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martedì 27 ottobre 2026

Dal Mediterraneo alla transizione verde, passando per il welfare e il lavoro

Il panorama geopolitico ed economico dell'area euro-mediterranea si arricchisce di un pilastro fondamentale: l'Unione Europea ha ufficialmente battezzato la piattaforma di investimento T-MED, un'iniziativa faro concepita all'interno del più ampio Patto per il Mediterraneo. Con una dotazione di garanzie imponente che tocca quota 4,5 miliardi di euro, l'Unione punta a mobilitare capitali su scala massiccia, focalizzandosi in modo strategico sulle energie rinnovabili e sulle tecnologie a impatto zero.


Dal punto di vista dell'analisi politica e imprenditoriale, questa mossa rappresenta molto più di un semplice stanziamento di fondi: è un chiaro manifesto di sovranità energetica e cooperazione regionale. Durante la presentazione ufficiale tenutasi a Bruxelles — guidata dalla Commissaria per il Mediterraneo Dubravca Šuica e rivolta a istituzioni finanziarie, investitori privati e promotori di progetti — è emersa con forza la necessità di abbattere le barriere di rischio che frenano l'innovazione
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  • La prospettiva dell'Imprenditore: Le garanzie messe in campo tramite il Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile Plus (EFSD+) agiscono da formidabile volano per il tessuto produttivo. Ridurre i rischi di mercato significa sbloccare cantieri, stimolare la concorrenza virtuosa e dare certezza agli operatori economici pronti a scommettere sulla transizione ecologica.

  • La visione dell'HR Manager e del Blogger: Una trasformazione di tale portata non è solo questione di ingegneria finanziaria o di kilowattora puliti; è una rivoluzione culturale del capitale umano. La transizione verde richiede nuove competenze, una riqualificazione massiccia della forza lavoro e una governance lungimirante capace di coniugare sostenibilità ambientale e inclusione sociale. I posti di lavoro del futuro nascono oggi da questa sinergia tra pubblico e privato.

Politiche del Lavoro, Imprese e Sostegno al Settore Primario: Il Piano Carburanti

Mentre l'Europa pianifica il lungo termine, la politica nazionale è chiamata a rispondere alle urgenze del presente con misure tempestive. È in questa direzione che si inserisce il pacchetto di aiuti da 70 milioni di euro approvato dal Consiglio dei Ministri per mitigare il gravoso impatto del caro carburanti sui settori chiave dell'agricoltura e della pesca.

Come sottolineato dal Ministro dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, e in linea con l'indirizzo del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, l'obiettivo primario dell'Esecutivo è sterilizzare gli effetti perversi della burocrazia, garantendo risposte immediate a chi produce e tutela la continuità produttiva nazionale.

  • Dettagli dell'intervento e impatto economico:

    • Agricoltura: Stanziati 60 milioni di euro sotto forma di contributo a fondo perduto (pari al 20% delle spese sostenute per l'acquisto di carburante tra il 1° giugno e il 15 ottobre 2026, fino a un tetto massimo di 45 centesimi al litro), beneficiando circa 121 milioni di litri e sommandosi ai precedenti 100 milioni già erogati a oltre 138.000 imprenditori.

    • Pesca: Previsti 10 milioni di euro (contributo del 10% sulle spese nello stesso periodo), che vanno a raddoppiare gli stanziamenti precedenti a favore di oltre 1.635 aziende del comparto.

  • La lettura politica e manageriale: Come evidenziato dagli attori istituzionali e ribadito nei tavoli europei (come l'Agrifesh a Lussemburgo), non si tratta di misure assistenzialistiche isolate, ma di tasselli di una strategia organica di protezione del tessuto socio-economico. Per un manager delle risorse umane e per l'imprenditore agricolo, salvaguardare la stabilità dei costi operativi significa tututela dei posti di lavoro, salvacondotto per le filiere corte e garanzia di continuità occupazionale in aree territoriali spesso fragili.

Mercato del Carbonio e Sostenibilità Industriale: L'Accordo UE sull'ETS

La stabilità economica e la competitività industriale europea passano inevitabilmente attraverso la riforma dei mercati regolati. La Commissione Europea ha accolto con estremo favore l'intesa politica provvisoria raggiunta tra Parlamento e Consiglio in merito alla modifica della riserva stabilizzatrice del mercato (MSR) e del sistema di scambio delle quote di emissione (EU ETS).

