare ai miei studenti non una materia, ma un guazzabuglio".
Più facile spiegare la fiducia al governo da parte di una sola Camera, non crede?
"Questo è giusto, e utile. Non sono affatto contrario a un governo che governi. Ma dentro un sistema che respiri democraticamente a pieni polmoni".
Dal governo non può venire niente di buono?
"Perché? Sono buone le unioni civili, l'autonomia dai vescovi, la prudenza sulla Libia, il rifiuto della politica del "a casa nostra" verso i migranti. Vede che non ho pregiudizi? Ma non mi piace che una discussione sulla Costituzione si trasformi in un plebiscito sul governo. La Costituzione non è a favore né contro qualcuno, non si vince in questa materia e non si perde. Nessuno si gioca tutto sulla Carta, tutti ci giochiamo qualcosa e forse molto".
Professore, non l'ho mai sentita richiamare i grillini, come fa con il Pd, ad una responsabilità comune sul destino del sistema: come mai?
"Potrei dirle che l'antipolitica è figlia della cattiva politica. Ma è giunta l'ora che i Cinque Stelle si emancipino dalle idee elitistiche e accettino la logica parlamentare. La vera arte politica sta nel creare le condizioni dello stare insieme. Il che non vuol dire rinunciare alle proprie ragioni, ma cercare di diffonderle oltre i propri confini. Dire questo non significa nostalgia del vecchio ordine, ma desiderio di buona politica".
A proposito di vecchio, cosa risponde a chi usa questo termine come un insulto contro di voi?
"Anche noi siamo stati giovani, senza averne merito, e anche loro diventeranno vecchi, senza colpe per questo. Ma, non era la destra che polemizzava coi vecchi?".
Sì, ricorda gli attacchi a Spadolini, Rita Levi Montalcini sbeffeggiata in Senato: dunque?
"C'è traccia di futurismo nella rottamazione. I giovani hanno sempre ragione, i vecchi devono tacere. Sono battute, dice qualcuno. Ma vede: così si smarrisce il sentimento del passaggio generazionale, la trasmissione dell'esperienza. Si vuole rompere la tradizione in nome di un presunto Anno Zero. Certo, l'eccesso di tradizione spegne. Ma tagliare ogni radice per il peso della memoria espone al vento. Vivi nell'oggi e improvvisa".
Fonte
PROFESSOR Zagrebelsky, dunque più che a un referendum saremmo davanti a un golpe, come sostiene il fronte del "no" alla riforma che lei guida insieme a altri dieci ex presidenti della Consulta, e a molti costituzionalisti? Non lo avete mai sostenuto nemmeno davanti agli abusi di potere di Berlusconi e alle sue leggi ad personam: cos'è successo?
"Nel "fronte del no" convergono preoccupazioni diverse, come è naturale. Vorrei però che si lasciassero da parte le parole a effetto. L'atmosfera è già troppo surriscaldata. Contesto la parola golpe, non l'allarme. Come si fa a non vedere che il potere va concentrandosi e allontanandosi dai cittadini comuni? Non basta per preoccuparsi?".
Sono qui per sentire lei, e aiutare i lettori a capire. Dove vede questo disegno di esproprio del potere?
"Non penso a una "Spectre", per intenderci. Vedo un progressivo svuotamento della democrazia a vantaggio di ristrette oligarchie. Per ora le forme della democrazia reggono, ma si svuotano. Si parla di post-democrazia e, se subentra l'autoritarismo, di "democratura". Ripeto: non c'è da preoccuparsi?".
Tutto questo per il referendum sulla riforma del Senato?
"Il Senato è un dettaglio, o un'esca. Meglio se lo avessero abolito del tutto. È all'insieme che bisogna guardare. Rispetto ai mali che tutti denunciamo (rappresentanti che non rappresentano, partiti asfittici e verticistici e, dall'altro lato, cittadini esclusi e impotenti) che significa la riforma costituzionale unita a quella elettorale? A me pare di vedere il sogno di ogni oligarchia: l'umiliazione della politica a favore di un misto di interessi che trovano i loro equilibri non nei Parlamenti, ma nelle tecnocrazie burocratiche. La conseguenza è che viviamo in un continuo presente. Il motto è "non ci sono alternative", e così il pensiero è messo fuori gioco".
Lei ha avuto responsabilità istituzionali, è stato presidente della Consulta: non ha mai sollevato questo allarme coi vertici dello Stato?
"Con "i vertici" ho poche occasioni d'incontro. Ma ne ricordo uno, al Quirinale col presidente Napolitano. Gli parlai dell'alternativa che si prospetta sempre, quando le condizioni sociali si fanno strette e il malessere aumenta, tra chiusure autoritarie e aperture democratiche: o la ricerca di nuove strade o l'insistenza su quelle vecchie che pesano sui gruppi sociali più deboli".
Ad esempio?
"Pensi al modo abituale di tirare avanti esponendosi ai creditori. Il debitore finisce per cadere totalmente nelle loro mani. Nel diritto antico potevi finire schiavo. Oggi puoi essere spogliato. Si canta vittoria quando la finanza internazionale rifinanzia il debito pubblico e non si vede il nodo del cappio che si stringe. Eppure c'è l'esempio della Grecia che parla chiaro. Lo stato sociale è allo stremo e si sono chiesti in garanzia spiagge, isole e porti, se non anche il Partenone".
Io sono più preoccupato per questi problemi che per la riforma del Senato: il welfare state, quella che abbiamo chiamato l'economia sociale di mercato, la democrazia del lavoro fanno parte della civiltà europea, non le pare?
"Anche per me questa è la vera posta in gioco. Guardi però che tutto nel nostro discorso si tiene, dal welfare al referendum. Sennò non si capirebbe, di fronte all'enormità dei problemi che abbiamo, tanto accanimento nei confronti del povero Senato. Il "sì" spianerebbe una strada; il "no" farebbe resistenza".
Insomma, dalla crisi si può uscire con meno o più democrazia?
"Sì. La prima strada porta alla rottura dei vincoli sociali, diciamo pure alla distruzione della società, condannando i più deboli all'impotenza e all'irrilevanza. La seconda passa per un grande discorso democratico, franco, sincero, che non nasconda le difficoltà e chiami tutti a uno sforzo di responsabilità, ciascuno secondo le proprie possibilità, mobilitando le energie civili del Paese e recuperando sovranità".
Anche lei pensa che l'Europa sia un nemico, come dicono ogni giorno gli opposti populismi?
"Per nulla. Ma l'Europa è una scelta, non un guinzaglio. L'articolo 11 della Costituzione prevede la possibilità che l'Italia limiti la sua sovranità a favore di organismi internazionali, ma a condizione che ciò serva alla pace e alla giustizia tra le Nazioni. Che cosa vuol dire? Che non è un'abdicazione incondizionata alla finanza, entità immateriale con conseguenze molto concrete, ma una partecipazione consapevole e paritaria a istituzioni democratiche sovranazionali. L'Europa dovrebbe significare più, non meno democrazia".
Sta dicendo che l'Europa è un destino democratico da scegliere ogni giorno, non un vincolo di cui si smarrisce la legittimità?
"È l'opposto della semplificazione brutale dei nazionalisti. Anzi, un recupero dello spirito di Ventotene, un "plebiscito d'ogni giorno" dei popoli, non dei mercati. Invece si è pensato che unendo i mercati la politica avrebbe seguito. Ma gli interessi economici spesso sono ostili alla politica, e la riducono a intendenza. Speriamo che non sia troppo tardi".
Ma secondo lei la politica accetta consapevolmente questa diminuzione di ruolo e di peso, o decide il rapporto di forza?
"C'è un pensiero unico in campo, tra l'altro responsabile della crisi. Perfino un riformista come Keynes è considerato un eretico. La politica, dicevo, si è ridotta a una dimensione puramente esecutiva, con interventi tampone, incapace di un pensiero autonomo e prospettico. L'implosione è sempre in agguato".
Professore, non è troppo pessimista?
"Non parlerei di pessimismo, ma di prudenza, una virtù che nel governo delle società non è mai troppa. A parte tutto, la riforma è scritta malissimo, illeggibile, talora incomprensibile".
Sta facendo un problema di forma?
"Di sostanza, prego, perché una costituzione democratica ha innanzitutto l'obbligo della chiarezza. Il linguaggio dei riformatori rivela due difetti: semplificazione e radicalità, brutalità e ingenuità".
Si può essere brutali e ingenui al tempo stesso?
"Certo. Prenda lo slogan: la sera delle elezioni si saprà chi ha vinto. Non le sembra che riveli una mentalità al tempo stesso sbrigativa e ingenua? In quel giorno ci saranno vincitori e vinti e vae victis! ".
Ma lo slogan non indica anche un rimedio alla palude, all'eterna tentazione del consociativismo?
"A patto di non considerare la vittoria come un'unzione sacra che permette di insultare chi non è d'accordo: sindacati, professori, magistrati, pubblici amministratori, con l'idea che siano avversari da spegnere. Un governante saggio non dovrebbe crearsi il nemico perché, appena le cose incominceranno ad andare male, sarà chiamato a pagare un conto salato".
Ma nel Paese dell'eterno democristiano, non è meglio un legame diretto tra il voto e il governo?
"Perché "diretto" sarebbe "non democristiano"? A me pare che proprio l'idea del vincitore e dello sconfitto alimenti una vocazione tipica da noi: il timore d'essere lasciati nel campo della sconfitta. Così, c'è stata e c'è una vocazione potente a salire sul carro del vincitore. E questa non è forse la forma peggiore del consociativismo, addirittura preventiva?".
Lei teme l'abuso del vincitore?
"Si è parlato della Costituzione vigente come il frutto ormai superato della "paura del tiranno". Il tiranno, nel senso del fascismo, oggi non c'è più. Ma il vento che tira in Europa e nel mondo non ci rende avvertiti di altri, nuovi pericoli? Tanto più che le istituzioni che saranno sottoposte a referendum varranno per il futuro e non sappiamo chi potrà avvalersene".
