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giovedì 16 luglio 2020

Decreti attuati e fuori anche i Benetton da Autostrade.

Informazione di servizio per chi ha fatto di tutto per opporsi. Questa è una vittoria. Lo Stato rimpiazza chi non ha provveduto a gestire nel miglior modo possibile un bene pubblico. Nel nome di chi ha perso la propria vita per incuria altrui. Lo Stato c'è.

giovedì 23 aprile 2020

Emozioni: Paura, Coraggio e Sopravvivere.


La paura è un albero con tanti rami da cui germogliano molti semi ma ascoltare la paura ci rivela cosa ci manca veramente.

L'emotività non è il contrario della razionalità anzi gli esseri umani sono indotti a ragionare dalle emozioni.
Le emozioni spiacevoli spingono a trovare rimedi ed evolvere o ad accettare le condizioni di vita e farsene una ragione.
Le emozioni piacevoli spingono a trovare il modo per progettare la propria esistenza cercando di reiterare ciò che rende felici.

Il primo coraggio è quello di guardarsi dentro con l'aiuto degli altri per scoprire dove stanno le nostre debolezze.
Non per criticarci o rimproverarci, ma per trovare il gesto interrotto, quello che non essendo compiuto fino in fondo, un tempo, ha impedito alle nostre risorse di svilupparsi fino a ora.
Il secondo coraggio è quello di sviluppare le risorse.

L'ansia e la paura sono una gioia proibita, una nostra inclinazione naturale rimasta senza nutrimento.

In fondo chi ha paura rivela una propria mancanza, una propria debolezza in un'area importante della vita e questa può essere il seme da cui germoglia nuova vita: Amare, sopravvivere, evolvere, realizzare noi stessi.




venerdì 17 aprile 2020

Princìpi e valori al tempo del Coronavirus


Viviamo in un periodo di grande confusione, attanagliati da una crisi economica che non sembra diminuire, che non possiamo definire solo economico-finanziaria perché sarebbe estremamente riduttivo. La crisi che stiamo vivendo alla sua chiara origine, nello squilibrio di elementi di impostazioni culturali e di valore, in questo squilibrio ci ha travolto la società. Il lavoro è stato sempre più ridotto nella sua portata, corrotto da precarietà e sfruttamento, considerato quasi superato ed una delle conseguenze più gravi è stato proprio la perdita progressiva del senso del lavoro. E' necessaria oggi una forte rivalutazione della centralità del valore lavoro come elemento di affermazione concreta della speranza, della dignità di ogni persona umana, l'obiettivo primario deve essere quindi un'elaborazione sul piano culturale economico e sociale. 
Il nuovo Umanesimo sociale del Lavoro essenziale anche per una positiva evoluzione della "coesione" sociale. Un'economia globale cioè senza barriere, non deve diventare un'economia senza regole, senza attenzione all'occupazione, alla disoccupazione, ai disagi delle persone delle famiglie e in questo quadro, le nostre comunità devono diventare luoghi, dove si educa al lavoro, e ha i suoi valori fondamentali alle sue dimensioni umane.
Il suo senso profondo è dove si possono mettere insieme idee e risorse, di fronte alla pericolosa caduta, segnato dall'ossessiva aspirazione al benessere e dall'edonismo. Siamo chiamati con lucidità del realismo storico a coltivare la speranza. Dobbiamo mantenere una visione alta del Lavoro umano, del buon lavoro, per un momento i diritti fondamentali dei lavoratori pur nella necessità di attivarne le forme giuridiche, coltivano la dimensione comunitaria e solidale dell'amore della stessa impresa.
Argine all'individualismo e alla frammentazione è il lavoro, ha costantemente il primato sul capitale e l'uomo ha il primato sul lavoro. Possiamo fare qualcosa armonizzando il lavoro e la vita complessiva della persona che lavora, rispettando il gioco e riposo, il tempo della festa, facendo procedere di pari passo in connessione le politiche del lavoro e quelle della famiglia, garantendo la possibilità reale concreta di strumenti di previdenza sociale, incrementando la capacità di fare imprese, valorizzando l'economia civile sull'ideale.
Tutto questo ormai nell'era dell'Innovazione, che sta portando cambiamenti ben più importanti rispetto alle precedenti rivoluzioni tecnologiche deve essere una regola.
E' necessario comprendere le sfide che offre, prevedere delle strategie e dei piani a lungo termine.
In Italia è forte il dualismo tra un atteggiamento aziendale innovativo, quello che investe sui lavoratori e un approccio opposto così retrogrado da non vedere il nuovo luogo di lavoro come un posto dove realizzarsi.
La tecnologia può anche aiutare in molti casi l'azione di umanizzazione del Lavoro, delegare alle macchine, ed esso riduce l'impiego di esseri umani nei lavori pesanti e ripetitivi. In questo contesto, solo un processo di formazione continua potrà aiutare il lavoratore ad affrontare il mutamento in corso ed acquisire nuove professionalità. La formazione continua è la chiave che più di altre potrà aprire a molti lavoratori le porti del futuro. Il lavoro dovrà essere un nodo centrale anche dell'economia futura.
Servono princìpi e valori che abbiamo la fortuna di avere nel nostro DNA, nel nostro bagaglio culturale.