  • I cardini dell'accordo: Sotto la spinta del Commissario per il Clima Wopke Hoekstra, l'accordo mira a blindare il mercato del carbonio contro un'eccessiva volatilità dei prezzi, garantendo prevedibilità e certezza agli investitori per il prossimo decennio. Invalidando le quote di emissione della riserva superiori a 400 milioni e trattenendo fino a 700 milioni di quote come riserva strategica, l'UE si dote di uno scudo formidabile contro gli shock futuri.

  • Il punto di vista dell'Imprenditore e del Politico: Per chi fa impresa, l'imprevedibilità dei costi energetici e ambientali è il peggior nemico della pianificazione strategica. Questo accordo offre finalmente la chiarezza normativa indispensabile per accelerare la decarbonizzazione industriale senza penalizzare la competitività globale delle nostre aziende. Dal punto di vista politico, si tratta di dimostrare che la transizione ecologica può e deve camminare a braccetto con la crescita economica e la resilienza del mercato.

Il Futuro del Corpus Normativo Biologico

Nel solco di una governance moderna e orientata ai risultati, si colloca l'accordo politico sul futuro corpus normativo in materia di produzione biologica, etichettatura e certificazione. Sotto la supervisione del Commissario per l'Agricoltura e l'alimentazione Christophe Hansen, le istituzioni europee hanno snellito e armonizzato le regole che governano il settore bio e i rapporti commerciali con i paesi terzi (con il riconoscimento dell'equivalenza prorogato fino al 31 dicembre 2036).

  • Trasparenza e Fiducia del Consumatore: La semplificazione burocratica riduce i costi di conformità per gli operatori e offre ai consumatori garanzie cristalline sull'origine e sulla qualità del prodotto, indipendentemente dalla sua provenienza.

  • La visione sistemica: Per il blogger e il decisore politico, questa riforma dimostra che l'Europa può essere agile. Semplificare le regole significa liberare energie imprenditoriali, stimolare l'occupazione giovanile nel settore agroalimentare di qualità e premiare le pratiche agricole che rispettano i più alti standard ambientali.

Welfare, Coesione Territoriale e Rigenerazione Urbana: Il Piano Siciliano di Housing Sociale

La tenuta democratica e la giustizia sociale di un Paese si misurano nella capacità di offrire risposte concrete ai bisogni abitativi e alle nuove povertà. In quest'ottica, la Regione Siciliana — attraverso il dipartimento regionale della Famiglia e delle politiche sociali — ha varato un avviso pubblico da oltre 23 milioni di euro a valere sul Pr Fesr Sicilia 2021-2027, destinato ai Comuni per la riqualificazione del patrimonio immobiliare pubblico e dei beni confiscati alla criminalità organizzata.

  • Gli obiettivi dell'intervento: Come dichiarato dall'assessore Nuccia Albano, l'iniziativa non si limita a un mero restyling edilizio o alla semplice assegnazione di un tetto. L'obiettivo è trasformare immobili sottratti alle mafie in centri di co-housing, strutture di accoglienza e laboratori di welfare comunitario integrati, rivolti a nuclei familiari in condizioni di grave fragilità socio-economica.

  • Campi d'applicazione e criteri di merito: I finanziamenti coprono interventi di ristrutturazione edilizia, adeguamento sismico, efficientamento energetico, abbattimento delle barriere architettoniche e digitalizzazione. L'iter di selezione premia la cantierabilità, la sostenibilità gestionale e la forte sinergia con i fondi Fse+, imponendo rigidi standard ambientali (Do No Significant Harm e Climate Proofing).

  • Investire nell'housing sociale e nella rigenerazione urbana significa combattere l'emarginazione alla radice. Per un HR manager e un amministratore pubblico, la povertà abitativa è il principale freno alla mobilità sociale e all'inserimento lavorativo stabile. Restituire dignità ai territori attraverso il recupero dei beni confiscati è la massima espressione di una politica che unisce legalità, sviluppo economico e coesione sociale in un unico, inarrestabile motore di progresso.

venerdì 16 ottobre 2026

L'isolamento europeo e la fragilità del governo.