Ma ci sono costituzionalisti, come il professor Cassese, che non vedono nella riforma un rafforzamento dell'esecutivo: è così?
"Nessuno può essere certo delle sue previsioni, ma il gioco combinato della "velocità" nella politica e dell'elezione come investitura trasformerà chi vince in arbitro indiscusso del sistema. Già ora il Capo del governo è anche Capo del suo partito, e la minoranza interna è schiacciata sotto il ricatto permanente del voto anticipato".
Anche De Mita per un breve periodo fu segretario della Dc e capo del governo: perché nessuno lo paragonò a un tiranno?
"Semplice: perché c'erano i partiti e una legge elettorale proporzionale con le preferenze. Oggi i partiti sono dei monoliti, col solo compito di sostenere il Capo. E, di nuovo, tutto si tiene: con la legge elettorale vigente in Parlamento siederanno i fedelissimi".
Lei ritiene Renzi capace di tutto questo?
"Non voglio personalizzare. Tra l'altro oggi c'è Renzi, domani può venire chiunque. I governi passano, le istituzioni restano".
Ma la società non vuole un superamento del bicameralismo perfetto?
"Lo voglio anch'io, ma non in questo modo. Ridurre procedure e costi è positivo. Ma tutto ciò non va cavalcato in termini antiparlamentari, perché saremmo all'antipolitica. Di un parlamento vitale si ha sempre bisogno. Anzi avremmo bisogno che rappresentasse il meglio del Paese, come si diceva una volta: ridotto nel numero e più competente".
Le ricordano sempre che Ingrao si schierò a favore di una sola Camera: cosa risponde?
"L'idea di Ingrao era la "centralità del Parlamento". Voleva una Camera sola per promuovere la politica in Parlamento, non per umiliarli entrambi".
E' questa la vera ragione del suo "no"?
"E' fondamentalmente questa, unita a ragioni specifiche. Il Senato è ridotto, ma non abolito. Il bicameralismo rimane per una serie di materie che possono innescare seri conflitti. È previsto che siano risolti dalla trattativa tra i due presidenti. Ma è lecito patteggiare sul rispetto delle regole? Le incongruenze tecniche sono molte. Non invidio chi dovrà scrivere la nuova legge elettorale del Senato. Non si capisce da chi saranno scelti i nuovi senatori: se sono "designati" dagli elettori non possono essere "eletti" dai Consigli regionali. Sa cosa le dico? Non mi dispiace non insegnare più il diritto costituzionale il prossimo anno, perché non saprei come spiegare ai miei studenti non una materia, ma un guazzabuglio".
Più facile spiegare la fiducia al governo da parte di una sola Camera, non crede?
"Questo è giusto, e utile. Non sono affatto contrario a un governo che governi. Ma dentro un sistema che respiri democraticamente a pieni polmoni".
Dal governo non può venire niente di buono?
"Perché? Sono buone le unioni civili, l'autonomia dai vescovi, la prudenza sulla Libia, il rifiuto della politica del "a casa nostra" verso i migranti. Vede che non ho pregiudizi? Ma non mi piace che una discussione sulla Costituzione si trasformi in un plebiscito sul governo. La Costituzione non è a favore né contro qualcuno, non si vince in questa materia e non si perde. Nessuno si gioca tutto sulla Carta, tutti ci giochiamo qualcosa e forse molto".
Professore, non l'ho mai sentita richiamare i grillini, come fa con il Pd, ad una responsabilità comune sul destino del sistema: come mai?
"Potrei dirle che l'antipolitica è figlia della cattiva politica. Ma è giunta l'ora che i Cinque Stelle si emancipino dalle idee elitistiche e accettino la logica parlamentare. La vera arte politica sta nel creare le condizioni dello stare insieme. Il che non vuol dire rinunciare alle proprie ragioni, ma cercare di diffonderle oltre i propri confini. Dire questo non significa nostalgia del vecchio ordine, ma desiderio di buona politica".
A proposito di vecchio, cosa risponde a chi usa questo termine come un insulto contro di voi?
"Anche noi siamo stati giovani, senza averne merito, e anche loro diventeranno vecchi, senza colpe per questo. Ma, non era la destra che polemizzava coi vecchi?".
Sì, ricorda gli attacchi a Spadolini, Rita Levi Montalcini sbeffeggiata in Senato: dunque?
"C'è traccia di futurismo nella rottamazione. I giovani hanno sempre ragione, i vecchi devono tacere. Sono battute, dice qualcuno. Ma vede: così si smarrisce il sentimento del passaggio generazionale, la trasmissione dell'esperienza. Si vuole rompere la tradizione in nome di un presunto Anno Zero. Certo, l'eccesso di tradizione spegne. Ma tagliare ogni radice per il peso della memoria espone al vento. Vivi nell'oggi e improvvisa".
Fonte
sabato 30 maggio 2015
La lista degli impresentabili servirà a qualcosa?
La lista dei candidati impresentabili, stilata dall'Antimafia, non ha niente a che vedere con gli affari della Giustizia. Qui c'è in atto un'interpretazione distorta e una presa di posizione dei partiti a dir poco "interessante" e da riconsiderare visto il "pasticcio" dei candidati alle regionali della Campania e Puglia. Renzi rischia di vedere eletto uno dei "suoi" in Campania cioè De Luca Vincenzo al quale pende un giudizio per il reato di concussione continuata, che risale al '98 e altri delitti quali abuso di ufficio, truffa aggravata, associazione per delinquere.
A parte questo "piccolo" errore, al centro del dibattito c'è il presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi. La Bindi, come giusto che sia, espone il suo punto di vista dicendo che si applica solamente la legge Severino votata dagli stessi partiti.
La quale afferma: "Che cosa vogliono da me? E che c'entro io con la battaglia tra la minoranza interna del PD e Renzi? Queste sono tutte domande la cui risposta dovrà rispondere lo stesso partito "democratico". Tanto è vero che la sfida vedrà tanti cambi di passo e colpi di scena.
Chi ne ha subìto di più le conseguenze è il centro destra che arriva spaccato sia per quanto riguarda il caso Fitto, in Puglia, che ha lasciato Forza Italia, e spinta anche dal nuovo outsider "piglia tutto" Matteo Salvini. Il quale ha dimostrato coraggio, con varie presentazioni Tv e con ancora stampato sulle felpe il logo leghista: "Lega Nord" davanti a milioni di telespettatori. Lo stesso Salvini dovrebbe farsi voce anche di alcune liste create "per il sud".
Mentre il M5S sta in guardia, non demorde, e risulta fuori da ogni accusa di impresentabilità stilata dalla commissione Antimafia. La novità è che Grillo torna nella piazza di Genova con la stessa grinta dopo sette mesi di assenza con la candidata pentastellata Alice Salvatore, giovane ricercatrice universitaria la quale grida ad alta voce: "gli stiamo facendo una paura pazzesca".
Forse la paura ce l'hanno già avuta quelli che pochi giorni fa, al Nazareno hanno siglato un disegno di legge che "vorrebbe" escludere il movimento 5 stelle dalle scene politiche, perchè non ritenuta un soggetto politico. Vorrei sapere chi pensa che non lo sia?
Infine la questione di oggi vuole smuovere le coscienze, la questione morale sociale. E penso: ci sarà mai in Italia un'elezione politica regionale e/o nazionale dove i candidati vengono scelti dal popolo? Con la possibilità magari che gli stessi candidati non abbiano la fedina penale sporca?
A parte questo "piccolo" errore, al centro del dibattito c'è il presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi. La Bindi, come giusto che sia, espone il suo punto di vista dicendo che si applica solamente la legge Severino votata dagli stessi partiti.
La quale afferma: "Che cosa vogliono da me? E che c'entro io con la battaglia tra la minoranza interna del PD e Renzi? Queste sono tutte domande la cui risposta dovrà rispondere lo stesso partito "democratico". Tanto è vero che la sfida vedrà tanti cambi di passo e colpi di scena.
Chi ne ha subìto di più le conseguenze è il centro destra che arriva spaccato sia per quanto riguarda il caso Fitto, in Puglia, che ha lasciato Forza Italia, e spinta anche dal nuovo outsider "piglia tutto" Matteo Salvini. Il quale ha dimostrato coraggio, con varie presentazioni Tv e con ancora stampato sulle felpe il logo leghista: "Lega Nord" davanti a milioni di telespettatori. Lo stesso Salvini dovrebbe farsi voce anche di alcune liste create "per il sud".
Mentre il M5S sta in guardia, non demorde, e risulta fuori da ogni accusa di impresentabilità stilata dalla commissione Antimafia. La novità è che Grillo torna nella piazza di Genova con la stessa grinta dopo sette mesi di assenza con la candidata pentastellata Alice Salvatore, giovane ricercatrice universitaria la quale grida ad alta voce: "gli stiamo facendo una paura pazzesca".
Forse la paura ce l'hanno già avuta quelli che pochi giorni fa, al Nazareno hanno siglato un disegno di legge che "vorrebbe" escludere il movimento 5 stelle dalle scene politiche, perchè non ritenuta un soggetto politico. Vorrei sapere chi pensa che non lo sia?
Infine la questione di oggi vuole smuovere le coscienze, la questione morale sociale. E penso: ci sarà mai in Italia un'elezione politica regionale e/o nazionale dove i candidati vengono scelti dal popolo? Con la possibilità magari che gli stessi candidati non abbiano la fedina penale sporca?
giovedì 21 maggio 2015
Redditto di cittadinanza per tutti. L'Europa lo sa.
sabato 5 luglio 2014
Dignità: "portare il pane a casa"
Papa Francesco in Molise
per la quinta visita pastorale in Italia del suo pontificato, a due
settimane da quella in Calabria e a quasi un anno da quella a
Lampedusa per ricordare le migliaia di migranti morti in mare.
Al centro del viaggio in
Molise, drammi sociali ed emergenza lavoro. Prima tappa a Campobasso,
dove allo stadio Romagnoli lo attendono in trenta mila per la messa,
poi il santuario di Castelpetroso e quindi Isernia per l'indizione
dell'anno giubilare in memoria di Celestino V. In serata il rientro a
Roma.