Cassa integrazione in deroga alcune specifiche del decreto cura Italia

In questa fase così drammatica che stiamo vivendo a seguito della crisi epidemiologica del Covid-19 occorre riflettere sulle modalità normative del diritto del lavoro e con immediatezza bisogna disciplinare i nuovi ammortizzatori sociali, nuovi per così dire. La maggior parte delle aziende italiane ha usufruito e attivato la cassa integrazione in deroga e altri strumenti previsti dall'ordinamento, per i diversi settori, per cercare di attutire i danni economici emergenza Covid-19.
L’art. 22 del decreto Cura Italia ha esteso la CIG (cassa integrazione in deroga) a tutte le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano, ripetendo, nella sostanza, quanto già previsto dal D.L. n. 9/2020 per le “zone rosse” di Lombardia e Veneto e per tutto il restante territorio delle medesime Regioni e dell’Emilia-Romagna.
Cassa integrazione in deroga attivabile per tutti i dipendenti di tutti i settori produttivi e sull’intero territorio nazionale. La sospensione e la riduzione oraria hanno una durata massima di 9 settimane: esse riguardano i dipendenti in forza alla data del 23 febbraio u.s ai quali vengono, altresì, assicurati la contribuzione figurativa ed i relativi oneri accessori. La disposizione si applica anche al settore agricolo (ovviamente, ci si riferisce anche agli operai che hanno una forma contributiva diversa): per questi ultimi le ore di sospensione o di riduzione di orario, ai fini del calcolo della disoccupazione agricola, vengono equiparate a lavoro.
Il decreto Cura Italia viene così incontro alle imprese, comprese quelle con meno di 5 dipendenti, che sospendono o riducono l’attività a seguito dell’emergenza epidemiologica da Coronavirus e che possono ricorrere al trattamento di integrazione salariale in deroga per la durata massima di 9 settimane.
Obiettivo della tutela sono principalmente i lavoratori, ad esclusione di quelli domestici, e i lavoratori intermittenti occupati alla data del 23 febbraio 2020. La procedura di richiesta è veloce e semplificata. In base al Decreto cura Italia che ha attivato questi strumenti non possono prorogare i contratti a termine in essere e attivarne di nuovi per il futuro e questo è un danno enorme per le aziende e per i dipendenti. Per cui bisognerebbe nuovamente intervenire almeno fino a quando questa crisi non sarà passata, questo va fatto subito, per evitare una continua perdita di posti di lavoro.
La norma è “ad ampio spettro”, nel senso che trova applicazione a settori diversi come la pesca, il terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti. La circolare INPS n. 47/2020 ricorda che, con gli accordi territoriali stipulati dalle Regioni e dalle Province Autonome, sarà possibile assicurare una tutela specifica anche ai lavoratori agricoli qualora gli stessi abbiano superato il limite previsto dalla CISOA per altre causali (90 giornate all’anno).
E’ appena il caso di sottolineare come l’assenza di “qualsiasi scudo protettivo” avrebbe, sicuramente portato nei piccoli esercizi commerciali e nei pubblici esercizi dimensionati sotto le 6 unità a provvedimenti di licenziamento, cosa che il Governo intende evitare, come dimostra l’art. 46 del D.L. n. 18/2020 che, tra le altre cose, ha sospeso i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo dal 17 marzo al 16 maggio 2020, messi in atto indistintamente, da tutti i datori di lavoro, a prescindere dalle loro dimensioni.
La caratteristica di tale tutela integrativa consiste nel fatto che un ruolo preminente è giocato dalle Regioni e dalle Province Autonome che hanno stipulato specifici accordi con le parti sociali.Il quadro complessivo che se ne ricava è un po' “a macchia di leopardo”, in quanto ogni Ente territoriale ha dato spazio ad alcune specificità assenti in altri contesti.
La procedura dovrebbe essere abbastanza veloce (i datori di lavoro debbono inoltrare l’’istanza con una serie di altri elementi richiesti dai singoli “format” alla Regione): questa, verifica e approva con decreto l’integrazione salariale che viene trasmessa all’INPS per il successivo pagamento diretto ai singoli lavoratori. Per le aziende che hanno unità produttive in almeno 5 Regioni (o Province Autonome) viene prevista una procedura in sede ministeriale (in luogo delle singole Regioni) che utilizza il canale della Cigsonline: le pratiche sono, poi, trasmesse all’INPS per la liquidazione.