L’analisi attenta dei più recenti parametri statistici, economici e diplomatici ci restituisce l’immagine drammatica di un’Italia bloccata, sospesa tra una gravissima marginalità sociale interna e un crescente isolamento negli equilibri comunitari. Le cifre diffuse dall’Istituto Nazionale di Statistica sulla povertà nel nostro Paese non costituiscono soltanto un mero elenco di numeri: rappresentano il manifesto manifesto del fallimento delle politiche assistenziali e identitarie.

In un contesto globale segnato dalle transizioni ecologica e digitale, le risposte dell'esecutivo appaiono inadeguate, sia sul piano della coesione sociale interna, sia su quello del posizionamento europeo, dove la linea del confronto muscolare rischia di privare il sistema-Paese delle risorse e delle alleanze indispensabili per garantire uno sviluppo sostenibile.


POVERTÀ, DISUGUAGLIANZE E LAVORO POVERO

1.1 L'impatto dell'indigenza assoluta e relativa

Nel corso del 2025, le stime ufficiali attestano come oltre 2,1 milioni di nuclei familiari versino in condizioni di indigenza assoluta, coinvolgendo un bacino complessivo di 5,4 milioni di cittadini, pari al 9,3% dell'intera popolazione nazionale. La stabilità di tali indicatori rispetto all'anno precedente conferma l'assenza di interventi strutturali capaci di invertire la rotta. L'incidenza delle famiglie indigenti si attesta all'8,0%, riflettendo una stasi drammatica.

Le disparità emergono con spietata chiarezza quando si analizza la composizione dei nuclei:

  • Famiglie di soli cittadini italiani: l'incidenza della povertà si attesta al 5,9%.

  • Famiglie con almeno un componente straniero: la percentuale sale al 26,7%.

  • Famiglie di soli cittadini stranieri: si raggiunge la quota critica del 29,4%.

Questi divari evidenziano come l'origine straniera, pur in presenza di generazioni nate o cresciute sul territorio nazionale, rappresenti tuttora un fattore determinante di svantaggio e marginalizzazione socio-economica.

Parallelamente, la povertà relativa mantiene una posizione di sostanziale stabilità, coinvolgendo il 10,8% dei nuclei familiari (rispetto al 10,9% del 2024), per un ammontare superiore a 2,8 milioni di famiglie e quasi 8,7 milioni di individui.

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| Tipologia Familiare                | Incidenza Povertà     |
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| Nuclei con soli italiani           | 5,9%                  |
| Nuclei con almeno un componente    | 26,7%                 |
| straniero                          |                       |
| Nuclei con soli componenti stranieri| 29,4%                |
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1.2 La geografia del disagio e la vulnerabilità dei minori

La ripartizione territoriale della deprivazione non mostra mutamenti di rilievo:

  1. Mezzogiorno: si conferma l'area con la massima concentrazione di disagio, pari a 813mila nuclei in povertà assoluta.

  2. Nord-Ovest: registra 568mila famiglie in condizioni di grave deprivazione.

  3. Nord-Est: si attesta a 386mila nuclei.

  4. Centro: presenta i dati meno critici, con 338mila famiglie coinvolte.

Il dato più allarmante riguarda le giovani generazioni e i minori, specialmente all'interno dei contesti metropolitani. L'incidenza dell'indigenza assoluta decresce proporzionalmente all'aumento dell'età anagrafica:

  • Minori (0-17 anni): 12,5% (pari a 1 milione e 136mila bambini e adolescenti).

  • Giovani (18-34 anni): 12,1% (quasi 1 milione e 198mila individui).

  • Adulti (35-64 anni): 8,9%.

  • Anziani (over 65): 6,1% (oltre 891mila persone).

La povertà assoluta individua l'impossibilità primaria di accedere ai beni e ai servizi essenziali per un'esistenza dignitosa, dalla nutrizione all'alloggio, fino al diritto alla salute. La povertà relativa misura invece la distanza dal tenore di vita medio del contesto sociale di riferimento.

A parità di reddito, la vulnerabilità risulta sensibilmente amplificata nei grandi centri urbani rispetto alle realtà comunali con popolazione inferiore ai 50mila abitanti.