Papa Francesco afferma:
sia lavoro, ma in rispetto umanità.
Il lavoro al centro della
visita pastorale del Papa in Molise: “Oggi vorrei unire la mia voce
a quella di lavoratori e imprenditori nel chiedere che possa attuarsi
anche qui un “patto per il lavoro”, ha detto all'Università del
Molise, “non portare il pane a casa toglie la dignità”.
Poi la riflessione sul
rapporto tra vita, lavoro, libertà: “La domenica libera dal
lavoro” afferma che “la priorità non è all'economico, ma
all'umano. Forse è il momento di domandarci se lavorare la domenica
è una vera libertà”.
Papa: disoccupazione è
piaga umanità. Anche durante la messa della visita pastorale in
Molise il Papa parla di lavoro e disoccupazione. Questa, dice, “è
una piaga che richiede ogni sforzo e tanto coraggio da parte di
tutti”.
Bergoglio invita tutti a
“porre al centro” la dignità umana, per una sfida, quella del
lavoro, che “interpella in modo particolare la responsabilità
delle istituzioni, del mondo imprenditoriale e finanziario”.
Infine l'appello del santo padre a “uno
sviluppo che sappia rispettare il creato”.
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sabato 14 giugno 2014
"A proposito dell'euro"
7 quesiti che possono aiutarci a fare
chiarezza sulla moneta unica
Quali sono stati i principali difetti
nella costruzione iniziale dell’euro?
Al
momento del lancio, nel 1999, l’euro prevedeva un’unione
monetaria completa – con i tassi di inte-ressi fissati dalla BCE di
Francoforte per l’intera zona – ma non prevedeva una
corrispondente unione economica, visto che le politiche economiche e
fiscali rimanevano in larga misura prive di un coordi-namento tra gli
Stati membri. La crisi ha rilevato le carenze insite in tale
costruzione.
Questo
insufficiente coordinamento delle politiche economiche nella zona
euro ha portato a un proli-ferare incontrollato di squilibri
macroeconomici. Le regole messe in atto per assicurare solide
politiche di bilancio si sono rivelate troppo deboli e spesso non
sono state rispettate. La supervisione finanzia-ria è stata in
massima parte lasciata alla responsabilità dei singoli Stati. Quando
la crisi ha colpito la zona euro tali carenze si so-no palesate,
provocando una crisi di fiducia degli investitori riguardo all’euro,
che molti hanno criticato definendolo una costruzio-ne troppo fragile
per i periodi di crisi. Dal 2010 la Commissione ha intrapreso misure
decise per rimediare a tali carenze e raffor-zare le fondamenta
dell’euro.
Perché chi ha progettato la moneta
unica non ha previsto i problemi che tali carenze avrebbero
provocato?
Tutti
i rapporti pubblicati sulla moneta unica (come il Rapporto Werner o
il Rapporto Delors ) sottolineavano la necessità di raffor-zare il
coordinamento economico e disporre di regole relative ai bilanci
nazionali, problemi di cui si è tenuto conto sin dall’inizio nella
progettazione dell’Unione economica e monetaria. Ma gli Stati
membri si sono mostrati riluttanti nel cedere la propria sovra-nità
in materia di politica economica, e questo ha portato a una maggiore
gradualità nella costruzione dell’unione economica. Le regole
relative ai bilanci non sono state sempre rispettate da tutti gli
Stati membri.
In che modo si è rimediato a tali
carenze?
A partire dal 2010, la zona euro
dispone di un coordinamento rafforzato in materia economica e di
bilancio, che agisce su diversi piani:
- Le norme in materia di bilancio dell'area dell'euro sono state rafforzate. Ora l'accento si è spostato sull'azione preventiva in tempi non di crisi, per esempio tenendo sotto controllo la spesa e istituendo organi nazionali indipendenti incaricati di monitorare le politiche di bilancio dei governi.
- Abbiamo introdotto nuove regole volte a individuare e correggere gli squilibri macroeconomici. Avevamo infatti consta-tato che sviluppi economici insostenibili, ad esempio sul mercato immobiliare, possono destabilizzare un'intera economia e avere ripercussioni sul resto dell'area dell'euro.
- La crisi finanziaria ha posto in evidenza la necessità di regolamentare e monitorare con maggiore efficacia il settore bancario. Per questo motivo, a partire dal 2010 la Commissione ha proposto quasi 30 normative per assicurare che tutti gli istitu-ti, i prodotti e i mercati finanziari siano adeguatamente regolamentati e monitorati. La crisi ha aggiunto una nuova dimensione. Infatti, ha messo in luce il circolo potenzialmente vizioso fra banche e debito sovrano, motivo per cui abbiamo adottato con deter-minazione le misure necessarie per costituire una vera e propria "unione bancaria".
- Infine, è stata creata una solida barriera finanziaria protettiva, il Meccanismo europeo di stabilità per erogare assistenza finanziaria di emergenza agli Stati membri in difficoltà che, da parte loro, si impegnano a realizzare le riforme necessarie per pro-muovere una crescita economica durevole e l'occupazione.
Le decisioni prese sono sufficienti per
rimediare ai difetti dell'euro?
Queste
decisioni hanno reso l'euro una moneta molto più solida e credibile
di quanto fosse prima della crisi. Ciò non significa che il lavoro
sia finito, infatti la strada da percorre è stata delineata nel
piano per un'Unione economica e monetaria autentica e appro-fondita
(pubblicato a novembre 2012), che prevede misure progressive da
adottare nel breve, medio e lungo periodo (vedi comunicato stampa e
memo).
Ora
la priorità assoluta è completare l'Unione bancaria e assicurare la
vigilanza e la risoluzione adeguata delle banche secondo norme
comuni, in modo da evitare gli errori del passato. È un passo
fondamentale per ripristinare la fiducia nel sistema bancario e
creare le condizioni perché le famiglie e le PMI abbiano migliore
accesso al credito bancario.
L'euro ha avuto qualche beneficio reale
o è stato solo una spinta politica dei federalisti?
Già
prima della crisi i benefici dell'euro erano evidenti: maggiore
integrazione commerciale, più investimenti e prezzi più stabili,
oltre agli effetti positivi sulla creazione di posti di lavoro per un
lungo periodo. Detto questo, l'Unione economica e monetaria (UEM)
presentava delle carenze nella progettazione iniziale, carenze che
hanno aggravato l'esposizione della zona euro alla crisi finanziaria
mondiale. L'UEM 2.0 per la quale stiamo lavorando dal 2010 affronta
questi problemi in modo determinante e fornisce un quadro solido per
la crescita sostenibile e la creazione di posti di lavoro e per il
mantenimento di finanze pubbliche sane.
Dall'euro ha tratto vantaggio solo la
Germania, mentre per gli altri paesi dell'eurozona è stato un
disastro?
Assolutamente
no. È vero che il ritorno della Germania al successo economico ha
coinciso con l'esistenza dell'euro, ma la Ger-mania ha realizzato
riforme sostanziali che le hanno permesso di adeguarsi ai cambiamenti
dell'economia globale. Anche altri paesi hanno raggiunto risultati
simili. Gli sforzi che molti paesi hanno incontrato per adattarsi
alle sfide della globalizzazione sa-rebbero stati necessari comunque,
con o senza l'euro.
In che modo gli Stati membri possono
reagire agli shock economici quando non possono svalutare la loro
moneta?
Innanzitutto
la svalutazione non è una panacea - può essere una soluzione a
breve termine, ma non può essere la cura definitiva per problemi
economici cronici e non rinforza le fondamenta dell'economia di un
paese.
I
paesi devono adottare riforme strutturali per garantire che le loro
economie siano sufficientemente flessibili e competitive. Questo vale
in particolar modo – ma non solo – per i paesi che condividono
una moneta comune.
Ora
disponiamo di uno strumento efficace, la Procedura per gli squilibri
macroeconomici, per individuare e, se necessario, correg-gere gli
squilibri che interessano uno o più paesi dell'UE, soprattutto
nell'area dell'euro. Questo è un enorme passo avanti rispetto alla
situazione precedente alla crisi.
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venerdì 13 giugno 2014
"Diktat bulgaro per l'uomo Civatiano del PD Mineo"
"A Palazzo Chigi al
lavoro sul Consiglio dei Ministri di oggi #buongiorno".
Così Matteo Renzi,
rientrato nella notte a Roma dopo la missione in Vietnam e in Cina,
twitta in vista del Consiglio dei Ministri di oggi pomeriggio, che approverà la riforma
della pubblica amministrazione e i poteri al commissario
anti-corruzione Raffaele Cantone.
L'ufficio di presidenza
dei senatori Pd a Palazzo Madama ha deciso ieri di sostituire Mineo
in Commissione Affari Costituzionali con il capogruppo Zanda.
La decisione è giunta
dopo il rifiuto più volte manifestato dal 'civatiano' Mineo di
votare il ddl di riforma istituzionale. Il commento di Mineo: "E'
un autogol per il governo e il partito far passare le riforme con un
muro contro muro". Secondo fonti Pd, Mineo non era membro
permanente: aveva sostituito Minniti andato al governo. Entrano anche
Cociancich e Migliavacca, per Pizzetti e Chiti. Analoga sostituzione
nel gruppo. Per l'Italia, con il 'dissidente' Mauro sostituito dal
capogruppo Lucio Romano. Mineo critica e accusa: "Ritengo la mia
rimozione, insieme a quella di altri colleghi, un clamoroso autogol
di Renzi". Mineo, senatore del Pd, contesta la sua sostituzione
come componente della commissione affari costituzionali del Senato.
"Se nel Pd non c'è
la possibilità di parlare e neppure in Parlamento, allora io non ci
sto", sostiene. Chiti, altro senatore sostituito in Commissione,
dice: "Io sto bene nel Pd, se vogliono mi cacciano", si
rischia "un partito autoritario". Critica il voto della
Camera sulla responsabilità civile dei magistrati. "Meno male
che il Senato c'è!", osserva.
