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giovedì 18 aprile 2024

Intervista a Giacomo Palumbo


Intervista a Giacomo Palumbo sulla transizione verde: 

Il futuro del mercato unico europeo è importante perché esso fa parte della nostra vita economica, è l'economia di ogni giorno. Da esso dipende la possibilità di studiare in un Paese europeo, la facilità di vendere i propri prodotti o la possibilità di trovare un lavoro in un altro Paese Ue, dipendono gli standard di sicurezza. Bisognerebbe accentuare e sviluppare la libertà di conoscenza, dei dati, della ricerca e della finanza pubblica. 

La forza trasformativa della finanza pubblica, che è stata in grado di “riparare” l’Unione, può essere utilizzata per promuovere la transizione verso l’Europa dello sviluppo sostenibile, dell’uguaglianza, dell’innovazione sociale, spingendo i Paesi, le Regioni e le Città ad adottare forme e strumenti di finanza pubblica che incorporino gli "Sustainable Development Goals" (obiettivi di sviluppo sostenibile)  e i Target dell’Agenda 2030, insieme agli obiettivi dell’Accordo di Parigi e del Pilastro Europeo dei Diritti Sociali.

Guardiamoci dal fare dell'Unione Europea la prima economia a impatto climatico zero, efficiente sotto il profilo delle risorse e pronta per l'era digitale, garantendo al contempo equità sociale e riduzione delle disuguaglianze è un obiettivo ambizioso che implica cospicui investimenti pubblici e privati e un modello di governance economica in grado sostenere adeguatamente la composizione della finanza pubblica in linea con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile posti al centro dell'elaborazione e dell'azione strategica.

L’Unione Europea è seriamente indietro su ricerca e innovazione e dobbiamo concentrarci su questo aspetto. La forza della nostra economia è renderli meglio funzionanti per darci più opportunità, per dare più possibilità ai singoli cittadini che vogliono credere di sviluppare più intensamente quest'opera. 
Riconosciamo di avere poca libertà di conoscenza, di proiezione, perché la spiegazione sta nel fatto che se la libertà di conoscenza e la ricerca e sviluppo è troppo frammentata tra i singoli Paesi, non saremmo in grado di competere con cinesi e americani, con i paesi in via di sviluppo. 

Sono diverse le modalità per identificare strategie di investimento che possono essere considerate sostenibili e responsabili, in grado quindi di coniugare obiettivi di carattere ambientale, sociale e di buon governo societario. Vi sono però settori (come ad esempio quello dei servizi idrici e della gestione dei rifiuti) in cui le attività svolte, per le loro caratteristiche intrinseche, possono influire direttamente sugli obiettivi riconducibili allo sviluppo sostenibile. Questo è dovuto non solo alla natura delle attività che li caratterizzano, ma anche al fatto che generalmente sono soggette a obblighi e prescrizioni coerenti con tali obiettivi (dettati da previsioni di tipo normativo oppure regolatorio). Il settore idrico come quello dei rifiuti possono quindi rappresentare un impiego idoneo per gli investimenti per il perseguimento di alcuni degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, ammesso comunque che i soggetti che vi operano siano dotati di adeguata capacità organizzativa sul piano industriale e finanziario.

Gli studi dimostrano che il mercato unico è rimasto indietro, questo deve portare ad un cambiamento e nei miei casi di studio, in particolar modo sulla transizione verde si presagisce la possibilità di recuperare l'integrazione in tre macrosettori, in cui il sistema è frammentato in mercati nazionali, nello specifico nelle telecomunicazioni, nell'energia e i nei mercati finanziari. 

Per cui dovrebbe esserci una spinta maggiore in merito. 

Bisognerebbe mettere insieme il finanziamento privato, rendendo il finanziamento di queste iniziative appetibile per i capitali privati, e finanziamenti pubblici come è stato per il Next generation Eu. 

Ricordando come il Green Deal è stato integrato nelle misure finanziarie straordinarie proposte dalla Commissione Europea in risposta alla crisi economica indotta dal COVID-19, vale a dire il potenziamento del Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2017 (il budget UE) e le iniziative del programma Next Generation EU da 750 miliardi di euro, adottato il 27 maggio 2020. Integrando l’EU Green Deal nel piano di rilancio dell’economia, le istituzioni europee hanno scelto di non posticipare gli obiettivi ambientali e climatici, bensì di farne il perno per la creazione di nuovi posti di lavoro.

Gli investimenti sostenibili possono essere declinati secondo varie strategie, ognuna contraddistinta da specifici obiettivi e metodologie che non sono auto-escludenti e possono quindi essere applicate allo stesso portafoglio e alle diverse classi di attivo (azioni, obbligazioni, private equity e private debt).

Di seguito le strategie più diffuse sono:

• Esclusioni: esclusione di alcuni emittenti, settori o Paesi in base a determinati principi e valori (tra i criteri più utilizzati: armi, pornografia, tabacco, ecc.).

• Convenzioni internazionali: selezione degli investimenti in base al rispetto di norme e trattati internazionali (i più utilizzati sono quelli definiti in sede OCSE, ONU e Agenzie ONU).

• Best in class: selezione o peso degli investimenti in portafoglio secondo criteri ESG, privilegiando i migliori all’interno di un settore, una categoria o una classe di attivo.

• Engagement: dialogo costruttivo con gli emittenti su questioni di sostenibilità ed esercizio dei diritti di voto connessi alla partecipazione al capitale azionario.

• Investimenti tematici: selezione dei titoli sulla base di uno o più temi ESG (ad esempio: cambiamenti climatici, efficienza energetica, salute, ecc.).

• Impact Investing: investimenti in imprese, organizzazioni e fondi realizzati con l’intenzione di generare un impatto socio-ambientale positivo e misurabile, assieme a un ritorno finanziario.

E per l'energia rinnovabile ed ecosostenibile continuiamo ad avere mercati nazionali e scarse interconnessioni e il risultato sono i costi alti. 

Il confronto che si fa sempre con gli Stati Uniti d'America non significa che dobbiamo diventare come loro, perché io sono assolutamente soddisfatto del modello europeo e del welfare europeo, questo lo confermano i molteplici studi che sono stati commissionati dall'Unione Europea per determinarne il processo. 

A dicembre del 2019 la Commissione Europea ha lanciato l’EU Green Deal, un programma di politiche e di iniziative per conseguire l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050, vale a dire l’equilibrio tra quantità di CO2 emessa e assorbita.

I perni centrali dell’EU Green Deal sono le proposte su:

• Sustainable Europe Investment Plan (piano di investimento europeo sostenibile) e Just Transition Mechanism (solo il fondo di transizione "verde") (e Just Transition Fund);

• European Climate Law, che sancisce l’obiettivo di neutralità climatica entro il 2050;

• Patto Europeo per il clima;

• una nuova strategia industriale e un nuovo piano per l'economia circolare;

• un sistema alimentare giusto e rispettoso dell'ambiente;

• una nuova strategia per la biodiversità al 2030;

• un obiettivo "inquinamento zero" per un ambiente privo di sostanze tossiche.

