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lunedì 21 settembre 2026

Il lato oscuro dello Smart Working: quando la flessibilità diventa la trappola dell'«Always On»

 Poter lavorare dal divano di casa o da una caffetteria sembra il massimo della libertà. Ma parliamoci chiaro: a quale prezzo stiamo pagando questo presunto equilibrio tra vita e carriera?

Se da una parte la rivoluzione digitale ha spezzato le catene della presenza fisica in ufficio, dall'altra ha sottilmente cancellato il confine tra orario d'ufficio e tempo libero. Chi lavora da remoto lo sa bene: spegnere il portatile non significa quasi mai aver finito di lavorare. C'è sempre una notifica sul telefono, un messaggio urgente su Slack o una mail in arrivo prima di cena.

A mettere in luce questo paradosso è il nuovo studio di Eurofound, «Working anytime, anywhere: The quality of working time in the EU». Il verdetto è netto: la vera sfida del lavoro contemporaneo non è accumulare ore, ma passare dalla cultura della reperibilità perenne alla cultura degli obiettivi.


I dati chiave: una trasformazione irreversibile

  • Un fenomeno di massa: Circa il 20% dei dipendenti nell'Unione Europea sfrutta oggi forme di telelavoro o gestione autonoma del tempo.

  • Meno spostamenti, più lavoro? Risparmiare il tempo del pendolarismo è fantastico, ma Eurofound nota che gran parte di quei minuti guadagnati finisce per essere reinvestita... in mansioni lavorative extra.

  • La trappola sommersa: In Italia, oltre il 40% dei lavoratori da remoto ammette di sbrigare micro-task durante i momenti di riposo (rispondere alle e-mail a pranzo, fare chiamate serali, controllare documenti nel weekend).

Il costo invisibile della reperibilità permanente

ProblemaConseguenza diretta sul lavoratoreImpatto sull'azienda
Micro-interruzioni quotidianeSovraccarico cognitivo e impossibilità di staccare la spina.Deterioramento della qualità dell'output.
Ansia da notificaStato di allerta costante anche a pc spento.Aumento di burnout e assenteismo.
Flessibilità a senso unicoL'elasticità dell'orario si trasforma in disponibilità H24.Perdita dei talenti (turnover elevato).

Perché il "Diritto alla Disconnessione" conviene anche alle aziende

Reperibilità continua non significa maggiore produttività. Eurofound stima che oltre 39,4 milioni di persone nell'UE vengano contattate abitualmente fuori dall'orario pattuito.

Mantenere la mente costantemente agganciata al lavoro prosciuga le energie psicofisiche. A lungo termine, un'organizzazione che esige presenza continua non guadagna valore, ma accumula stress, calo di efficienza e turnover. Garantire il diritto di disconnettersi non è un semplice favore al dipendente: è una scelta di business intelligente.

venerdì 10 aprile 2026

Rivoluzione Smart: Se il Tempo Diventa la Nuova Culla della Natalità

Nell’era della frenesia digitale, dove ogni secondo viene monetizzato e ogni spazio occupato, emerge una verità controcorrente dai laboratori di ricerca più prestigiosi del mondo. Uno studio sinergico condotto dalla Stanford University, dal King’s College di Londra e dall’istituto economico tedesco Ifo, ha gettato una luce nuova su una correlazione finora sottovalutata: quella tra la flessibilità professionale e la demografia.

Non parliamo di semplici congetture, ma di dati che scuotono le fondamenta delle nostre politiche sociali. La ricerca evidenzia come l'attività professionale svolta tra le mura domestiche influenzi la fecondità in modo statisticamente rilevante. Nelle realtà di coppia dove entrambi i partner godono della facoltà di operare da remoto, si osserva un incremento medio di 0,32 figli per donna rispetto ai nuclei familiari vincolati alla presenza fisica costante in ufficio.

Proiettando questi dati sulla realtà italiana, il calcolo è sorprendente: se il Bel Paese elevasse la diffusione dello smart working ai livelli dei leader mondiali, potremmo assistere alla nascita di oltre 12.800 bambini in più ogni anno.

Il Valore del Tempo: Un Bene Non Rigenerabile

L’analisi di questo fenomeno porta in primo piano una variabile esistenziale suprema: il tempo. Adriano Bordignon ci ricorda che il tempo rappresenta la risorsa più inestimabile per il tessuto relazionale e l’impegno pedagogico delle famiglie. Si tratta di un bene infungibile: una volta consumato nel traffico o in sessioni di lavoro improduttive, non può essere recuperato.

Oggi, la famiglia tipo italiana si trova in una condizione di "anoressia temporale". Si dedica sempre meno spazio ai legami profondi e alle pratiche di cura rispetto alle generazioni precedenti. Il modello tradizionale dell’ufficio rigido impone trasferte estenuanti che frammentano la quotidianità, riducendo la vita domestica a un mero intervallo tra un turno e l’altro.

