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venerdì 4 settembre 2026

Le sfide dell'Italia tra emergenza economica, crisi energetica e declino demografico

Alla vigilia della prossima Legge di Bilancio, l'Italia si trova a fronteggiare una combinazione di ostacoli complessi: un'inflazione persistente, la tenuta dei conti pubblici e una transizione demografica sfavorevole. L'economista Tito Boeri e l'esperto di mercati energetici Sergio Giraldo delineano il quadro delle priorità e i rischi per il Paese.


Mercato del lavoro, povertà e riforme strutturali

Secondo Tito Boeri, le politiche economiche recenti si sono concentrate eccessivamente su interventi temporanei anziché su riforme di lungo termine.

  • Contrazione dei salari e salario minimo: La fiammata inflazionistica avviata nel 2021 ha ridotto nettamente il potere d'acquisto dei lavoratori, non compensato dalla contrattazione collettiva. La soluzione proposta richiede riforme strutturali, tra cui l'introduzione di un salario minimo indicizzato al costo della vita e una nuova regolamentazione sulla rappresentanza sindacale.

  • Lotta alla povertà: L'abolizione del Reddito di cittadinanza senza adeguate alternative rischia di lasciare scoperte ampie fasce di popolazione. Rimanere nel mercato del lavoro non sempre garantisce l'uscita dall'indigenza.

  • Capitale umano e PNRR: Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza rappresenta un'occasione non pienamente sfruttata. Risorse significative sono state destinate alla spesa senza una rigorosa selezione della qualità degli investimenti. Mancano ancora progressi decisivi nella riforma della giustizia civile e nel potenziamento meritocratico della Pubblica Amministrazione.

L'impatto del declino demografico

La riduzione della popolazione residente stravolge la tenuta dei servizi fondamentali:

  • Ripercussioni su pensioni e sanità: La contrazione della forza lavoro — stimata in un calo del 30% nei prossimi 25 anni — esercita una forte pressione sul sistema previdenziale e sulle strutture sanitarie, chiamate a gestire un carico sempre maggiore a fronte di una base fiscale ridotta.

  • Modelli di risposta internazionali: Mentre Paesi come Cina e Giappone puntano sull'innovazione tecnologica e la Spagna integra i flussi migratori per sostenere il tessuto produttivo, l'Italia continua ad affrontare l'immigrazione con una prospettiva prevalentemente emergenziale.

Tensione sui mercati energetici: la corsa al gas

Oltre al settore petrolifero, la recrudescenza dell'inflazione è alimentata dalle forti impennate nel mercato del gas.

  • Aumento dei prezzi all'ingrosso: Le quotazioni del gas per le consegne autunnali sono salite fino a 75 €/MWh sul mercato di riferimento olandese TTF, segnando quasi un raddoppio rispetto ai minimi estivi.

  • Ripercussioni sulle bollette: L'ARERA ha adeguato la tariffa della materia prima per i clienti in tutela della vulnerabilità (+13% a livello mensile), con un incremento complessivo della bolletta del 6,9%.

  • Livello degli stoccaggi europei: La riserva media di gas nell'Unione Europea si attesta attorno al 65%, una delle soglie più basse degli ultimi anni. Sebbene l'Italia sia in una posizione di maggiore sicurezza con i propri depositi oltre l'83%, soffre il ritardo di altri Paesi europei (come la Germania, ferma al 53%) che spinge verso l'alto i prezzi dell'intera Eurozona.

mercoledì 11 marzo 2026

PERCHÉ SERVE UN MINISTRO DELL'AI

L'intelligenza artificiale rappresenta oggi l'attuale — ma non definitiva — tappa evolutiva del processo di transizione digitale iniziato oltre tre decenni fa. Un percorso che ci vede impiegare ogni giorno dispositivi e soluzioni di cui spesso non percepiamo più la presenza, ma che, come ciascuna svolta tecnologica accolta in passato, stanno rendendo migliore la nostra vita quotidiana se guidati con consapevolezza. L'intelligenza artificiale, lungamente attendibile quanto temuta, è ormai una realtà tangibile.


Tuttavia, all'estrema celerità con cui le innovazioni informatiche penetrano nel tessuto sociale non corrisponde una pari prontezza nell'adeguamento normativo e legislativo. La tecnologia si sviluppa entro i confini della ricerca scientifica e del rigore metodologico; quando però varca le soglie dei laboratori per integrarsi nel sistema produttivo, economico e sociale, l'adattamento alle esigenze della collettività — cittadini, imprese e istituzioni — diventa un cammino più graduale. Un tragitto che esige comprensione, dialogo e un indispensabile equilibrio tra utilità e ragionevolezza. È per questa ragione che gli interventi politici e i quadri normativi destinati a regolare le trasformazioni digitali appaiono frequentemente in ritardo.

Va evidenziato come, negli ultimi anni, l'apparato statale abbia avviato un profondo percorso di ammodernamento e sfoltimento burocratico a ogni livello amministrativo, con l'obiettivo di accrescere l'efficienza nell'erogazione dei servizi. La macchina pubblica sta cambiando e tenta di mantenere il passo rinnovando il proprio capitale umano e aggiornando le proprie infrastrutture. Appare dunque coerente che, dopo l'istituzione di dicasteri e assessorati dedicati alla digitalizzazione, si assista alla creazione di deleghe specifiche per l'Intelligenza Artificiale.

In quest'ottica, la prospettiva di un Ministero dedicato all'AI costituisce un'ipotesi valida per indirizzare una risorsa così articolata, dirompente e capillarmente diffusa, da articolare in specifici ambiti e filiere applicative.

