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giovedì 24 settembre 2026

Capire il futuro: il divario delle competenze, i nuovi modelli aziendali, la svolta del retail e le novità sulle assunzioni

Eccelliamo nello studio, ma fatichiamo a valorizzare i talenti

Quando si esamina il patrimonio di risorse umane, la principale criticità del nostro Paese non risiede nell'impianto accademico, bensì nella discrepanza tra la domanda delle imprese e l'offerta di professionalità nei settori trainanti, in primo luogo l'intelligenza artificiale, seguita dal comparto digitale e dalla transizione ecologica. A evidenziarlo è il QS World Future Skills Index 2027 pubblicato da QS Quacquarelli Symonds, una mappa che misura la capacità delle varie economie globali di formare, allineare e impiegare le competenze nell'era dell'IA.


L'Italia accumula un ritardo consistente, posizionandosi soltanto al 22° posto nel mondo
. Siamo lontani dal podio guidato da Stati Uniti, Australia e Regno Unito, ma anche dal resto della graduatoria di vertice che comprende Germania, Canada, Corea del Sud, Cina, Paesi Bassi, Spagna e Svizzera. Il nostro risultato nasce da una marcata forbice: se da un lato vantiamo un'ottima preparazione teorica (con un 9° posto per qualità accademica), dall'altro scivoliamo al 41° posto nella capacità di mettere a frutto ed esaltare i talenti uscite dagli atenei.

Indicatore QS Index 2027Posizione Italia
Preparazione Accademica

9° posto

Punteggio Complessivo

22° posto

Trasformazione Economica

41° posto

Preparazione della Forza Lavoro

56° posto

Il paradosso è evidente: le università italiane figurano tra le migliori al mondo per la qualità degli insegnamenti legati alle tecnologie del futuro (come confermato dal QS World University Rankings 2027, che vede 26 atenei nazionali in ascesa e il Politecnico di Milano all'87° posto globale). Tuttavia, il sistema economico non riesce a convertirle in produttività. Le aziende cercano doti di leadership, visione manageriale e abilità relazionali che la formazione universitaria tradizionale spesso non trasmette in modo completo.

Questa distanza rischia di aggravare l'emigrazione delle menti migliori, un fenomeno che tra il 2011 e il 2023 ha sottratto al Paese oltre 130 miliardi di euro. Il rischio concreto è quello di sostenere gli oneri dell'istruzione per poi regalarne i frutti ai competitor esteri. Come evidenzia Nunzio Quacquarelli, fondatore di QS, per invertire la tendenza occorre una sinergia concreta tra istituzioni, aziende e mondo universitario.

Verso un nuovo outsourcing: nasce la sinergia tra consulenza e selezione dei talenti

Per superare la costante mancanza di figure qualificate, emergono soluzioni integrate pensate per accompagnare le aziende dalla consulenza strategica fino alla ricerca di personale. È il caso delle Protiviti # Managed Solutions, sviluppate da Protiviti in collaborazione con Robert Half.

"Crediamo in una modalità di lavoro condivisa, fondata sulla circolazione delle conoscenze. Se le competenze non ruotano, la crescita si arresta."

— Emma Marcandalli, Managing Director di Protiviti

Dall'indagine condotta con GPF Inspiring Research emergono chiaramente le attuali priorità delle dirigenze aziendali:

  • Resilienza dell'organizzazione: 47%

  • Contenimento e razionalizzazione dei costi: 44%

  • Rendimento operativo e produttività: 41%

  • Evoluzione digitale: 37%

Il 72% delle realtà aziendali fa affidamento su servizi gestiti da partner esterni, ma la ricerca di mere riduzioni di spesa è ormai l'ultima delle motivazioni. Le imprese cercano flessibilità, supporto all'innovazione e competenze verticali. Il 67% ricorre all'inserimento temporaneo di specialisti, e più della metà di queste intende intensificare la pratica nei prossimi anni. Il modello della partnership integrata riceve una valutazione altissima (4,6 su 5), a dimostrazione del fatto che le aziende non cercano semplici fornitori di servizi, ma alleati con cui condividere obiettivi, governance e responsabilità sui risultati.


Smart Retail: la convergenza tra negozi fisici, intelligenza artificiale e relazioni

Anche il settore del commercio sta attraversando una profonda riconfigurazione. Nel corso dell'evento Smart retail. Come la tecnologia sta cambiando il commercio, si è fatto il punto su come digitale e punti vendita fisici possano integrarsi armonicamente.