I punti più rilevanti del programma in ottica di finanza per lo sviluppo sostenibile sono:

• indirizzare investimenti verso gli obiettivi ambientali e climatici del piano (l’obiettivo è 1000 miliardi di euro in 10 anni)

L'urgenza sullo studio della transizione verde è riferita totalmente all’integrazione dei mercati finanziari, energetici e delle telecomunicazioni e nasce dal fatto che tutti i dati e gli asset finanziari dimostrano che cinesi e indiani da una parte e americani dall'altra, stanno andando più forte di noi europei, soprattutto innovando di più i piani di ricerca sulla transizione verde, nei mercati finanziari.

La tassonomia (lo studio della teoria e delle regole di classificazione) è una classificazione delle attività economiche eco-compatibili concepita come strumento per guidare le scelte di investitori e imprese in vista della transizione verso un’economia priva di impatti negativi sull’ambiente e, in particolare, sul clima. Dal punto di vista legislativo, a giugno del 2020 è entrato in vigore il regolamento 2020/852 che delinea gli obiettivi e i principali criteri di funzionamento della tassonomia. Nel regolamento vengono esplicitati sei obiettivi ambientali dell’Unione Europea, tra cui la mitigazione e l’adattamento al cambiamento climatico.

Per essere eco-compatibile, un’attività deve:

• contribuire positivamente ad almeno uno dei sei obiettivi;

• non produrre impatti negativi su nessun altro obiettivo ("do no significant harm" "non arrecare danno significativo);

• essere svolta nel rispetto di garanzie sociali minime (per esempio, le linee guida OCSE per le imprese multinazionali e i Principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani).

Proporrei il "ventottesimo regime" giuridico e di diritto societario che è un passe-partout che consente a una piccola impresa di muoversi in tutti i Paesi Ue invece di cambiare ventisette volte sistema. 

La divisione del mercato finanziario europeo lo rende poco attrattivo: si calcola in 300/320 miliardi di euro l'anno la cifra di risparmi di noi cittadini europei che se ne va negli Stati Uniti, invece di finanziare l'economia europea e la transizione verde e la difesa europea.

È poi necessario la difesa dei diritti dei lavoratori: propongo e ribadisco da anni l'eliminazione del concetto di massimo ribasso negli appalti perché ne sta mettendo a rischio l'incolumità. Ma su questo argomento c'ho scritto pagine e pagine su questo blog. 

venerdì 5 maggio 2017

Il Fiscal compact spiegato a mia nonna!

Che cos'è il fiscal compact?

E’ un trattato che fissa norme e vincoli legittimi per tutti i paesi firmatari e agisce in specifico sulla politica fiscale dei singoli paesi.
Il fiscal compact è la cessione di una fetta della propria sovranità economica, di ogni paese firmatario a un ente sovranazionale: l’Unione Europea.

Quando è stato sottoscritto il fiscal compact?

A Gennaio 2012, il Consiglio Europeo, cioè i capi di Stato o di governo dei 28 Stati membri dell'UE, il presidente del Consiglio europeo e il presidente della Commissione europea, hanno approvato il fiscal compact.
Il trattato non venne sottoscritto solamente dal Regno Unito e dalla Repubblica Ceca.
Il fiscal compact è stato firmato dal governo Monti e ratificato in parlamento da PDL, Partito Democratico e UDC.
La fase dei negoziati era stata, comunque seguita per tutto l’interno anno del 2011 dall’ex duo in governo Tremonti ex ministro dell’economia e da Berlusconi che avevano riconosciuto e sottoscritto tutte le clausole poi contenute nella stesura finale del trattato.

Le origini del fiscal compact?

Il primo precursore del fiscal compact fu il Trattato di Maastricht.
Dal 1 novembre 1993 il Trattato di Maastricht, richiese agli Stati membri dell'Unione europea il rispetto di due regole di bilancio fiscale (vincolo permanente di bilancio), un rapporto indebitamento netto/prodotto interno lordo inferiore al 3 per cento e un rapporto debito/prodotto interno lordo inferiore al 60 per cento, o comunque che tendesse a questi numeri.

Il secondo precursore del fiscal compact fu il patto di stabilità e crescita.
Il patto di stabilità e crescita (PSC) sottoscritto nel 1997 definisce i parametri di riferimento delle regole di bilancio che guidano le politiche degli Stati membri e fornisce i principali strumenti per la sorveglianza delle politiche stesse (c.d. braccio preventivo/preventive arm) e per la correzione dei disavanzi eccessivi (c.d. braccio correttivo/corrective arm).

Perché questo tipo di governance/politica fiscale?

La crisi finanziaria del 2008 e la recessione dell’economia globale del 2009 hanno determinato un forte deterioramento delle finanze pubbliche in tutti i paesi europei e hanno attivato un ciclo di modifiche della governance europea.
Il mantenimento di una politica di bilancio responsabile viene considerata importante in un'unione monetaria, quale è l'area dell'euro zona.
Una politica di bilancio che si scosti da questi principi potrebbe rendere il contesto macroeconomico di un paese vacillante, potrebbe influenzare negativamente sulle prospettive di crescita economica e sull'inflazione del paese stesso e dell'intera Unione Europea.

Che cosa prevede l’accordo tra i vari stati membri?

Per i paesi con un rapporto tra debito e PIL superiore al 60 per cento previsto dal trattato di Maastricht, c’è l’obbligo di ridurre il rapporto di almeno 1/20esimo all'anno, per arrivare a quel rapporto considerato equilibrato del 60 per cento.
Per spiegarvi meglio come siamo messi, in soldoni, l'Italia detiene un debito pubblico che è superiore ai 2200 miliardi di euro, intorno al 132,5 per cento del prodotto interno lordo, i conti sono "semplici".
Per i paesi che sono da poco entrati a far parte dell’Unione Europea il vincolo è sotto la soglia del 3 per cento, nel rapporto tra deficit e PIL e i controlli su questo vincolo sono iniziati nel 2016.

Come si è applicato il famoso pareggio di bilancio in Italia?

Il pareggio di bilancio è l’equilibrio tra entrate e uscite, di ciascuno Stato.
In Italia il pareggio di bilancio è stato inserito nella Costituzione con una modifica all’articolo 81 approvata nell'Aprile del 2012.
Nelle clausole di “accordo fiscale” si menziona il vincolo dello 0,5 di deficit/debito strutturale, non legato alle emergenze, rispetto al prodotto interno lordo (PIL).

Le prospettive sono buone o cattive?

In uno studio condotto da Prometeia si evince che questo standard di “equilibrio” macroeconomico fiscale non avrà altre tendenze. 
I grandi parolai della politica, e propagandistici, farebbero poco aderendo ancora al fiscal compact, quindi i grandi proclami senza l’abolizione del fiscal compact sarebbero solo grandi menzogne.
Rimarremmo in “stallo” per un altro ventennio, se non si reinvestisse e se non si puntasse sul finanziamento e sulla crescita della piccola e media impresa.
Saremmo costretti ad un lungo periodo di forti pressioni e all'impossibilità di agire sulla domanda interna attraverso una riduzione della pressione fiscale e della spesa pubblica volta a sostenere la crescita.
L’aspetto negativo del fiscal compact è che toglie ai governi la possibilità di manovre correttive che sostengono lo sviluppo, fermandoli al rispetto dei vincoli di bilancio e affidando la possibilità di ripresa e crescita alla sola domanda estera, ed esterna alla nazione. 