1.3 Il fenomeno del lavoro povero e le dinamiche familiari

Il mercato occupazionale mostra crepe profonde: l'effetto protettivo dell'impiego si è fortemente attenuato. Tra la classe operaia, l'incidenza della povertà assoluta raggiunge il 14,3%, spinta dal divario tra la spinta inflazionistica, l'innalzamento del costo della vita e una dinamica salariale da troppo tempo stagnante.

La dimensione del nucleo familiare costituisce un ulteriore elemento di fragilità:

  • Famiglie con tre o più figli: quasi una su sei (16,9%) versa in stato di povertà assoluta.

  • Nuclei monogenitoriali: oltre un decimo (11,5%) si trova privo dei mezzi minimi di sussistenza.

Il titolo di studio rimane il principale baluardo contro la deprivazione: l'incidenza scende al 4,4% per i possidenti di diploma di scuola secondaria superiore, mentre supera l'11,9% laddove la persona di riferimento della famiglia possieda esclusivamente la licenza media.

LE SFIDE DEL MERCATO DEL LAVORO, L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE E IL CAPITALE UMANO

2.1 Le trasformazioni in atto e l'evento Job Evolution

Il mercato del lavoro si trova ad affrontare criticità complesse: il calo demografico, l'evoluzione delle relazioni industriali, la valorizzazione della convivenza intergenerazionale in azienda, l'aggiornamento delle competenze e l'impatto delle nuove tecnologie, a partire dall'Intelligenza Artificiale. Il sistema produttivo si trova stretto tra l'aumento dei tassi di occupazione e un marcato disallineamento tra domanda e offerta di lavoro (mismatch qualitativo).

Su questi temi si è concentrato il dibattito della terza edizione dell'evento Job Evolution, promosso dal Gruppo Il Sole 24 ORE, che ha visto il coinvolgimento di 1.600 partecipanti tra presenze fisiche e collegamenti digitali.

Come sottolineato dal direttore de Il Sole 24 Ore, Fabio Tamburini, il tessuto imprenditoriale si trova di fronte a scelte di governance di estrema complessità, per le quali i momenti di confronto multilaterale risultano indispensabili. L'amministratore delegato del Gruppo, Federico Silvestri, ha posto l'accento sul mutamento valoriale delle nuove generazioni, non più orientate esclusivamente alla progressione di carriera tradizionale, evidenziando come la gestione della transizione tecnologica richieda investimenti mirati non solo sulle infrastrutture digitali, ma soprattutto sul capitale umano.

2.2 Fabbisogno occupazionale e il ruolo dell'Intelligenza Artificiale

Le stime del sistema Excelsior indicano che nel quinquennio 2025-2029 il fabbisogno occupazionale delle imprese si attesterà tra 3,3 e 3,7 milioni di lavoratori. L'Intelligenza Artificiale opera come catalizzatore di questo processo, trasformando profili professionali e catene del valore: attualmente, il 12,4% delle aziende italiane ha già integrato soluzioni di IA nei propri processi.

Il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, ha evidenziato come la sfida prioritaria non risieda soltanto nella creazione di opportunità occupazionali, ma nel dotare le persone delle competenze idonee per coglierle.

2.3 Il dialogo sociale, la contrattazione e la formazione

In questo scenario di transizione, la concertazione tra parti sociali assume un ruolo strategico:

  • Confindustria (Pierangelo Albini): Le relazioni industriali e la contrattazione collettiva rappresentano la via maestra per governare l'impatto dell'IA sui modelli organizzativi. È necessario porre la persona al centro, ridefinendo strumenti e regole della bilateralità per adattarli a un contesto dinamico.

  • CISL (Mattia Pirulli): Viene ribadita l'importanza della rappresentanza per contrastare il dumping contrattuale e rafforzare la contrattazione aziendale e territoriale, estendendola alle PMI. La formazione deve configurarsi come un vero e proprio diritto esigibile durante l'orario di lavoro, supportato da un Fondo Nuove Competenze strutturale e da un sistema di certificazione delle competenze spendibile sul mercato.