Il direttore del Sole 24 Ore, Fabio Tamburini, ha aperto i lavori richiamando l'importanza dei piccoli negozi di quartiere, presidi non solo economici ma essenziali per la tenuta sociale dei territori. Dello stesso avviso Carlo Alberto Buttarelli (Federdistribuzione), che ha ricordato come persino i nativi digitali della Generazione Z continuino a frequentare i negozi fisici per circa il 50% dei propri acquisti.

  • Vendite online stabili: La quota dell'e-commerce rimane ferma intorno al 10-11%, segnale di un equilibrio consolidato tra fisico e digitale.

  • Il punto vendita come hub relazionale: I negozi si evolvono in ambienti in cui sperimentare, imparare e socializzare.

  • Dati e IA al servizio dell'esperienza: L'uso di assistenti virtuali, analisi geografica avanzata (geo-intelligence) e gestione intelligente dei contenuti permette di trasformare le informazioni raccolte in decisioni rapide e personalizzate.

Resta però centrale il ruolo delle persone: come evidenziato dalla docente Eleonora Pantano, la tecnologia deve rimanere uno strumento guidato dall'uomo per servire altri esseri umani.

Incentivo occupazione donne: le condizioni sul calcolo dell'incremento netto

Per quanto riguarda le agevolazioni sulle assunzioni femminili, la condizione chiave rimane la crescita netta dell'organico: in assenza di un effettivo aumento della forza lavoro, l'esonero contributivo non viene concesso.

Il calcolo della consistenza occupazionale segue regole ben precise:

  1. Unità di Lavoro Annuo (ULA): Il conteggio si basa sulle ULA e va eseguito e aggiornato per ciascun mese.

  2. Ambiente di valutazione: Per i contratti di somministrazione, la verifica si applica all'azienda utilizzatrice.

  3. Ponderazione del part-time: I rapporti a tempo parziale si calcolano in quota proporzionale all'orario pieno contrattuale.

  4. Casi di vacanza del posto "neutri": L'incremento netto non si considera interrotto se la posizione si libera per dimissioni volontarie, pensionamento, invalidità o licenziamento per giusta causa.

Al contrario, la sostituzione di dipendenti usciti a seguito di licenziamenti per motivo oggettivo non genera alcun incremento utile e preclude l'accesso al beneficio. Si segnala infine che il recesso per sopravvenuta inidoneità alla specifica mansione rientra tra i licenziamenti per motivo oggettivo; pertanto, la posizione liberata non è considerata "neutra" ai fini dell'incentivo.

L'industria vista dagli italiani, la stretta sui contratti e il riscatto degli statali: la radiografia del lavoro che cambia

C'è una domanda che rimbalza da tempo nell'arena pubblica, sollevata a più riprese dal mondo patronale: in Italia esiste davvero una marcata diffidenza verso il mondo produttivo? Un’ostilità che finisce per etichettare i capitani d'impresa più come "speculatori" che come veri creatori di valore?

I dati dell'ultimo Monitor on Labour (MOL) curato da Community Research&Analysis per Federmeccanica dipingono un quadro sfaccettato. Quando si parla di innovazione, occupazione e sviluppo, il consenso verso il comparto industriale raggiunge il 47,3%. Oltre la metà degli italiani (56%) riconosce i passi da gigante fatti sul fronte delle tecnologie avanzate, e il 59,7% considera la manifattura il vero termometro dell'economia: se la fabbrica corre, l'intero territorio ne trae beneficio. Senza contare che per il 52,2% delle persone l'industria resta il traino principale di tutti gli altri settori.


Anche l'impiego giovanile beneficia di questa visione: per il 37,2% degli intervistati la fabbrica offre garanzie e propone posizioni più qualificate rispetto ad altri ambiti (31,2%).

Eppure, questa centralità sta scricchiolando. L'indice di apprezzamento generale è crollato dal 58% del 2024 al 47,3% attuale. A soffrire maggiormente è proprio la fiducia nell'assorbimento delle nuove leve e nella qualità dei posti offerti.

Ancora più tiepido è il giudizio su crescita professionale e inclusione, dove solo un italiano su tre (33%) promuove il settore. Certo, l'industria è vista come un'opportunità di inserimento per i giovani (45,1%) e il progresso tecnologico ha spalancato le porte della produzione – e non solo degli uffici – al lavoro femminile (39,3%). Tuttavia, pochissimi credono che le aziende promuovano davvero la parità di genere (29,7%), offrano reali scatti di carriera (29,7%), contrastino le discriminazioni (25,8%) o valorizzino il benessere dei dipendenti (28,2%). Rispetto al 39,9% del 2024, il gradimento medio complessivo è sceso a quota 33%.