mercoledì 15 aprile 2020

Coronavirus: Breton e Gentiloni: occorre fondo per la rinascita.


I commissari Ue al Mercato interno e all'Economia, Thierry Breton e Paolo Gentiloni, in un loro intervento sul "Corriere della Sera", scrivono che "a fronte di una delle più grandi tragedie da molti decenni, non c'è altra via per l'Europa che di mostrarsi unita e solidale. Per natura e ampiezza, la crisi del Covid-19 richiede una mobilitazione storica da parte degli Stati membri e dell'Unione europea in termini di governance, di determinazione e di mezzi. Ognuno adesso ne è consapevole: nessun Paese, nessun continente può affrontare da solo la minaccia sanitaria del coronavirus". "Allo stesso modo, - continuano - nessun Paese e nessun continente sarà in grado di combattere e vincere da solo la sfida economica per un pianeta in cui quasi quattro miliardi di abitanti — metà dell'umanità — vivono ormai in una situazione di confinamento. I Paesi europei hanno rapidamente messo in atto piani di emergenza per assicurare le esigenze di cassa delle imprese che rallentano o sono ferme. L'accesso alla liquidità è una priorità assoluta. È quindi vitale che queste imprese possano molto rapidamente contare sul sostegno delle loro banche attraverso garanzie al credito fornite dagli Stati". "La Banca centrale europea, a sua volta, - spiegano i commissari - ha già impegnato un importo di 750 miliardi di euro aggiuntivi che permettono di procedere a consistenti acquisti di debiti obbligazionari emessi dagli Stati membri e dalle rispettive imprese. Infine, e come previsto dalla legislazione europea, la Commissione europea di Ursula von der Leyen ha temporaneamente sospeso le regole di disciplina di bilancio per permettere agli Stati membri in queste circostanze eccezionali di indebitarsi fuori dal rispetto dei criteri. di Maastricht. Questa prima risposta sulla linea del fronte era indispensabile per darsi i mezzi per garantire la sicurezza finanziaria e dunque la sopravvivenza degli attori economici, ossia dell'intero sistema economico".

"Tuttavia, - aggiungono - oggi dobbiamo andare più lontano per arginare la crisi, preservare le imprese, proteggere i dipendenti e poi rilanciare presto, Paese per Paese, il tessuto produttivo e il mercato interno dell'Unione. Spetta a ciascuno degli Stati membri, ovviamente, elaborare il proprio piano di rilancio. Una cosa però è evidente: nessuno Stato europeo, né del nord né del sud, dispone di mezzi propri che gli permettano di far fronte, da solo, a un tale shock. Nessuno. Sono quindi tre i princìpi che devono guidarci nel rispondere a questa domanda di finanziamento che è al centro delle sfide che l'Unione si trova ad affrontare: nessun Paese deve essere lasciato indietro; nessuna economia può restare la vittima isolata della pandemia; tutti gli Stati membri devono avere un accesso equo e in condizioni simili al debito necessario per finanziare i loro piani". Secondo Gentiloni e Breton "una cosa è certa: le esigenze finanziarie complessive dei 27 paesi dell'Unione Europea devono essere commisurate a ciò che è in gioco. Possiamo quindi osservare che il piano tedesco di ulteriori emissioni. per 356 miliardi di euro votato dal Bundestag (che si aggiunge al primo piano di 600 miliardi di euro che includeva 400 miliardi di garanzie) rappresenta il 10 per cento del suo PIL. Se dovessimo assumere per ipotesi questa percentuale del 10 per cento per l'Unione europea, le necessità di finanziamento complementari potrebbero situarsi in una dotazione da 1.500 a 1.600 miliardi di euro da iniettare direttamente nell'economia".