  • Prospettiva HR e Giuslavoristica (Paola Boromei, Francesco Rotondi, Laura Bruno): L'adozione dell'IA richiede un ripensamento dell'architettura organizzativa aziendale. La tecnologia deve essere intesa come un cambio di paradigma integrato in cui l'elemento umano mantiene la centralità etica e decisionale. Come previsto dalla normativa europea e nazionale, l'IA deve affiancare e non sostituire il giudizio umano, valorizzando soft skills quali pensiero critico, adattabilità, leadership ed etica.

2.4 Benessere organizzativo, partecipazione e nuove traiettorie di carriera

Il concetto di benessere lavorativo si è affermato come priorità trasversale, spinto dall'ingresso delle nuove generazioni (Gen Z) e dal contributo delle coorti precedenti (Gen X).

  • L'esperienza di Gruppo A2A (Mauro Ghilardi): L'azienda ha avviato un programma di engagement che ha coinvolto oltre 5mila dipendenti nella formulazione di proposte innovative per il miglioramento dell'organizzazione. Investire nella partecipazione incrementa la produttività e riduce il turnover.

  • Il progetto Talent Window (Margherita Treves, Dompé Farmaceutici): Un'iniziativa di benchmark tra otto primarie realtà aziendali (tra cui Amplifon, Sanofi, KPMG, OVS) per ridefinire i percorsi di crescita. Il modello supera il concetto tradizionale di "giovane talento" in favore di percorsi personalizzati basati su aspirazioni e competenze individuali, trasformando il management in un abilitatore di opportunità.

  • La carriera come portfolio (Stefano Colagrossi, Philip Morris Italia): La crescita professionale non si configura più come una scala gerarchica lineare, bensì come un insieme strutturato di esperienze, sfida professionale e apprendimento continuo.

  • L'innovazione contrattuale (Michela Porcaro, SIAE): Il rinnovo del contratto collettivo aziendale ha recepito la regolamentazione dell'Intelligenza Artificiale, confermando l'investimento sulle competenze e sulla sperimentazione.

IL NEGOZIATO SUL BILANCIO EUROPEO 2028-2034: L'ISOLAMENTO DIPLOMATICO ITALIANO

3.1 La spaccatura all'interno del Consiglio Europeo

Mentre il mondo produttivo richiede integrazione e visione strategica, la posizione diplomatica del governo italiano sul Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2028-2034 rischia di spingere il Paese in un vicolo cieco. La trattativa sul bilancio comunitario vede l'Unione profondamente divisa in due blocchi contrapposti.

L'Italia si trova alla guida del fronte degli "Amici della Coesione", coordinato insieme alla Romania, che raggruppa diciassette Stati membri intorno a quattro punti fermi:

  1. Mantenimento di risorse adeguate per la copertura delle priorità europee.

  2. Tutela rigorosa dei fondi per la Politica di Coesione e per la Politica Agricola Comune (PAC), sia in termini di stanziamenti che di regole di gestione.

  3. Ripartizione equa dei contributi nazionali.

  4. Abolizione definitiva dei meccanismi di correzione e sconto (rebates).

La posizione espressa dal vertice dell'esecutivo italiano individua nella firma dell'accordo un punto di caduta condizionato all'ottenimento di un saldo ritenuto equo, rifiutando l'ipotesi di un incremento dei contributi netti a fronte di una riduzione dei ritorni finanziari per il Paese.

3.2 Il blocco dei Frugali e il compromesso della Presidenza

Sul fronte opposto si colloca la coalizione dei Paesi cosiddetti "frugali" (Germania, Austria, Paesi Bassi, Svezia, Danimarca e Finlandia), con cinque di essi direttamente interessati al mantenimento dei rebates.

  • La posizione tedesca (Friedrich Merz): Il cancelliere tedesco considera la proposta di mediazione presentata dalla Presidenza irlandese – che prevede un taglio dell'8% rispetto alla bozza iniziale della Commissione da quasi 2.000 miliardi di euro – come un passo nella giusta direzione, pur giudicandola ancora insufficiente. Berlino richiede un ridimensionamento marcato del bilancio comunitario, sostenendo l'impossibilità per gli Stati contribuenti di sostenere un incremento del 50% rispetto al quadro pluriennale vigente.