La radiografia del Paese: tre visioni a confronto

Analizzando i dati emergono tre profili ben distinti tra la popolazione:

  • I "Tiepidi" (50,6%): Rappresentano la maggioranza assoluta. Vedono i limiti (poche prospettive per i giovani, scarso legame con il territorio, impatto ambientale da migliorare), ma riconoscono la necessità di sostenere le imprese per far correre il Paese. In loro, pregi e difetti si annullano a vicenda, generando una posizione neutrale.

  • Gli "Anti-industriali" (26,1%): Un quarto degli italiani boccia l'operato del manifatturato su quasi tutti i fronti.

  • I "Pro-industria" (23,3%): Una minoranza convinta che attribuisce alle aziende un ruolo quasi esclusivamente positivo.

Curiosamente, la geografia della percezione svela un paradosso: l'idealizzazione dell'industria cresce laddove ce n'è meno (nel Mezzogiorno e nelle Isole), mentre il contatto quotidiano con le fabbriche (al Nord) genera un pragmatismo decisamente più critico.

Per superare questa fase serve un cambio di marcia culturale su due sfide chiave: superare la crisi d'identità del lavoro manifatturiero (che non affascina più come un tempo) e abbattere il muro dell'isolamento aziendale rispetto alle comunità. La ricetta? Aprire gli stabilimenti a scuole e famiglie, investire nel welfare e nella parità, e trasformare le sponsorizzazioni in veri progetti territoriali.


Diritto del lavoro: la sentenza che scuote i contratti nazionali

Spostandoci sul fronte normativo, una recente pronuncia del Consiglio di Stato (la n. 4969/2026, che ha ribaltato la precedente decisione del Tar Veneto) ha stabilito che il Contratto Collettivo Nazionale del Commercio siglato da Confcommercio e sindacati non rispetta l'articolo 36 della Costituzione per una specifica categoria: gli operatori delle celle frigorifere.

La vicenda nasce da un'ispezione dell'Ispettorato del Lavoro di Verona che ha imposto a un'azienda di surgelati un'indennità extra (tra l'8% e il 12%) per gli addetti operanti a temperature tra i -20°C e i -24°C, prendendo come riferimento il CCNL Alimentari.

La decisione apre un dibattito delicatissimo: l'Ispettorato ha applicato un parametro equitativo al pari di un giudice del lavoro, ma senza il contraddittorio e le garanzie procedurali tipiche di un'aula di tribunale. Per le imprese si crea così un bivio complesso: accettare l'accordo aziendale "volontariamente" o rischiare sanzioni e cause legali per difendersi. Una situazione che spinge molti esperti a chiedere una revisione dell'articolo 14 del Dlgs 124/2004 per ridefinire con certezza i confini d'azione degli organi di vigilanza.

Statali e PA: firmato il rinnovo contrattuale 2025-2027

Sul versante pubblico arriva invece una notizia positiva: la firma definitiva del CCNL 2025-2027 per le Funzioni Centrali, giunta a breve distanza dal precedente accordo. Si tratta del terzo rinnovo in meno di cinque anni, con aumenti retributivi superiori al 7,6% e una crescita della massa salariale del 5,4%.

Gli incrementi mensili a regime saranno strutturati così:

  • Operatori: +126 euro

  • Assistenti: +133 euro

  • Funzionari: +161 euro

  • Elevate Professionalità: +221 euro

Tra le novità principali figurano tutele rafforzate per salute e genitorialità, la parificazione delle ferie per i neoassunti, un'indennità feriale per i turnisti e regole chiare sull'impiego dell'Intelligenza Artificiale, la cui adozione sarà oggetto di confronto con i sindacati. Spazio anche alla crescita professionale con l'arrivo del "patentino delle competenze" e la possibilità di creare enti bilaterali per la formazione.

L'esperienza degli ultimi anni dimostra che i tagli alla spesa pubblica e il ridimensionamento delle trattative danneggiano il clima lavorativo e la qualità dei servizi. Investire sulla continuità contrattuale e sulla valorizzazione del personale resta l'unica strada percorribile per guidare la Pubblica Amministrazione verso il futuro.

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