Civati, esponente della
minoranza del Pd, solidarizza con il senatore Mineo, che contesta il
progetto di riforma istituzionale del governo e si è autosospeso con
altri quattordici colleghi. Civati critica la sostituzione di Mineo nella
commissione affari costituzionali del Senato dice che “è un editto
bulgaro tipo ex cav.”: "E' una decisione di Renzi perché oggi
lo stesso premier l'ha rivendicata dalla Cina". Fa un parallelo
tre Renzi e Berlusconi: "A volte queste cose venivano dalla
Bulgaria, ma evidentemente siamo ancora più esotici". Slitta
l'incontro Zanda-dissidenti del Pd.
Mentre Renzi risponde
dalla Cina: "Le riforme non si annunciano, si fanno, e non
lasciamo a nessuno il diritto di veto. Contano più i voti degli
italiani che il diritto di veto di qualche politico". Così il
premier Renzi, incontrando la comunità d'affari italiana a Pechino.
"Noi non molliamo di mezzo centimetro, siamo convinti nel
cambiare il paese", ha sottolineato.
"Non ne possiamo più
di un'Italia rannicchiata, impaurita, c'è fame di Italia nel mondo,
dobbiamo smettere di dividerci e fare finalmente gioco di squadra,
andremo avanti a testa alta", ha detto Renzi prima di lasciare
Pechino alla volta di Astana, in Kazakhstan, ultima tappa del suo
tour asiatico.
Tuttavia il Presidente
del Consiglio Matteo Renzi si prepara a dare battaglia ai senatori
dissidenti del Pd che criticano il progetto del governo sulle riforme
istituzionali. Il Pd è davanti a un bivio,"non ho preso il 41%
dei voti per lasciare il futuro del Paese a Mineo",
dice il presidente del
Consiglio rientrando in Italia dall'Asia e ricordando il successo
alle elezioni europee. E' stupefacente che Mineo parli di epurazione,
osserva il segretario del Pd. Un partito non è un taxi che uno
prende per farsi eleggere, sostiene.
Ieri, prima di partire
dalla Cina aveva sottolineato che "contano più i voti degli
italiani che il diritto di veto di qualche politico".
martedì 3 giugno 2014
"Tasso di disoccupazione al massimo storico dal 1977"
Tasso di disoccupazione ad aprile al 12,6%, stabile su marzo, ma in aumento di 0,6 punti su base annua.Questi i dati provvisori e destagionalizzati Istat.
Nel 1° trimestre 2014 il dato raggiunge il 13,6%,in aumento di 0,8 punti sullo stesso periodo dell'anno. Si tratta di un massimo storico dal 1977.
Ed è record anche per il tasso di disoccupazione per i giovani tra i 15 e i 24 anni che sale nel 1° trimestre 2014 al 46%, il valore più alto dal 1977. Picco nel sud: nel 1à trim. il dato vola al 21,7%, per i giovani al 60,9%.
Lavoro, Poletti: cambio rotta entro 2014 "A fine anno l'obiettivo che abbiamo è procedere per produrre il cambio di segno". Così il ministro del Lavoro, Poletti, commentando i dati Istat sulla disoccupazione ancora in crescita. Il ministro spiega che comunque parliamo "degli esiti riferiti al trimestre in cui il Pil è sceso dello 0,1%". "E' chiaro che l'occupazione parte se c'è uno scatto forte nella capacità produttiva". Il piano 'Garanzia giovani'?"Sta andando bene", assicura. Mentre resta il nodo della cassa integazione in deroga: il governo integri le risorse.
venerdì 28 marzo 2014
"La poesia del colore"
Oggi vi ho scritto una poesia, sono "ispirato":
LA POESIA DEL COLORE
Scegliere il grigio fra il bianco e il nero è più grave di quanto si pensi.
Poichè non c'è spazio per un bianco poco sporco o un nero poco scolorito.
E' proprio tipico dell'italiano medio, è più forte di noi.
Poichè non c'è spazio per un bianco poco sporco o un nero poco scolorito.
E' proprio tipico dell'italiano medio, è più forte di noi.
Un poco di quà e un poco di là.
Cambiamo.
Cambiamo.
In fin dei conti bisogna scegliere il colore più adatto al nostro io.
Bisognerebbe decidere da che parte stare in pratica.
Bisognerebbe decidere da che parte stare in pratica.
O si è bianchi seguendo la propria strada, o si è neri beccandosi le conseguenze.
A ciascuno la scelta del color proprio.
domenica 23 marzo 2014
Papa a media: disinformazione è peccato
Papa a media: disinformazione è peccato
Papa a media: disinformazione è peccato
"Per me i peccati dei media più grossi
sono quelli che vanno sulla strada del
la bugia e della menzogna,e sono 3: di-
sinformazione, calunnia e diffamazione.
Ma la disinformazione è anche peggiore,
è dire la metà delle cose, quelle più
convenienti per me". E' duro il monito
del Papa ai media, chiamati a racconta-
re la realtà e i suoi avvenimenti.
Rivolgendosi alle tv cattoliche locali
della rete Corallo. il Papa le ha messe
in guardia dalle "forme di inquinamen-
to" e dai "veleni" del clima mediatico,
"un'aria sporca che non fa bene".
22/03/2014 13:06
Papa:classe dirigente lontana da popolo
Papa:classe dirigente lontana da popolo
Una classe dirigente che si è "allonta-
nata dal popolo", che si è "chiusa nel
proprio gruppo, partito, nelle lotte
interne", diventa "gente dal cuore
indurito". Lo afferma Papa Francesco
durante la messa a San Pietro per i
parlamentari italiani.
"Tutti siamo peccatori,tutti. Ma questi
sono più peccatori", da "peccatori sono
scivolati in corrotti", sottolinea il
Papa. Tra gli oltre 500 parlamentari
presenti alla messa del mattino presie-
duta dal Papa, i presidenti di Senato e
Camera, Grasso e Boldrini.
27/03/2014 08:36.
@palgiac
lunedì 17 marzo 2014
Lection 2 - Diritto dell'Unione Europea
Il preambolo del trattato di Roma del 25 marzo 1957 ci dice che le alte parti contraenti hanno deciso di istituire una comunità economica europea.
Gli obiettivi di pace, libertà e benessere possono essere raggiunti col mercato comune.
Quindi c'è stata la necessità di dover istituire organi istituzionali per realizzare questi ideali.
Che cos'è la CEE? (Comunità Economica Europea)
Per certi aspetti non era così chiaro all'epoca.
Infatti convivono tre diverse rappresentazioni tra loro alternative, in conflitto:
organizzazione internazionale (organismo di cooperazione tra un certo numero di stati, che collaborano in organismi internazionali e secondo le loro procedure.)
E non c'è nessun trasferimento di sovranità.
L'Organizzazione Internazionale: è un soggetto della comunità mondiale che opera come proiezione degli stati. Elementi del trattato che lo confermano sono:
La fonte istitutiva che è un trattato tra più stati. Gli stati invece nascono quando un territorio è governato da un principe che riesce ad esercitarvi un imperio. Il compimento di ciò è una costituzione.
Istituzioni: c'è un consiglio, che è tipico delle organizzazioni.
Competenze: ha solo le competenze espressamente attribuitegli dal trattato. Diversamente gli stati hanno sempre fini generali poiché la costituzione non li limita.
Elementi difformi dalle organizzazioni normali:
Il parlamento europeo, composto da rappresentanti dei singoli, del popolo degli stati membri. I parlamenti delle altre organizzazioni invece sono costituiti da rappresentanti dei governi.
C'è un anomalo meccanismo di controllo della Commissione sugli stati membri riguardo il diritto comunitario. Ciò era quasi inconcepibile nelle altre organizzazioni, dove erano gli stati che controllavano le organizzazioni.
Embrione di stato federale
Gli elementi federali sono:
Non esserci trasferimento di sovranità. E l'esistenza del parlamento europeo.
Il federalismo è stato pensato come un processo: non si vuole creare subito uno stato federale, si vuole solo dare qualche elemento che dopo qualche tempo potrebbe portare al federalismo (federalismo funzionale: si segue un processo di trasformazione graduale).
Ordinamento composito.
Cioè l'idea che ci sia una alternativa allo stato federale e all'organismo internazionale.
La CEE:
non è uno stato federale perché gli stati continuano a mantenere una loro voce
non è una organizzazione internazionale perché ne fanno parte i singoli.
Dunque la CEE è un sistema in cui coesistono singoli e stati membri in una unica cornice.
Ciò non è detto espressamente dal trattato, ma l'idea è chiara, specie se si pensa al processo normativo, affidato a tre voci disomogenee:
la procedura è avviata e composta dalla Commissione (che rappresenta la comunità)
su questa si esprime il Parlamento europeo (che rappresenta i singoli)
ed è conclusa dal consiglio (che rappresenta gli stati)
L'ideologia delle tre rappresentazioni è:
1. La cooperazione internazionale (De Gaulle)
2. Il super-stato europeo (l'idea è superare il grande trauma della seconda guerra mondiale creando una cornice super statale in cui gli stati scompaiono)
3. Il sovranazionalismo comunitario (cornice unitaria in cui le tradizioni nazionali non scompaiono)
Preambolo del Trattato sull'Ue (1992): continuità con il passato.
La novità è quella di segnare una nuova tappa nel processo di integrazione europea.
Il suo contenuto è:
1. partire con il fatto che gli obiettivi passati non sono stati raggiunti, per cui è necessario rafforzare il funzionamento delle istituzioni, intensificare la solidarietà tra i popoli.
2. Gli obiettivi originari vengono ingranditi per sostenere la pace, la sicurezza che comprende l'ordine pubblico, la sicurezza militare quindi le minacce derivanti dall'esterno e il progresso in Europa e nel mondo. Si afferma l'Europa con un ruolo nella risoluzione dei problemi internazionali.
Strumenti per raggiungere gli obiettivi:
1. Il mercato unico e moneta unica;
2. L'unione di politiche, volta a garantire che i progressi compiuti sulla via dell'integrazione economica in altri settori.