Nella tabella qui accanto viene calcolato l’avanzo primario nei conti pubblici per poter arrivare, nel 2035, all'obiettivo di rapporto debito/Pil pari al 60%.
Viene calcolato l’ammontare assoluto del  debito che proseguirebbe la sua scalata fino al 2021 per calare soltanto successivamente a quell'anno.
Soprattutto, per portare nell'arco del periodo esaminato l’incidenza del debito pubblico al 60% del PIL, servirebbe concretizzare e mantenere per quasi vent'anni un avanzo primario non inferiore al 4,5% del prodotto.
E tale risultato dovrebbe essere ottenuto mediante un maggior prelievo fiscale ed una minore spesa pubblica con ricadute devastanti sulla dinamica del prodotto interno lordo, che ben faticosamente potrebbe mantenersi sul ritmo di crescita calcolato dell’1,6%.
In pratica nessuno, oltre i vincoli imposti dal fiscal compact, potrebbe migliorare la nostra situazione economica nazionale se non un grande e grosso miracolo.

Su questo ci stiamo organizzando.

Hai capito Nonna? :-)

mercoledì 3 maggio 2017

Positiva l’appartenenza all’UE per gran parte degli europei

Gli italiani chiedono più interventi dell'UE. La maggioranza degli europei vuole una risposta comune alle sfide globali; 3 su 4 vogliono di più nella lotta al terrorismo, contro la disoccupazione e l’evasione fiscale e per la protezione dell’ambiente.

Secondo un numero crescente di cittadini europei, appartenere all'Ue è una cosa positiva. Questo il dato che emerge dall'ultimo Eurobarometro pubblicato dal Parlamento europeo. In pratica, l’attaccamento all'Unione europea ha raggiunto nuovamente i livelli pre-crisi registrati nel 2007.

Il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha dichiarato: “I risultati dell’ultimo sondaggio sull'attitudine dei cittadini europei nei confronti dell'Ue sono, per la prima volta dall'inizio della crisi economica nel 2007, molto incoraggianti.
Tali risultati dimostrano che gli europei vogliono che l'Ue risponda con una voce sola ai timori e alle turbolenze internazionali che hanno reso il mondo in cui viviamo più incerto e pericoloso.
Sta a noi leader politici dimostrare che hanno ragione a riporre in noi la loro fiducia. Dobbiamo, con il nostro lavoro quotidiano e con le nostre decisioni, convincerli che l’Unione europea può sia proteggerli che rendere la loro vita migliore”.

Per l’Italia, pur sotto la media UE, si registra un aumento di risposte positive sull'attaccamento all'Unione, con 7 punti percentuali in più rispetto all'anno scorso (48%).


L'Eurobarometro, commissionato dal Parlamento europeo e pubblicato giovedì, mostra come essere membri dell’Ue sia una cosa positiva per il 57% degli europei (+4% rispetto all'ultimo sondaggio di settembre 2016 e quasi allo stesso livello del 2007, quando a esprimersi positivamente erano stati il 58% degli intervistati).

Le percentuali variano significativamente da paese a paese.

Più Europa per combattere terrorismo, disoccupazione ed evasione fiscale

Fra gli elementi chiave per definire l’identità europea, il 50% degli intervistati cita la democrazia e la libertà, mentre solo il 33% indica l’Euro (nel 2015 era il 39%). Per quasi la metà degli intervistati a livello Ue (il 46%) avere un sistema di welfare armonizzato per tutti gli Stati membri contribuirebbe a rafforzare il sentimento di cittadinanza europea.

Ascoltare di più i cittadini in Europa e nei loro paesi

Reagire con una risposta comune europea ai recenti eventi geopolitici globali come la crescente instabilità nei paesi arabi, la sempre maggiore influenza della Russia e della Cina, la Brexit e l’elezione di Donald Trump è più auspicabile che avere una reazione paese per paese per una percentuale di intervistati che, in alcuni casi, si attesta fino al 73%.
La maggioranza dei cittadini europei vuole che l'Ue faccia di più per rispondere a sfide quali la lotta al terrorismo (80%) e alla disoccupazione (78%), la protezione dell’ambiente (75%) e il contrasto all'evasione fiscale (74%).
Secondo una larga maggioranza degli intervistati italiani, invece, ci sarebbe bisogno di un maggior intervento da parte dell’Unione europea su migrazione (80%), politica di sicurezza e difesa (74%), politica economica (68%), agricoltura (65%) e politica industriale (64%).

Maggiore ascolto a livello europeo e nazionale

Il 43% degli europei pensa che la propria voce conti a livello di Ue, un record dal 2007 a oggi, e 6 punti percentuali in più rispetto al 2016. Se invece si analizza quanto gli intervistati pensino che la propria voce conti nel proprio paese, sei europei su dieci rispondono positivamente (più 10% rispetto allo scorso anno).
In Italia, solo il 36% degli intervistati ha risposto positivamente, al di sotto della media EU, ma con 11 punti percentuali in più rispetto all'anno passato.

Disuguaglianza sociale

Infine, la stragrande maggioranza degli europei pensa che le diseguaglianze fra classi sociali siano significative e un terzo degli intervistati dubita che riusciremo a lasciarci la crisi alle spalle nei prossimi anni.

Fonte: europarl.it

Che cos'è l’articolo 50? del trattato sull'Unione europea.

“Esprimiamo rammarico per l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea, ma siamo pronti per la procedura che dovremo seguire.”

Così il 29/03/2017- Il Primo Ministro britannico, Theresa May, ha notificato l'intenzione del Regno Unito di uscire dall'Unione europea.

Che cos'è l’articolo 50?
L’articolo 50 del trattato sull'Unione europea stabilisce la procedura applicabile nei confronti dello Stato membro che desidera recedere dall'Unione europea. È stato introdotto dal trattato di Lisbona nel 2007.
Come si attiva la procedura dell’articolo 50?
Lo Stato membro che intende recedere dall'Unione deve notificarne l’intenzione al Consiglio europeo. Non è prevista una forma particolare di notifica.
Che cosa succede dopo l'attivazione dell’articolo 50?
Dev'essere negoziato l'accordo di recesso conformemente all'articolo 218, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

Prima tappa
Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk indice una riunione straordinaria del Consiglio europeo, la cui data è fissata al 29 aprile.
Il Consiglio europeo adotta per consenso gli orientamenti sul recesso ordinato del Regno Unito dall'Unione europea. Gli orientamenti stabiliscono i principi generali che guideranno l’UE nei negoziati, in base all'interesse comune dell’Unione europea e dei suoi Stati membri.