  • Le crepe nel fronte rigorista: L'Austria manifesta contrarietà a riduzioni eccessive sulla PAC e sulla Coesione.

  • Le critiche da Sud e dalle Istituzioni UE: Il presidente del governo spagnolo, Pedro Sánchez, definisce il compromesso fortemente inadeguato, posizionato più vicino all'1% che al 2% del PIL comunitario, richiamando l'impianto strategico dei rapporti elaborati da Mario Draghi ed Enrico Letta per la competitività continentale.

Dura anche la reazione della Presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola, la quale ha ribadito che l'Eurocamera non ratificherà proposte al ribasso. Tagli del 35% sulla protezione civile, del 10% sul programma Horizon e del 14% sulle infrastrutture strategiche e sulla difesa comune sono stati giudicati inaccettabili rispetto alle ambizioni geopolitiche dell'Unione.

Il Presidente del Consiglio europeo, António Costa, tenta di condurre le parti a una sintesi entro la fine dell'anno, ma i nodi relativi ai rimborsi del piano Next Generation EU e ai correttivi sui contributi rimangono complessi.

LA MANOVRA FINANZIARIA: UNA STRATEGIA DI BREVE RESPIRO

4.1 L'architettura del Documento Programmatico di Bilancio (DPB)

L'analisi del Documento Programmatico di Bilancio inviato al Parlamento e alle istituzioni comunitarie rivela la debolezza dell'impianto economico delineato dal governo. La manovra, valutata complessivamente in 23,5 miliardi di euro, rappresenta uno dei provvedimenti finanziari più contenuti della legislatura.

L'intento dichiarato di strutturare un intervento redistributivo attingendo circa 5 miliardi dal settore bancario e assicurativo per destinarli al sostegno dei nuclei familiari si scontra con la ridotta consistenza dei saldi reali. La quota destinata a misure non vincolate o identitarie si riduce ad appena 9,5 miliardi di euro.

Come evidenziato dalle opposizioni parlamentari, depurando il testo dalle clausole di salvaguardia e dagli impegni inderogabili, il margine di manovra effettivo risulta estremamente ridotto. Il DPB sconta inoltre l'incertezza sui margini di flessibilità legati alla spesa energetica, ancora oggetto di interazione con la Commissione Europea.

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| Capitolo di Spesa / Destinazione   | Risorse Allocate      |
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| Valore Complessivo Manovra         | 23,5 Miliardi €       |
| Risorse Vincolate (Green e Difesa) | 14,3 Miliardi €       |
| Misure Identitarie / Discrezionali | 9,5 Miliardi €        |
| Famiglia e Spesa Sociale           | 5,0 Miliardi €        |
| Difesa e Forze dell'Ordine         | 4,5 Miliardi €        |
| Interventi per le Imprese ed Energia| 3,4 Miliardi €       |
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4.2 L'articolazione delle priorità di spesa

Al netto dei 14,3 miliardi assorbiti dagli impegni per la transizione ecologica e per il settore della difesa, l'esecutivo ha distribuito le risorse residue su una serie di interventi parcellizzati:

  1. Famiglia e Coesione Sociale (5 miliardi di euro): Costituisce la voce quantitativamente prevalente. Il pacchetto ipotizza interventi quali la detassazione degli incrementi retributivi contrattuali, un'aliquota agevolata per gli aumenti salariali dei giovani lavoratori, la conferma del bonus per le madri occupate e incentivi contributivi per l'assunzione di giovani e inoccupati.

  2. Comparto Difesa e Sicurezza (4,5 miliardi di euro): Risorse destinate prevalentemente al potenziamento degli organici delle forze armate e dell'Arma dei Carabinieri.

  3. Sostegno al tessuto produttivo (3,4 miliardi di euro): Interventi finalizzati alla mitigazione dei costi energetici, con incentivi per la diffusione di impianti fotovoltaici e per il rafforzamento dell'autonomia energetica aziendale.

PER UN'ITALIA PROTAGONISTA IN UN'EUROPA FORTE

L'esame integrato dei dati Istat, delle trasformazioni del mercato del lavoro, dei negoziati sul bilancio UE e dei contenuti della legge di stabilità evidenzia un limite di fondo nella visione politica attuale.