Governare un'innovazione significa innanzitutto comprenderla a fondo: conoscerne i vantaggi, ma soprattutto prevederne le ricadute positive e negative, valutandone gli effetti sul piano sociale, economico e ambientale. Per questa ragione, la crescita delle competenze tecniche all'interno delle strutture pubbliche risulta imprescindibile. Al contempo, regolare la tecnologia vuol dire accompagnarne l'ingresso nella società mediante norme capaci di agevolarne l'adozione, orientarla al bene collettivo e conservare la flessibilità indispensabile per conformarsi a uno scenario in costante mutamento. Significa, infine, renderla fruibile all'intera comunità attraverso processi e strumenti idonei a generare valore pubblico, efficienza e benefici tangibili.

La realtà concreta, chiaramente, si presenta più complessa della teoria. L'assetto amministrativo italiano si articola su differenti livelli e le peculiarità territoriali evidenziano marcate divergenze, talvolta persino tra municipalità appartenenti alla medesima regione: le necessità di un piccolo borgo montano differiscono profondamente da quelle di una grande metropoli. Ciò nonostante, il supporto fornito da un impiego consapevole della tecnologia rimane fondamentale a ogni livello.

L'intelligenza artificiale costituisce un vero punto di svolta che impone la presenza di un'organica catena di comando: un insieme strutturato di abilità, funzioni e responsabilità in grado di decodificare la tecnologia, tradurla in linee d'indirizzo politico e trasformarla in norme e applicazioni pratiche, dal centro alla periferia. Dalle direttrici strategiche dei grandi sistemi di gestione fino all'ultimo miglio dei bisogni dei cittadini, è fondamentale che l'intero corpo amministrativo sia pronto a impiegarla e gestirla, poiché la portata applicativa dello strumento varia sensibilmente a seconda del contesto di adozione.

Occorrono pertanto figure di vertice capaci non solo di interpretare gli orientamenti strategici, ma anche di condividere metodologie, linguaggi e parametri operativi per renderli attuabili su qualsiasi scala. Si tratta di un'esigenza contingente: il ritmo impresso dall'evoluzione digitale richiede strutture pronte già oggi e dotate di capacità previsionali.

La sfida che ci attende è di primaria importanza: dimostrare che le istituzioni pubbliche possono farsi promotrici e motore dell'innovazione, capaci di gestire il dinamismo dei cambiamenti tecnologici e di convertirlo in utilità sociale. La crescita esponenziale delle tecnologie digitali — e dell'intelligenza artificiale in particolare — offre l'opportunità di cambiare la narrazione, mostrando una PA che si rinnova e che guida l'innovazione nei processi interni, garantendo alla cittadinanza trasparenza e imparzialità, principi fondanti della propria missione.

Non si tratta soltanto di un'opportunità, ma di una concreta possibilità: ridefinire il legame tra innovazione e istituzioni, provando che la velocità non è incompatibile con la sfera pubblica ma può, al contrario, diventarne un elemento caratterizzante se sostenuta da competenze, visione e una governance adeguata.

lunedì 10 febbraio 2020

Le nuove regole sulle gare d'appalto in sintesi.

Clicca l'immagine per ingrandire!

Ritenute e compensazioni in appalti e subappalti (art. 4) - Si dispone l’obbligo per il committente di
richiedere all'impresa appaltatrice o affidataria e alle imprese subappaltatrici (valore annuo dell’appalto, appalti di opere e servizi superiori a 200.000 euro), obbligate a rilasciarla, copia delle deleghe di pagamento relative al versamento delle ritenute (per la corretta compilazione del modello F24, vedere Ris. A.E. 109/2019) ai fini del riscontro dell'ammontare complessivo degli importi versati dalle imprese; la norma inoltre stabilisce che il committente è tenuto a sospendere il pagamento dei corrispettivi maturati dall'impresa appaltatrice o affidataria nel caso di mancata trasmissione o nel caso risultino omessi o insufficienti versamenti.
L’appaltatore/subappaltatore è tenuto altresì a fornire al committente: un elenco nominativo di tutti i
lavoratori, identificati mediante codice fiscale, impiegati nel mese precedente direttamente nell'esecuzione di opere o servizi affidati dal committente, con il dettaglio delle ore di lavoro prestate da ciascun percipiente in esecuzione dell’opera o del servizio affidato; l’ammontare della retribuzione corrisposta al dipendente collegata a tale prestazione e il dettaglio delle ritenute fiscali eseguite nel mese precedente nei confronti di tale lavoratore, con separata indicazione di quelle relative alla prestazione affidata dal committente.
Detta disposizione è in vigore dal 1° gennaio 2020. A tale proposito, l’Agenzia delle entrate (ris. 108,
23.12.2019) ha precisato che la citata previsione normativa trova applicazione con riferimento alle ritenute operate a decorrere dal mese di gennaio 2020 (da versare entro il 16 febbraio 2020 che cadendo di domenica viene posticipato a lunedì 17 febbraio), anche con riguardo ai contratti di appalto, affidamento o subappalto stipulati in un momento antecedente al 1° gennaio 2020.
Le condizioni per far scattare la disposizione richiamata sono quindi tre: compimento di un’opera o
più opere, o di uno o più servizi di importo complessivo annuo superiore a euro 200.000, tramite
contratti di appalto, subappalto o affidamento a soggetti consorziati; utilizzo prevalente di manodopera presso le sedi di attività del committente; utilizzo di beni strumentali di proprietà del committente o ad esso riconducibili in qualunque forma.



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