Seconda tappa
Dopo l'adozione degli orientamenti la Commissione presenta in tempi rapidissimi al Consiglio una raccomandazione sull'avvio dei negoziati, che il Collegio dei commissari adotta 4 giorni dopo la riunione del Consiglio europeo.

Terza tappa
Il Consiglio deve poi autorizzare l’avvio dei negoziati adottando le direttive di negoziato, per le quali è necessaria una maggioranza qualificata "forte" (72% dei 27 Stati membri, ossia 20 Stati membri che rappresentino almeno il 65% della popolazione dell’UE a 27).
Dopo l'adozione di tali direttive il negoziatore dell’Unione, nominato dal Consiglio, riceve l'incarico di aprire i negoziati con lo Stato membro che desidera recedere.
 
Come si arriva alla conclusione dell’accordo di recesso?
I negoziati sul recesso ordinato devono concludersi entro un periodo di due anni a partire dal momento in cui è attivato l’articolo 50. Se alla scadenza del termine non è stato raggiunto un accordo, i trattati cessano di applicarsi allo Stato membro che recede.
Al termine del periodo fissato per i negoziati, il negoziatore dell’Unione presenta al Consiglio e al Parlamento europeo una proposta di accordo, tenendo conto del quadro delle future relazioni fra il Regno Unito e l'Unione.
L'accordo è subordinato all'approvazione del Parlamento europeo, che si esprime con votazione a maggioranza semplice cui partecipano anche gli eurodeputati del Regno Unito.
Il Consiglio conclude l’accordo con votazione a maggioranza qualificata "forte".
Il Regno Unito deve anch'esso ratificare l’accordo, conformemente alle proprie norme costituzionali.

Di quanto tempo si dispone quindi per i negoziati veri e propri?
I negoziati veri e propri dureranno circa 18 mesi (da inizio giugno 2017 a ottobre/novembre 2018).

Chi negozia per l’Unione europea?
I capi di Stato o di governo dell’UE a 27 hanno chiesto al Consiglio di designare come negoziatore dell’Unione la Commissione europea e hanno accolto con favore la decisione di questa di nominare capo negoziatore Michel Barnier.
La Commissione europea, in quanto negoziatore dell'Unione, e Michel Barnier, in quanto capo negoziatore della Commissione, riferiranno sistematicamente sull'andamento dei negoziati al Consiglio europeo, al Consiglio e ai relativi organi preparatori.
Per tutta la durata dei negoziati Michel Barnier terrà il Parlamento europeo strettamente e regolarmente informato.
Ovviamente gli Stati membri parteciperanno da vicino alla preparazione dei negoziati impartendo indirizzi al negoziatore dell’Unione e valutando l'evoluzione dei lavori. A tal fine sarà creato nell'ambito del Consiglio un gruppo specifico con un presidente permanente, incaricato di accertare che la condotta dei negoziati rispetti gli orientamenti impartiti dal Consiglio europeo e le direttive di negoziato adottate dal Consiglio.
Il Consiglio europeo continuerà a occuparsi permanentemente della questione, aggiornando secondo necessità gli orientamenti nel corso dei negoziati.
Come si svolgeranno concretamente i negoziati? In che lingua? A che frequenza s'incontreranno le parti?
Gli aspetti pratici, come ad esempio il regime linguistico e la struttura dei negoziati, saranno concordati dai negoziatori dell’UE e del Regno Unito.
Dove si terranno i negoziati?
I negoziati si svolgeranno a Bruxelles.

Quando cessa il Regno Unito di essere membro dell’Unione europea?
I trattati UE cessano di essere applicabili al Regno Unito a decorrere dalla data di entrata in vigore dell'accordo di recesso o, in mancanza di tale accordo, due anni dopo la notifica. Il Consiglio europeo può decidere all'unanimità di prorogare tale termine.
Fino al recesso il Regno Unito resta membro dell’Unione europea e nei suoi confronti valgono tutti i diritti e gli obblighi derivanti dall'appartenenza all'UE, incluso il principio di leale cooperazione in base al quale l’Unione e tutti i suoi Stati membri si prestano reciproca assistenza nell’esecuzione del trattato.

Che cosa succede se non si arriva ad un accordo?
I trattati UE cessano semplicemente di applicarsi al Regno Unito due anni dopo la notifica.

Una volta uscito dall'UE, può uno Stato membro ricandidarsi all'adesione?
Qualsiasi paese uscito dall'Unione può chiedere di aderirvi nuovamente. In tal caso dovrà seguire la normale procedura di adesione.

Si può revocare l’attivazione dell'articolo 50 una volta trasmessa la notifica?
Attivare l'articolo 50 è una decisione che spetta al Regno Unito. Una volta attivata la procedura, però, non è più possibile decidere unilateralmente di tornare indietro. La notifica è un punto di non ritorno: l’articolo 50 non prevede la revoca unilaterale della notifica.

Che cosa dice esattamente l'articolo 50?
Articolo 50 del trattato sull'Unione europea (TUE)
1. Ogni Stato membro può decidere, conformemente alle proprie norme costituzionali, di recedere dall'Unione.
2. Lo Stato membro che decide di recedere notifica tale intenzione al Consiglio europeo. Alla luce degli orientamenti formulati dal Consiglio europeo, l'Unione negozia e conclude con tale Stato un accordo volto a definire le modalità del recesso, tenendo conto del quadro delle future relazioni con l'Unione. L'accordo è negoziato conformemente all'articolo 218, paragrafo 3 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea. Esso è concluso a nome dell'Unione dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata previa approvazione del Parlamento europeo.
3. I trattati cessano di essere applicabili allo Stato interessato a decorrere dalla data di entrata in vigore dell'accordo di recesso o, in mancanza di tale accordo, due anni dopo la notifica di cui al paragrafo 2, salvo che il Consiglio europeo, d'intesa con lo Stato membro interessato, decida all'unanimità di prorogare tale termine.
4. Ai fini dei paragrafi 2 e 3, il membro del Consiglio europeo e del Consiglio che rappresenta lo Stato membro che recede non partecipa né alle deliberazioni né alle decisioni del Consiglio europeo e del Consiglio che lo riguardano. Per maggioranza qualificata s'intende quella definita conformemente all'articolo 238, paragrafo 3, lettera b) del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.
 5. Se lo Stato che ha receduto dall'Unione chiede di aderirvi nuovamente, tale richiesta è oggetto della procedura di cui all'articolo 49.

venerdì 28 aprile 2017

Muoversi e adattarsi nel mondo digitale: E-democracy

............ Bruxelles - Nel 2016 il 79% dei cittadini Ue ha avuto accesso a internet almeno una volta a settimana. Navigare on line è ormai a tutti gli effetti parte integrante della società contemporanea. Oltre a leggere notizie o comunicare con il resto del mondo attraverso i social media è anche tempo di promuovere gli strumenti della partecipazione democratica? L’uso di Internet può riavvicinare i giovani alle istituzioni? E come difendersi dagli hacker? Molti e importanti gli appuntamenti elettorali che l’Europa si trova ad affrontare nel 2017. Per la prima volta questioni come la manipolazione dell’opinione pubblica attraverso internet e i brogli elettorali al voto on line sono diventati argomenti al centro delle agende politiche nazionali e di quella comunitaria.