"Oltre che con gli strumenti e i mezzi messi a disposizione dalla BCE, - osservano i commissari - si può arrivare a un tale importo soltanto individuando ulteriori strumenti atti a garantire che ciascuno Stato membro possa accedere al credito in modo pari ed equo per finanziare i rispettivi piani. Questo principio è certamente indispensabile per assicurare un «level playing field» tra gli Stati membri dell'Unione; ma anche tra l'Europa nel suo insieme e gli Stati Uniti, il cui piano è già messo in funzione. E come per gli Stati Uniti, il momento di agire per l'Europa è adesso, e non tra sei mesi. Il sostegno aggiuntivo può essere offerto attraverso strumenti non convenzionali, già esistenti oppure no, che permetterebbero di andare più lontano. Ad esempio tramite il ricorso alle capacità d'intervento del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) — ma in maniera innovativa e rivedendo i suoi criteri di condizionalità che devono essere alleggeriti e ricentrati sulla risposta alla crisi". "O ancora - continuano - guardando alla Banca europea di investimenti (Bei), che potrebbe vedere aumentare la sua potenza di fuoco nei tempi compatibili con l'urgenza della situazione. Tutto questo potrebbe andare in aggiunta al meccanismo da cento miliardi di euro proposto dalla Commissione per sostenere i lavoratori e mantenere il loro reddito (Sure). Tuttavia, a fronte delle dimensioni della sfida, un quarto pilastro per i finanziamenti europei si renderà necessario. Come la BCE nella sfera monetaria e finanziaria, gli Stati membri devono dare prova, adesso e insieme, del necessario spirito di decisione e di innovazione. Questo potrebbe avvenire, ad esempio, nella forma di un Fondo europeo espressamente concepito per emettere obbligazioni a lungo termine".

Gentiloni e Breton ritengono inoltre che "sarebbe d'altronde assolutamente possibile, perché no, destinare a un tale strumento di finanziamento non convenzionale delle risorse di bilancio e dotarlo di una governance che consenta di evitare qualsiasi moral hazard, in particolare per quanto riguarda l'obiettivo dei finanziamenti che potrebbero essere strettamente circoscritti agli investimenti comuni di rilancio industriale legati alla crisi attuale. Tenendo conto dell'urgenza e dell'entità dei bisogni, questa idea permetterà di anticipare e poi di completare l'aumento del bilancio dell'Ue che la Presidente Von Der Leyen ha dichiarato di auspicare". "Il tempo stringe - notano infine i commissari - Le circostanze necessitano di dare prova di creatività. L'Europa ha imparato dalle crisi precedenti. Di fronte a questa crisi, non mancherà l'appuntamento con la storia. Noi siamo fiduciosi che saprà esprimere una solidarietà incrollabile, per uscire rafforzata da questa situazione inedita", hanno concluso Gentiloni e Breton.