In un’Italia che combatte con minimi storici di natalità, ci troviamo di fronte a un paradosso sistemico: sacrifichiamo la generazione futura e il benessere individuale sull’altare di una "produttività" intesa in senso arcaico. Alcuni sociologi parlano già di "tramonto dell’era della cura", un’epoca in cui il doppio impiego full-time è diventato una necessità di sopravvivenza economica, lasciando le giornate prive di ossigeno per le relazioni primarie.

Oltre la Culla: Un Impatto Green e Urbano

Tuttavia, l’adozione di un’occupazione agile non è solo una risposta alla crisi demografica. È una strategia di rigenerazione urbana e ambientale.

Sostenibilità Economica: Eliminare il pendolarismo significa abbattere costi diretti per i cittadini.

Respiro Ambientale: Meno auto in circolazione si traduce immediatamente in una qualità dell'aria superiore e in una riduzione drastica dell'impronta carbonica.

Vivibilità: Le nostre città potrebbero finalmente trasformarsi da semplici corridoi di transito e scorrimento a veri luoghi di aggregazione e comunità, restituendo le strade alle persone e non ai motori.

La Barriera Culturale: Dall'Ufficio al Risultato

Perché l’Italia fatica ancora ad abbracciare questa metamorfosi? Il nodo principale è di natura squisitamente culturale. Mentre negli Stati Uniti e nel resto d'Europa il lavoro da remoto è ormai un ingranaggio consolidato della gestione aziendale, in Italia persiste il "dogma della presenza".

Regna ancora la convinzione che la produttività sia direttamente proporzionale alle ore trascorse fisicamente dietro una scrivania sotto l'occhio del supervisore. È necessario un ribaltamento di paradigma: dobbiamo passare dalla cultura della "presenza" alla cultura del "risultato". La qualità dell'output professionale deve prevalere sulla quantità di tempo speso in sede.

Inoltre, non possiamo ignorare come l'erosione sistematica dei cosiddetti "riposi sincronici" — le festività e le domeniche — stia rendendo la vita familiare un puzzle sempre più difficile da comporre. Un lavoro troppo invasivo, che non rispetta i confini della vita privata, finisce per consumare non solo il tempo, ma l'energia stessa necessaria per progettare un futuro.

Promozione: Verso un Nuovo Contratto Sociale

Abbracciare lo smart working non significa rinunciare all'ambizione professionale, ma evolvere verso un’ambizione più umana. Promuovere il lavoro flessibile significa investire nel capitale umano più prezioso che abbiamo: i nostri figli e le nostre relazioni.

È tempo che le aziende e le istituzioni comprendano che una lavoratrice o un lavoratore sereno, padrone del proprio tempo, è un asset infinitamente più produttivo di un dipendente alienato dal traffico e dalla distanza dai propri cari. La sfida è aperta: vogliamo continuare a misurare il progresso con i timbri del cartellino o vogliamo iniziare a misurarlo con il numero di culle piene e di città più respirabili?

Il futuro è flessibile. Il futuro è smart. Ed è ora di accoglierlo.

giovedì 5 ottobre 2023

Super fragili, smart working prorogato fino a dicembre 2023

Il decreto legge 132/2023 ha rinviato la scadenza del 30 settembre 2023.

L'agevolazione riguarda i dipendenti sia del settore pubblico che di quello privato.

Con il decreto legge 132/2023 (Gazzetta Ufficiale del 29 settembre) è stato, infatti, prorogato dal 30 settembre al 31 dicembre 2023 il diritto al lavoro agile dei dipendenti pubblici e privati cosiddetti super fragili, ovvero affetti da patologie croniche con scarso compenso clinico e con particolare connotazione di gravità (specificamente individuate nel Dm del 4 febbraio 2022). I lavoratori che si trovano in questa situazione (che deve ovviamente essere debitamente certificata) possono chiedere e ottenere di lavorare in modalità agile anche attraverso l'adibizione a diversa mansione compresa nella medesima categoria o area di inquadramento, senza alcuna riduzione della retribuzione. Il diritto allo smart working, per questi lavoratori, non è quindi condizionato alla compatibilità della prestazione con il lavoro da remoto. Il che pone ai datori di lavoro un problema non da poco nel caso in cui non solo la prestazione normalmente svolta dal dipendente non sia svolta in remoto, ma neppure sussistano altre mansioni che il lavoratore sia in grado di svolgere in modalità agile. Che fare in un caso del genere? Il datore di lavoro è esposto al rischio di dover esonerare dalla prestazione il dipendente mantenendo la retribuzione, con conseguente aggravio di costi, considerato anche che nella mansione originaria non svolta in remoto il lavoratore dovrà verosimilmente essere sostituito. Resta fissata sempre al 31 dicembre 2023, ma solo per il settore privato, la scadenza del diritto allo smart working per i genitori di minori di 14 anni, a condizione che la modalità agile sia compatibile con le caratteristiche della prestazione e che l'altro genitore non sia beneficiario di ammortizzatori sociali o non lavori; I lavoratori che, in base all'accertamento del medico competente, risultino maggiormente esposti a rischio di contagio da Covid-19 in ragione dell'età o dell'immunodepressione derivante da patologie oncologiche o dallo svolgimento di terapie salvavita o, comunque, da comorbilità (comunemente denominati come "fragili"). Anche in questo caso, diversamente dai "super fragili", il diritto è previsto a condizione che la modalità agile sia compatibile con le caratteristiche dell'attività lavorativa. Per queste due categorie di dipendenti, il requisito della compatibilità può essere esteso sino a ricomprendere i limiti e le modalità (anche in termini di alternanza tra presenza e lavoro da remoto) stabilite da regolamenti e accordi aziendali. Sempre sino a fine anno, lo smart working può essere svolto anche utilizzando strumenti informatici del dipendente, qualora non siano forniti dal datore di lavoro. Va infine ricordato che sono previste dalla legge, in via stabile senza scadenza, alcune priorità nell'accesso al lavoro agile, applicabili ovviamente (non trattandosi di diritti) solo nel caso in cui il datore di lavoro effettivamente adotti questa modalità di svolgimento della prestazione stipulando i relativi accordi. La priorità è riconosciuta ai lavoratori; disabili in situazione di gravità accertata in base all'articolo 4, comma 1, della legge 104/1992; con figli fino a 12 anni; con figli in condizioni di grave disabilità senza alcun limite di età; considerati caregiver secondo l'articolo 1, comma 255, della legge 205/2017; che fruiscono dei permessi per assistere un familiare disabile (anche figlio minore) secondo la legge 104/92.