Intimorito dal rischio di brogli, il Governo olandese ha annunciato che il voto sarà soltanto cartaceo e lo scrutinio sarà manuale. I Paesi Bassi hanno introdotto postazioni per il voto elettronico già nel 2007. Sin da subito, però, è emerso come le manipolazioni fossero estremamente semplici e di conseguenza il voto elettronico è stato vietato in tutto il Paese. In Francia il voto elettronico è stato autorizzato dal 2012 salvo essere stato sospeso per l’elezione presidenziale del 2017. Alla base della decisione i timori per il rischio di attacchi cibernetici. Un esempio positivo di voto elettronico arriva, invece, dall’Estonia dove questo è obbligatorio per le elezioni nazionali, amministrative ed europee. Dal 2005 ad oggi il Paese ha scelto i propri rappresentanti attraverso il voto elettronico già 8 volte. Al momento non è ancora stato segnalato nessun incidente o attacco hacker.

Prendendo esempio dal caso estone, il Parlamento Ue cita afferma nel proprio rapporto dedicato all’E-democracy che per rendere il voto elettronico efficace c’è prima bisogno di garantire il pieno accesso ad esso della popolazione. Al tempo stesso si deve lavorare all’implementazione di connessioni internet veloci, ma anche alla messa in sicurezza delle identità elettroniche. Nella bozza del rapporto l’e-democracy e l’e-governance sono definite nel modo seguente:

e-democracy, termine con il quale ci si riferisce all’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per permettere la partecipazione e la consultazione dei cittadini
e-governance, termine con il quale ci si riferisce all’utilizzo delle tecnologie della comunicazione e dell’informazione che creano canali di comunicazione in grado di mettere in contatto specifici stakeholder con il mondo politico e istituzionale in modo da poter influenzare il processo decisionale.
e-government, termine con il quale ci si riferisce all’uso delle tecnologie della comunicazione e dell’informazione nel settore pubblico. In modo particolare si riferisce alla possibilità di offrire alle persone servizi pubblici elettronici.

Esempi europei

L’iniziativa per i cittadini europei è stata introdotta dal Trattato di Lisbona nel 2012. Si tratta di uno strumento in grado di garantire la partecipazione democratica dei cittadini al processo decisionale comunitario. Attraverso di essa, infatti, i cittadini europei sono in grado per la prima volta nella storia comunitaria di chiedere all’Ue di legiferare su uno specifico tema. Per poter essere considerata accettabile un’iniziativa dei cittadini deve poter raccogliere almeno un milione di firme. I cittadini europei hanno anche il diritto di presentare petizioni al Parlamento Ue. Le petizioni devono essere connesse con le competenze comunitarie e sono trattate dall’apposita commissione parlamentare (Peti). Per inoltrare la propria petizione si deve accedere alla pagina web specifica. Il rapporto del deputato Ramón Jáuregui Atondo’s sulla e-democracy sarà discusso mercoledì sera. E’ possibile seguirlo in diretta attraverso il sito del Parlamento. Martedì il Parlamento ha anche votato su un rapporto volto a rafforzare i diritti dei cittadini nel trattamento dei big data.

Fonte: europarl.europa.eu

mercoledì 26 aprile 2017

L'Europa che non riforma se stessa

Le riforme strutturali sono state al centro del dibattito politico dell'Unione Europea in questi ultimi anni. In particolare le riforme che riguardano il mercato del lavoro, compreso il Jobs Act in Italia, tradotto il piano del lavoro. Dunque le varie riforme adottate nei vari paesi europei si propongono di aumentare la flessibilità del lavoro.
Queste a sua volta dovrebbero condurre una migliore ripartizione dei lavoratori sul mercato del lavoro, con la conseguenza di diminuire il calo della disoccupazione.
Qualora questa fosse la novità, essa ha già avuto riscontri quantitativi abbastanza negativi.
Limitandoci a rilevare soltanto alcuni dati sul tema che ci fornisce l'OCSE.

E' prevalente la tesi secondo cui le cosiddette riforme strutturali del lavoro, e cioè le politiche di deregolamentazione di facilitazione dei licenziamenti, le politiche di precarietà del lavoro, non contribuiscono ad accrescere l'occupazione e a diminuire la disoccupazione.
In ogni modo in sostanza abbassare le protezione dei lavoratori non crea occupazione e ce lo dice il Fondo monetario internazionale.

Il FMI nell'ultima pubblicazione dell'Aprile 2017 fa presente alcuni passaggi importanti tra cui anche il “ricalco” del fatto che la liberalizzazione del mercato del lavoro non sembra avere effetti statisticamente efficaci sulla produttività. Per questo il FMI suggerisce alle economie avanzate un costante sostegno alla domanda per incentivare investimenti e crescita del capitale, e l’adozione di politiche e di riforme che possono aumentare in modo duraturo il livello del prodotto potenziale rispetto al 2016.
Queste politiche dovrebbero racchiudere in sé le riforme del mercato dei prodotti, maggiore sostegno alla ricerca e sviluppo e un uso più intensivo di manodopera qualificata.


Le politiche di riforme strutturali dovrebbero racchiudere maggiore sviluppo di beni capitali derivanti dalle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni, per far accrescere più investimenti in infrastrutture, per agevolare le politiche fiscali e di spesa del mercato lavorativo, per aumentare la partecipazione della forza lavoro.

Perché si insiste così tanto sulla flessibilità? 
Le riforme strutturali portano a ridurre il potere contrattuale dei lavoratori, quindi più precarietà. Esse aumentano molto di più il potere rivendicativo dei datori di lavoro nei confronti dei lavoratori. E con tutte le paure dei lavoratori di essere licenziati con poco costo dall'azienda che assume. In sostanza è quello per cui vogliono farci credere che queste riforme servano a qualcosa invece, servono solo a liberalizzare il mercato del lavoro sempre più sotto torchio.

C'è una responsabilità delle direttive dell'Unione Europea, sulla formazione delle riforme interne al paese? C'è una responsabilità sulla poca trasparenza delle sue decisioni europee, sulla democrazia traballante che ci viene “imposta” dalla cessione della sovranità nazionale?
E' in conflitto L'unione Europea con i principi della nostra costituzione?
E' pensabile riformare L'unione Europea in senso più democratico?

Specifico, per dovere di studi, che il primato del diritto comunitario ha superiorità sulle norme interne con esso contrastanti, sia precedenti sia successive e quale ne sia il livello, anche costituzionale.
E' in uso cioè che la norma interna contrastante con una norma comunitaria provvista di efficacia diretta, non può essere applicata oppure deve essere disapplicata, con l'effetto che il rapporto resta subordinato, dalla sola direttiva/legge comunitaria.

In sostanza nella regolamentazione europea si dice “Il giudice nazionale ha l’obbligo di applicare integralmente il diritto comunitario e di dare al singolo la tutela che quel diritto gli attribuisce, disapplicando di conseguenza la norma interna contrapposta, sia anteriore che successiva a quella comunitaria.” Cit.”