La tentazione di perseguire risposte nazionaliste o di corto respiro di fronte a trasformazioni epocali – quali l'impatto dell'Intelligenza Artificiale, la transizione demografica e la ridefinizione delle catene globali del valore – rischia di accentuare la vulnerabilità del Paese. La povertà strutturale non si sconfigge con interventi una tantum o con la parcellizzazione delle risorse pubbliche, ma con investimenti massicci in istruzione, formazione continua, ricerca e welfare attivo.

Allo stesso modo, la tutela degli interessi nazionali non passa dall'isolamento diplomatico nei tavoli europei o da una contrapposizione di facciata con i partner comunitari, bensì dalla capacità di costruire alleanze ad ampio raggio per un'Europa più integrata, dotata di un bilancio comune capiente e di strumenti di debito condiviso per finanziare i beni pubblici europei (dalla difesa alla transizione ecologica e digitale).

L'Italia ha la necessità di ritrovare la propria vocazione europeista e riformatrice, ponendo al centro la dignità del lavoro, la valorizzazione del capitale umano e la giustizia sociale, all'interno di un quadro comunitario solido, coeso e proiettato verso il futuro.

Cosa ne pensate di questo quadro economico e diplomatico? Ritente che la linea dell'esecutivo sui tavoli europei possa portare risultati concreti o rischi di isolare ulteriormente il Paese? Lasciate i vostri commenti qui sotto per aprire il dibattito.

lunedì 14 settembre 2026

Il paradosso del terziario italiano: una potenza economica senza strategia di governo

Dominare la scena nazionale ma soccombere non appena ci si affaccia sullo scenario continentale. È la parabola amara che sta attraversando il "terziario avanzato" della nostra Penisola. Un settore la cui espansione appare ormai inarrestabile nell'intero Occidente (salvo imprevedibili sconvolgimenti globali) e che sta gradualmente conquistando il baricentro del nostro tessuto economico.

Eppure, persino nel cuore pulsante delle attività a elevata intensità di conoscenza — che abbracciano tecnologie informatiche, consulenza direzionale, ricerca, professioni abilitanti e finanza ad alto tasso di innovazione — affiorano debolezze strutturali che chiamano in causa le scelte strategiche dei nostri governi.


Secondo i rilevamenti dell'Osservatorio del Terziario promosso da Manageritalia, la filiera dei servizi innovativi incide oggi per il 17,6% sul Prodotto Interno Lordo, staccando il comparto manifatturiero, fermo al 15%. Con quasi tre milioni di maestranze impiegate, la nazione si posiziona al terzo posto in Europa per densità di specialisti nel settore. Tuttavia, la velocità di crescita del nostro capitale umano qualificato rimane nettamente inferiore rispetto a quella dei principali partner europei.

I numeri dell’Information & Communication Technology parlano chiaro: nella finestra temporale compresa tra il 2008 e il 2025, la Germania ha incrementato la propria forza lavoro nel digitale del 37%, la Francia del 67% e la Spagna del 45%, a fronte di un progresso medio dell'Unione Europea del 59%. L'Italia si è piantata a un modesto +31%.

Le cause di questo scostamento affondano le radici in precise carenze strutturali e di visione politica:

  • Il drenaggio dei talenti: Un'esodo inarrestabile che vede circa 180 mila giovani altamente qualificati trasferirsi oltreconfine attratti da retribuzioni commisurate al merito e da migliori prospettive di carriera, depauperando il patrimonio immateriale dello Stato a beneficio di altre potenze economiche.

  • Ritardi sistemici: Bassi investimenti nella transizione digitale, carenza di profili con formazione scientifica (STEM), polverizzazione delle dimensioni aziendali e marcato deficit di gestione manageriale.

  • Fuga della produttività: L'aumento del numero di addetti non si è riflesso in una crescita proporzionale della ricchezza prodotta. Dal 2015 a oggi, la produttività reale per ora lavorata nell'ICT italiano è cresciuta soltanto del 9,4%, distanziata dal +23% della media continentale, dal +19,3% di Parigi e dal +17,7% di Berlino.