Qual è il prezzo delle nostre vite

Verso la “fase 2” - Gli economisti stimano che ogni persona valga statisticamente 14,5 milioni (un anziano 9), numeri aridi che però dimostrano come il Lockdown sia stato anche un ottimo investimento.
“Alcuni economisti attribuiscono un valore economico alla vita umana per valutare le politiche pubbliche sulla base di analisi costi-benefici. Questo è uno dei maggiori danni che la ‘scienza’ economica ha fatto alla nostra società”, ha scritto su Twitter Andrea Roventini, economista del Sant'Anna di Pisa, stimato dai Cinque Stelle e oggi membro della task force del governo che si occupa di dati e lotta al Coronavirus. Le parole di Roventini, come l’ultima copertina dell'Economist (“Un calcolo sinistro”) alludono a un dibattito in corso da settimane: la crisi del Covid-19 implica una scelta tra salvare le vite e salvare l’economia?
In realtà proprio la capacità degli economisti di dare un prezzo (o meglio: un valore monetario) alla vita umana dimostra che questo dilemma non esiste. Chi continua a sollecitare immediate riaperture di fabbriche e attività economiche – da Matteo Renzi a Donald Trump – non ha fatto bene i conti.
In un famoso paper, Thomas J. Kniesner e W. Kip Viscusi, spiegano così il concetto di “valore statistico di una vita”: immaginiamo un gruppo di 10.000 lavoratori cui viene offerta la possibilità di guadagnare 1.000 euro al mese ciascuno in più se accettano di svolgere una mansione pericolosa che ogni anno farà morire un lavoratore in più rispetto alle mansioni tradizionali. Il gruppo di 10.000 lavoratori avrà, nel complesso, un reddito annuo di 10 milioni di euro più alto, ma uno di loro morirà ogni anno. Vi sembra inumano? Eppure accettiamo questi compromessi ogni giorno, basta leggere qualunque contratto collettivo nazionale: al personale tecnico sanitario di radiologia medica, per esempio, spetta una indennità “rischio radiazioni” di 1.239,50 euro (lordi) all'anno.
Quindi si può dare un valore monetario alla vita umana, lo fanno le assicurazioni, ma lo fanno anche i governi e noi cittadini lo accettiamo senza problemi: se il limite di velocità delle auto fosse 30 chilometri all'ora anche in autostrada, salveremmo gran parte dei 3.300 italiani che muoiono ogni anno negli incidenti. Ma accettiamo un certo numero di vittime per arrivare più in fretta a destinazione.
Applicare questi approcci nel mondo del Coronavirus porta a giustificare il Lockdown, non a chiedere di tenere aperte le fabbriche.
Il “valore statistico di una vita” negli Stati Uniti è considerato di solito pari a 14,5 milioni di dollari. Luigi Zingales, economista dell’Università di Chicago, ha fatto il seguente calcolo in un recente articolo di ProMarket.org: ipotizziamo 200 milioni di contagiati negli Stati Uniti durante tutta l’epidemia, il 5 per cento finisce in terapia intensiva, uno su cinque di questi muore, più o meno le percentuali osservate in Cina. Ma quando finiscono le unità di terapia intensiva perché il contagio avanza troppo rapido e non ci sono ventilatori per tutti, nove pazienti gravi su dieci muoiono. La differenza tra i due scenari applicati è che nel primo ci sono 1,8 milioni di morti, nel secondo 9. Quindi, evitare l’affollamento degli ospedali può salvare 7,2 milioni di vite umane.
Chi fa questi calcoli tutti i giorni, come l’Agenzia federale per l’ambiente (Epa), applica un tasso di sconto per l’età che riduce il valore monetario statistico della vita degli anziani del 37 per cento. Anche dopo questo impietoso “sconto”, osserva Zingales, non ci sono argomenti economici per accettare che il contagio si diffonda, facendo più vittime di quante ce ne sono tenendo tutti chiusi in casa: se invece di 14,5 milioni per vita umana consideriamo 9 milioni (il 37 per cento in meno) e moltiplichiamo per 7,2 milioni di persone salvate, si ottiene un “valore” complessivo di 65.000 miliardi di dollari. “Anche la più semplice delle analisi costi-benefici suggerisce che il governo americano dovrebbe spendere fino a 65.000 miliardi per evitare quelle morti in eccesso”, scrive Zingales. Per dare un’idea: 65.000 miliardi è il Pil che gli Stati Uniti producono in tre anni.
Michael Greenstone e Vishan Nigam, sempre dell’Università di Chicago, in un paper appena pubblicato stimano che il distanziamento sociale negli Stati Uniti possa salvare 1,7 milioni di persone per un controvalore di 7.900 miliardi. Il beneficio economico, pari comunque al 40 per cento del PIL americano, è minore perché Greenstone e Nigam valutano la vita di un over-70 soltanto 3,7 milioni di dollari. L’approccio che scelgono è quello ideato da Kevin Murphy e Robert Topel che considera il valore monetario di una vita in termini di quanto la persona potrà consumare prima di morire. Anche con questo arido calcolo, salvare vite in questo momento è un ottimo affare.
Sarebbe sbagliato concludere però che allora conviene tenere l’economia ferma fino a quando il virus non sarà completamente debellato. La conseguenza dell’analisi costi-benefici è che, se il contagio continuerà a rallentare, a un certo punto i benefici di riaprire fabbriche, aeroporti e stadi saranno maggiori dei rischi che questo comporta (misurati in termini di morti). Anche perché pure il PIL serve a combattere il virus, come ha fatto notare Paul Romer, economista premio Nobel: se in troppi inizieranno a soffrire per il blocco dell’economia, ci saranno proteste, manifestazioni, assembramenti che faranno ripartire il contagio e alla fine avremo sia i morti sia la depressione economica. La tenuta dell’Italia è stata messa a dura prova dalla recessione del 2009, quando il PIL è sceso del 6,6 per cento in un anno. Secondo l’ultima stima di Unicredit, nel 2020 il Pil potrebbe segnare -15, con conseguenze sociali imprevedibili.
È una scelta delicata stabilire quando e quanto e cosa riaprire nella “fase 2”. Molti economisti, a cominciare da Romer, hanno avanzato idee su come proteggere le persone nella transizione: tenere gli anziani in casa, testare ripetutamente chi ha contatti col pubblico (a cominciare dai medici) e isolare i positivi. Più test si fanno, più rallenta il contagio, e se i test si fanno alle categorie più a rischio, a parità di tamponi si troveranno molti più contagiati, quindi l’efficacia della misura sarà massima.
Le alternative all'analisi costi-benefici sono tutte peggiori, perché basate non sui numeri, ma sull'ideologia o su scadenze arbitrarie che al virus interessano ben poco (Matteo Renzi aveva detto “riapriamo le fabbriche prima di Pasqua”). Si tratta di decisioni che non spettano più soltanto ai virologi, ma alla politica che dovrà anche spiegare su quali basi le prende. I numeri sono forse aridi, ma le decisioni prese senza considerarli sono le più pericolose.