 

mercoledì 21 aprile 2021

Consigli per lavorare bene in smart working

Consigli per lavorare in smart working:

dare fiducia ai/alle nostri/e colleghi/e, soprattutto a chi sentiamo diverso/a da noi stessi/e e andando oltre le criticità;

dare valore al nostro gruppo, focalizzandoci sugli obiettivi comuni senza dimenticare quelli individuali;

prendere consapevolezza che ognuno di noi, nel gruppo, ha un ruolo fondamentale;

liberarsi della lamentela, per dare spazio alle soluzioni, alla condivisione di punti di vista e alla collaborazione, così da raggiungere i nostri obiettivi;

dare fiducia, anche quando percepiamo di non riceverne: è un atto di coraggio, che supera l’orgoglio personale e che ci permette di innescare un circolo virtuoso che ci porterà, a nostra volta, a ricevere fiducia dagli altri;

liberarsi dello scetticismo e allenare l’intelligenza emotiva;

dare fiducia agli altri per riconoscere il loro valore; 

coltivare la fiducia, nonostante la distanza; 

 

 

Poi qualche riferimento sul come sono cambiati i consumi delle quote welfare flexible benefit nei precedenti anni.

lunedì 24 febbraio 2020

Smart Working (o lavoro agile) cos'è e come si chiede?

Introdotto a partire dal 01 Gennaio 2019 può essere richiesto o concordato per una durata determinata dai lavoratori con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, anche nella forma part time orizzontale, che abbiano maturato un’anzianità di servizio effettivo di un anno nelle rispettive realtà aziendali, il cui ruolo e le relative mansioni non siano incompatibili con tale modalità di svolgimento della prestazione lavorativa tenendo in considerazione i dovuti parametri di efficienza. I lavoratori di norma, potranno lavorare in smart working per un massimo di 12 giornate nel mese, frazionabili.

L’azienda e il lavoratore possono recedere in forma scritta dall'accordo, con un preavviso di 10 giorni di calendario, esclusivamente nei seguenti casi:
- assegnazione del lavoratore ad altra attività o mansioni diverse da quelle per le quali è stato concordato lo smart working;
- venir meno delle ragioni personali che hanno motivato il lavoratore a fare richiesta di smart working;
- mancato rispetto di quanto previsto in materia di smart working.

Il dipendente assolverà le proprie mansioni con diligenza attenendosi all'osservanza delle norme legali e contrattuali (nazionali ed aziendali) e alle istruzioni ricevute dall'Azienda per l'esecuzione del lavoro, adottando ogni prescritta e /o necessaria cautela, al fine di assicurare l'assoluta segretezza delle informazioni aziendali e nel rispetto tassativo della idoneità del luogo individuato dallo stesso per svolgere l'attività lavorativa. La prestazione dell'attività lavorativa in "lavoro agile" non incide sull'inserimento del lavoratore nell'organizzazione aziendale, sulla connotazione giuridica del rapporto subordinato e non comporta nessuna modifica della sede di lavoro né ha alcun effetto sull'inquadramento, sul livello retributivo e sulle possibilità di crescita professionale, ai sensi del presente C.C.N.L.
Il dipendente in regime di "lavoro agile" conserva integralmente i diritti sindacali esistenti e potrà partecipare all'attività sindacale. La materia dovrà essere oggetto di confronto a livello aziendale.

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