3. L'integrazione politica: della politica estera e della difesa comune, con l'inclusione di disposizioni relative alla giustizia e agli affari interni.
Gli obiettivi di pace, libertà e benessere possono essere raggiunti col mercato comune.
Quindi c'è stata la necessità di dover istituire organi istituzionali per realizzare questi ideali.
Che cos'è la CEE? (Comunità Economica Europea)
Per certi aspetti non era così chiaro all'epoca.
Infatti convivono tre diverse rappresentazioni tra loro alternative, in conflitto:
organizzazione internazionale (organismo di cooperazione tra un certo numero di stati, che collaborano in organismi internazionali e secondo le loro procedure.)
E non c'è nessun trasferimento di sovranità.
L'Organizzazione Internazionale: è un soggetto della comunità mondiale che opera come proiezione degli stati. Elementi del trattato che lo confermano sono:
La fonte istitutiva che è un trattato tra più stati. Gli stati invece nascono quando un territorio è governato da un principe che riesce ad esercitarvi un imperio. Il compimento di ciò è una costituzione.
Istituzioni: c'è un consiglio, che è tipico delle organizzazioni.
Competenze: ha solo le competenze espressamente attribuitegli dal trattato. Diversamente gli stati hanno sempre fini generali poiché la costituzione non li limita.
Elementi difformi dalle organizzazioni normali:
Il parlamento europeo, composto da rappresentanti dei singoli, del popolo degli stati membri. I parlamenti delle altre organizzazioni invece sono costituiti da rappresentanti dei governi.
C'è un anomalo meccanismo di controllo della Commissione sugli stati membri riguardo il diritto comunitario. Ciò era quasi inconcepibile nelle altre organizzazioni, dove erano gli stati che controllavano le organizzazioni.
Embrione di stato federale
Gli elementi federali sono:
Non esserci trasferimento di sovranità. E l'esistenza del parlamento europeo.
Il federalismo è stato pensato come un processo: non si vuole creare subito uno stato federale, si vuole solo dare qualche elemento che dopo qualche tempo potrebbe portare al federalismo (federalismo funzionale: si segue un processo di trasformazione graduale).
Ordinamento composito.
Cioè l'idea che ci sia una alternativa allo stato federale e all'organismo internazionale.
La CEE:
non è uno stato federale perché gli stati continuano a mantenere una loro voce
non è una organizzazione internazionale perché ne fanno parte i singoli.
Dunque la CEE è un sistema in cui coesistono singoli e stati membri in una unica cornice.
Ciò non è detto espressamente dal trattato, ma l'idea è chiara, specie se si pensa al processo normativo, affidato a tre voci disomogenee:
la procedura è avviata e composta dalla Commissione (che rappresenta la comunità)
su questa si esprime il Parlamento europeo (che rappresenta i singoli)
ed è conclusa dal consiglio (che rappresenta gli stati)
L'ideologia delle tre rappresentazioni è:
1. La cooperazione internazionale (De Gaulle)
2. Il super-stato europeo (l'idea è superare il grande trauma della seconda guerra mondiale creando una cornice super statale in cui gli stati scompaiono)
3. Il sovranazionalismo comunitario (cornice unitaria in cui le tradizioni nazionali non scompaiono)
Preambolo del Trattato sull'Ue (1992): continuità con il passato.
La novità è quella di segnare una nuova tappa nel processo di integrazione europea.
Il suo contenuto è:
1. partire con il fatto che gli obiettivi passati non sono stati raggiunti, per cui è necessario rafforzare il funzionamento delle istituzioni, intensificare la solidarietà tra i popoli.
2. Gli obiettivi originari vengono ingranditi per sostenere la pace, la sicurezza che comprende l'ordine pubblico, la sicurezza militare quindi le minacce derivanti dall'esterno e il progresso in Europa e nel mondo. Si afferma l'Europa con un ruolo nella risoluzione dei problemi internazionali.
Strumenti per raggiungere gli obiettivi:
1. Il mercato unico e moneta unica;
2. L'unione di politiche, volta a garantire che i progressi compiuti sulla via dell'integrazione economica in altri settori.
3. L'integrazione politica: della politica estera e della difesa comune, con l'inclusione di disposizioni relative alla giustizia e agli affari interni.
sabato 15 marzo 2014
Lection 1 - Diritto dell'Unione Europea
Perchè dar vita all'Europa? Perché alcuni stati nel 1950 vogliono dar vita ad un organismo ultrastatale chiamato Unione Europea?
Ci chiediamo questo per capire in modo funzionale il diritto dell'Unione Europea, per valutarlo in modo critico. Vogliamo qui capire l'Unione Europea in alcune delle sue fasi.
Come possiamo capire L'Europa?
- facendo un esame cronologico, ossia guardandone l'evoluzione nel tempo, vedere l'evoluzione dei fini dell'UE;
- interpellando le fonti, in particolare i trattati, perché sono la fonte cronologicamente primaria. La storia dell'Unione Europea nasce con un trattato, poi modificato da altri trattati. In particolare fonti sono i primi articoli (I principi fondamentali) e soprattutto il preambolo (firmato dai paesi aderenti), che contiene principi ed aspirazioni principali (il preambolo dà il senso complessivo). I principali trattati che studieremo man mano sono:
- 1957: Trattato di Roma 25 marzo 1957
- 1992: Trattato di Maastricht
- 2003-2007: Trattato di Lisbona (entrato in vigore il 1/12/2009)
Il Preambolo del Trattato CEE (1957)
- Quali sono gli obiettivi del progetto di integrazione dell'Europa?
Gli stati firmatari dicono che sono “risoluti a rafforzare le difese della pace e della libertà” facendo appello agli altri popoli d'Europa, animati dagli stessi ideali, di unirsi a loro.
In altre parole pace e libertà sono gli obiettivi primari della Comunità Economica Europea, dunque gli obiettivi non sono il mercato, la protezione dell'ambiente o simile, ma soprattutto la pace e la libertà.
Il preambolo ha un punto di avvio nel 1950. Afferma l'interesse di ribadire la pace e la libertà dopo la seconda guerra mondiale, in particolare fra Francia e Germania, e di lasciarsi alle spalle il totalitarismo.
C'è stato un interesse di avere come obiettivo primario e ideale la pace e la libertà. Ciò significa non poter compiere scelte che non siano immediatamente in relazione con questi valori.
Inoltre la carta delle Nazioni Unite mette tra i suoi obiettivi principali la pace e la libertà, ma li vede come obiettivi, non come ideali.
L'ONU e la CEE rispondono alle stesse esigenze.
Dichiarazione di Schuman (ministro degli esteri francese) del 9 maggio 1950: invita tutti gli stati dell'Europa occidentale a dare vita ad un organismo ultranazionale, ad una conferenza intergovernativa, per dar vita ad una Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio.
L'idea è di unire la gestione dei territori e delle risorse di carbone e acciaio delle ex nemiche Francia e Germania. E' una idea economica ma soprattutto Politica. Significa mettere insieme, su un problema definito, i due paesi più contrapposti durante la seconda guerra mondiale.
Questa idea, concordata con altri politici di altri stati, non è stata scritta da Schuman, ma da Jean Monnet (vice segretario generale della società delle Nazioni).
In un passaggio, di una conferenza, dice:
“ ogni guerra deve diventare materialmente impossibile e impensabile”
Impensabile: culturalmente non più concepibile.
L’elemento culturale alla base di ciò era la morale cristiana (cultura del perdono reciproco, appello alla riconciliazione).
Finalità ulteriore dell’integrazione europea: la prosperità.
Le Nazioni sottoscriventi erano: “decise ad assicurare, mediante una azione comune, il progresso economico e sociale dei loro paesi, assegnando ai loro sforzi per scopo essenziale il miglioramento costante delle condizioni di vita e di occupazione dei loro popoli”.
Art.2: Le Nazioni si impegnano a “promuovere uno sviluppo armonioso delle attività economiche nell’insieme della Comunità, un’espansione continua ed equilibrata”.
L'Europa è la terra in cui tutti potremo essere liberi, in pace e prosperità.
Qui entra la morale cristiana: la terra promessa, la vigna biblica.
Si parla di una prosperità Comune. Cioè si cresce insieme. E' in prosperità futura come progetto sociale.
Le barriere sono ostacoli alla libera circolazione delle persone e quindi eliminare le barriere vuol dire eliminare i dazi doganali. Bisognava rafforzare l'unità delle economie era il passo successivo all'eliminazione delle barriere.
Cioè la costruzione di uno spazio economico comunitario voleva dire integrazione economica.
Di che tipo vi chiederete?
Art. 2 Trattato comunitario: instaurazione di un mercato comune. Cioè uno spazio in cui sono garantite 4 libertà di circolazione:
1. merci
2. lavoratori
3. servizi (gli imprenditori)
4. capitali
Questo però poneva un problema: come si fa a realizzare un mercato comune? Quali ostacoli devo superare? Devo eliminare i dazi doganali (tasse che pago per esportare un prodotto); vietare i monopoli; restrizioni quantitative. Queste tre cose hanno in comune il fatto che sono divieti.(integrazione negativa).
C'è anche una integrazione positiva (obblighi), per esempio adattare delle regole (direttive, regolamenti) le normative di ravvicinamento, cioè normative di armonizzazione. Che era quello di sostituire le normative nazionali diverse tra loro.
Il principio alla base delle 4 libertà di circolazione è il Principio di non discriminazione, che ha come parametro specifico la nazionalità. Le merci, i servizi, i lavoratori e i capitali non devono essere trattati in modo diverso da paese a paese.
Ci sono state delle alternative al mercato comune:
Il libero scambio di prodotti industriali; le zone di libero scambio (EFTA, NAFTA, prive di una dimensione esterna, concentrate sulla libertà di circolazione delle merci).
C'è da considerare anche il contesto internazionale: creazione del GATT (1947), che ha come obiettivo la riduzione degli ostacoli alla circolazione delle merci.