Stefano Feltri FQ

mercoledì 25 marzo 2020

Poesia contro il Coronavirus in siciliano.

"Puisia contro u Coronavirus” (In Sicilianu)

Ora vi cuntu, in tempi di virus corona, comu s'arridducìu la me pirsona.
Allustru casa ra sira a matina, cà chiù ri na casa pari na vitrina.
A me muggheri ci fici m'prissioni ca nun trova chiu' tutta a me cunfusioni.
Ora, haiu un pinsere ca mi turmenta la vita: chi minchia ni fazzu di sta casa pulita?
Aere tincivu puru i pirsiani ma cu l'ava viriri, si nun passa nu cani?
Si un testimone di Geova ora sunassi, vi giuro a tutti, ca mi l'abbrazzassi.
Mi facissi spiegari puru, finu n'funnu, comu finisci la storia di la fini ru munnu.
Si passassi puru cu fa li cuntratti pi li cellulari, ci facissi l'inchino e lu facissi assittari.
Ci firmassi lu cuntrattu a manu a manu e poi, l’ammitassi n'ta terrazza pi cantari "L'Italiano".
Ca a Totò Cutugno cu ci l'avia a diri, ca primu n'classifica avia a finiri?
Puru ca a Sanremo nun ci finì bona, arriva' primu a tempu di lu "curuna".
Haiu fattu torti, viscotta e taralli ca ci vonnu vint'anni pi mancialli.
Ca si ni scansamu sta malatia, sicuru muremo pa glicemia.
Me muggheri avi li sopracciglia n'futi e n'cutti ca Frida Kahlo si vidi a Idda, sinni futti.
Si fici la tinta chi si facia a u parrucchieri, e già si sente di lu misteri.
Piccatu ca ci vinniru di un nivuru corvinu, ca chiù chi na fimmina pare un becchinu.
Si misi u pigiama e nun si vole truccari. A talio anticchia e nun si po' arripigghiari.
A talio e a talio arreri. Ma sicuru iu ti sciglivu pi muggheri?
E idda mi risse: Ca si beddu tu? Ca si nasciu arre' nun ti maritu chiù!
Io e tu nun avemu bisognu di distanza picchì tra mìa e tìa, c'ha du metri di panza!
Beddo, io cca mi sentu sempri eleganti e fina, mi staiu vistuta cu na vestaglina, na pinza n'testa, cu un ciuri virdi chi n'canta, ca chiù chi na fimmina, paru na pianta!
Poi, mi vestu e mi truccu n'tra un mumentu, ca alle ore diciotto, c'è l'appuntamento.
Tutti o balconi n'ama n'cuntrare, ca stasira in programma avemu: "Volare".
Ma la cuntintizza dura cincu minuti e trasemu nintra tutti abbattuti.
Picchi lu sapemu, ca dopo le ore diciotto, ni l'ama fari tra cucina e salotto.
Dopu arrivate le ore venti, si nni va bona, ci è consentito un tour fra seggi e poltrona.
Matri mia, chi fazzu? Staiu pi scoppiari, però, a na cosa ci vogghiu pinsari.
Pigghiamu curaggiu e continuamu a patiri, ca stu curnutu di virus si n'ava 'gghiri.
E si stamu nintra e nun niscemu, capaci ca stu babbu e lampiuni u futtemu!
Però, haiu bisignu di na cosa e comu fazzu? Haiu bisignu di n'abbrazzu!
Mi raccumanno sti abbrazzi, pi ora, annà essiri virtuale.
E si stu virus lu vulemu scafazzari, tiè, corpo di sale.