In senso democratico per quanto riguarda l'Unione Europea, nel senso di unificazione, e qualora possa ancora avvalorarsi tale, queste direttive vengono a indebolirsi, poiché in questa fase storica si sta accennando una crisi dell'Unione. La quale crisi rischia di non appartenere più a quello strato di democrazia ideato in passato.

Tuttavia oggi più di ieri, il principio stesso dello stare insieme fa registrare un processo di disgregazione interna tra gli stati.
In particolare mi riferisco alla Commissione Europea, la quale istituzione ad oggi occupa un peso “minore” rispetto all'aumento del potere dei rappresentanti dei piccoli governi.
Questo sta a designare che all'interno del sistema dell'Unione Europea sta aumentando il potere intergovernativo, cioè la dialettica tra i governi, piuttosto che il potere istituzionale dell'Unione.
La riforma strutturale vera e propria dovrebbe essere fatta all'interno delle istituzioni europee?

L’Italia dovrebbe guidare la trasformazione dell’Europa affinché essa possa divenire più forte e più attenta ai problemi delle diverse parti della società. Prima di tutto che sia in grado di fare di tutto per far sviluppare l’economia e di coniugare la solidarietà alla responsabilità. Questi due valori essenziali devono portare l’Italia a giocare la propria partita senza cadere in nazionalismi pericolosi.

mercoledì 30 luglio 2014

Sicilia: "Grandi sprechi all'Ars"


Povera Italia!
Gente che non arriva a fine mese e questi qua cercano di rubare sul pubblico spudoratamente.
Questi rubano pubblicamente!
Ma il presidente della Repubblica, le autorità competenti dove sono?

NO COMMENT.

sabato 28 giugno 2014

UE: "Chi è Jean-Claude Juncker"

Fautore della costruzione europea in visione federalista è stato primo ministro del Lussemburgo per 19 anni e per 8 ha guidato l'Eurogruppo.

Il democristiano Jean-Claude Juncker è un veterano dell’Europa delle istituzioni e un federalista ostile a molte delle esenzioni chieste dagli inglesi. Juncker, che è stato nominato oggi presidente della Commissione dal Consiglio Ue,  è fautore della costruzione europea in visione federalista che gli è valso nel 2006 il prestigioso premio Carlo Magno per l’unificazione europea.

«Per me l’Europa – ha avuto spesso modo di dire – è un insieme di azioni concrete e di convinzioni forti» anche se «le convinzioni forti non aggiungono niente quando non si dà prova di pragmatismo».
Primo ministro del Lussemburgo per ben 19 anni dal 1995 al 2013, Juncker ha conosciuto tutti i dirigenti europei dai tempi di François Mitterand e Helmut Kohl. Ha dunque vissuto le profonde trasformazioni che in questi anni ha avuto l’Unione europea, il fallimento del trattato costituzionale nel 2005 e l’entrata in vigore del trattato di Lisbona 4 anni più tardi, ma anche la nascita della moneta unica, la crisi del debito sovrano e il salvataggio dell’euro, un obiettivo a cui si è dedicato con grande impegno negli 8 anni passati alla testa dell’Eurogruppo.

Nato il 9 dicembre del 1954 in uno dei sei Stati fondatori dell’Unione, un piccolo paese situato tra la Francia e la Germania, cristiano sociale abituato alle coalizioni con i socialisti con i quali ha sempre governato, ha dato prova in tutti questi anni delle sue abilità di mediatore e negoziatore attento al compromesso.

Figlio di un operaio siderurgico, ha lasciato la guida del governo in Lussemburgo alla fine del 2013, quando uno scandalo legato ai servizi segreti lo ha costretto ad uscire di scena, non è chiaro con quanti rimpianti visto che la sua attività europea eclissava di gran lunga quella nel Granducato.

Sono molti i politici europei che gli riconoscono non solo un’approfondita conoscenza dei meccanismi comunitari ma anche il fatto che non ci sia persona che Juncker non conosca tanto più che è l’unico in questo momento a poter fare una sintesi tra la destra sociale e la sinistra social democratica e ha una doppia cultura sia francese che tedesca.

Il primo ministro inglese David Cameron, che ha condotto una vera crociata contro la sua candidatura, lo accusa di essere un uomo del passato e la peggior persona per guidare l’esecutivo europeo.  Oltre manica Juncker è stato al centro di una violenta campagna di stampa: è stato accusato di avere un debole per l’alcool e alcuni tabloids inglesisono arrivati persino a trattare suo padre, arruolato a forza nella Wermacht durante la seconda guerra mondiale, come un nazista.

Rilanciato sulla scena europea dopo la sua esclusione dal potere nel suo paese, Jean-Claude Juncker è apparso all’inizio della campagna come il candidato alla presidenza del consiglio europeo, che nel 2009 non era riuscito a conquistare, piuttosto che della Commissione con i suoi ritmi sfrenati.

Durante la campagna elettorale per le europee Juncker, che era il candidato del Ppe e che compirà 60 anni alla fine dell’anno, ha avuto difficoltà ad entusiasmare nei suoi discorsi. Nel corso degli anni è stato spesso giudicato per il suo umorismo spigoloso e per il suo parlare franco al punto da non esitare di usarlo contro le grandi capitali quando rifiutò il dictat franco-tedesco sull’Europa chiedendo a Parigi di rispettare i suoi impegni in tema di deficit o invitando Berlino a una maggiore solidarietà nei confronti dei paesi in crisi.

Nel giugno del 2005 denunciò «gli interessi meschini e sordidi» che si nascondevano dietro l’opposizione britannica al progetto del suo super Stato europeo, nel corso di un discorso al parlamento europeo considerato come un violento attacco anti britannico.

Tuttavia questo navigato uomo politico europeo ha dato prova di saper coniugare il suo idealismo con un solido senso di realismo, anche se per molti alla guida dell’Eurogruppo ha contribuito a elaborare e a mettere in pratica le politiche di austerità imputate in seguito alla Commissione.

English version.

European Union leaders have chosen former Luxembourg Prime Minister Jean-Claude Juncker to become the 28-nation bloc's new chief executive.

EU Council President Herman Van Rompuy said Friday in a Twitter message that leaders nominated Juncker as the next President of the European Commission, the bloc's powerful executive arm.

Juncker's nomination is breaking with a decades-old tradition of choosing the Commission president by consensus because Britain opposed him.

Juncker still needs to be confirmed by the European Parliament before starting his term later in the year, taking over from Jose Manuel Barroso.

British Prime Minister David Cameron said earlier Friday he would vote against Juncker because he views the 59-year-old as the embodiment of a pro-integration, consensus-favoring, empire-building Brussels clique that won't return power to member nations.