In conclusione, l'ideologia del mercato comune (che ha una logica interna) comprende:
spazio concorrenziale, in cui vi è:
1. un'area neutrale (obiettivo era la concorrenza ad armi pari tra imprenditori)
2. una decisione dei soggetti che determinano il mercato (ruolo sovrano dei consumatori)
3. un ruolo del potere pubblico molto limitato.
4. spazio sociale (si riconosce il fatto che il mercato comune può favorire un processo di arricchimento, un pluralismo; inoltre si riconosce il fatto che il mercato comune svolge uno sforzo cooperativo; infine il mercato fa un'impresa comune).
Nei fatti, questo non funzionava così bene come è descritto nel preambolo e rimaneva un pò controverso.
Ci chiediamo questo per capire in modo funzionale il diritto dell'Unione Europea, per valutarlo in modo critico. Vogliamo qui capire l'Unione Europea in alcune delle sue fasi.
Come possiamo capire L'Europa?
- facendo un esame cronologico, ossia guardandone l'evoluzione nel tempo, vedere l'evoluzione dei fini dell'UE;
- interpellando le fonti, in particolare i trattati, perché sono la fonte cronologicamente primaria. La storia dell'Unione Europea nasce con un trattato, poi modificato da altri trattati. In particolare fonti sono i primi articoli (I principi fondamentali) e soprattutto il preambolo (firmato dai paesi aderenti), che contiene principi ed aspirazioni principali (il preambolo dà il senso complessivo). I principali trattati che studieremo man mano sono:
- 1957: Trattato di Roma 25 marzo 1957
- 1992: Trattato di Maastricht
- 2003-2007: Trattato di Lisbona (entrato in vigore il 1/12/2009)
Il Preambolo del Trattato CEE (1957)
- Quali sono gli obiettivi del progetto di integrazione dell'Europa?
Gli stati firmatari dicono che sono “risoluti a rafforzare le difese della pace e della libertà” facendo appello agli altri popoli d'Europa, animati dagli stessi ideali, di unirsi a loro.
In altre parole pace e libertà sono gli obiettivi primari della Comunità Economica Europea, dunque gli obiettivi non sono il mercato, la protezione dell'ambiente o simile, ma soprattutto la pace e la libertà.
Il preambolo ha un punto di avvio nel 1950. Afferma l'interesse di ribadire la pace e la libertà dopo la seconda guerra mondiale, in particolare fra Francia e Germania, e di lasciarsi alle spalle il totalitarismo.
C'è stato un interesse di avere come obiettivo primario e ideale la pace e la libertà. Ciò significa non poter compiere scelte che non siano immediatamente in relazione con questi valori.
Inoltre la carta delle Nazioni Unite mette tra i suoi obiettivi principali la pace e la libertà, ma li vede come obiettivi, non come ideali.
L'ONU e la CEE rispondono alle stesse esigenze.
Dichiarazione di Schuman (ministro degli esteri francese) del 9 maggio 1950: invita tutti gli stati dell'Europa occidentale a dare vita ad un organismo ultranazionale, ad una conferenza intergovernativa, per dar vita ad una Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio.
L'idea è di unire la gestione dei territori e delle risorse di carbone e acciaio delle ex nemiche Francia e Germania. E' una idea economica ma soprattutto Politica. Significa mettere insieme, su un problema definito, i due paesi più contrapposti durante la seconda guerra mondiale.
Questa idea, concordata con altri politici di altri stati, non è stata scritta da Schuman, ma da Jean Monnet (vice segretario generale della società delle Nazioni).
In un passaggio, di una conferenza, dice:
“ ogni guerra deve diventare materialmente impossibile e impensabile”
Impensabile: culturalmente non più concepibile.
L’elemento culturale alla base di ciò era la morale cristiana (cultura del perdono reciproco, appello alla riconciliazione).
Finalità ulteriore dell’integrazione europea: la prosperità.
Le Nazioni sottoscriventi erano: “decise ad assicurare, mediante una azione comune, il progresso economico e sociale dei loro paesi, assegnando ai loro sforzi per scopo essenziale il miglioramento costante delle condizioni di vita e di occupazione dei loro popoli”.
Art.2: Le Nazioni si impegnano a “promuovere uno sviluppo armonioso delle attività economiche nell’insieme della Comunità, un’espansione continua ed equilibrata”.
L'Europa è la terra in cui tutti potremo essere liberi, in pace e prosperità.
Qui entra la morale cristiana: la terra promessa, la vigna biblica.
Si parla di una prosperità Comune. Cioè si cresce insieme. E' in prosperità futura come progetto sociale.
Le barriere sono ostacoli alla libera circolazione delle persone e quindi eliminare le barriere vuol dire eliminare i dazi doganali. Bisognava rafforzare l'unità delle economie era il passo successivo all'eliminazione delle barriere.
Cioè la costruzione di uno spazio economico comunitario voleva dire integrazione economica.
Di che tipo vi chiederete?
Art. 2 Trattato comunitario: instaurazione di un mercato comune. Cioè uno spazio in cui sono garantite 4 libertà di circolazione:
1. merci
2. lavoratori
3. servizi (gli imprenditori)
4. capitali
Questo però poneva un problema: come si fa a realizzare un mercato comune? Quali ostacoli devo superare? Devo eliminare i dazi doganali (tasse che pago per esportare un prodotto); vietare i monopoli; restrizioni quantitative. Queste tre cose hanno in comune il fatto che sono divieti.(integrazione negativa).
C'è anche una integrazione positiva (obblighi), per esempio adattare delle regole (direttive, regolamenti) le normative di ravvicinamento, cioè normative di armonizzazione. Che era quello di sostituire le normative nazionali diverse tra loro.
Il principio alla base delle 4 libertà di circolazione è il Principio di non discriminazione, che ha come parametro specifico la nazionalità. Le merci, i servizi, i lavoratori e i capitali non devono essere trattati in modo diverso da paese a paese.
Ci sono state delle alternative al mercato comune:
Il libero scambio di prodotti industriali; le zone di libero scambio (EFTA, NAFTA, prive di una dimensione esterna, concentrate sulla libertà di circolazione delle merci).
C'è da considerare anche il contesto internazionale: creazione del GATT (1947), che ha come obiettivo la riduzione degli ostacoli alla circolazione delle merci.
In conclusione, l'ideologia del mercato comune (che ha una logica interna) comprende:
spazio concorrenziale, in cui vi è:
1. un'area neutrale (obiettivo era la concorrenza ad armi pari tra imprenditori)
2. una decisione dei soggetti che determinano il mercato (ruolo sovrano dei consumatori)
3. un ruolo del potere pubblico molto limitato.
4. spazio sociale (si riconosce il fatto che il mercato comune può favorire un processo di arricchimento, un pluralismo; inoltre si riconosce il fatto che il mercato comune svolge uno sforzo cooperativo; infine il mercato fa un'impresa comune).
Nei fatti, questo non funzionava così bene come è descritto nel preambolo e rimaneva un pò controverso.
martedì 11 marzo 2014
“La riallocazione delle tasse”
L'Italia vuole puntare su crescita e occupazione. Su questo punto tutti sono sulla stessa scia.
Il commissario Rehn ha presentato il testo degli squilibri macroeconomici, a causa dei quali l'italia è stata retrocessa nel gruppo da tenere sotto monitoraggio.
E inconsuete sono considerate le riforme che possono fare recuparare al paese la capacità perduta.
E la riduzione dell'alto debito e il modo di farlo scendere già quest'anno è in prospettiva degli incontri europei in consiglio. Dati alla mano mancherebbero circa otto miliardi nell'anno in corso proprio sul deficit. Ma il governo che ha smentito dice che bisogna agire sulla crescita e riducendo le tasse sul lavoro. Sempre in Europa, nella riunione dell'Euro-gruppo, Padoan ha presentato un quadro alquanto impreciso e a grandi linee del piano del governo Renzi. E' stata considerata una strada stretta che non è facile da percorrere. Ed è sempre l'unione bancaria a tenere il pugno duro sul tavolo, vincendo così il braccio di ferro sull'idea che bisogna salvare le banche in difficoltà.
Da dove prenderà i soldi Padoan? Domanda a cui ha risposto a grandi linee parlando di “riallocazione”, di spending review, e di un intervento una tantum ricorrendo alla cassa deposito e prestiti. Nell'ultimo caso si parla di gioco delle tre carte, poiché se si prendono i soldi da lì e poi mancano per le infrastrutture, da qualche altra parte si devono pur riallocare. Situazione che destabilizza le grandi lobby come Confindustria, i sindacati e le parti sociali tutte. I quali considerano tutta questa azione, questioni, problemi proclami, di Renzi dal punto di vista mediatico uno scossone. E precisa Padoan: “ci saranno riduzioni delle tasse, coperti dai tagli della spesa pubblica”. La partita si gioca in Parlamento e non è detto che con il decreto legge, del rientro dei capitali, del gioco forza del cuneo fiscale o i tagli alla spesa possano poi alla fine essere approvati in sede di discussione parlamentare. Il cammino parlamentare può sempre stravolgere il testo approvato dal governo. Quali saranno le scelte del governo?
Mentre Giorgio Squinzi domanda agli italiani, sul Sole 24 ore, se preferiscono un lavoro o una decina di euro in più.
Cioè la possibilità che sia toccata l'IRAP anzichè dell'IRPEF. Cioè sulla possibilità per cui è doveroso intervenire o su una o sull'altra tassazione. E' ovvio che gli italiani preferirebbero lavorare, no? Perchè ci sono molti disoccupati, vedi dati ALMALAUREA, ci sono aziende in crisi, c'è un problema di rischio e di declino che deve essere affrontato in maniera urgente. L'IRAP è una tassazione “ingiusta” e bisognerebbe arrivare alla totale abolizione. Ovviamente è una scelta da fare nel tempo, trovando le coperture, tagliando le spese, perchè altrimenti si fanno dei vuoti proclami. La questione dell'IRAP è una strozzatura reale ai processi produttivi e alle dinamiche delle imprese. Perchè senza lavoro non c'è reddito. E se non c'è reddito non c'è consumo.