Giacomo Palumbo








giovedì 19 marzo 2020

BCE-Lagarde: "Azioni straordinarie in tempi straordinari!"


Lagarde: "Azioni straordinarie in tempi straordinari"
La Banca centrale europea salva di nuovo l’Italia dalla minaccia "crack" finanziario, e non acquista solo bond.
Per scongiurare l'aiuto al MES, (fondo salvataggi Esm: il Meccanismo europeo di stabilità creato per i salvataggi dei governi in crisi), Lagarde ha portato il Consiglio a una decisione e a una maggioranza relativa poichè alcuni dei banchieri centrali più schierati non hanno votato a favore, ma ha ottenuto la decisione che serviva all'Italia e ai paesi colpiti dal Coronavirus.
Una richiesta di aiuto sarebbe stato quasi obbligato per l’Italia, senza la svolta di Lagarde e del Consiglio della Banca centrale europea di stanotte. Il problema, oramai scavalcato, era di imporre a governi colpiti dall’epidemia riforme molto difficili, decise da altri e una vigilanza, tipo la Grecia qualche anno fa, sul modello della Troika.
Questo sul banco di prova della tenuta dell'Unione Europea era politicamente inammissibile.
Direi finalmente, e ci speravo da giorni, visto che l'avevo anche scritto, la Bce ha trovato il coraggio, le parole e i soldi: 750 miliardi di euro per il nuovo “Pandemic Emergency Purchase Programme”, un piano di acquisti per sostenere l’economia europea in piena crisi sanitaria. 
Questo programma aiuterà la liquidità delle piccole imprese, sempre più in difficoltà, in questa fase di crisi economica. E lo stravolgimento del mercato dei titoli di Stato, con l’Italia al centro della tempesta, è stato il solo inizio nella principale richiesta di aiuto in Consiglio.
In questa fase di drammatica recessione provocata dall’emergenza sanitaria provocata dal COVID-19, per la prima volta, il palazzo europeo di Francoforte allarga molto il campo della sua azione arrivando a comprare cambiali commerciali a breve termine emesse dalle piccole e medie imprese e riconosce in garanzia contro i suoi prestiti alle banche anche lettere di credito delle imprese.

Adesso prevale questa scelta visto le conseguenze drammatiche per tanti Stati del "fallimento", rispetto alle settimane scorse, la Bce comprerà oltre cento miliardi in più di debito pubblico italiano di qui alla fine dell’anno, 2020.
Buon lavoro a tutta L'Europa unita.
#IORESTOACASA.

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