Come sottolinea Marco Ballarè, vertice di Manageritalia, l'azione dei governi che si sono succeduti a Roma ha storicamente privilegiato il sostegno all'industria manifatturiera a discapito dei servizi ad alto valore. Una visione d'altri tempi che dimentica come oggi fabbrica e terziario avanzato siano due facce della stessa medaglia, legate da una profonda interdipendenza strategica.

Anche sul fronte delle startup innovative si notano le conseguenze di una politica economica poco coraggiosa. Dopo un boom che tra il 2018 e il 2022 ha portato il numero di nuove imprese del terziario oltre le 14.200 unità, il comparto ha subito un contrazione del 15%, entrando in una fase di stasi. L'inasprimento delle condizioni creditizie, il rialzo dei tassi e la contrazione dei capitali di rischio hanno tarpato le ali a chi prova a fare impresa nel nostro Paese.

La sfida per la classe dirigente appare dunque ineludibile: smettere di gareggiare sul ribasso dei costi ed elaborare finalmente un piano industriale per il terziario capace di premiare l'innovazione, stimolare la cultura manageriale e trattenere le migliori intelligenze all'interno dei nostri confini.

venerdì 24 aprile 2026

Deficit e Superbonus: il gioco dei decimali che maschera il nodo crescita

 L'obiettivo di riportare l'indebitamento netto entro la soglia psicologica e normativa del 3% — traguardo che avrebbe sancito l'archiviazione formale della procedura d'infrazione UE — è sfumato per una manciata di decimali. Secondo le ultime rilevazioni Istat, il deficit si è attestato al 3,07%, superando di appena 598 milioni di euro la previsione del 3,04% formulata dall'esecutivo lo scorso ottobre.

In un'economia da oltre 2.200 miliardi di PIL, una simile divergenza ha un peso economico trascurabile, ma assume una valenza politica di primo piano, mettendo a nudo le difficoltà della narrazione governativa.


La smentita dei numeri: non è (solo) colpa dell'edilizia

Contrariamente alla retorica del governo, che individua nel Superbonus il responsabile unico della tenuta dei conti pubblici, l'analisi delle poste di bilancio rivela una realtà più complessa. Sebbene i contributi in conto capitale (che includono i crediti edilizi) abbiano registrato uno sforamento di circa 6 miliardi, tale impatto era in larga parte già preventivato nelle manovre d'autunno.

Il "fallimento" del target è attribuibile a una combinazione di voci di spesa che superano complessivamente gli 8 miliardi:

  • Redditi da lavoro dipendente: +1,7 miliardi rispetto alle stime.

  • Consumi intermedi: +1,1 miliardi.

  • Investimenti fissi lordi: +3,4 miliardi.

  • Trasferimenti vari: +2 miliardi.

Il Superbonus come "capro espiatorio"

Il 110% sembra essersi trasformato da volano economico a strumento di battaglia politica. Si tende a dimenticare che la misura, nata con una scadenza definita, è stata alimentata sia dal governo Draghi sia dall'attuale esecutivo Meloni, che in campagna elettorale ne aveva promesso la tutela.

Emerge una contraddizione sistematica: dopo aver celebrato per mesi una crescita italiana superiore alla media europea — trainata proprio dal comparto edile — si tenta ora di scaricare sull'incentivo ogni responsabilità contabile, ignorando che il suo impatto nel 2025 risultava ormai residuale e gestibile.

Il vero allarme: una crescita allo stallo

Il dibattito sui decimali del deficit rischia di occultare la criticità principale: l'asfissia della crescita. Il PIL italiano è scivolato verso percentuali prossime allo zero, stretto tra variabili esogene e debolezze interne:

  1. Crisi tedesca: Il declino del modello industriale della Germania colpisce duramente l'export italiano.

  2. Demografia: Il calo delle nascite erode i consumi e la domanda interna.

  3. Geopolitica: Le tensioni in Medio Oriente introducono incognite pesanti sui costi e sulle rotte commerciali.

Tuttavia, dopo quattro anni di eccezionale stabilità istituzionale, il dato politico resta ineludibile: la mancanza di una strategia industriale chiara per condurre il Paese fuori dalle "secche" della stagnazione. In questo scenario, continuare a indicare il Superbonus come l'origine di ogni male appare sempre più come un alibi per celare fragilità strutturali non ancora affrontate.

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