Il 25 Maggio 2014 si vota per le Europee e c'è una forte critica da tutti i paesi del continente. Perchè una politica di rigore, di risanamento dei conti, forse virtuoso e saggia, sta comprimendo troppo i popoli. Si veda l'aumento che ci sarà con il pagamento della TASI: nuova IMU. La riallocazione significa prendere una cosa da una parte e rimetterla da un'altra. Quindi se io il cuneo fiscale lo levo dalla tasca della famiglia e glielo metto in un altra tasca, vedi la TASI, questo non mi permette di sistemare i conti, in questo caso si parla di riallocazione delle tasse. E i sindacati non ci stanno e nemmeno le imprese.
Come deve cambiare questo rapporto tra sindacato e potere politico? Bisogna che il governo ascolti le parti sociali. In effetti decidere senza ascoltare nessuno, è totalmente sbagliato, anche perchè sappiamo bene cosa è successo con la legge fornero. Legge emanata senza ascoltare le parti sociali, considerato un disastro per le assunzioni, facilitando così i licenziamenti.
Legge Fornero che ha portato gli esodati, e i disquilibri con i lavoratori.
La ricetta economica manca da troppo tempo. Come manca da troppo tempo la crescita.
Si vedano le difficoltà riscontrate nella società italiane. Perchè non vengono pagate dalla catena di creditori? Se mettiamo in moto gli investimenti, possiamo usare meglio i fondi strutturali, ci sono degli investimenti che si auto pagano. Se rimettiamo in moto l'economia, si può lavorare sul livello di sviluppo guardando un po' più lontano.
Le opportunità sono importanti e oggi bisogna togliere l'Italia da una situazione difficilissima. E un modo c'è. Il lavoro del governo bisogna puntarlo sul breve termine poichè le famiglie e le imprese stanno finendo le riserve. E quindi mettere i soldi in tasca alle famiglie e alle imprese senza mettere in difficoltà i conti pubblici è possibile.
Trovare i novanta miliardi per ripagare il grande debito “commerciale-amministrativo”, che la pubblica amministrazione ha nei confronti delle imprese e farlo velocemente, è lì.
Altri paesi come la Spagna lo hanno dimostrato. Bisognerebbe applicare quel modello con alcuni correttivi. Le famiglie possono trovarsi in tasca, se lo vogliono, fino a quasi venticinque miliardi all'anno, dando loro la possibilità di incassare il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) fin da subito. Parte del TFR va nei fondi previdenziali e a sua volta attraverso un sistema di investimento arrivano al sistema economico. Mettere davanti a una scelta che per tante famiglie cambia e come, non è da poco. Uno stipendio in più in tasca subito, senza oneri fiscale, può fare la differenza.
Bisogna si, tenere conto delle parti sociali ma anche la posizione delle imprese. Delle PMI che poche settimane fa sono scesi in piazza per dichiarare tutto il loro disagio per la chiusura di molte attività. Siccome abbiamo il debito al 130% del PIL, con molta inconsapevolezza abbiamo firmato dei trattati che ci hanno vincolato delle regole molto severe. Tra cui il pareggio di bilancio in “costituzione”. Dobbiamo pensare qual'è la soluzione per liberare l'economia.
In italia si pagano troppe tasse sul lavoro, ci sono troppe tasse in busta paga, e troppe poche sui patrimoni. Perchè non pensare alla riforma fiscale? Perchè non si sconfiggono i poteri forti?
L'Europa ci dà pochi margini e vogliono vedere Matteo Renzi in azione. In sintesi la nostra crescita quest'anno è molto più bassa dei documenti presentati a Bruxelles. Noi scriviamo 1,1 mentre nelle “carte” dell'Europa prevedono uno 0,6/0,7. Abbiamo un deficit che deve essere sotto a un 3% e non è detto che ci rimanga. L'Europa è disposta a darci flessibilità dopo la forte austerità imposta. C'è sempre la questione della fiducia che bisogna conquistare in sede europea e noi quella fiducia non l'abbiamo ancora conquistata.
di Giacomo Palumbo
@palgiac
Il commissario Rehn ha presentato il testo degli squilibri macroeconomici, a causa dei quali l'italia è stata retrocessa nel gruppo da tenere sotto monitoraggio.
E inconsuete sono considerate le riforme che possono fare recuparare al paese la capacità perduta.
E la riduzione dell'alto debito e il modo di farlo scendere già quest'anno è in prospettiva degli incontri europei in consiglio. Dati alla mano mancherebbero circa otto miliardi nell'anno in corso proprio sul deficit. Ma il governo che ha smentito dice che bisogna agire sulla crescita e riducendo le tasse sul lavoro. Sempre in Europa, nella riunione dell'Euro-gruppo, Padoan ha presentato un quadro alquanto impreciso e a grandi linee del piano del governo Renzi. E' stata considerata una strada stretta che non è facile da percorrere. Ed è sempre l'unione bancaria a tenere il pugno duro sul tavolo, vincendo così il braccio di ferro sull'idea che bisogna salvare le banche in difficoltà.
Da dove prenderà i soldi Padoan? Domanda a cui ha risposto a grandi linee parlando di “riallocazione”, di spending review, e di un intervento una tantum ricorrendo alla cassa deposito e prestiti. Nell'ultimo caso si parla di gioco delle tre carte, poiché se si prendono i soldi da lì e poi mancano per le infrastrutture, da qualche altra parte si devono pur riallocare. Situazione che destabilizza le grandi lobby come Confindustria, i sindacati e le parti sociali tutte. I quali considerano tutta questa azione, questioni, problemi proclami, di Renzi dal punto di vista mediatico uno scossone. E precisa Padoan: “ci saranno riduzioni delle tasse, coperti dai tagli della spesa pubblica”. La partita si gioca in Parlamento e non è detto che con il decreto legge, del rientro dei capitali, del gioco forza del cuneo fiscale o i tagli alla spesa possano poi alla fine essere approvati in sede di discussione parlamentare. Il cammino parlamentare può sempre stravolgere il testo approvato dal governo. Quali saranno le scelte del governo?
Mentre Giorgio Squinzi domanda agli italiani, sul Sole 24 ore, se preferiscono un lavoro o una decina di euro in più.
Cioè la possibilità che sia toccata l'IRAP anzichè dell'IRPEF. Cioè sulla possibilità per cui è doveroso intervenire o su una o sull'altra tassazione. E' ovvio che gli italiani preferirebbero lavorare, no? Perchè ci sono molti disoccupati, vedi dati ALMALAUREA, ci sono aziende in crisi, c'è un problema di rischio e di declino che deve essere affrontato in maniera urgente. L'IRAP è una tassazione “ingiusta” e bisognerebbe arrivare alla totale abolizione. Ovviamente è una scelta da fare nel tempo, trovando le coperture, tagliando le spese, perchè altrimenti si fanno dei vuoti proclami. La questione dell'IRAP è una strozzatura reale ai processi produttivi e alle dinamiche delle imprese. Perchè senza lavoro non c'è reddito. E se non c'è reddito non c'è consumo.
Il 25 Maggio 2014 si vota per le Europee e c'è una forte critica da tutti i paesi del continente. Perchè una politica di rigore, di risanamento dei conti, forse virtuoso e saggia, sta comprimendo troppo i popoli. Si veda l'aumento che ci sarà con il pagamento della TASI: nuova IMU. La riallocazione significa prendere una cosa da una parte e rimetterla da un'altra. Quindi se io il cuneo fiscale lo levo dalla tasca della famiglia e glielo metto in un altra tasca, vedi la TASI, questo non mi permette di sistemare i conti, in questo caso si parla di riallocazione delle tasse. E i sindacati non ci stanno e nemmeno le imprese.
Come deve cambiare questo rapporto tra sindacato e potere politico? Bisogna che il governo ascolti le parti sociali. In effetti decidere senza ascoltare nessuno, è totalmente sbagliato, anche perchè sappiamo bene cosa è successo con la legge fornero. Legge emanata senza ascoltare le parti sociali, considerato un disastro per le assunzioni, facilitando così i licenziamenti.
Legge Fornero che ha portato gli esodati, e i disquilibri con i lavoratori.
La ricetta economica manca da troppo tempo. Come manca da troppo tempo la crescita.
Si vedano le difficoltà riscontrate nella società italiane. Perchè non vengono pagate dalla catena di creditori? Se mettiamo in moto gli investimenti, possiamo usare meglio i fondi strutturali, ci sono degli investimenti che si auto pagano. Se rimettiamo in moto l'economia, si può lavorare sul livello di sviluppo guardando un po' più lontano.
Le opportunità sono importanti e oggi bisogna togliere l'Italia da una situazione difficilissima. E un modo c'è. Il lavoro del governo bisogna puntarlo sul breve termine poichè le famiglie e le imprese stanno finendo le riserve. E quindi mettere i soldi in tasca alle famiglie e alle imprese senza mettere in difficoltà i conti pubblici è possibile.
Trovare i novanta miliardi per ripagare il grande debito “commerciale-amministrativo”, che la pubblica amministrazione ha nei confronti delle imprese e farlo velocemente, è lì.
Altri paesi come la Spagna lo hanno dimostrato. Bisognerebbe applicare quel modello con alcuni correttivi. Le famiglie possono trovarsi in tasca, se lo vogliono, fino a quasi venticinque miliardi all'anno, dando loro la possibilità di incassare il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) fin da subito. Parte del TFR va nei fondi previdenziali e a sua volta attraverso un sistema di investimento arrivano al sistema economico. Mettere davanti a una scelta che per tante famiglie cambia e come, non è da poco. Uno stipendio in più in tasca subito, senza oneri fiscale, può fare la differenza.
Bisogna si, tenere conto delle parti sociali ma anche la posizione delle imprese. Delle PMI che poche settimane fa sono scesi in piazza per dichiarare tutto il loro disagio per la chiusura di molte attività. Siccome abbiamo il debito al 130% del PIL, con molta inconsapevolezza abbiamo firmato dei trattati che ci hanno vincolato delle regole molto severe. Tra cui il pareggio di bilancio in “costituzione”. Dobbiamo pensare qual'è la soluzione per liberare l'economia.