Europaquotidiano.com

mercoledì 4 giugno 2014

"Venezia arrestati sindaco e politici"

M5S all'attacco: larghe intese in manette - "Il Movimento 5 Stelle si occupa del Mose da quando è nato, su quell'opera abbiamo sempre mostrato preoccupazioni in merito ad utilità e meccanismi d'appalti. Come per l'Expo e la Tav. Cos'altro devono fare questi partiti per non meritare più il voto dei cittadini italiani?", si chiede Luigi Di Maio, deputato M5S, su Facebook. Il suo post è stato ripreso anche dal blog di Grillo. "Auspicando che il Parlamento si esprima quanto prima per dare l'autorizzazione a procedere all'arresto nei confronti dell'ex ministro Galan chiediamo che il ministro Lupi riferisca in tempi rapidi sull'attuale stato delle commesse degli appalti veneti". Lo affermano i deputati M5S, commentando l'inchiesta sui fondi neri per la realizzazione del Mose a Venezia.

Articolo intero su Ansa.it  vai al link diretto

martedì 3 giugno 2014

"Tasso di disoccupazione al massimo storico dal 1977"


Disoccupazione giovanile record, al 46%.
Tasso di disoccupazione ad aprile al 12,6%, stabile su marzo, ma in aumento di 0,6 punti su base annua.Questi i dati  provvisori e destagionalizzati Istat. 
Nel 1° trimestre 2014 il dato raggiunge il 13,6%,in aumento di 0,8 punti sullo stesso periodo dell'anno. Si tratta di un massimo storico dal 1977.
Ed è record anche per il tasso di disoccupazione per i giovani tra i 15 e i 24 anni che sale nel 1° trimestre 2014 al 46%, il valore più alto dal 1977. Picco nel sud: nel 1à trim. il dato vola al 21,7%, per i giovani al 60,9%. 

Lavoro, Poletti: cambio rotta entro 2014 "A fine anno l'obiettivo che abbiamo è procedere per produrre il cambio di  segno". Così il ministro del Lavoro, Poletti, commentando i dati Istat sulla disoccupazione ancora in crescita.  Il ministro spiega che comunque parliamo "degli esiti riferiti al trimestre in cui il Pil è sceso dello 0,1%". "E' chiaro che l'occupazione parte se c'è  uno scatto forte nella capacità produttiva". Il piano 'Garanzia giovani'?"Sta andando bene", assicura. Mentre resta il nodo della cassa integazione in deroga: il governo integri le risorse.

martedì 13 maggio 2014

Chi è la Troika? "Che cos'è la Troika?"

Colpiti dalla Crisi, Grecia, Irlanda, Portogallo e Cipro, hanno accettato i programmi internazionali di salvataggio seguiti da un'autorità definita Troika e composta da Commissione europea, BCE e FMI. Guarda le due infografiche per conoscere meglio da cosa è composta la Troika e come ha agito negli anni della crisi.
La prima infografica permette di conoscere meglio le tre istituzio-ni che compongono la cosiddetta Troika. La linea del tempo per-mette di seguire gli eventi dalla prima richiesta di aiuto al ritorno al mercato di Grecia e Portogallo. In marzo 2014, le relazioni del Parlamento sull'inchiesta relativa all'operato della Troika sono state votate in Parlamento. Una relazione si è concentrata sull'impatto economico della Troika nei paesi in cui è intervenu-ta, ma sottolinea anche il deficit democratico delle decisioni pre-se. La seconda ha analizzato l'impatto sociale delle misure di salvataggio.

lunedì 17 marzo 2014

Lection 2 - Diritto dell'Unione Europea

Il preambolo del trattato di Roma del 25 marzo 1957 ci dice che le alte parti contraenti hanno deciso di istituire una comunità economica europea.
Gli obiettivi di pace, libertà e benessere possono essere raggiunti col mercato comune.
Quindi c'è stata la necessità di dover istituire organi istituzionali per realizzare questi ideali.

Che cos'è la CEE? (Comunità Economica Europea)
Per certi aspetti non era così chiaro all'epoca.
Infatti convivono tre diverse rappresentazioni tra loro alternative, in conflitto:
organizzazione internazionale (organismo di cooperazione tra un certo numero di stati, che collaborano in organismi internazionali e secondo le loro procedure.)
E non c'è nessun trasferimento di sovranità.

L'Organizzazione Internazionale: è un soggetto della comunità mondiale che opera come proiezione degli stati. Elementi del trattato che lo confermano sono:
La fonte istitutiva che è un trattato tra più stati. Gli stati invece nascono quando un territorio è governato da un principe che riesce  ad esercitarvi un imperio. Il compimento di ciò è una costituzione.
Istituzioni: c'è un consiglio, che è tipico delle organizzazioni.
Competenze: ha solo le competenze espressamente attribuitegli dal trattato. Diversamente gli stati  hanno sempre fini generali poiché la costituzione non li limita.

Elementi difformi dalle organizzazioni  normali:
Il parlamento europeo, composto da rappresentanti dei singoli, del popolo degli stati membri. I parlamenti delle altre organizzazioni invece sono costituiti da rappresentanti dei governi.
C'è un anomalo meccanismo di controllo della Commissione sugli stati membri riguardo il diritto comunitario. Ciò era quasi inconcepibile nelle altre organizzazioni, dove erano gli stati che controllavano le organizzazioni.

Embrione di stato federale
Gli elementi federali sono:
Non esserci trasferimento di sovranità. E l'esistenza del parlamento europeo.
Il federalismo è stato pensato come un processo: non si vuole creare subito uno stato federale, si vuole solo dare qualche elemento che dopo qualche tempo potrebbe portare al federalismo (federalismo funzionale: si segue un processo di trasformazione graduale).

Ordinamento composito.
Cioè l'idea che ci sia una alternativa allo stato federale e all'organismo internazionale.
La CEE:
non è uno stato federale perché gli stati continuano a mantenere una loro voce
non è una organizzazione internazionale perché ne fanno parte i singoli.

Dunque la CEE è un sistema in cui coesistono singoli e stati membri in una unica cornice.
Ciò non è detto espressamente dal trattato, ma l'idea è chiara, specie se si pensa al processo normativo, affidato a tre voci disomogenee:
la procedura è avviata e composta dalla Commissione (che rappresenta la comunità)
su questa si esprime il Parlamento europeo (che rappresenta i singoli)
ed è conclusa dal consiglio (che rappresenta gli stati)

L'ideologia delle tre rappresentazioni è:
1. La cooperazione internazionale (De Gaulle)
2. Il super-stato europeo (l'idea è superare il grande trauma della seconda guerra mondiale creando una cornice super statale in cui gli stati scompaiono)
3. Il sovranazionalismo comunitario (cornice unitaria in cui le tradizioni nazionali non scompaiono)

Preambolo del Trattato sull'Ue (1992): continuità con il passato.
La novità è quella di segnare una nuova tappa nel processo di integrazione europea.
Il suo contenuto è:
1. partire con il fatto che gli obiettivi passati non sono stati raggiunti, per cui è necessario rafforzare il funzionamento delle istituzioni, intensificare la solidarietà tra i popoli.
2. Gli obiettivi originari vengono ingranditi per sostenere la pace, la sicurezza che comprende l'ordine pubblico, la sicurezza militare quindi le minacce derivanti dall'esterno e il progresso in Europa e nel mondo. Si afferma l'Europa con un ruolo nella risoluzione dei problemi internazionali.