In italia si pagano troppe tasse sul lavoro, ci sono troppe tasse in busta paga, e troppe poche sui patrimoni. Perchè non pensare alla riforma fiscale? Perchè non si sconfiggono i poteri forti?
L'Europa ci dà pochi margini e vogliono vedere Matteo Renzi in azione. In sintesi la nostra crescita quest'anno è molto più bassa dei documenti presentati a Bruxelles. Noi scriviamo 1,1 mentre nelle “carte” dell'Europa prevedono uno 0,6/0,7. Abbiamo un deficit che deve essere sotto a un 3% e non è detto che ci rimanga. L'Europa è disposta a darci flessibilità dopo la forte austerità imposta. C'è sempre la questione della fiducia che bisogna conquistare in sede europea e noi quella fiducia non l'abbiamo ancora conquistata.
di Giacomo Palumbo
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giovedì 6 marzo 2014
martedì 4 marzo 2014
Oscar a "The Big Beauty" di Sorrentino!
Uno dei momento più divertenti degli Oscar 2014 è stato sicuramente il selfie proposto da Ellen DeGeneres e scattato da un divertito Bradley Cooper. Nella foto ci sono grandissime stelle di Hollywood come Meryl Streep, Brad Pitt, Jared Leto, Jennifer Lawrence, Julia Roberts, Kevin Spacey, Lupita Nyong’o e Angelina Jolie, e in brevissimo tempo, la foto è stata retwittata da milioni di persone in tutto il mondo, stabilendo un record.
Ai premi Oscar 2014 l'Italia torna finalmente sul podio: "La grande bellezza" di Paolo Sorrentino conquista la statuetta dorata nella categoria dei film stranieri. L'ultimo italiano fu Benigni nel 1999 con "La vita è bella". Accompagnato dal protagonista del film Toni Servillo, il regista ha ringraziato «l'Academy, tutti gli attori, i produttori e alle mie fonti di ispirazione: Federico Fellini, Martin Scorsese, i Talking Heads e Maradona», oltre che Roma, città dov'è ambientato il racconto, e Napoli, sua città natale.
Poi grande merito agli Oscar va a Di Caprio con il suo "The wolf of the wall Street".
"Naturalmente" come vedete su c'ero anch'io!
Tuttavia, come vedete giù, anche i Simpson rendono omaggio al tweet più condiviso, quel selfie delle star pensato dalla conduttrice dell'86esima edizione degli Oscar, Ellen DeGeneres, che vanta attualmente più di 3,2 milioni di retweet. Sulla pagina Twitter della serie creata da Matt Groening è stata pubblicata una divertente vignetta che offre uno sguardo "più ampio" rispetto al selfie originale. Insieme alle star, in versione cartoon, c'è un "intruso", Homer, che Bradley Cooper cerca di tenere alla larga come può. Quella dei Simpson non è l'unica rivisitazione dello scatto virale che ha superato di gran lunga, in appena due giorni, l'abbraccio tra Barack Obama e sua moglie Michelle, pubblicato su Twitter per festeggiare la rielezione del Presidente USA nel novembre 2012. Sul web spopolano le parodie del selfie da Oscar, con fotomontaggi che includono meme popolari, come Grumpy Cat, e ossessioni della rete, come l'attore Nicolas Cage, da tempo protagonista di un blog (Nicolas Cage as Everyone), nel quale centinaia di personaggi diversi impersonano l'attore
Ai premi Oscar 2014 l'Italia torna finalmente sul podio: "La grande bellezza" di Paolo Sorrentino conquista la statuetta dorata nella categoria dei film stranieri. L'ultimo italiano fu Benigni nel 1999 con "La vita è bella". Accompagnato dal protagonista del film Toni Servillo, il regista ha ringraziato «l'Academy, tutti gli attori, i produttori e alle mie fonti di ispirazione: Federico Fellini, Martin Scorsese, i Talking Heads e Maradona», oltre che Roma, città dov'è ambientato il racconto, e Napoli, sua città natale.
Poi grande merito agli Oscar va a Di Caprio con il suo "The wolf of the wall Street".
"Naturalmente" come vedete su c'ero anch'io!
Tuttavia, come vedete giù, anche i Simpson rendono omaggio al tweet più condiviso, quel selfie delle star pensato dalla conduttrice dell'86esima edizione degli Oscar, Ellen DeGeneres, che vanta attualmente più di 3,2 milioni di retweet. Sulla pagina Twitter della serie creata da Matt Groening è stata pubblicata una divertente vignetta che offre uno sguardo "più ampio" rispetto al selfie originale. Insieme alle star, in versione cartoon, c'è un "intruso", Homer, che Bradley Cooper cerca di tenere alla larga come può. Quella dei Simpson non è l'unica rivisitazione dello scatto virale che ha superato di gran lunga, in appena due giorni, l'abbraccio tra Barack Obama e sua moglie Michelle, pubblicato su Twitter per festeggiare la rielezione del Presidente USA nel novembre 2012. Sul web spopolano le parodie del selfie da Oscar, con fotomontaggi che includono meme popolari, come Grumpy Cat, e ossessioni della rete, come l'attore Nicolas Cage, da tempo protagonista di un blog (Nicolas Cage as Everyone), nel quale centinaia di personaggi diversi impersonano l'attore
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lunedì 24 febbraio 2014
Truffa affitti falsi, con false identità
Il 14/02/2014 mi sono imbattuto in queste mail alquanto sospette.
Rispondevo ad un annuncio letto su subito.it di una signora che affittava un trilocale in pieno centro storico a prezzo vantaggioso.
Dopo aver inviato la mia mail di interesse la presunta padrona scriveva:
Grazie per il vostro interesse ad affittare il mio appartamento.
My
Name is Carmela B. ,i am 30 years old.I inherited the apartment
from my uncle when she passed away. I renovated the place 9 months ago ..
The apartment is very clean,with new appliance,fully accessorized,all
accessories you need to feel like home.You just need to bring your
clothes.
That the apartment located in : Via Tanari Vecchia , 7 , 40121 Bologna, BO, Italia .
It is located on the 2 floor.It has 1 bedrooms,1 bathroom,1 kitchen and 2 living room (35 m2).
The rent is 500,00 EUR/ month.The first payment will be 1500,00 EUR.(2 months+500 deposit)
If the terms above are acceptable and you are still interested in the place, let me know . I wait your email.
With Respect,
B. Carmela
Preston,UK
Il 15/02/2014 scrivevo
Thanks for your response. I want to visit the apartament. When can we meet us?
Il 15/02/2014 scriveva B.Carmela
Hello again,
At this point, I am in the Preston , UK, I working here for almost a year.
The contract will be how you want .(3 months , 6+6 months, 1+1 Year, 2+3 year ,4+4 year)
-the apartment is available right now .
-the rent for one month is 500.00€ rent covers all utilities (water, electricity,gas, Internet, TV, garbage disposal, garage)
If you are interested to visit the apartment, please tell me you know what to do next.
With Respect,
Sempre il 15/02/2014 scrivevo
I'm interested to the apartament but I'd like to see it before. When it is possible? Yours sincerely.
Lei rispondendomi mi dice:
Hello again,
Here in UK , is a company who dealing with rentals of apartments.
The company called Real Estate , which will handle both payment and delivery of the Keys.
In order of that I have found a way for us to complete the deal
safely and fast, and in this way you will receive the Keys in less than 2
days.
The keys is here with me in Preston, United Kingdom because in Italy ,I don't have no one trusted to leave the keys.
Let me know if you are interested .
With Respect,
B. Carmela
Io le rispondo:
Yes I'm interested. But I don't pay before to have seen the apartament. How can we do to can see it? Yours sincerely.
Così dicendo lei mi scriveva:
Hello,
The titles are already in Real Estate's custody. They are
preparing the package for the transport and the titles for the new
tenant.
Real Estate will make all the documents and paperwork for us, the
transport agent will sign instead of me, because I will give him all the
rights.
The contract will be , what time you want.
I will explain to you step by step how this will work:
1 - I go to the Real Estate Office and leave the Keys and the contract in your name as the intended receiver.
2 - They will check the envelope to see if everything is OK with it
and also the legal papers that will come along with the Keys.
3 - They will send you a delivery notification to let you know they
have the Keys and the papers in their custody, in which you will be
told that they have the Keys and that they checked it.
4 - You will only have to deposit to Real Estate Service for
deposit - the price you shall pay for 2 month of rent +deposit will be
1500, with no extra taxes to pay - so they can proceed with the
shipping, and you can receive the keys and the contract.
The agent of Real Estate bring the keys at your door.
5- The payment method will be by wire transfer.The entire amount
will stay in an protected account till you finish the Inspection Period.
I want to be safe for me and for you, I can not access the money
until you sign the contract with them if you like the keys remain in
you, if you do not like the money will be reimbursed back to you and the
keys to me.
For your safety i give you my identity card for see who you talk to
, but i give after complete the details for to be sure that you want to
rent my apartment.I hope understand me i am woman and i want to be
carefully.
Name of Tenant(s):
Other Names Tenant has used:
Current Home Address:
City:
Zip-Code:
Country:
Phone Number:
First Day of contract:
With Respect,
B. Carmela
Le risposi che non vedevo allegato la sua carta di identità:
Where is your identity card? I don't see it.
E lei con disinvoltura mi rispose:
When you decide to rent my app and give me the all i need, i give my identity card but i you don't.
With Respect,
Vedendo l'immagine dell'entrata e paragonandole alle immagini che mi ha inviato la signora ho il sospetto che sia una truffa bella e buona. Sapete la differenza qual'è tra le immagine? che le foto dell'appartamento della signora sono eccezionali. Questa entrata senza citofono, senza cassetta delle lettere, senza il vetro alla porta invece no.
Attenti alle truffe degli affitti falsi. Attenti alle e-mail sospette.
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