Strumenti per raggiungere gli obiettivi:
1. Il mercato unico e moneta unica;
2. L'unione di politiche, volta a garantire che i progressi compiuti sulla via dell'integrazione economica in altri settori.
3. L'integrazione politica: della politica estera e della difesa comune, con l'inclusione di disposizioni relative alla giustizia e agli affari interni.

sabato 15 marzo 2014

Lection 1 - Diritto dell'Unione Europea

Perchè dar vita all'Europa? Perché alcuni stati nel 1950 vogliono dar vita ad un organismo ultrastatale chiamato Unione Europea?
Ci chiediamo questo per capire in modo funzionale il diritto dell'Unione Europea, per valutarlo in modo critico. Vogliamo qui capire l'Unione Europea in alcune delle sue fasi.

Come possiamo capire L'Europa?
- facendo un esame cronologico, ossia guardandone l'evoluzione nel tempo, vedere l'evoluzione dei fini dell'UE;
- interpellando le fonti, in particolare i trattati, perché sono la fonte cronologicamente primaria. La storia dell'Unione Europea nasce con un trattato, poi modificato da altri trattati. In particolare fonti sono i primi articoli (I principi fondamentali) e soprattutto il preambolo (firmato dai paesi aderenti), che contiene principi ed aspirazioni principali (il preambolo dà il senso complessivo). I principali trattati che studieremo man mano sono:
    - 1957: Trattato di Roma 25 marzo 1957
    - 1992: Trattato di Maastricht
    - 2003-2007: Trattato di Lisbona (entrato in vigore il 1/12/2009)

Il Preambolo del Trattato CEE (1957)

-    Quali sono gli obiettivi del progetto di integrazione dell'Europa?
Gli stati firmatari dicono che sono “risoluti a rafforzare le difese della pace e della libertà” facendo appello agli altri popoli d'Europa, animati dagli stessi ideali, di unirsi a loro.
In altre parole pace e libertà sono gli obiettivi primari della Comunità Economica Europea, dunque gli obiettivi non sono il mercato, la protezione dell'ambiente o simile, ma soprattutto la pace e la libertà.
Il preambolo ha un punto di avvio nel 1950. Afferma l'interesse di ribadire la pace e la libertà dopo la seconda guerra mondiale, in particolare fra Francia e Germania, e di lasciarsi alle spalle il totalitarismo.
C'è stato un interesse di avere come obiettivo primario e ideale la pace e la libertà. Ciò significa non poter compiere scelte che non siano immediatamente in relazione con questi valori.
Inoltre la carta delle Nazioni Unite mette tra i suoi obiettivi principali la pace e la libertà, ma li vede come obiettivi, non come ideali.
L'ONU e la CEE rispondono alle stesse esigenze.

Dichiarazione di Schuman (ministro degli esteri francese) del 9 maggio 1950: invita tutti gli stati dell'Europa occidentale a dare vita ad un organismo ultranazionale, ad una conferenza intergovernativa, per dar vita ad una Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio.
L'idea è di unire la gestione dei territori e delle risorse di carbone e acciaio delle ex nemiche Francia e Germania. E' una idea economica ma soprattutto Politica. Significa mettere insieme, su un problema definito, i due paesi più contrapposti durante la seconda guerra mondiale.

Questa idea, concordata con altri politici di altri stati, non è stata scritta da Schuman, ma da Jean Monnet (vice segretario generale della società delle Nazioni).
In un passaggio, di una conferenza, dice:
“ ogni guerra deve diventare materialmente impossibile e impensabile”
Impensabile: culturalmente non più concepibile.
L’elemento culturale alla base di ciò era la morale cristiana (cultura del perdono reciproco, appello alla riconciliazione).

Finalità ulteriore dell’integrazione europea: la prosperità.
Le Nazioni sottoscriventi erano: “decise ad assicurare, mediante una azione comune, il progresso economico e sociale dei loro paesi, assegnando ai loro sforzi per scopo essenziale il miglioramento costante delle condizioni di vita e di occupazione dei loro popoli”.

Art.2: Le Nazioni si impegnano a “promuovere uno sviluppo armonioso delle attività economiche nell’insieme della Comunità, un’espansione continua ed equilibrata”.
L'Europa è la terra in cui tutti potremo essere liberi, in pace e prosperità.
Qui entra la morale cristiana: la terra promessa, la vigna biblica.
Si parla di una prosperità Comune. Cioè si cresce insieme. E' in prosperità futura come progetto sociale.
Le barriere sono ostacoli alla libera circolazione delle persone e quindi eliminare le barriere vuol dire eliminare i dazi doganali. Bisognava rafforzare l'unità delle economie era il passo successivo all'eliminazione delle barriere.
Cioè la costruzione di uno spazio economico comunitario voleva dire integrazione economica.

Di che tipo vi chiederete?
Art. 2 Trattato comunitario: instaurazione di un mercato comune. Cioè uno spazio in cui sono garantite 4 libertà di circolazione:
1. merci
2. lavoratori
3. servizi (gli imprenditori)
4. capitali

Questo però poneva un problema: come si fa a realizzare un mercato comune? Quali ostacoli devo superare? Devo eliminare i dazi doganali (tasse che pago per esportare un prodotto); vietare i monopoli; restrizioni quantitative. Queste tre cose hanno in comune il fatto che sono divieti.(integrazione negativa).

C'è anche una integrazione positiva (obblighi), per esempio adattare delle regole (direttive, regolamenti) le normative di ravvicinamento, cioè normative di armonizzazione. Che era quello di sostituire le normative nazionali diverse tra loro.

Il principio alla base delle 4 libertà di circolazione è il Principio di non discriminazione, che ha come parametro specifico la nazionalità. Le merci, i servizi, i lavoratori e i capitali non devono essere trattati in modo diverso da paese a paese.

Ci sono state delle alternative al mercato comune:
Il libero scambio di prodotti industriali; le zone di libero scambio (EFTA, NAFTA, prive di una dimensione esterna, concentrate sulla libertà di circolazione delle merci).
C'è da considerare anche il contesto internazionale: creazione del GATT (1947), che ha come obiettivo la riduzione degli ostacoli alla circolazione delle merci.

In conclusione, l'ideologia del mercato comune (che ha una logica interna) comprende:
spazio concorrenziale, in cui vi è:
1.  un'area neutrale (obiettivo era la concorrenza ad armi pari tra imprenditori)
2.  una decisione dei soggetti che determinano il mercato (ruolo sovrano dei consumatori)
3.  un ruolo del potere pubblico molto limitato.
4. spazio sociale (si riconosce il fatto che il mercato comune può favorire un processo di arricchimento, un pluralismo; inoltre si riconosce il fatto che il mercato comune svolge uno sforzo cooperativo; infine il mercato fa un'impresa comune).

Nei fatti, questo non funzionava così bene come è descritto nel preambolo e rimaneva un pò controverso.



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